Robert Smythe Hichens.
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IL CASO PARADINE.
Parte 1.
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Titolo originale: THE PARADINE CASE.
1938. SALANI Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Paradine"  il contributo di Hichens al genere del giallo e del romanzo giudiziario. La trama  appassionata e romantica: l'imputata che si proclama innocente e seduce il proprio avvocato, il giudice innamorato e respinto, il garzone di scuderia che accusa l'imputata di essere stata la sua amante, l'avvocato travolto e distrutto dall'amore. Il collegamento tra Hichens e Hitchcock lo stabil il produttore Selznick, il quale commission il film al grande regista inglese, cur personalmente la sceneggiatura e impose gli attori: Alida Valli, Gragory Peck, Ann Todd, Charles Laughton, Ethel Barrymore.
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L'AUTORE.
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Robert Smythe Hichens (14 novembre 1864 Regno Unito, 20 luglio 1950, Zurigo)  stato un giornalista inglese, romanziere, paroliere di musica, scrittore di racconti, critico musicale e ha collaborato a spettacoli di successo.  ricordato come un satirista degli "Anni '90 cattivi". 
Molti romanzi e racconti di Hichens furono trasposti per il teatro e per il cinema. Il giardino di Allah ebbe tre versioni cinematografiche, la pi conosciuta delle quali  quella del 1936 che ebbe tra gli interpreti Marlene Dietrich e Basil Rathbone. Nel 1947 Alfred Hitchcock diresse Gregory Peck, Charles Laughton e Alida Valli nelladattamento cinematografico del thriller giudiziario The Paradine Case. Ma oltre a questi due, che sono certamente stati i pi famosi, ebbero trasposizioni cinematografiche anche numerosi altri suoi romanzi. Durante la seconda guerra mondiale Hichens si stabil in Svizzera a Zurigo e si dedic a scrivere la propria autobiografia alla quale diede il titolo Yesterday e che fu pubblicata nel 1947, nella quale si riscontra un divertente spirito autoironico. La sua conoscenza, sia che fosse estemporanea sia frutto di una duratura amicizia, con personaggi famosi come Sarah Bernhardt, Howard Carter, W. Somersert Mougham ed Elizabeth von Arnim  sempre raffigurata in modo arguto. Era un grande ammiratore di Andr Gide e lo considerava uno dei pi straordinari scrittori viventi. Hichens non si spos mai. Era probabilmente omosessuale.
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IL CASO PARADINE.
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CAPITOLO 1.
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Sir Marco Keane K. C., (Abbreviazione di King's Counsel: avvocato patrocinatore nominato con lettera patente) entrato nel guardaroba del Cleveland Club, all'angolo di Pall Mall, indoss la pelliccia, prese il suo cappello nero a cencio, i guanti di pelle di daino, l'ombrello accuratamente arrotolato ed entr nella gran sala quadrata dove un gran fuoco ardeva nell'ampio caminetto; l davanti un gruppo di uomini rideva e fumava. Non senza una certa sorpresa, egli scrse tra questi il giudice, lord Horfield, col quale aveva trascorso poco prima una mezz'ora nel salotto da fumare al piano di sopra. Dunque, anche Horfield era sceso e, preso un giornale della sera, si era accomodato in una poltrona di cuoio per leggere, a quanto pareva, le ultime notizie.
Horfield! Che voce argentina, e che lingua! Che intelligenza pronta e che cuore indubbiamente spietato! Keane ne ammirava tutte le doti, la sua ferma volont e il suo acuto intelletto: ma trovava nella natura di lui qualche cosa di fondamentale (cos almeno gli sembrava) che contrastava in maniera non precisabile con qualcosa che, nella propria natura, era ugualmente fondamentale. Forse era la freddezza in contrasto col calore, l'intellettualismo crudele in contrasto con l'emotivit intensa, il ghiaccio e il fuoco in contesa. Indubbiamente il giudice aveva qualcosa in s che allontanava, di cui Keane si rendeva perfettamente conto quando si trovava a contatto con lui: ma, pure, nel brio e nella vivacit di spirito erano in perfetto accordo e trovavano sempre numerosi argomenti di conversazione. Perch Horfield, quando voleva, era una compagnia ottima: peccato, per, che non si potesse nutrire per lui un sentimento di vero rispetto! In certo modo (e questa era forse una prova dell'ingenuit insita nel fiero carattere di Marco Keane) il brillante avvocato avrebbe avuto un segreto desiderio di rispettare il giudice davanti al quale era costretto a tenere le sue arringhe. Un membro della magistratura! Ma c'erano delle ragioni per le quali riusciva difficile avere di lui un elevato concetto. Se come giudice era un valore, come uomo destava talvolta un senso di pauroso stupore: ma probabilmente non si curava di ci che la gente poteva pensare di lui. Keane lo riteneva profondamente cinico.
Andate a casa da vostra moglie, ora, Keane? disse il giudice, voltando un poco le spalle a quelli che con lui stavano presso al fuoco e atteggiando le labbra sottili a un debole sorriso.
S. Stasera la conduco all'Haymarket Theatre e quindi ho meno tempo disponibile per lavorare.
Presentatele i miei omaggi. La signora sa che io sono un suo sincero ammiratore.
Veramente dubito che lo sappia.
Tutte le donne sanno sempre quali uomini subiscono il loro fascino e quali no.
Gaia  profondamente inconsapevole dei sentimenti che suscita. Da questo, credo che derivi parte del suo fascino.
Purtroppo non ha simpatia per me. Ditele, per, ch'io sono sempre ai suoi piedi.
Glielo dir certamente, ma pu darsi che non lo creda.
Questa non  una cosa essenziale.
Si volse di nuovo verso il fuoco. La fiamma di quando in quando gettava degli sprazzi di luce sul suo corpo magro (il giudice era magrissimo), sui suoi lineamenti pallidi e taglienti e sulla sua testa di forma stretta e allungata, eppure proprio intellettuale. In quel mentre un uomo grande e grosso, con un viso tanto gonfio che pareva avesse sempre i gattoni, gli rivolse la parola. Keane, mentre si allontanava, ud la voce argentina del giudice che rispondeva e poi uno scoppio di risa. Doveva aver detto qualcosa di divertente, senza dubbio: che bella cosa essere spiritosi e non lasciarsi affatto turbare da emozioni profonde! Nella sua condotta, Horfield era un libertino; cos almeno si sussurrava e non erano semplici chiacchiere. Ma egli era giudice, e forse, come tale, si dominava per salvare la sua reputazione, oppure era assai circospetto nella sua condotta in pubblico sebbene fosse molto libero nel parlare. Era soprattutto un uomo del tutto incapace di profonde emozioni. Keane ne era convinto. Keane invece era un temperamento molto emotivo, e questa era forse una delle ragioni per la quale aveva cos gran successo nella sua professione di avvocato.
Nella nebbia fredda di quella sera di novembre, Keane cominci a risalire a piedi Haymarket: era un uomo alto, vigoroso, amante dell'aria, un atleta che sapeva bene quanto gli fosse necessario mantenersi in condizioni di perfetta efficienza. Perci, sebbene fosse un lavoratore accanito, non trascurava mai il suo corpo perch ne era orgoglioso, e ne era stato orgoglioso fin da quando, giovane, bello e ben fatto, aveva dimostrato speciali attitudini sportive riuscendo ottimo in tutti i giuochi; alla corsa, nel giuoco del calcio, nel cavalcare. In lui, del resto, l'amore per gli esercizi fisici e per gli sports era naturale: ma c'era poi un'altra ragione per la quale aveva tanta cura del suo corpo, ed era che si rendeva perfettamente conto dell'importanza della salute (una salute completa, perfetta) per il suo cervello. Unendo l'ingegno con l'ambizione, era giunto fino a quel punto: ora doveva rimanervi o salire ancora pi alto, e perci non doveva trascurare nessun'arma nella lotta per raggiungere la vetta. Una salute perfetta, ecco forse l'arma pi importante dell'intera armeria. Lord Ravenstone, per esempio, era caduto piuttosto in basso a causa della sua tendenza al bere. Gresham, anche lui, era diventato una persona di poco conto perch aveva sforzato troppo il suo cervello con l'eccessivo lavoro; la smania, comune a tutti gli uomini di legge, di entrare a far parte del Parlamento, era stata la sua rovina. A Keane avevano proposto parecchie volte la candidatura, ma egli aveva sempre rifiutato: no, la legge doveva essere la sua unica padrona. Grazie al cielo, a casa sua non aveva a che fare con una moglie ambiziosa e desiderosa di brillare in societ, che lo rimorchiasse a suo piacere. Gaia non desiderava che egli entrasse nel Parlamento: se ella avesse pensato che suo marito desiderasse davvero di esser deputato e che, senza Westminster, la Sede della Camera dei Comuni, non potesse esser felice, non gli avrebbe certo fatto opposizione perch non era egoista e gli voleva tanto bene che non poteva esser felice sapendolo scontento. Ma, per fortuna, in ci come in tante altre cose, marito e moglie la pensavano allo stesso modo: quindi la politica per lui poteva andare al diavolo, ed egli poteva dedicarsi tutto alla legge ed aver tempo bastante per conservarsi in perfetta efficienza.
I Keane abitavano ora a Portland Place. Prima avevano abitato a Westminster, in una casa piccolissima in Cowley Street, ma, quando si era delineato il successo ed era incominciato ad affluire il denaro, si erano allargati. Keane, nei suoi momenti di ozio, amava far collezioni di quadri, porcellane e bei mobili. Per di pi, era un pezzo d'uomo alto pi di sei piedi e preferiva le stanze grandi: grande e grosso com'era aveva il gesto ampio, e gli piaceva abitare in una casa spaziosa e vivere largamente. La meschinit e la minuzia, "il fare a miccino" come diceva lui, eran cose che odiava. Veramente la loro casa in campagna, non lontano da Tilford Common, era piuttosto piccola, ma aveva una sala enorme e le dimensioni di questa davano l'impressione (e a Keane addirittura la convinzione) che la casa stessa fosse ampia. Quando pensava a quella casa, pensava sempre a quella sala. E adesso la loro casa a Portland Place a Londra sarebbe bastata anche a una famiglia numerosa: ma lui e Gaia non avevano figli.
Keane non ne provava un grande rincrescimento, sebbene qualche volta avesse desiderato avere un figlio. Ma tutt'e due eran sempre andati cos d'accordo nella loro vita coniugale, ed erano, al tempo stesso, cos buoni compagni e teneri amanti che non avevano bisogno, cos pensava, di alcun vincolo che li legasse pi strettamente. Dopo dieci anni di matrimonio, Keane era ancora sotto il fascino della moglie: forse la venuta di un figlio avrebbe diminuito quel fascino; poich il fascino di Gaia era costituito da alcune caratteristiche fisiche e mentali, e i figli, anche quando sono deliziosi, a volte fanno perdere alla madre qualcuna delle sue grazie. Ci non accade sempre, ma spesso.
Gaia aveva trent'anni, eppure sembrava giovanissima, quasi una fanciulla, nella sua grande naturalezza e nel suo piacere di vivere: pareva che aspettasse sempre qualcosa di buono, e con ci, forse, esercitava una specie di attrazione sulle cose buone. Molta gente diceva, di lei che era "una donna fortunata" e tale si riteneva lei stessa: perci, fidandosi nella sua buona fortuna o nel suo felice destino, era coraggiosissima e non temeva gli strali della sorte.
Keane attravers il Circus ed entr in Regent Street pensando con soddisfazione a ci che lo attendeva. Ormai non era lontano da casa. Un ragazzo che vendeva giornali gli si avvicin gridando qualcosa, e Keane ne compr uno perch al Club aveva chiacchierato col giudice e non aveva avuto il tempo di dare un'occhiata alle notizie. Gaia non amava i giornali: era un essere in certo modo curioso che, senza accorgersene, si teneva lontana e appartata da ci che agita la vita. Di rado diceva che la vita era brutta, ma sembrava che di tale bruttezza fosse consapevole per istinto e per istinto non proclive ad averci a che fare. Un po' per questa ragione, forse, non era mai stata in un'aula giudiziaria a udire un'arringa di suo marito: e lui le parlava di rado delle sue cause, sebbene dal suo matrimonio in poi fosse stato incaricato di parecchie cause celebri. Qualche volta, per, le domandava la sua opinione quando era incaricato della difesa di donne colpevoli di qualche delitto: e la trovata sempre perspicace, piena di comprensione dell'umana natura, senza crudelt, ma acuta e penetrante nei suoi giudizi, sui moventi e sui caratteri. Gaia non era una ragionatrice d'eccezione, ma pareva giungesse alla verit guidata da un istinto speciale che per lui confinava col mistero. Cos, a volte, nei casi pi difficili ricorreva a lei: di solito, per, preferiva tenerla fuori quanto pi possibile dalla sua vita di uomo di legge, ed ella non sembrava desiderosa di entrarvi.
Marco Keane differiva da molti altri uomini perch non aveva bisogno d'incoraggiamenti nella sua professione: era pieno di fiducia in se stesso, e questa era senza dubbio una delle sue grandi fortune, che lo aiutavano a conquistarsi la felicit. Credeva in se stesso e aveva fede nella propria abilit di convincere gli altri; ma aveva un carattere fiero, e qualche volta non sapeva dominarsi. Perci c'erano dei giudici ai quali non piaceva: a volte egli si domandava se Horfield non fosse uno di quelli. Era una cosa difficile a sapersi, perch Horfield, con la sua voce melata, non era facile a capirsi nonostante l'amaro che spesso mescolava al suo miele. Horfield poteva riuscire piacevolissimo, e appunto cos era stato quel pomeriggio nel salotto da fumare del Cleveland Club. Eppure con lui... non si sapeva mai!
Intanto, a Gaia non era simpatico.
"Nel sangue di lord Horfield ci dev'essere molto aceto. E a me l'aceto non piace," disse una volta.
Quando ebbe oltrepassato la chiesa presso Queen's Hall, Keane affrett il passo. Faceva un freddo pungente e l'aria, nell'ampio corso di Portland Place, diveniva ancora pi gelida come se Regent's Park gli inviasse incontro un suo soffio invernale. Ma Keane non aveva paura del freddo, poich, nonostante il suo temperamento emotivo, era del tutto "preparato" e del tutto inglese sia nel fisico che nell'intelletto. Amava il suo paese e non ne temeva il clima: sebbene in giovent avesse studiato all'estero, in Germania e a Parigi, e parlasse bene le due lingue, si sentiva "a casa" pi in Inghilterra che altrove. Ma d'inglesi di temperamento emotivo ce ne sono pi di quello che si voglia ammettere, e Keane era uno di questi e non se ne vergognava. Aveva vinto troppe cause per mezzo di violente esplosioni di emozione per non sapere di quanto valore fosse il sentire fortemente. Spesso aveva trascinato una giuria per il fatto solo che egli stesso era trasportato dall'emozione: poich in lui le emozioni erano naturali e non forzate. Ma pure Horfield aveva detto di lui:
"Il giorno in cui Keane si dette all'avvocatura, la scena inglese perse un ottimo attore."
Quando qualcuno ripet a Keane questa osservazione, egli rispose:
"Infatti a volte sento anch'io che sulla scena me la sarei cavata discretamente."
Ed egli era assai ben voluto dagli artisti di teatro: li amava, si sentiva a suo agio con essi e ne conosceva parecchi molto bene. Tanto lui quanto Gaia intervenivano spesso alle prime rappresentazioni; e proprio quella sera dovevano recarsi a una di esse e Keane gi ci stava pensando.
Numero 53! Si ferm davanti al portone verde e infil la chiave nella serratura. Keane amava la sua vasta abitazione e ne era orgoglioso: quell'ampiezza e quella bellezza erano una prova del suo buon successo, se le era guadagnate col proprio ingegno e con la propria assiduit. Sapeva di essere un gran lavoratore.
Depose nel vestibolo pelliccia, cappello, ombrello e guanti, pass nell'atrio e apr una porta a sinistra. Certo, Gaia doveva essere nel suo salotto preferito, rannicchiata sul gran divano, presso il caminetto, immersa nella lettura, perch prima di andare a vestirsi per il pranzo trovava sempre la maniera di leggere per un'oretta. Nessuna delle riunioni mondane del pomeriggio godeva le sue simpatie; ella, anzi, nutriva una curiosa indifferenza per la societ, sebbene i Keane conoscessero molte persone.
Gaia, infatti, era l quando Keane entr; volse verso lui la testolina bruna, e le sue pallide labbra si atteggiarono a un sorriso. Ma non disse parola: spesso taceva in circostanze in cui un'altra donna avrebbe certo detto qualcosa. Nei suoi silenzi, l'assoluta mancanza di disagio costituiva per Keane una vera delizia perch era una cosa cos fuor del comune, una sua speciale caratteristica.
Che cosa state leggendo? le domand avvicinandosi al divano e accarezzandole i capelli.
Gaia gli porse il libro.
Nietszche!
Keane guard la pagina.
Il canto notturno di Zarathustra! esclam tenendo per qualche istante il libro tra le mani.
Quando lo restitu alla moglie aveva gli occhi umidi.
 magnifico! disse. Ma fa soffrire.
Abbass lo sguardo su lei, e i suoi grandi occhi scuri assunsero un'espressione penetrante.
In che mondo vivete, Gaia, quando siete sola?
Un po' dappertutto: ora qua ora l! Stasera, e tese verso il libro una mano magra e affilata, in questo barbaglio accecante: domani, forse, nell'oscurit di Gorki, perch legger L'Asile de Nuit. Ieri leggevo Hannele.
Siete come un uccello che vola di ramo in ramo.
S, sono cos.
E che cosa vi resta poi di tutto questo?
Non me ne preoccupo mai. Ci che mi piace veramente, mi resta.
Keane si accomod in una poltrona stendendo le sue lunghe gambe e posando il giornale sul bracciuolo. Aveva qualcosa da dire a Gaia.
Al Club, una persona mi ha incaricato di un'imbasciata per voi.
S? rispose Gaia senza dimostrare alcun interesse.
Indovinate chi?
No; detesto indovinare le cose.  una perdita di tempo e una fatica inutile. Ditemelo voi.
 stato Horfield.
Lord Horfield? Siete stato con lui?
S, circa una mezz'ora. Quando l'ho lasciato mi ha detto: "Presentate i miei omaggi a vostra moglie. La signora sa che io sono un suo sincero ammiratore". E poco dopo ha aggiunto: "Non ha simpatia per me. Ma ditele che io sono tuttora ai suoi piedi". A proposito, perch non avete simpatia per Horfield, se davvero  cos?
Gaia lo guard fisso per un momento senza sollevare le ciglia: pareva che stesse pensando qualcosa. Poi disse:
E perch dovrei aver simpatia per lord Horfield? Perch  un giudice?
No, questa non pu essere una ragione, rispose Keane con un sorriso, ma  sempre molto gentile con noi.
Non credo che voglia molto bene a voi.
Keane rimase un po' sorpreso da quella osservazione inattesa e subito il suo viso assunse un'espressione ostile.
Che cosa ve lo fa supporre?
Nulla di speciale.  una cosa che mi pare di sentire. Lui ha un carattere freddo, sapete.
E io?
Voi siete troppo vulcanico.
Keane rimase sconcertato.
Perch quel "troppo"? Sono piuttosto vulcanico,  vero, ma questo mi  stato utile spesso con le giurie.
Ma ora non stavamo parlando di giurie!
No: per credo che gran parte del mio buon successo derivi dal fatto che io sento intensamente le cause che assumo.
Gi, spero per che voi non abbiate mai da difendere una causa importante davanti a lord Horfield.
Gaia! Che cosa volete dire? Ho gi difeso parecchie cause davanti a lui e voi lo sapete bene.
Certo: ma ora voglio parlare di cause eccezionalmente importanti. Credo che se la godrebbe molto a rimettervi un po' al posto quando tutto vi andasse bene. E voi sapete che le cose vi vanno sempre bene!
Come siete sarcastica!
Non mi pare: lui, s che  sarcastico, invece! E ho l'idea che sia anche un vecchio disgustoso. Ma non pensiamo pi a lui. A proposito, Marco, sir Simone ha telefonato stasera dal suo studio: credeva che voi foste a casa. Vuol vedervi domani all'ora che vi accomoder meglio.
Si tratter forse di qualche causa da affidarmi.
Non lo so.
Non mi sorprenderebbe se stasera, al teatro di Haymarket, incontrassimo lui e lady Si. Come vi vestirete?
Metter qualcosa che piacer a me e forse a nessun altro. Giusto, devo andare a vestirmi.
Lo baci leggermente sulla fronte vasta e possente che i capelli neri, lisci, folti, piegati verso la nuca, lasciavano scoperta, e usc dalla stanza. Dalla porta gli gett ancora uno sguardo pieno di espressione sollevando leggermente gli occhi castani. Era un pochino miope, e questo a volte dava al suo sguardo una maggiore forza di penetrazione; dopo dieci anni di matrimonio quello sguardo esercitava ancora su Keane un fascino potente. Che cosa maravigliosa aver per moglie una donna che pu affascinarvi ancora dopo dieci anni di matrimonio!
Quando la porta si chiuse dietro a lei, Keane rimase seduto a fissarla con un'espressione di dolcezza, anzi, di tenerezza sul viso. C'era in Gaia qualcosa che richiamava tutta la sua tenerezza.
"E che strana emozione d una tenerezza!" pensava egli seduto presso al fuoco. "Mi sembra che questa tenerezza salga dal pi profondo dell'anima, che voglia dir tanto, che abbia un significato che oltrepassa ci che sappiamo e ci che possiamo provare quaggi. Certo,  un sentimento che  nato in una misteriosa lontanissima regione e di l c'invia il suo mistico messaggio: e insegna all'uomo che prova questo sentimento, a me, in questo caso, che all'infuori di quanto egli sa qui sulla terra, c' qualche altra cosa che deve saper dopo!"
Gaia! Fino allora, nella sua vita, ed era vicino ai cinquant'anni, lei sola gli aveva fatto balenare nella mente il pensiero del futuro.
Dopo esser rimasto immobile per due o tre minuti, Keane appoggi la mano sul bracciuolo della poltrona l dove aveva deposto il giornale del quale si era dimenticato. Il frusco della carta lo richiam a se stesso.
"Perbacco! Devo dare un'occhiata al giornale!"
Lo prese. In cima alla prima pagina, scritte a caratteri cubitali, vide queste parole:
" STATO SPICCATO IL MANDATO D'ARRESTO ALLA SIGNORA PARADINE."
Si curv sul giornale con un'espressione d'intensa concentrazione.
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CAPITOLO 2.
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Sarebbe color limone pallidissimo, non  vero, Gaia?
S.
Mi piace. E questo  l'importante, mi pare. Vero?
Oggi, dopo dieci anni di matrimonio, credete davvero che sia possibile?
Per noi tutto  possibile.
Ma, allora, anche le cose cattive...
Io credo che le creature di Dio abbiano ognuna il proprio destino. Quando vi guardo, vedo risplendere il vostro destino come un'aureola intorno alla vostra testa. Voi siete una cosa preziosa e come tale sarete ben custodita.
Il sorriso che Gaia gli rivolse pareva dicesse:
"Anch'io ho questa sensazione."
L'automobile  pronta, signora, disse il maggiordomo aprendo la porta.
Arriveremo proprio all'ora giusta, disse Keane.
La cameriera di Gaia venne a portarle un mantello bianco. Si avviarono verso l'automobile.
Giunsero all'Haymarket Theatre cinque minuti prima che cominciasse lo spettacolo, e si diressero alle poltrone che erano quasi tutte occupate. C'erano i soliti spettatori, critici e personaggi importanti, delle prime rappresentazioni.
La giuria  gi pronta a emettere il verdetto, disse Keane, accennando qua e l persone di conoscenza.
In queste sere di prime rappresentazioni, come devono odiare noialtri del pubblico quei poveretti che stanno dietro al sipario! disse Gaia. Quanto a me, posso affermare che vorrei che ogni produzione avesse buon successo.
Ah, ma voi siete un'eccezione! Voi non augurate mai male ad alcuno. Non vedo i Flaquer: spero che vengano, perch vorrei dire due parole a sir Simone in uno degli intervalli. Oh, guardate, c' Horfield nel palco di proscenio!
Credo che le sole prime rappresentazioni alle quali egli si reca sian quelle di questo teatro. E c' lady Horfield?  tanto lontano che non ci vedo.
Ma s che c' anche lei! Che cosa mai lo avr indotto a sposare quella donna?
Credo che ella gli voglia molto bene. Forse questa fu la ragione.
Non  abominevole che perfino l'amore, in certe persone, sembri soltanto una cosa grottesca?
Soltanto... no, rispose Gaia, nell'amore c' sempre qualcosa che nobilita.
Oh, ecco i Flaquer! Son contento che sian venuti! esclam Keane mettendosi a sedere proprio quando la luce veniva abbassata.
Terminato il primo atto, Keane disse alla moglie:
Vi dispiace, cara, se vi lascio per pochi minuti? Vedo che sir Simone sta uscendo dalla sala; vorrei acchiapparlo e sapere perch vuol vedermi domani.
Andate, andate pure. Non datevi pensiero per me. Sto proprio bene.
Pronunzi queste parole con noncuranza, con leggerezza, come pu dire tali parole una donna in un momento in cui  felice. E anch'egli le ud senza dar loro importanza: ma pi tardi ebbe a ricordarle con un differente stato d'animo, e pens ad esse con una tragica intensit.
Mentre usciva dalla sala, molti ammirarono la sua alta e bella figura virile, la sua testa espressiva; parecchi uomini gli invidiarono la sua gloria e la sua simpatica coscienza del proprio valore; parecchie donne invidiarono a Gaia un simile marito.
"Ha saputo tenerselo per tutti questi anni e ogni anno che passa le apporta maggior sicurezza di continuare a tenerselo."
Non tutte le donne, come Gaia Keane, riposano su un letto di rose senza spine. Questo pensiero era amaro per pi di una donna. E tuttavia le sue conoscenti le volevano bene perch Gaia era scevra d'ogni malizia.
Lord Horfield che, nel suo palco di proscenio, se ne stava in piedi vicino alla moglie, una signora enorme e dall'aria desolata, sollev il piccolo binocolo da teatro e lo punt verso le poltrone. Scrse subito la snella figurina di Gaia nel suo vestito color limone pallido e, vicino a lei, una poltrona vuota. Pos il binocolo, disse qualcosa alla moglie, la quale rispose con un movimento del capo e con un gesto sgraziato, e usc dal palco.
Intanto Keane, nell'atrio, cercava sir Simone e scambiava qualche parola con parecchi spettatori che avevano lasciato le loro poltrone per andare a fumare una sigaretta. Sembrava che tutti lo conoscessero e che la maggior parte dei suoi conoscenti desiderasse far due chiacchiere con lui. Era certo un uomo che godeva di una grande popolarit.
Un momento, Balgate! diss'egli, a un certo punto, a un giovanotto grosso e roseo che aveva avuto la stravagante idea di accendere un enorme sigaro, sebbene si sapesse che l'intervallo doveva essere di soli dieci minuti. Scusatemi, ma vedo l Flaquer e devo parlargli.
Un altro processo importante, non  vero? domand con improvviso interessamento il giovanotto, che era un noto giornalista.
Non lo so davvero. Domenica, se il tempo sar possibile, verr con voi a giocare una partita di golf. Gi, al Woodcote Park.
E si diresse verso un vecchio signore, piuttosto piccolo di statura, molto elegante, vivacissimo di aspetto, che lontano da lui una cinquantina di passi, stava osservandolo attraverso le lenti dalle quali pendeva un nastro nero. Era sir Simone Flaquer, il pi abile e il pi celebre notaio di tutta l'Inghilterra, devoto figlio d'Israele e depositario dei mortali segreti di quasi tutta l'alta societ londinese.
Oh, eccovi qua, Keane! Vi cercavo. Qualcuno mi aveva detto che eravate qui con la signora. Come sta la vostra signora?
Benissimo, grazie. Grazie a Dio, non  mai ammalata. Quel suo aspetto etereo trae in inganno...
E attira! Le auguro di non perderlo mai. Povera lady Horfield! E... povero Horfield!
Oh, non mi fa compassione! Son sicuro che sa dove andare per consolarsi.
Credete?
Una delle caratteristiche di sir Simone era quella d'interloquire spesso con una domanda in luogo dell'affermazione pi o meno indiscreta che a rigore si sarebbe aspettata da lui. Di rado, le parole "Anch'io la penso cos" uscivano dalle sue labbra.
Ma venite un momento con me in quell'angolo. Non c' molto tempo per chiacchierare e ho qualcosa da dirvi.
E camminando leggermente con gli scarpini da sera di un lucido maraviglioso, sir Simone si diresse verso una sedia in un angolo relativamente tranquillo dell'atrio, si sed incrociando le gambe sottili, e lasci, al tempo stesso, ciondolare le lenti per tutta la lunghezza del nastro. Keane si sed vicino a lui.
Che cosa c', sir Simone?
Avete letto il giornale della sera?
S.
La signora Paradine  stata arrestata. Certo, era inevitabile. La difendo io.
Me lo immaginavo, per quanto il giornale non ne facesse parola.
Ebbene, Keane, desidero che voi siate con me. Questo sar certo un processo importante. Avremo molte difficolt da superare, e preferisco che vi assumiate la difesa piuttosto che qualsiasi altro avvocato inglese.
Intanto si ud sonare un campanello.
Si alza il sipario! disse sir Simone balzando in piedi.  necessario che abbiamo un colloquio, possibilmente, non pi tardi di domani. Potete venire da me in un'ora qualsiasi?
Soltanto all'ora di colazione, purtroppo.
Sta bene. Allora venite a far colazione con me a casa mia a Bewly Place. Potete venire all'una?
Credo di s; forse cinque minuti dopo.
D'accordo.
Erano giunti vicino all'ingresso che dava accesso alle poltrone. Keane si sent toccare lievemente il gomito sinistro.
Conoscete la signora Paradine? gli domand sir Simone all'orecchio.
No.
Non l'avete mai vista?
No, mai.
 una donna proprio affascinante; una bellezza nordica. Ma  difficile a comprendersi, molto difficile. E si separarono.
Quando Keane si fu seduto vicino alla moglie, le disse sottovoce:
Spero, cara, che non vi sarete troppo annoiata qui sola.
Ma non sono rimasta sola. Mi ha tenuto compagnia lord Horfield, che se n' andato proprio adesso.  stato piacevolissimo e mi ha detto parecchie cose curiose.
E cos voi ritirate quello che mi avete detto stasera a proposito di lui?
Ma no, niente affatto. Avete trovato sir Simone?
S, vuole che difenda una causa importantissima.
In quel momento si alz il sipario sul secondo atto.
Keane quella sera non si trov pi con sir Simone, ma mentre con Gaia usciva dal teatro incontr lord e lady Horfield che si dirigevano verso l'uscita, e si fermarono a parlare con loro.
Lady Horfield era pi vecchia di suo marito e lo dimostrava. Nel suo aspetto c'era qualcosa di anormale; era molto alta e di enorme corporatura, ma aveva delle braccia piuttosto esili dalle quali penzolavano due manine minuscole; braccia e mani pareva appartenessero a un tipo di donna del tutto differente dal suo. Aveva il viso molto rosso, come congestionato, che esprimeva un perpetuo sconforto. Sulla testa portava un parruccone nero e di sotto a un arruffio di riccioli uscivano due piccoli occhi neri, mobilissimi, che avevano, per, un'evidente espressione di bont. Gaia non poteva vederla senza esser triste per lei. Nessuno pareva sapesse, e probabilmente nessuno avrebbe mai saputo, perch lord Horfield l'avesse sposata. Aveva l'aspetto di una che in altri tempi avesse affittato camere ammobiliate. Quella sera aveva un vestito color prugna.
Parlarono della rappresentazione.
A mia moglie  piaciuta, disse il giudice, inarcando le sopracciglia arruffate, sotto le quali scintillavano due occhi acutissimi di color grigio acciaio.
Non saprei davvero! esclam subito lady Horfield, come spaventata di quanto aveva detto il marito. Per, mi pare che ci fossero alcune scene... poche... abbastanza piacevoli. Ma forse non posso dire che mi sia proprio piaciuta.  tanto difficile, quando una commedia si vede per la prima volta, dire... dire...
Diede un'occhiata al marito, come per chiedergli aiuto.
Disgraziati quei poveri critici che devono adattarsi a dare il loro giudizio dopo una sola rappresentazione! disse Horfield. La loro rapidit mentale  una lezione per noi tutti.
Ma sono pagati per questo, Horfield! esclam la moglie, come se ci spiegasse il fenomeno.
Certo. E questa  cosa di cui va tenuto conto. Il denaro fa mettere in azione il cervello. Lady Keane, che ne pensate voi di questa produzione?
Mi  sembrata pi ingegnosa che vera.
E io son sicuro che voi preferite la verit all'abilit.
Forse perch la comprendo pi facilmente, disse Gaia.
 vero? domand il giudice volgendosi a Keane con un'aria sarcastica e inquisitrice al tempo stesso.
Lo credo, rispose Keane. Ad ogni modo so che mia moglie ha una speciale attitudine a scoprire la verit, sia nei fatti che nelle persone.
Ma allora sarebbe molto pericolosa come avversaria nell'esame dei testi!... disse Horfield. Ah, ecco la nostra automobile! I miei omaggi, lady Keane. Vorrei avere io codesta vostra dote. Per un giudice sarebbe di grandissima utilit. Addio, Keane... Andiamo, Sofia!
Le spalle spaventosamente torreggianti di lady Horfield solcarono la folla.
La torre di Pisa in cammino! mormor Keane.
Quando egli e sua moglie furono sulla via di casa, nella loro automobile, le disse:
Il matrimonio degli Horfield  per me il pi inesplicabile di tutti i matrimoni di Londra. Che cosa pu esserne stata la cagione? Mi hanno detto che lei non era nemmeno ricca.
Io credo che la cagione sia stata la persistenza di lei nel nutrire per lui un sentimento di paurosa devozione, rispose Gaia dal suo angolo.
Keane le prese la mano.
E con un tipo come Horfield credete che questo potrebbe aver avuto peso?
Forse quando era giovane e non ancora sicuro di s.
Non sicuro di s?
S, del suo ingegno e della sua forza. Pu darsi che allora sia stata la prima persona a rassicurarlo.
E come?
Col suo timore e con la sua venerazione. Credo che sia stato proprio cos.
E adesso?
Oh, adesso  una storia vecchia!
Ma le storie vecchie non sono a volte le migliori? Che ne dite della nostra?
Caro Marco, dicono che voi siate un uomo molto intelligente e capace.
E voi lo negate?
No, ma poich  cos, non avete ancora scoperto nulla su ci che riguarda noi due?
Che cosa?
Che noi siamo due persone eccezionali. Gli altri passan la loro vita fuori delle cose, mentre noi la passiamo dentro le cose. Questa  la ragione per cui la nostra vecchia storia  cos differente da quelle tristi e scolorite che abbiamo intorno a noi a Londra.
Ma noi certo non siamo moderni.
E neppure siamo all'antica. No, noi siamo proprio due persone eccezionali.
E ben attaccate l'una all'altra, non  vero? Siamo due esseri fortemente adesivi!
Non parlate di noi come se fossimo dei francobolli!
L'automobile si arrest davanti al portone verde.
Keane si mise a lavorare senza perder tempo: spesso si occupava delle sue cause fino a notte molto inoltrata.
Il giorno dopo dov difendere una causa in Tribunale, ma termin in tempo per giungere puntuale a colazione da sir Simone Flaquer a Bewly Place. Sir Simone, in materia d'affari, oltre a essere assai metodico, era la puntualit in persona; ma in ci che era estraneo agli affari, si permetteva una certa trascuratezza. Godeva di tutte le buone cose della vita, riceveva con larghezza e frequentemente, era fanatico della buona conversazione, come molti israeliti, adorava la musica e il teatro e dava il suo appoggio alle manifestazioni artistiche; era al tempo stesso affezionato e devoto alla famiglia. Teneva con s negli affari suo figlio; le due figliuole, invece, stavano a casa. Una di esse, Amy, era piuttosto strana e, sebbene ci non apparisse, piena di sentimento; l'altra, Giuditta, brillante e piena di spirito, era acuta di mente quasi quanto suo padre. Che ottimo causidico sarebbe stata! Sua moglie, una bella ebrea veneziana, era intelligentissima e gentilissima. La famiglia Flaquer era a Londra in una condizione unica: sebbene, com' naturale, conoscessero tutti gli israeliti d'importanza e sebbene in casa loro a Hyde Park Gardens s'incontrassero molti israeliti, i Flaquer avevano tuttavia innumerevoli relazioni tra coloro che non frequentavano l'alta societ ebraica.
Sir Simone era assai stimato per la sua accortezza e per la sua discrezione da numerosi membri dell'aristocrazia inglese che erano in relazione di amicizia con lui, con sua moglie e con le figlie. Gli artisti che convenivano a Londra da tutto il mondo, se avevano veramente valore erano bene accolti nella casa di Hyde Park Gardens, venivano spesso aiutati gratuitamente e abilmente se avevano bisogno di assistenza legale, e appoggiati fortemente nei loro sforzi per guadagnarsi il favore del pubblico. Molti forestieri, di quelli che Giuditta Flaquer chiamava "stranieri che stanno a galla" e che erano inappuntabili come educazione e cultura, allegri e piacevoli, finivano sempre con esser ricevuti al "Palazzo nel Parco", nome che l'alta societ londinese dava alla grande casa dei Flaquer. Insomma, avevano relazione con persone di tutti i vari ceti sociali, e l'unica cosa che maravigliava era che trovassero il tempo di fare tutto quello che facevano senza essere esausti. Ma avevano, come si suol dire, molto pepe in corpo, il pi bel dono che gli di facciano ai mortali, e perci i loro occhi non erano mai mesti n le loro energie erano mai affievolite.
La signora Van Rennap, la viaggiatrice e scrittrice americana, aveva messo ai Flaquer il nome di "famiglia argento vivo" e questi se lo meritavano davvero.
Gli orologi di Londra avevano appena sonato l'una quando la macchina di Keane volt in Bewly Place, un tranquillo vicolo cieco non lontano da Bond Street in fondo al quale si ergeva la vecchia e grande casa dei "Flaquer Padre & Figlio". Keane fu rispettosamente salutato da un vecchio e rubicondo portiere che aveva ricevuto, durante gli anni del suo lungo servizio, alcuni dei pi grandi personaggi d'Europa di tutte le classi; altezze reali, uomini di governo, finanzieri, ricattatori. Donne spaventate gli avevano dato la mancia pregandolo di introdurle un istante presso il grande sir Simone; uomini pallidi e abbattuti, a volte proprietari di grandi nomi, lo avevan supplicato di portare una loro imbasciata al padron di casa, nonostante che egli affermasse tranquillo che sir Simone non voleva esser disturbato per nessun motivo. Non era un semplice portiere, era un fidato e vigile custode, conosciuto negli studi legali con l'appellativo di "il terrore che cammina nella luce del sole". Aveva per l'aspetto bonario di un vecchio cocchiere paffuto, e i suoi occhi azzurri, anche quando fissavano un ricattatore, erano pieni di rispettosa cortesia.
Buon giorno, sir Marco. Sir Simone vi sta aspettando, disse "il terrore" a Keane. Adesso chiamo l'ascensore.
E s'incammin per l'ampio atrio seguito da Keane.
Come va la bronchite, Warwick?
Ancora non mi  incominciata, signore, posso dirlo con piacere. Ma sono stato dal medico personale di sir Simone il quale mi ha promesso di tenerla un po' a bada, signore.
A bada? Benissimo.
S, signore.
E Keane sal in ascensore al secondo piano sopra agli uffici principali. Un domestico lo introdusse in una splendida, sebbene non vastissima, sala da pranzo in cui sir Simone, in giacchetta nera a due petti, con una gardenia all'occhiello, calzoni grigi, ghette bianche e scarpe di vernice, gi l'attendeva presso a una tavola rotonda apparecchiata per la colazione. Sopra una credenza Chippendale erano disposti alcuni vassoi d'argento coperti, tenuti caldi su fiaccole a spirito.
Introdotto Keane, il domestico usc immediatamente dalla stanza chiudendosi la porta dietro.
Sir Simone dette il benvenuto all'ospite e gli tese la mano.
Siete puntualissimo, Keane. Abbiamo molto tempo a disposizione. E ora che cosa gradireste?
Camminando a passi leggieri sul tappeto "Alfghanistan" bl e rosso, si avvicin alla credenza, scopr i vassoi e mostr le vivande.
Codesto montone arrosto con patate va benissimo, per me.
E io prender del curry. Che cosa volete bere?
Acqua solamente.
Non volete dell'orzata? Conoscete la ricetta della mia orzata?
Certo. E allora datemi dell'orzata.
E io seguir il vostro esempio. L'astinenza da bevande alcooliche a colazione mi fa gustare meglio un buon vino a pranzo.
Gi. Ma io devo stare attento anche a pranzo. Le cause! E ora voi dunque ne avete un'altra da affidarmi?
S. Prendete un po' di marmellata di ribes e io prender del chutney, quel condimento indiano. Sicuro, ho proprio una tremenda causa per voi.
Mangi un istante, bevve un sorso di orzata e poi disse:
Lei stessa vi vuole per difensore.
La signora Paradine?
S, la signora Paradine. "Se le cose si mettono male," mi disse (perch naturalmente lo prevedeva fin da qualche tempo addietro) "chiedete a Marco Keane di difendermi." Pare che la signora abbia seguto con interesse per qualche tempo sui giornali tutti i grandi processi. Chiss, continu sir Simone, e posando per un istante forchetta e coltello, fiss Keane con uno sguardo meditativo ma penetrante, chiss che non avesse una specie di presentimento di trovarsi immischiata un giorno in uno di quei processi! Chiss che l'ombra dei futuri avvenimenti non aleggiasse gi su lei quando s'interessava in quei grandi processi!
Potrebbe anche essere.
Parve che Keane esitasse un momento; come se nella sua mente dovesse formarsi una certa idea.
Voi vi siete gi fatto un'opinione? La ritenete colpevole o innocente? domand. Quel presentimento di cui mi avete parlato proprio adesso come di una cosa possibile, mi fa pensare piuttosto... che devo dire?... a una preparazione istintiva per un atto che poteva avere delle conseguenze.
Ecco, io vi confesser che sono sempre piuttosto sospettoso delle persone che non essendo del mestiere come siamo voi e io, studiano con pazienza i processi criminali.  una cosa che mi fa pensare a una certa propensione per il delitto. D'altra parte, come sappiamo, il delitto  un soggetto d'interesse naturale per la maggior parte dell'umanit.
Come le passioni.
Precisamente. Non bisogna quindi trarre delle deduzioni troppo spinte dal fatto che un dilettante mostra eccessivo interessamento per i resoconti dei processi eccitanti; altrimenti si potrebbe cominciare a sospettare che ogni dilettante di criminologia sia, in potenza, un criminale. E questo non sarebbe logico... Volete ancora un po' di montone?
S, grazie.  bonissimo: non c' nulla di pi saporito del montone ben cotto alla gallese.
Io lo preferisco col curry, che forse gli d un po' di gusto orientale.
Sir Simone, in piedi presso alla credenza, tagli accuratamente un'altra fetta di arrosto dal cosciotto che stava sul vassoio d'argento. Mentre riportava a Keane il piatto che aveva riempito, gli disse come per spiegare le sue parole precedenti:
Molto tempo fa un mio antenato venne dall'India a stabilirsi qui...
Si sed di nuovo a tavola.
Torniamo alla signora Paradine. Naturalmente, dovremo lottare contro la prevenzione del pubblico, e per pubblico intendo anche la giuria, escluso il giudice perch di regola i giudici sono rigidamente imparziali: questo pubblico dar tutta la sua simpatia al marito che era un valoroso insignito della Victoria Cross, la pi alta decorazione inglese al valor militare.
E cieco! aggiunse Keane.
Proprio cos! Anche cieco! La combinazione di queste due condizioni  veramente terribile per la difesa, e il nostro lavoro ne sar ostacolato. Il sentimento che la nazione nutre per coloro che in guerra fecero grandi sacrifici, parler contro di noi. Certo, la signora se ne rende conto: ma gi si rende conto di tutto, perch  una donna che ha la mente lucidissima.
Aggrott la fronte sulla quale comparve subito, sotto ai capelli ondulati, folti e grigi, una quantit di piccole rughe.
Ve ne accorgerete anche voi! aggiunse alzando per un istante gli occhi su Keane e riabbassandoli immediatamente.
Tanto meglio. Detesto i clienti che hanno la testa confusa. Non c' nulla che provochi confusione in noi pi della confusione altrui; ma io, aggiunse sorridendo, sto parlando con un uomo che non si sentir mai confuso!
Sir Simone accett il complimento con un lieve sorriso.
Spero bene di non aver questa speciale caratteristica, ma devo dire che a volte mi sento dubbioso...
Su che cosa?
Sul carattere di qualche persona. Cos, per esempio, su questa signora Paradine.
 scandinava, non  vero?
S;  danese.
Anche di famiglia?
No, sua madre era svedese. Come tipo nordico biondo,  proprio bella. Bisogna dire, per, che una donna bella come lei sarebbe apprezzata quasi dappertutto. Eppure aveva sposato un cieco.
Ma lui era gi cieco quando la conobbe?
S; e non l'ha mai veduta. S'incontrarono quando egli aveva perduto la vista gi da molto tempo. Oltre questa condizione per noi svantaggiosa cui abbiamo gi accennato, ce n' un'altra... il passato di questa signora.
Quest'ultima parola, cos almeno parve a Keane, fu pronunziata con accento lievemente ironico.
Pare che quando era giovane, anzi giovanissima, facesse la serva.
Quanti anni ha adesso?
Trentaquattro, a quanto dice: e non ne dimostra di pi. Io, anzi, non le avrei dato pi di ventotto anni, al massimo. Ma  molto bionda, e queste donne bionde sembrano spesso pi giovani di quello che non sono. E il suo modo di fare  quasi sempre molto giovanile, sebbene non dia affatto l'idea dell'innocenza... o dell'ignoranza.  una persona originale: se voi la incontraste senza saper nulla del suo passato, non vi verrebbe mai in mente, ne sono sicuro, che abbia fatto la serva. Ma certo, non deve averla fatta per molto tempo, e a servizio doveva esser trattata in una maniera tutta speciale.
Cio?
Ecco, fu presa per domestica da un filantropo.
Danese?
No. Era un diplomatico americano molto accreditato in Danimarca e che, naturalmente, viveva a Copenaghen. Allora era primo segretario di legazione: indubbiamente doveva essere un altruista che faceva il bene in segreto. Pare che i genitori della signora Paradine, o ad ogni modo il padre, perch non so nulla di certo della madre, fosse povero. Dev'essere stata una ragazza seducente. Giovanissima, quando aveva appena sedici anni, la misero a lavorare da un parrucchiere a Copenaghen: l fece la conoscenza di un birbante, un giovanotto che faceva parte di una banda di delinquenti, di ladri. Certo, questi pens che la ragazza potesse essere molto utile alla sua banda come richiamo, e si mise a fare all'amore con lei: perci, promettendole lavoro in uno studio cinematografico, la indusse a lasciare il negozio del parrucchiere e la port in casa d'una donna pi anziana che faceva parte della banda e che, naturalmente, era quanto vi poteva essere di peggio. Dio sa quale sarebbe stata la fine della ragazza se non fosse capitato un incidente che potremmo chiamare la sua fortuna: abitava appena da tre o quattro giorni in quella casa quando improvvisamente la polizia vi fece un sopraluogo. I giornali parlarono della cosa, e il nostro segretario americano, che spesso faceva quanto poteva per redimere i caduti, si fece avanti e prese al suo servizio la ragazza a carico della quale non si potevano emettere accuse fondate.
Era ammogliato?
S.
E sua moglie non fece obiezioni a codesto genere di filantropia?
Non si sa con sicurezza. A ogni modo la signora Paradine rimase per qualche tempo al servizio di questi americani a Copenaghen, e in seguito and con loro in America.
Scandinava americanizzata! A proposito; c' ancora una cosa che desidero sapere.
Dite pure.
Voi mi avete parlato di quel mascalzone che voleva servirsi della signora Paradine come richiamo e che si mise a fare all'amore con lei. A che punto arriv la cosa?
Lei assicura che non accadde niente di male.
Lo credete, voi?
Sir Simone si alz per cambiare i piatti e, mentre compiva questa operazione, rispose:
In simili faccende  assai difficile sapere ci che si pu credere e ci che non si deve credere. A ogni modo, per quel che so io, non ci sono prove.
Son un campanello, e un domestico entr immediatamente portando delle Crpes Suzette, della Macedoine de fruits e della crema di formaggio. Dopo che si furono serviti, sir Simone disse al domestico:
Il caff tra dieci minuti, Blake.
S, sir Simone.
Quella ragazza, del resto, rimase poco tempo nelle sue mani: pu darsi dunque che le sia andata bene. Lei lo afferma.
Non mi riesce, per, di comprendere come la pensate voi su questa disgraziata, osserv Keane.
Questo dimostra la vostra perspicacia, poich, vi giuro sull'anima mia che non lo so nemmeno io.
Ma la credete colpevole di aver assassinato il marito?
Io non so quello che credo di questa donna, Keane. Per me  un enigma... Per, badate, mi piace.
Keane lo guard piuttosto sorpreso e strinse le labbra. Per un istante fiss sir Simone coi suoi splendidi occhi scuri che avevano fatto impressione su tante giurie. Quel "mi piace" lo aveva preso all'improvviso; non se l'aspettava. Se sir Simone gli avesse detto: "Per, badate, mi affascina" non ne sarebbe stato sorpreso. Ma in quel "mi piace" c'era un non so che d'intimit familiare che non si aspettava affatto.
Allora  evidente che quella donna non  una maliarda.
Buon Dio! Credete voi che ci sia una donna che possa farmi perdere la testa? esclam sir Simone con un sorriso largo e sincero.
No, non si direbbe. Ma esiste un uomo che sia proprio del tutto immune da tale pericolo?
Son vicino ai sessanta, io. Queste cose le lascio a voi!
Io ho... Gaia, disse Keane con tutta semplicit.
Una forte protezione contro le maliarde d'ogni genere! rispose sir Simone senza sarcasmo apparente.
...
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CAPITOLO 3.
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...
Quando Keane lasci Bewly Place, dopo un lungo e serissimo colloquio con sir Simone, che accrebbe il suo interesse per il nuovo "caso", erano le due e mezzo. Egli si rese conto subito che quella causa sarebbe stata, con tutta probabilit, una delle pi importanti della sua carriera perch c'erano elementi che, senza dubbio, avrebbero attirato e fissato l'attenzione di tutto il mondo su quel caso e sulle persone in esso implicate. Keane era uomo di forte ambizione, assai pi ambizioso di quanto sospettassero i suoi pi stretti amici e quelli tra i suoi colleghi che pi l'ammiravano: era infatti profondamente generoso, e questa sua naturalissima generosit nascondeva anche a quelli che gli stavano vicino la forza della sua ambizione. Nemmeno Gaia si rendeva pienamente conto dell'intensit e dello sviluppo di quel sentimento. Tutti, e quindi anche Gaia, sapevano che Keane si dava interamente ai suoi clienti senza mai risparmiarsi, ma quel suo commosso dedicarsi a coloro per i quali dava l'opera sua stornava l'attenzione dal latente egoismo che in lui camminava di pari passo con l'ambizione. Un uomo che pensava tanto agli altri non poteva certo avere per se stesso quelle forti preoccupazioni che devono necessariamente avere i grandi ambiziosi. Negli ambienti giudiziari si soleva ormai dire quasi come una delle solite spiritosaggini, che bastava che Keane si assumesse la difesa di un individuo, uomo o donna che fosse, per credere automaticamente all'innocenza del suo cliente.
Tuttavia, ci non era esatto: talvolta Keane era riuscito a ottenere l'assoluzione di persone all'innocenza delle quali non credeva affatto. Ma, mentre perorava la loro causa, quel senso del drammatico cos fortemente sviluppato in lui, quella sua potente ambizione, per la quale il buon successo di tutto ci che intraprendeva diveniva tanto necessario alla sua anima quanto al suo corpo l'aria che respirava, lo spingevano a simulare cos bene di credere in quella innocenza che per il momento egli riusciva a ingannare se stesso. Soltanto dopo, quando il suo cervello ritornava a posto, egli si rendeva conto della colpevolezza del cliente o, per lo meno, la sospettava.
Pure, non aveva mai pensato di essere per questo un mariuolo, e, sia nelle cose ordinarie della vita che nelle sue relazioni col prossimo, era tenuto per uomo della pi grande sincerit.
Come un gran chirurgo  contento se pu dar prova della sua abilit in un caso eccezionalmente complicato, cos un grande avvocato  lieto quando gli si presenta una causa celebre. Quando Keane, quel giorno, lasci Bewly Place, si sentiva come un uomo che, appena preso un tonico potente, ne risente subito l'azione. Il suo cervello si era fissato su quella signora Paradine, sulla sua vita e sulla sua disperata condizione, come la morsa d'acciaio di una trappola si fissa sulla fiera che in essa  rimasta presa.
La vita a un tratto aveva per lui un nuovo interesse che doveva accrescersi con l'andar dei giorni. Si diresse verso il Tribunale rimuginando ci che sir Simone gli aveva detto durante la colazione; e dopo ne usc tardi nel pomeriggio pensando sempre alla signora Paradine, quella donna evidentemente fuori del comune che non aveva mai visto, ma la cui sorte, forse, era stata posta nelle sue mani.
Quale responsabilit! Quando ci pensava il suo bel viso sereno si faceva scuro e severo.
E il marito di lei era cieco! La sua mente s'indugiava sulla cecit dell'uomo della cui morte doveva occuparsi la legge, sulla cecit del soldato che si era sacrificato per il suo paese. Il colonnello Paradine aveva raggiunto il suo reggimento delle Guardie appena scoppiata la guerra, sebbene per ragione di et non ne avesse l'obbligo perch aveva quasi cinquant'anni e aveva lasciato da molto tempo il servizio attivo; sapeva che naturalmente sarebbe stato mandato al fronte, ma era uno di quegli uomini decisi ad andarci al pi presto possibile.
Proprio il tipo di uomo che tutta l'Inghilterra ammirava: per di pi, era stato decorato della Victoria Cross!
Come prevedeva sir Simone, quella sarebbe stata una causa delle pi difficili; ma questo la rendeva anche pi appassionante. L'ambizione, in Keane, sembrava si movesse come l'onda che si solleva con la cresta tutta spumosa.
Si diresse verso Pall Mall ed entr al Cleveland Club. Sebbene fosse molto affezionato a Gaia, di regola non rientrava mai subito a casa, perch sapeva che gli era necessario di frequentare la societ, di aver contatti con uomini abili e intelligenti per non arrugginirsi. Perci, mentre di solito dedicava le sue serate a Gaia e alla loro felicit domestica, riserbava quell'ora prima del pranzo alla conversazione con uomini. Al Cleveland, infatti, egli s'incontrava sempre con persone che, a suo giudizio, potevano essergli utili.
Nella vasta hall del Club, davanti al fuoco, c'erano tre uomini che stavano chiacchierando e fumando: due di essi erano conosciuti da Keane. Uno dei due, Martino Latrobe, vice direttore di uno dei grandi giornali di Londra, si dilettava di criminologia e aveva scritto due buoni libri sul delitto; l'altro, Vernon Cartwright, importante uomo d'affari, aveva sempre la casa piena di ospiti sia a Londra sia in campagna presso Windsor. Il terzo, che Keane non conosceva, era un vescovo.
Mentre Keane si avvicinava al caminetto, dopo essersi spogliato nel guardaroba, sent che Latrobe diceva:
Probabilmente, agli occhi del pubblico, colpevole o no, essa  gi condannata. Compiango la difesa. Oh, ecco Keane! Lui forse potr dirci qualcosa in proposito.
Keane salut i suoi due amici e fu presentato da Latrobe al vescovo, un ometto dall'aria energica che viaggiava in Europa al servizio della Chiesa anglicana. Quindi, in tono piuttosto duro domand:
Chi  la disgraziata che probabilmente  gi condannata agli occhi del pubblico?
 la vedova del colonnello Paradine, la signora Paradine, rispose Cartwright, un tipo con un viso larghissimo, in cui la caratteristica pi saliente era una bocca enorme con labbra sottili.
Non giudicate se non volete essere giudicati, disse il vescovo in tono mezzo serio e mezzo ironico, come se stesse pensando che l'umanit non tiene questo precetto in nessuna considerazione.
Va benissimo, disse Latrobe con la sua voce tagliente, chiara e autoritaria, ma, caro signore, l'umanit senza opinioni sarebbe flaccida come un pesce senza spina. E, in pratica, la nostra opinione  il nostro giudizio. Ora veniamo a questa signora Paradine: ci sono parecchie cose che stanno assolutamente contro di lei. Prima di tutto, l'assassinato, se  stato assassinato, era cieco; in secondo luogo, egli era... ve n'andate gi, Keane?
Mi dispiace ma devo scrivere una lettera, rispose Keane. Forse ci vedremo pi tardi.
E si diresse verso l'ascensore nel quale disparve per salire al piano di sopra.
I tre uomini presso al fuoco rimasero silenziosi per un momento; poi Cartwright domand:
Ma che cos'aveva Keane?
Il vostro amico non mi pareva di buon umore, disse il vescovo.
Latrobe, che stava seduto, non pronunzi parola per qualche istante: poi a un tratto, esclam alzando vivacemente la testa:
Ho capito! Ho capito! Scommetto quanto volete che a Keane  stato affidato questo caso e non desidera parlarne. Dev'essere proprio cos.  naturale che sia stato prescelto lui dalla difesa, e mi stupisco di non averci pensato prima.
Intanto Keane era salito al piano di sopra col proposito di prendere tranquillamente il t nella sala da fumo e di riflettere sul colloquio che aveva avuto quel giorno con sir Simone. Ma, appena entrato nella stanza, si trov davanti a lord Horfield che se ne stava solo, in piedi vicino alla porta, nell'atto di accendere una sigaretta.
Buon giorno, Keane. Venite a prendere una tazza di t con me. Voglio offrirvela io, per una volta!
Keane fu costretto ad accettare; lo fece, per, con una segreta riluttanza ricordando le osservazioni che Gaia, la sera prima, aveva fatte a proposito del giudice. Ma come rifiutare? Non aveva ragioni per mancare di cortesia verso lui e non trov nessuna scusa giusta. La bonomia di Horfield non gli faceva gran piacere perch ormai era convinto che il giudice non nutrisse simpatia per lui. Quasi sempre, ormai lo sapeva per esperienza, Gaia col suo istinto giudicava assai esattamente le persone. Per di pi, l'evidente simpatia di Horfield per Gaia glielo rendeva anche pi antipatico. Non era geloso, no, perch questo era impossibile per un uomo come lui che conosceva bene Gaia, e aveva piena fiducia in lei; ma non gli piaceva la simpatia che Horfield (almeno a quanto sospettava) aveva per le donne, ed era sicuro che questa proveniva non da un sentimento di cavalleria ma da un violento desiderio lascivo. La palese sperticata ammirazione di Horfield per Gaia non traeva in inganno Keane, che la giudicava tutt'altro che onesta.
Mentre prendevano il t il giudice cominci a parlare col suo tono leggiero e spesso satirico degli argomenti del giorno. Amava i pettegolezzi e se la godeva quando poteva dare sfogo alla sua sorridente malizia a spese del prossimo. La sua voce limpida contrastava con la sua intelligenza mordace e molto piccante. Sembrava pieno di contraddizioni mentre in fondo era pieno di logica; secondo Keane, era impossibile che egli avesse mai provato o potesse provare una profonda commozione. Era una mente prontissima con propensione spiccata ad abusare dell'umorismo: il suo autore moderno preferito era Giorgio Bernardo Shaw. Tra gli autori non moderni, gli piaceva specialmente Sterne sul quale aveva scritto una monografia. Confessava lui stesso che anche nelle persone pi serie vedeva di preferenza il lato caricaturale.
"Sono troppo pesanti," soleva dire. "La loro conversazione mi fa venire in mente il cilicio e la cenere. La loro anima  fissa nell'idea del Giorno del Giudizio al quale io, appunto perch sono un giudice, non voglio pensare."
Tuttavia, quando ebbero preso il t e acceso un sigaro, il giudice mise da parte la sua caratteristica maniera di trattare con leggerezza e sarcasmo. Per caso, Keane aveva accennato alla carriera di un tale che conoscevano entrambi, quando Horfield osserv:
Quello l non ha mai fatto una carriera regolare nel vero senso della parola: ha avuto una sequela di alti e bassi.
E una carriera non pu avere degli alti e bassi?
Non come la sua. Ci possono essere degli alti e bassi, ma sotto a questi dev'esserci sempre qualcosa di persistente, d'inesorabilmente progressivo. Se un uomo non ha questo,  incapace di far carriera.
E mentre pronunziava queste parole considerava attentamente Keane. Poi aggiunse:
Senza questo, verr un momento in cui l'uomo tradir se stesso. La commozione  il nemico pi grande di una carriera, salvo che non sia rigidamente controllata e dominata.
Keane ebbe la chiara sensazione che ci fosse stato detto per lui: toccato, non seppe celare i suoi sentimenti e rispose con calore:
Non sono d'accordo con voi. Io, invece, ritengo che la commozione sia una gran forza di propulsione e che senza di essa non si possa far cosa degna.
Ho detto, osserv Horfield col suo tono pi mellifluo, salvo che non sia rigidamente controllata e dominata.
Sono piuttosto stanco di questa nostra mania inglese di dominarsi, perch credo che tenda a tenere i nostri sentimenti in ghiaccio fino a farli somigliare alla carne congelata che ci viene dagli antipodi. Io preferisco la carne nostrana che ha ancora qualche goccia di sangue fresco.
Bistecche al sangue! Gi, lo so che voi la pensate cos.
Keane si sent di nuovo irritato ed osserv:
Spesso si usa la parola "legale" come sinonimo di "arido". Ma io non intendo lasciarmi trasformare in sabbia dalla mia professione. Dopo tutto, noi abbiamo a che fare con degli esseri umani.
Di solito, per, appartengono a una classe un po' inferiore, ribatt Horfield, ma per ci che vi riguarda, Keane, io devo dire che voi avete saputo conservarvi una freschezza di sentimenti molto rara e una quasi fanciullesca impulsivit, se mi permettete l'espressione, cosa veramente rara in un avvocato.
Se  cos, non pot fare a meno di rispondere Keane, mi pare che la mia impulsivit mi abbia nociuto!
Tutt'altro! esclam Horfield. E adesso avete qualche causa importante?
Evidentemente voleva cambiare il tono della conversazione. Keane si sent come congedato, e, sforzandosi di non mostrare la sua profonda irritazione, rispose:
Ho visto Flaquer, oggi. Vuol affidarmi la difesa nel "caso" Paradine.
Ah!
Horfield abbass per un momento lo sguardo sulle sue ginocchia. Era un uomo di figura molto esile, di una snellezza quasi elegante. Tutto il suo fisico andava d'accordo con la sua voce e con la sua mentalit.
Egli alz gli occhi e disse:
 una persona molto attraente.
La conoscete dunque?
No, affatto. Non l'ho mai veduta. E voi?
No, mai. Ma allora come...
Ho visto una sua fotografia... credo che sia una delle migliori... in una vetrina di Regent Street, oggi, mentre mi recavo all'ufficio.
Com'?
Avete letto Strindberg?
Temo di no. Credo che lo abbia letto Gaia: lei legge tutto!
La signora Paradine mi sembra una delle donne di Strindberg. Quando andate a casa domandate a vostra moglie che cosa significa questo.
Oh! Io parlo raramente delle mie cause con Gaia. Preferisco tenerla fuori da queste faccende.
Allora voi non siete uno di quei tanti che domandano alla moglie la loro opinione e si affidano al loro giudizio piuttosto che al proprio?
No davvero, rispose Keane con decisione.
Questi sigari sono eccellenti, non vi pare? riprese il giudice.
Eccellenti davvero. Dove li prendete?
Da Masinger in Jermyn Street.
Il vostro giudizio sui sigari non potrebbe mai essere annullato in appello, disse Keane imprudentemente perch in una recente causa importante la sentenza di Horfield era stata annullata in appello.
Horfield sorrise.
Son lieto che la vostra opinione concordi con la mia. Se me lo permettete ve ne mander una scatola... a Natale.
Siete troppo buono davvero, giudice! disse Keane che si sentiva tutt'altro che soddisfatto di quelle cortesie.
Natale  il tempo in cui si pensa al corpo. Perfino i buoni cristiani, a quanto pare, hanno un lato materialistico, e nel giorno della nascita del Signore non disdegnano dargli soddisfazione.
Keane fece cadere la cenere del sigaro che era veramente ottimo. Desiderava riportare il discorso sulla fotografia della signora Paradine: si era gi reso conto che il suo temperamento impulsivo gli aveva fatto fare una sciocchezza. Quell'allusione alla sentenza annullata era stata da parte sua una grave imprudenza. Conosceva abbastanza bene Horfield per esser sicuro che non se ne sarebbe mai dimenticato.
Quella fotografia che avete veduto oggi... riprese.
Eh?
Che tipo di donna ? M'interessa naturalmente di saperlo perch la signora Paradine dev'essere mia cliente. Com' il "tipo Strindberg", come dite voi?
Ecco, non so se lady Keane vi confermer questo mio giudizio sulla donna caratteristica di Strindberg. Forse no; ma io me la figuro squisitamente pallida, con dei grandi occhi chiari, anzi chiarissimi e con quei maravigliosi capelli nordici, color lino, quasi, ma che hanno delle luci d'oro. I capelli, a proposito, sono dei gran rivelatori in una donna. Forse  per questo che tante se li tingono: per paura che essi le tradiscano! I lineamenti? Con quel pallore, quegli occhi e quei capelli non si va a pensare ai lineamenti. Quelli della signora Paradine, a ogni modo, nella fotografia che ho veduto, sono un pochino tozzi, ma proprio pochino. Non sono lineamenti che si direbbero puri. Il suo naso sembra un po' grosso, il mento  rotondo e deciso, la bocca non  piccola, ma mi ha dato l'impressione di una bocca incantevole, ribelle, forse, dalle labbra chiuse ma non strette. I denti non si vedevano, ma non ho dubbi in proposito: dietro quelle labbra squisite e piene di espressione devono esserci dei denti perfetti. E pensare che quel marito cieco non li avr mai visti! Io preferirei esser sordo che cieco, sebbene i sordi sembrino sempre pi afflitti dalla loro sciagura dei ciechi. Il vestito non aveva nulla di particolare.
Cio?
Ecco; niente fili di perle n orecchini ciondolanti; nessuna delle ultime creazioni di Chanel adatte per farsi fotografare. Un vestito sportivo e una specie di berretto che, naturalmente, lasciava vedere i capelli. Nasconderli per lei sarebbe stato un delitto pi grave di un assassinio. E adesso veniamo a ci che  la caratteristica del tipo Strindberg!
Diede a Keane, di sfuggita, uno sguardo pieno di malizia e continu
 un viso bello, soffuso quasi di una calma mistica, di una grande padronanza di s; guardandolo, per, si ha la sensazione che in quella donna possa esserci come un latente isterismo. Quello che vi dico non vi richiama per nulla alla mente i tipi di Strindberg?
Disgraziatamente non ho mai letto nulla di lui.
Parlatene con lady Keane: lei capir ci che voglio dire. C' della pazzia in Strindberg, sapete? E c' della pazzia in parecchie delle sue creazioni. L'isterismo non  la pazzia effettiva, ma, secondo me, serpeggia ai confini di quella senza oltrepassarli. La pazzia pu essere un disturbo per gli altri e anzi, di solito, lo . Ma nell'isterismo, chiamiamolo ancora isterismo latente, pu esserci qualcosa molto interessante e perfino affascinante in modo straordinario. Ci son dei casi in cui pare che aggiunga attrazione anzich toglierla, come un soffio che venga da una terra sconosciuta e che sussurri qualcosa d'inaspettato, d'imprevisto e d'incontrollabile.
A proposito di quelle caratteristiche particolari circa le quali voi esprimevate poco prima tanta avversione...
Ah, ma non in una donna! esclam Horfield. Stiamo parlando di donne, adesso, e non di uomini di legge... con tutto il rispetto alla nostra ammirevole professione.
Io non mi sento attratto in modo particolare verso le donne isteriche, disse Keane con una punta di disprezzo e pensando a Gaia.
Ma verso l'imprevisto?
Nemmeno, rispose Keane col pensiero di nuovo rivolto a Gaia.
Adesso, sapete, credo che voi siate ingiusto verso il lato emotivo del vostro carattere. Ma forse voi non avete mai incontrato una donna tipo Strindberg.
Probabilmente no.
E ora l'incontrerete, aggiunse Horfield pensieroso, l'incontrerete... nella cella di una prigione.
...
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CAPITOLO 4.
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Keane attravers rapidamente la hall del Club evitando di proposito di guardare dalla parte del caminetto.
I tre uomini erano ancora presso al fuoco e Latrobe osserv al vescovo:
Ha proprio deciso di evitarci.
Forse, rispose il vescovo, ha antipatia per le sottane. Penso sempre che questo vestito ecclesiastico non giovi molto alla nostra Chiesa. Non dimenticher mai l'impressione che ebbi da bambino quando vidi per la prima volta un ecclesiastico con un cappello a larghe tese rivoltate in su: corsi dalla mia bambinaia piangendo. Quando ci ripenso credo che m'immaginai di aver visto il diavolo.
Scommetto che nei giornali di domani leggeremo che Keane  stato incaricato della difesa della signora Paradine. Ed egli  gi tutto preso da quella causa.
Bene; avr il suo bel da fare! disse Cartwright. Vogliamo fare una scommessa sul verdetto?
Le cose non sono abbastanza avanti per poterla fare.
Ma...
E ancora una volta la conversazione si aggir sul "caso" Paradine.
Keane si diresse verso casa passando per Regent Street. Guard attentamente la vetrina di un certo negozio, ma non trov la fotografia che cercava. Quella sera non disse nulla a Gaia della sua conversazione con Horfield, ma la inform che avrebbe assunto l'incarico della difesa in una causa che certamente sarebbe divenuta una causa celebre.
Gaia gli domand di che cosa si trattava ed egli le rispose che avrebbe difeso la signora Paradine la quale era stata arrestata sotto l'accusa di avere ucciso il marito, un certo colonnello Paradine del reggimento delle Guardie.
Povera donna! esclam Gaia col suo solito curioso modo di fare indifferente eppur simpatico.
Si capiva che non aveva letto nulla su quel fatto nei giornali, sebbene in quegli ultimi giorni ne avessero parlato moltissimo.
Avete detto "povera donna", Gaia, ma se fosse colpevole?
Allora direi dieci volte "povera donna" per esser stata capace di fare una cosa cos terribile! Ma voi che ne assumete la difesa, la credete innocente?
Non l'ho ancora veduta, e quindi non posso avere un'opinione ben netta sulla sua innocenza o colpevolezza.
Ma supponiamo che vi convinciate che ella sia colpevole...
Far ugualmente tutto quello che potr per lei. Questo  il mio dovere.
Gaia taceva, ma dal suo silenzio Keane comprese che non lo approvava.
Questa  la nostra concezione, la concezione inglese di ci che  doveroso fare, ed  certamente la sola via per arrivare alla verit e raggiungere cos lo scopo al quale tendiamo, cio la Giustizia, riprese Keane col suo tono pi persuasivo. Ognuna delle due parti produce, con tutta l'energia possibile, le prove a sua disposizione pro e contro: poi il giudice riassume il processo e la giuria decide. Si pu far meglio di cos? Vorreste forse lasciar senza difesa un accusato che pu anche non esser reo?
Non dico questo, ma io non potrei mai perorare con convinzione la causa di uno che ritenessi sicuramente colpevole. Voi l'avete fatto spesso?
Cos dicendo lo fissava intensamente coi suoi occhi un po' miopi eppure bellissimi.
Non ve l'ho mai domandato e forse non dovrei chiedervelo adesso. So che non vi fa piacere parlare con me dei vostri processi.
 vero; preferisco che voi rimaniate estranea a questo lato della mia vita. Ci son tante brutte cose con le quali io devo necessariamente venire a contatto mentre voi potete starvene lontana.
E... la mia domanda? disse Gaia.
Qualche volta s l'ho fatto, ma non spesso.
Sono certa che se io mi trovassi nell'aula giudiziaria in cui voi difendeste qualcuno pur essendo sicuro della sua colpevolezza, per quanto la vostra arringa potesse essere maravigliosa, per quanto grande fosse la vostra eloquenza, io comprenderei che voi non credete a quello che state dicendo.
Non ne sono sicuro, Gaia.
Ma ella insist, calma:
S, Marco, lo comprenderei.
Voi, per, non m'avete mai udito difendere un accusato, e probabilmente non mi udrete mai.
Non desiderate che ci avvenga?
Credo che se vi sapessi nell'aula diventerei terribilmente nervoso. E c', in me un certo istinto strano che mi dice di tenervi lontana da tutta questa roba; non saprei dirvi bene perch, ma mi sembra che questo lato della vita non vi riguardi.
Dopo una pausa domand in tono di chi suggerisce quasi la risposta:
Che cosa avete letto, oggi? L'Asile de Nuit?
No, Strindberg.
Keane rimase stupefatto, quasi spaventato. Eppure, in seguito, si domand se non avesse fatto quella domanda proprio perch prevedeva, inconsciamente, quella risposta.
Strindberg! E che cosa?
Un dramma che ha per titolo Il Padre. Descrive una donna tremenda... Che intelligenza! Il dramma  pieno di acume; quella s  una donna terribile: la vera, la tipica donna dei libri di Strindberg.
Ah!
Attese che Gaia continuasse, ma, poich taceva, le domand:
E com' la vera, la tipica donna dei libri di Strindberg? Voi sapete che io non ho mai troppo tempo per leggere, eccetto nelle vacanze.
Ecco, rispose Gaia con aria di seria meditazione. Non  facile a descriversi. Le donne di Strindberg sono cos straordinarie! C' in esse qualcosa di spietato, di terribilmente spietato. E sono astute, di un genere orribile di astuzia che se ne sta nascosta, che non si mette in evidenza ma che  sempre in attivit, s, sempre...
Che cosa volete dire? Spiegatevi...
Non so come spiegarmi. Sapete che cosa significhi un continuo brontolare?
S, certo, lo so, sebbene non l'abbia appreso per opera vostra.
Questa loro astuzia in continua attivit  qualcosa d'infinitamente peggio: un continuo punzecchiare, assillare. Voi sapete che in Oriente i ragazzi che fanno il mestiere di conducenti di asini, li costringono a correre introducendo un pungolo in una ferita aperta... Ecco,  qualcosa di simile... M'immagino che la donna di Strindberg seguiti a tormentare tanto che alla fine possa anche avvenire un assassinio.
Da parte dell'uomo?
S, naturalmente.
Poi riprese, stupita della domanda che le aveva fatta il marito:
Ma perch mi fate queste domande sulle donne di Strindberg? Avete un motivo, non  vero?
S, ma non voglio dirvelo adesso.
E allora non me lo dite: non sono affatto curiosa. D'altronde, ho fiducia nel sentimento che provoca la vostra riluttanza.
Non ho mai conosciuto nessuna donna tanto fiduciosa quanto voi.
Sono cos con voi, non con tutti. M'avete insegnato voi ad aver fiducia.
Se  cos, non ho fatto che favorire lo sviluppo di una vostra qualit latente.
Quando voi m'avete sposato, il mondo non mi aveva ancora insegnato a non aver fiducia, disse Gaia, con semplicit.
E ora?
Ecco... bisogna stare in guardia, perfino contro la propria volont, rispose Gaia con un lieve sospiro. C' tanta gente qui a Londra in cui temo che non potr mai aver fiducia.
Eppure non riesco a credere che voi possiate diventar cinica.
Spero di no. Credete che un giorno potrete dirmi perch m'avete fatto quelle domande sulle donne di Strindberg?
Allora siete un pochino curiosa?
Forse s.
 probabile che un giorno ve lo dica: ma non ora.
E perch? Forse perch Keane aveva accettato l'incarico di difensore e quindi gi iniziava istintivamente la sua parte, non comunicando a nessuno, nemmeno a Gaia, i commenti che lord Horfield aveva fatti sulla fotografia della signora Paradine, commenti che potevano portarle pregiudizio?... Si fece questa domanda senza darsi una risposta.
Quella sera, i Keane pranzavano presso alcuni amici in Leamore Place. Quando tornarono a casa, egli, come al solito, si mise a lavorare. Ma gli riusciva difficile concentrarsi: la sua mente era gi tutta piena della signora Paradine.
" colpa di Horfield" pensava "e anche di sir Simone. Quella donna gli deve aver fatto una grande impressione. E la sua fotografia ha fatto molto effetto su Horfield. Che sciocco sono stato oggi con lui!"
E risoluto si mise a studiare il suo incartamento.
La mattina seguente, recandosi alla Corte d'Assise, entr da un fotografo in Regent Street.
Avreste per caso da vendermi una fotografia della signora Paradine, quella che  stata arrestata in questi giorni? domand.
S, sir Marco, rispose il commesso guardandolo con evidente interesse. Ve la do subito.
Scomparve per un momento nella retrobottega e torn portando una fotografia formato cartolina.
Eccola, sir Marco. Che bella donna!
Volete farmi la cortesia di metterla in una busta? disse Keane in tono piuttosto secco e senza guardarla affatto.
Sembr che il giovanotto rimanesse un po' confuso, ma si limit a rispondere
Certo, sir Marco, con piacere, e and a prendere una busta.
"L'ho rimesso un po' al posto!" pens Keane ricordando, tra il serio e il faceto, l'osservazione che gli aveva fatto Gaia.
Si mise la fotografia nella tasca interna della giacca e usc dal negozio. Pi tardi, a casa, la fiss attentamente.
"Ecco qui la mia cliente!" mormor curvo sulla fotografia.
In quel momento ud il passo di Gaia.
Subito nascose la fotografia.
...
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CAPITOLO 5.
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...
Una prigione o una cella di prigione non erano certo una novit per Keane, ma pure, mentre l'automobile si avvicinava a Holloway Gaol, la famosa prigione di Londra, dove si recava insieme con sir Simone Flaquer per un primo colloquio con la signora Paradine, prov, almeno in parte, la sensazione di chi per la prima volta visita un luogo di afflizione dove vivono crudeli memorie di disperazione e di delitti. E cap subito ci che debba provare una bella donna quando, sotto l'accusa di omicidio, venga condotta in quel luogo in stato di arresto, dopo aver perduto, forse per sempre, la libert.
 straordinario come spesso sembrino tanto calme! disse a sir Simone.
Chi? Le persone che son condotte in prigione?
S.
 vero, l'ho pensato spesso anch'io. Ma di solito l'arresto d loro un colpo tremendo, ne sono sicuro. La mano della legge deve pesare come piombo. Tutto a un tratto non si  pi padroni di se stessi... come se davvero lo si fosse stati una volta! Quello  un momento che deve far paura, che non potr essere mai dimenticato. Nella maggior parte dei casi le ossa, m'immagino, debbono diventar come cera. Eppure ci saranno sempre delitti in quantit e ci saranno sempre persone strane, pronte ad arrischiare tutto per tutto, rimettendosi alla sorte. Ecco dei problemi interessanti in modo straordinario. Io non cambierei la mia professione con nessun'altra: a volte mi guardo intorno e mi dico: "Simone Flaquer, qui a Londra non c' nessuno per cui la vita sia tanto interessante come per te". E ringrazio Geova!
Credete dunque che la vita sia pi interessante per voi che per me?
S, lo credo. Sapete, io mi occupo di tanti casi che non arrivano alle aule giudiziarie: trascorro la met del mio tempo appunto a non farceli arrivare. E che casi!
Chiss che memorie potreste scrivere!
E non ne scriver nemmeno una riga! Eccoci arrivati.
L'automobile si arrest davanti alla prigione.
Sulla porta della stanza nella quale dovevano incontrarsi con la signora Paradine, sir Simone disse piano, con la sua vocina di gola:
Dopo, mi far molto piacere sapere la vostra impressione sulla signora per vedere se concorda con la mia.
Ma la vostra  un'opinione ben decisa?
No, non potrei dir questo: ma pure un'impressione si ha sempre.
Ed entrarono.
La stanza che conteneva una tavola e tre sedie aveva una parete di vetro e pareva l'ufficio di una grande casa commerciale. Sir Simone e Keane attesero un momento: poi giunse la prigioniera accompagnata da una guardiana che usc subito dalla stanza ma rimase nel corridoio da dove, attraverso alla parete di vetro, poteva vedere senza udire.
Dunque, signora Paradine, disse sir Simone in tono quasi leggiero e prendendo tra le sue la lunga mano bianca della donna, vi ho portato il grand'uomo. Eccolo qui: Marco Keane, la signora Paradine.
Keane scambi con lei una stretta di mano; e not che la mano della signora Paradine era fredda, asciutta e rimaneva rigida nella sua.
Sono molto contenta che voi, sir Marco, v'incarichiate della mia difesa, disse quella. Fin da principio ho desiderato che foste voi: perci lo dissi a sir Simone e gli chiesi di fare tutto il possibile per farvi accettare l'incarico. Avr bisogno di tutto l'aiuto che  possibile avere. So che... s...
L a sua voce non era tenue; era velata e con qualcosa di aspro tutto personale che piacque a Keane senza che ne sapesse il perch. Not un leggerissimo accento americano e la pronunzia un po' strascicata di certe parole, caratteristica degli Svedesi che parlano inglese.
In quella donna, pens Keane, tutto richiamava alla mente il Nord col suo fascino e la sua stranezza. Era cos differente da una donna di razza latina quanto pu esserlo un cielo grigio sopra una distesa nevosa, da un cielo azzurro sopra un ciuffo di palme. Le sue maniere erano calme e composte e, tenendo conto della condizione in cui ella si trovava, indicavano una maravigliosa forza di nervi, anzi, la completa mancanza di ci che di solito si chiama nervosit. Non era vestita di nero. (Cosa assurda, data la sua condizione, Keane s'era aspettato di trovarla vestita di nero.) Indossava invece un vestito grigio, semplicissimo, di quella semplicit propria delle migliori sartorie di Parigi. Qualcosa lo fece pensare alla campagna, ma non avrebbe potuto dirne la ragione perch quel vestito non era affatto sportivo: non aveva, per, nulla di cittadino e, per quanto perfetto, richiamava l'idea di una donna che di rado partecipi a riunioni mondane e che, quando vi partecipa, lo faccia senza darvi importanza. C'era in lei qualcosa di assente e di non studiato; nulla che suggerisse l'idea dell'artifizio e della preparazione. La stoffa del vestito sembrava rozza ma di una rozzezza che non urtava e che non stonava. Com'era naturale, non aveva cappello e Keane fiss gli occhi sui suoi capelli: erano capelli maravigliosi, di un giallo pallido, anzi pallidissimo, con degli sprazzi di luce d'oro qua e l. Delle onde (ma non quelle onde fisse dell'ondulazione permanente tanto odiose a Keane) morbide e soffici come trascurate per pigrizia, davano quasi l'idea del disordine e facevano pensare che quella donna non si curasse del proprio aspetto e che la sua maravigliosa bellezza fosse una cosa puramente accidentale senza importanza.
Quei capelli, foltissimi, le coprivan la nuca e terminavano dietro arricciati lasciandole scoperto il collo bianco come il latte, lungo ma non sottile. La sua testa aveva un aspetto rude quasi come la stoffa del suo vestito: ma era una ruvidezza splendida che attirava assai pi di una testa di forma perfetta e classicamente pura. Certo, non aveva l'aria di una donna venuta fuori dallo scatolino. Non sembrava affatto tinta; niente colore sul viso di un bianco maraviglioso e tutto unito. Aveva gli occhi immensi, chiarissimi, i pi chiari, parve a Keane, che avesse mai veduti in una donna. Dovevano essere di un colore grigio argento; cos almeno gli parvero; in seguito, quando li guardava, spesso gli parevano di color azzurro pallidissimo. Le sopracciglia arcuate non erano bionde, ma grigioscure; questa fu l'impressione che Keane ne ricevette, ma forse una donna avrebbe detto che erano di un altro colore. Per donna era alta, doveva essere quasi sei piedi, e molto snella; fine come lo  un levriero, che non si potrebbe mai immaginare diverso. Le sue mani bianche eran lunghe e affilate; lunghe e affilate anche le dita compreso il pollice. In lei tutto era armonioso e aveva un aspetto tanto distinto che riusciva difficilissimo credere che fosse stata una serva. Eppure era cos. A Keane lo aveva affermato sir Simone. Nei primi momenti Keane fu soprattutto colpito da due cose: prima, dal fatto che il viso di quella donna poteva sembrare smorto e ci nondimeno era bellissimo; poi, e questo quasi lo spavent, dal fatto che c'era in lei qualcosa, e non avrebbe saputo dir quale, che le dava una debole, strana rassomiglianza con Gaia.
Quando la signora si sed, Keane pens di non aver mai veduto fare quel movimento in modo cos naturale, quasi senza accorgersene: eppure in quel movimento tanto semplice c'era una grazia un po' goffa. In piedi, invece, era rigida e dura come un palo.
"Dio mio, che donna!" pens Keane. "E, certamente, non far buona impressione sui giurati!"
Che cosa orribile! I giurati... Gli erano subito venuti in mente. Perch mai quella donna non era libera come altre belle donne?
C'era in lei qualcosa che covava. Eppure gli ricordava Gaia.
Perch? Come poteva essere?
Erano due donne cos differenti! Quella misteriosa rassomiglianza, ch'egli non sapeva definire n attribuire ad alcuna caratteristica dell'aspetto o del contegno di entrambe, lo metteva nell'imbarazzo e gli cagionava un oscuro sentimento di tristezza.
In risposta al breve discorso della signora Paradine, egli le rivolse poche cortesi parole col suo consueto modo di fare spontaneo e cordiale. Sir Simone aveva portato con s una borsa di cuoio; la mise sul tavolino, poi ciascuno prese una sedia e immediatamente l'atmosfera cambi. Non c'era tempo da perdere in chiacchiere inutili; bisognava mettersi al lavoro.
E adesso, disse sir Simone, esaminiamo a fondo questa faccenda.
Allora Keane si ricord subito che egli era l'avvocato difensore di quella donna e che forse si era intromesso tra lei e il carnefice della sua impiccaggione. Diede uno sguardo al collo della signora Paradine, lungo senza essere sottile.
"Che responsabilit, che responsabilit!" pens. "Ma riuscir a sbrigare quest'affare! Nulla mi arrester; nulla potr impedirmelo. Son qua per questo. E poi  lei che mi ha voluto per difensore: ha sentito che io ero l'uomo adatto per lei e io le prover che aveva ragione."
Ma che cosa si nascondeva in lei?
Appoggi le braccia sulla tavola. Senza accorgersene, la divorava con gli occhi.
Nella discussione che segu, e in certi momenti pareva fosse la riunione d'un Consiglio, Keane scopr, o cred di scoprire, varie caratteristiche di quella donna che doveva difendere: si accrse che aveva l'intelligenza lucida e una pronta comprensione delle cose di decisivo valore, e questa era una cosa importante. Trov poi che era dotata di coraggio morale; dote abbastanza rara, sebbene un numero enorme di persone, uomini e donne, sia fornito di coraggio fisico. Si vedeva che era pronta ad affrontare gli eventi e i pericoli che forse le si sarebbero presentati; non desiderava n aveva intenzione di tirarsi indietro da nulla. Ne diede prova mettendo con calma in rilievo alcuni elementi della causa che, nel corso del dibattito sicuramente arduo, avrebbero deposto contro di lei.
Il mio passato sta contro di me, disse con molta calma, con voce piuttosto rauca e grave. Una volta, facevo la serva.
E c' forse del male in questo?... scatt Keane, col suo modo di fare impulsivo e violento.
Credete che gl'Inglesi possano nutrire della simpatia per una donna che da serva qual'era  diventata ricca, ha vissuto nel lusso e tornerebbe a viverci se fosse assolta? domand la signora Paradine.
Se non avessero simpatia per una tal donna, sarebbero dei maledetti snob! rispose Keane con disprezzo.
E forse... non lo sono, molti di essi?
S, certo, lo sono! disse sir Simone col suo pronto buon senso. La signora ha ragione;, aggiunse rivolto a Keane, penseranno subito: "Com'ha fatto a tirarsi fuori dalla sua condizione di domestica? Ci dev'essere stato qualcosa di poco pulito!". Ecco come la penseranno.
E poi ci che ho fatto da principio! continu la signora Paradine sempre con voce un po' volgare e con la sua pronunzia un po' strascicata. Non  stata colpa mia, ma ho cominciato assai male. Tutti diranno: "Quella donna viene dal fango... si deve certamente essere infangata!".
Senza dubbio dovremo combattere contro i pregiudizi borghesi di una giuria inglese! disse sir Simone.
Ma voi potete aver fiducia che io sapr venirne a capo! esclam Keane con sicurezza.
E, mentre parlava, si eresse sulla persona e sporse in avanti il suo petto largo e robusto.
Era veramente una bella figura d'uomo e sapeva che nella sua professione ci costituiva un vantaggio considerevole.
E poi mio marito era un uomo cos importante, cos distinto! Un uomo come ce ne son pochi! E aveva compiuto un sacrifizio tanto grande per la patria! Penseranno: "Se questa donna ha fatto quello di cui l'accusano, non  un'assassina come le altre,  un demonio!". Schiacciare un verme non  grave; ma schiacciare una lucciola, qualcosa che illumina... non  la stessa cosa. Ed egli risplendeva e illuminava!
Certo, le sue stesse parole le richiamarono alla mente la pietosa condizione del morto poich, dopo un istante di silenzio, riprese:
E il fatto che egli era cieco! Il pi valoroso di tutti i valorosi ridotto ad aver bisogno di aiuto e di assistenza! Colei che ha potuto uccidere un uomo in simile condizione, un uomo che era un vero valoroso... che cosa dev'essere? Quella cecit, negli ultimi anni della sua vita, stava contro di lui. Ma adesso sta contro di me.  la mia nemica.
L'ho capito subito, disse Keane. Pure, vi  l'altro lato di questa faccenda della sua cecit che, adoprato opportunamente come far io, parler con immensa efficacia in vostro favore, signora.
S? disse quella, sempre calma, senza manifestare alcun eccitamento.
Non eravate forse voi la sua vista? domand Keane piegandosi in avanti e fissandola con un'intensit di cui non si accorgeva.
S, certo. Dovevo esserlo.
Sir Simone ebbe un colpettino secco di tosse che sembr una specie di commento a ci che aveva udito, piuttosto che una cosa naturale dovuta a un non desiderato inconveniente fisico. Keane volse la testa verso di lui, lo guard fisso e disse:
Questo, al dibattimento, non vogliamo che sia detto!
Non si capiva chiaramente a chi dei due parlasse.
No, non proprio cos, disse sir Simone dopo un altro colpo di tosse.
E perch no? esclam la signora Paradine che sembrava non avesse compreso. Lui era cieco, io ero sua moglie. Non dovevo essere io la sua vista?
Era naturale che voi doveste esserlo, rispose sir Simone. Ma non comprendete la nostra obiezione? La parola dovevo suppone in qualche modo la costrizione... Non eravate forse contenta, voi, di essere la vista di quello sfortunato... eroe?
Pronunzi le ultime parole con una sfumatura ironica come se fosse ansioso di salvarsi dal cadere nel melodrammatico.
Era un eroe! ella disse, e nella sua voce si sent come un accento di durezza.
Ma s, certo! esclam sir Simone con un'occhiata a Keane. Tutto il mondo lo sa, e la Victoria Cross lo attesta. E cos voi eravate orgogliosa e contenta di essere la sua vista. Questa  la questione.
Oh, adesso ho capito!
Quando farete la vostra deposizione, dovete stare molto attenta a non presentar male le cose, disse sir Simone in tono quasi severo. Intendo dire, in modo che le persone che vi ascolteranno, uomini o donne di media intelligenza e di media cultura, non debbano interpretarle a vostro danno. Non c' dubbio che della giuria far parte qualche donna.
Mi ci prover! disse la signora con un leggiero tono d'impazienza.
"Questa donna sembra proprio sincera!" pens Keane.
E nemmeno, continu sir Simone,  bene assumere atteggiamenti eroici. Gl'Inglesi ne diffidano sempre.
Non proprio sempre! comment secco secco Keane.
Sir Simone sorrise.
A ogni modo non tocca alla signora di assumerli, disse. Forse in una grande arringa di difesa possono anche essercene, ma non nella deposizione di un'accusata.
Son d'accordo con voi, disse Keane.
Ma non potrei essere proprio come sono? domand la signora Paradine, corrugando un poco la fronte bianca e alta. Se tenter di recitare una parte, far certo parecchi sbagli. Lo so. Desidero esser naturale.
Ho paura che voi non potrete recitare nessuna parte! disse Keane che per un istante parve un po' divertito. Ci che io e sir Simone riteniamo necessario  che voi non vi attiriate del male con la vostra naturalezza. In un giudizio,  possibile essere anche troppo naturali.
 cos? domand la signora Paradine.
E proprio in quel momento Keane ebbe la sensazione che ella fosse una delle donne pi straordinarie che avesse mai incontrate. Sembrava inconsapevole di se stessa a tal punto da essere del tutto inconscia dell'effetto che produceva su coloro coi quali si trovava.
"Non si ricorda nemmeno che noi siamo qui!" pens.
Pareva, anzi, che non pensasse neppure a se stessa eccetto che nei momenti in cui Keane e sir Simone ve la obbligavano: ma anche in quei casi sembrava lo facesse con una riluttanza testarda. Che fosse ostinata? Certo non sembrava malleabile. Poteva anche darsi, cominci a pensare Keane, che sorgessero delle difficolt tra loro e lei. Ma la si sentiva piena di un fascino curioso, ribelle.
Non desideriamo che voi recitiate nessuna parte, riprese sir Simone. No, certo. Gi si capirebbe subito.
Oh! disse la signora Paradine.
I giudici inglesi non si lasciano ingannare e son loro che guidano i giurati. Se ci fosse la giuria senza giudice! Ah, allora!
E cos dicendo alz le mani, la cui sagoma aveva qualcosa di orientale, in un gesto che non era per nulla inglese.
Ma  il giudice che d l'imbeccata ai giurati... anche pi di quanto credano, di solito, quelli che non sono del mestiere.
I giudici per possono essere convinti e anche conquistati, disse Keane allargando le spalle.
Non tutti i giudici. Per esempio, non Horfield.
Oh!... Horfield! esclam Keane. Ma non avremo lui, in questo processo, spero.
 possibilissimo, invece, che ci capiti lui, perch  uno dei nostri migliori giudici criminali.
Keane corrug la fronte, strinse le labbra e, per un momento, sembr come oppresso da un peso, quasi invecchiato.
Il suo sguardo incontr gli occhi pallidi della signora Paradine.
Ma i giudici inglesi, domand quella, non sono tutti giusti?
I giudici, come tutti gli altri uomini, vanno soggetti a simpatie e antipatie, disse Keane. E lord Horfield...
Un'occhiata di sir Simone gli tronc la parola. Era stato sul punto di dire qualcosa di assai imprudente.
... un giudice non facile per l'avvocato difensore, continu lentamente. In lui c' qualcosa che agghiaccia. Ma, ecco... questa  un'altra faccenda.
E si misero a discutere circa il modo di fare la deposizione.
Quando il colloquio fu terminato, Keane, nel salutare la signora Paradine, le domand:
E voi come trascorrete il tempo? Avete qualcosa da leggere?
Oh, s! rispose con voce un po' strascicata. Sto leggendo un libro intitolato Les grands initis.  interessante. Ha anche una frase, una specie di motto, sotto al titolo.
Come dice? domand Keane.
L'ame est la clef de l'univers.
Non lo so, disse Keane dopo una pausa.
E, mentre pronunziava quelle parole, si domandava se Gaia lo sapesse. Probabilmente s.
Salutarono la signora Paradine ed ella se ne and con la sua guardiana.
...
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CAPITOLO 6.
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...
Quando ebbero lasciato la prigione, sir Simone e Keane si fecero portare a Bewly Place per continuare la discussione. Da principio, mentre la macchina correva, rimasero in silenzio. Keane pareva immerso in profondi pensieri; sir Simone, avvolto nella sua pelliccia, guardava dal finestrino nell'oscurit triste della sera. Come sempre, sembrava pieno di vita; vicino a Keane la sua piccolezza e tutte le sue caratteristiche orientali risaltavano ancor pi. Cos la sua vicinanza dava maggior risalto alla robustezza di Keane, robustezza che non aveva per nulla di massiccio.
Dopo un momento, sir Simone si ritrasse dal finestrino come se fosse stanco di guardare nella malinconica penombra di Londra.
State pensando alle difficolt che presenta questo "caso"? domand con la sua voce sottile.
Keane alz la testa.
S, certo.
Ce n' qualcuna che vi preoccupa pi delle altre?
Gi.
Forse posso dirvi io qual'.
Dite, dite!
Quel maledetto contrasto tra il magnifico carattere pubblico del morto, la sua notoria temerariet, il suo spirito di sacrificio, il suo patriottismo portati a un punto elevatissimo e il suo carattere d'individuo privato.
 proprio ci che stavo rimuginando.
Quella donna si rende conto con amarezza del pericolo che questo fatto rappresenta per lei, non vi pare?
Forse lo lasciava vedere? domand Keane in un tono in cui si sentiva un'ombra di sfida.
L'intelligenza di quella donna, che  davvero non comune, ha accettato la cosa come un fatto, come una realt provata. E ora affronta la realt.
S, non  vile,
Se avesse commesso un delitto, si pu esser sicuri che avrebbe il coraggio di espiarlo.
E se non lo avesse commesso, avrebbe tutta l'energia combattiva dell'innocenza.
Certo, certo!
Sir Simone rimase silenzioso per un momento. Nella sua pronta squisita sensibilit aveva avuto la netta impressione che ci fosse in Keane una specie di risentimento contro di lui.
Sfortunatamente, disse poi, visto che Keane non parlava, avremo, con tutta probabilit, un certo numero di testimoni che deporranno sul cattivo carattere del colonnello Paradine.
Di regola, le testimonianze dei servitori sono facilmente screditabili, disse Keane con un leggiero tono di disprezzo.
Eppure, in certi casi, anche i servitori possono esser pericolosi. E poi ci sono tutti gli altri. I Paradine abitavano in campagna e la campagna  una "casa di vetro" ancor pi della citt.
Ma tutti erano orgogliosi di lui, com' naturale! Un decorato della Victoria Cross diffonde la gloria sul suo vicinato!
Certo: tuttavia alcuni dei vicini conoscevano benissimo la differenza che c'era tra il colonnello Paradine soldato e il colonnello Paradine gentiluomo privato. La signora Paradine si dimostra molto generosa a suo riguardo.
Molto; davvero.
Ed ecco la questione: perch?  generosa perch comprende il pericolo che ci sarebbe per lei se i lati meno buoni del carattere del colonnello fossero posti in piena luce, oppure  generosa perch, nonostante quei lati, amava e ammirava suo marito e non vuole che la sua memoria, cos luminosa, rimanga offuscata?
La risposta a questa domanda direi che dipende dal concetto che voi vi siete formato di quella signora.
Sir Simone si rese conto di nuovo che nelle parole di Keane serpeggiava un sentimento d'ostilit.
Credete voi che la signora Paradine sia una donna facile a comprendersi?
No. Non vorrei dir questo, rispose Keane.
E nemmeno io. Ah, eccoci arrivati! Venite su ed esaminiamo ancora questa faccenda.
Quando Keane lasci Bewly Place erano trascorse due ore. Durante quel tempo era rimasto chiuso a discutere con sir Simone, ma una certa questione non era mai stata posta: la signora Paradine era innocente o colpevole? Naturalmente, avevano sfiorato la questione discutendo anche quali potevano essere in proposito le idee del pubblico, ma ci che non avevano fatto era di parlarne francamente tra loro due. Sir Simone non aveva detto a Keane:
"Qual' la vostra impressione? Questa donna  colpevole o no?"
E Keane non aveva detto a sir Simone:
"Adesso ditemi francamente che ne pensate...  un'assassina o no?"
Avevano evitato questa domanda pur cos ovvia: e perch? Sir Simone sapeva perch, ma non era ben sicuro se Keane lo sapesse, o no. Le loro intelligenze, sebbene tutt'e due superiori, non avevano affinit tra di loro: sir Simone era del tutto e in ogni circostanza un realista: sentiva con calore, come ben sapevano sua moglie e la sua famiglia, ma raccoglieva i fatti e li vedeva proprio come erano. Non li apprezzava mai erroneamente. Keane, invece, aveva una forte tendenza romantica e ci dava spesso un colore alle sue vedute: se il suo modo di vedere le cose fosse stato pi simile a quello di sir Simone, indubbiamente la questione fondamentale delle loro rispettive opinioni circa la signora Paradine sarebbe stata affrontata e risolta. Quel giorno ci non fu fatto. E quando sir Simone si trov solo nella sua stanza, mentre sonava il campanello elettrico per chiamare il suo giovane socio Aroldo Wigston, un uomo di merito e di grande capacit che s'era formato egli stesso, mormor:
"Che ragazzo! Che ragazzo! Un israelita, per, anche se fosse stato davvero un ragazzo, non avrebbe preso la cosa in quel modo. Ma difender splendidamente la signora Paradine... perch..."
Lo distrasse la risposta di Wigston alla sua chiamata.
Quel giorno, al Cleveland Club, Keane non fu del suo solito umore: non aveva voglia di far conversazione neppure con persone di gran merito. Per di pi, non desiderava incontrare Horfield. Desiderava, invece, di ritrovarsi con Gaia al pi presto possibile perch voleva identificare e verificare la strana rassomiglianza che aveva notato tra lei e la signora Paradine.
Nell'andare a casa, si ferm in una ben nota libreria francese vicino a Charing Cross. Quando si trov con Gaia proprio al momento di andare a pranzo, perch Gaia, quando egli giunse a Portland Piace era fuori di casa, le domand:
Conoscete questa frase: "L'ame est la clef de l'univers"?
Perch, Marco? rispose quella molto maravigliata. Avete forse letto Les grands initis?
No; io, per disgrazia, non ho molto tempo da dedicare a questo genere di lettura. Ci dipende dal fatto che ho troppo successo e il successo si porta dietro una quantit di lavoro affannoso.
E allora dove avete visto quella frase?
Sulla copertina di un libro di Schur. Lo vidi in una vetrina, tempo fa, non so dove... e fui colpito da quella frase.  molto profonda.
S, terribilmente profonda.
Perch dite terribilmente, cara?
Perch credo che sia cos difficile arrivare all'anima, proprio all'anima nuda, senza veli. Essa si cela e sa come celarsi.
Keane le pose le mani sulle spalle e la guard fissa in viso.
Perch? ella gli domand.
Ma Keane non glielo disse. Non voleva parlare con lei della signora Paradine cos presto.
Quella sera pranzarono a casa e furono soli, senza ospiti: sebbene la sera uscissero spesso, avendo molte conoscenze ed essendo appassionati per le prime rappresentazioni, pure di tanto in tanto amavano trascorrere una serata tranquilla, e dopo un eccellente pranzetto, starsene vicino al fuoco nel loro salotto del pianterreno, presso alla vasta sala da pranzo.
Tutt'e due se ne rimanevano l a chiacchierare mentre Keane fumava il suo sigaro, oppure si mettevano a leggere tutt'e due. Quel salotto dava sul lato posteriore della casa ed era assai tranquillo, sebbene qualche volta vi arrivassero, deboli e attenuati, i rumori della grande City. In quelle sere di tranquillit, Keane gustava la sua domestica felicit, godeva della sua prosperit, del tutto consapevole di essere un uomo fortunato: aveva avuto fortuna nella sua vita privata e nella sua professione di uomo di legge. Ed era ancora nel fiore della vita e godeva di una salute ottima. Spesso, guardando la snella figurina di Gaia, quella sua incantevole moglie che si trovava a suo agio in qualunque luogo e in qualunque atteggiamento, col collo lungo e delicato, la testa deliziosa incorniciata di lucenti capelli bruni, gli occhi giallo-scuri pieni di fiducia e di serenit, Keane pensava:
"E poi ho trovato una donna che  unica ed ella  mia!"
E sentiva quella pace particolare che godono soltanto coloro che poggiano coi piedi su roccia solida che non cede. Inoltre, quel curioso contrasto tra la sua vita professionale e la sua vita privata lo faceva riflettere. Il suo lavoro si svolgeva tanto spesso in mezzo a gente che aveva commesso dei delitti! Tanto spesso aveva a che fare con la colpa! Tanto spesso il denaro gli veniva dagli orrori della vita!
Anche quella sera, quando Gaia se ne fosse andata nella sua camera, egli avrebbe dovuto mettersi a studiare le complicate vicende di un "caso" in cui era coinvolta quella donna che veniva dal Nord... E intanto quella donna forse si sarebbe addormentata nella prigione di Holloway o, forse, sarebbe rimasta sveglia a pensare se aveva perduto per sempre la libert.
Quella donna aveva una certa somiglianza con Gaia.
Gaia era immersa nella lettura di un libro dall'altro lato del caminetto mentre il suo cagnolino di nome Sausage, Salsiccia, un purissimo dachshund, la razza di cani piccoli di statura, a pelo lungo e folto, e orecchie lunghissime pendenti dagli occhi gialli, era sdraiato vicino a lei, con la testa appoggiata sulla zampa sinistra, sembrava un giocattolo, un elefante in miniatura. Keane pos il libro che stava leggendo, l'Histoire de l'art moderne di Elia Faure, si accomod meglio nella sua profonda poltrona e, col sigaro in mano, consider attentamente sua moglie cercando di stabilire in che cosa consistesse quella somiglianza.
Gaia, sebbene il suo aspetto fosse pieno di luminosa bellezza e di una grazia fluida e ariosa, era pi scura di quella donna che veniva dalla Scandinavia: aveva i capelli bruni, gli occhi giallo-scuri e le sopracciglia strette e lunghe, non arcuate n falcate come quelle della signora Paradine. Il suo viso era piccolo e ovale e la pelle bianchissima quasi trasparente; sembrava davvero una ninfa sperduta nella modernissima Londra. I suoi lineamenti erano pi delicati, pi eterei di quelli della signora Paradine: quel profilo col naso rivolto all'ins e le narici straordinariamente mobili e sensitive lo faceva sempre pensare a Eco, l'amante di Narciso, a Eco quando non era pi una ninfa chiacchierona ma gi era stata punita da Giunone. Questa Eco, per, amava lui e non pensava a Narciso; e lui solo poteva stringerla tra le sue braccia. La signora Paradine, ora Kaene lo vedeva benissimo, aveva nel suo aspetto qualcosa di definito che in Gaia mancava assolutamente. Per di pi; ora che era vicino a sua moglie, comprendeva che nella signora Paradine c'era un non so che di assai tenue e indefinibile da cui, per, in qualche momento, un acuto osservatore avrebbe potuto rilevare che quella donna non era di sangue puro quanto quello di Gaia. Tutt'e due erano alte, slanciate e sottili, naturalissime nei loro movimenti; tutt'e due avevan mani lunghe e strette.
Ma anche ora egli non riusciva ad afferrare in che consistesse la loro rassomiglianza della quale, pure, continuava a essere sicuro. C'era, perfino, egli credeva, una specie di fascino comune alle due donne, sebbene non fosse della stessa intensit.
Improvvisamente sent che quella rassomiglianza gli dispiaceva: gli parve di volerla negare ma di non riuscirvi.
Gaia pos il libro e sospir; Sausage, sospir anche lui.
Che cos'avete, caro Marco?
Che cosa ho? disse egli sorpreso.
S, stasera non mi sembrate proprio contento.
Credevo di esserlo.
S, fino a quando ho parlato io, ma adesso lo sapete che non lo siete pi.
Dopo un momento di esitazione, Keane disse:
Ho la testa piena di un "caso" importantissimo. Ecco la ragione: nel pomeriggio sono stato alla prigione di Holloway per saper bene come stanno le cose. Domani dovr studiare a fondo la faccenda.
Si tratta del processo della signora Paradine?
S.
Povera donna! Com'?
Credo che vi assomigli un poco, disse quasi senza volerlo.
Davvero? esclam Gaia.
E Keane not nella sua voce quasi una debole espressione di riluttanza come se la sua mente volesse respingere quell'affermazione non ammettendone la verit.
Forse  una mia idea... posso sbagliarmi. Siete due tipi cos differenti!
Siamo differenti?
La conversazione mor. Sausage si mise sul dorso con le quattro zampe in aria, sbadigliando furiosamente. Ci significava che era pronto per la sua passeggiata.
Adesso porto fuori Sausage, disse Keane.
S, andate pure. Quando tornerete mi troverete qui.
Vieni, Sausage!
Sausage balz subito in piedi, e coi suoi brevi latrati fece capire, com'era suo costume, che era pronto a seguire il padrone, e infatti usc con lui dalla stanza, allegro, a coda ritta.
Era una di quelle notti caratteristiche di Londra in novembre, nebbiosa e umida. Mentre Sausage era occupatissimo ad annusare l'inferriata d'un giardino e alcuni tratti di strada, Keane s'incammin per qualche passo in direzione di Regent's Park: si sentiva un po' depresso e si rimprover di aver parlato a Gaia del "caso" Paradine cos presto: il suo istinto di non metterla a parte del suo lavoro lo aveva fatto agire rettamente. Professionalmente egli bastava ed era sempre bastato a se stesso: per quanto amasse Gaia, non aveva bisogno di essere aiutato da lei nel suo lavoro. Non era uno di quei mariti che dicono con orgoglio: "Senza mia moglie non sarei mai arrivato dove sono". Se anche non avesse mai veduto Gaia, sarebbe stato lo stesso Marco Keane, avvocato famoso, pieno di impeto, appassionato per il suo lavoro nel quale aveva ottenuto tanto enorme successo. E quando si era lasciato sfuggire quella osservazione sulla rassomiglianza di Gaia con la signora Paradine, era stato meno accorto del solito. A Gaia la cosa non era piaciuta. Forse sentiva che quell'osservazione costituiva come una specie di connessione tra lei e una vita sensazionale, una vita con la quale non aveva nulla a che fare. Oppure... A ogni modo l'osservazione non le era andata a genio ed aveva creato una momentanea freddezza tra di loro. Una freddezza passeggiera che non voleva dir nulla... per...
Ud dietro di s un leggiero trotterellare. Era Sausage che gli stava alle calcagna, disposto ormai ad andarsene a cuccia. Keane torn a casa e and subito nel salotto dove aveva lasciato sua moglie, vicino al fuoco. Era vuoto.
Dunque Gaia aveva cambiato idea ed era salita al piano di sopra per coricarsi.
Ora doveva mettersi a studiare il processo Paradine: provava una certa avversione a quel compito, una specie di ripugnanza, ma pure quel lavoro doveva esser fatto. Purch non finisse col prendere il posto di qualcosa che era pi grande del lavoro stesso... Poteva essere o diventare un elemento separatore, una barriera elevantesi tra lui e qualcosa pi caro di qualsiasi ambizione?
Prima d'allora, non aveva mai considerato il suo lavoro sotto tale aspetto; fino a quel momento se ne era sempre gloriato. Che cosa aveva dunque quella sera?
Sausage corse allegramente fuori della stanza e sal le scale fino al primo pianerottolo dove stava il suo paniere. Keane chiam il maggiordomo perch spengesse le luci e chiudesse il portone; poi segu Sausage. Trov la bestiuola gi accucciata con un occhio ancora aperto come per dare la buona notte. Accarezz la testina bruna e si diresse verso lo spogliatoio.
Gaia? chiam.
Eh! rispose una voce dalla stanza vicina.
Allora non m'avete aspettato?
No, sono un po' stanca, stasera.
And alla porta che separava le due camere: aveva ancora la sensazione di una tenue barriera tra loro due.
Gaia, avvolta in uno scialle di seta bianca, se ne stava in una poltrona vicino al caminetto dove ardeva un bel focherello; davanti al caminetto c'era un magnifico tappeto persiano. Egli pens a colei che era chiusa nella prigione di Holloway e sent vergogna del lusso della sua casa.
E io stavo pensando che stasera non ho ancora voglia di lavorare.
Dovete lavorare?
Per un istante, si sent pronto a rinunziare al lavoro, a non andare nel suo studio situato allo stesso piano vicino alle loro camere, a rimanere con sua moglie, dimenticando il "caso" Paradine.
Ecco... disse esitando.
Poi continu:
Veramente dovrei...
Gaia non disse nulla.
Sapete, ho tanta roba per le mani...
S?
E questo  un processo importantissimo, d'importanza straordinaria per la mia carriera.
Stava per dire qualcosa di diverso e aveva sostituito in fretta le ultime tre parole come avrebbe potuto fare uno che si sentisse sul punto di commettere un errore.
Ma voi la carriera l'avete gi fatta, non vi pare?
Fatta? La carriera  sempre in pericolo. Bisogna lavorare per tenersi sempre a galla.  uno sforzo continuo, Gaia.
In quel momento prov cocente il desiderio di quella comunanza di pensiero e di sentimento che di solito sua moglie manifestava con tanta appassionata. prontezza.
Dev'esserlo, ma voi non esagerate, Marco? Perch accettate tanti processi? Non siamo mica poveri... Ed anche se le nostre entrate diminuissero, potremmo con facilit vivere pi economicamente.
Oh, non potrei mai liberarmi dagl'impegni che ho! esclam Keane.
Il solo pensiero di una cosa simile gli faceva impressione; era un colpo alla sua ambizione.
D'altra parte... non vorrei sembrar vanitoso. Ma ci son dei casi che posso difendere soltanto io. Credo di possedere delle capacit, delle doti speciali che nessun avvocato inglese possiede nella mia stessa misura. Dovrei non servirmene pi, e non  invece mio dovere servirmene quando il destino di un essere umano pu dipendere appunto dall'opera mia? Gaia, la responsabilit che pesa sopra un avvocato difensore in un grande processo  enorme. Io non devo esser debole, non devo cedere. Devo fare del mio meglio senza lasciar nulla al caso. Se cos facessi, sarei un essere veramente indegno, e se... se le cose andassero male per colpa di una qualsiasi mia debolezza, non potrei perdonarmelo mai.
Mentre parlava, la riluttanza che aveva sentito quella sera a mettersi al lavoro era scomparsa; ora si sentiva pieno di ardore.
Voi comprenderete questo, non  vero, cara? aggiunse improvvisamente colpito dall'assoluta immobilit della moglie la quale non aveva neppure alzato gli occhi.
Non so nemmeno io se lo capisco... bene!
Certo...
Nella trama di ciascuno di noi ci son tanti fili...  difficile distrigarli: ma si tenta sempre di farlo. Non andate a letto troppo tardi stanotte.
No. Ve lo prometto.
Quando, per, egli and a letto erano gi le due sonate. E Gaia sembrava dormisse.
...
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...
CAPITOLO 7.
...
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...
Il colonnello Paradine! Che uomo era mai stato nel suo intimo? Questo era il problema che Keane aveva tentato di risolvere nel periodo di tempo intercorso dal momento in cui aveva lasciato sua moglie fino a quando s'era coricato, dimenticandosi del tutto di lei. (Gi quando egli si concentrava su qualche "caso", dimenticava ogni altra cosa.)
Il colonnello Paradine era stato un perfetto cavaliere del tempo nostro, un magnifico ufficiale delle Guardie, un vero uomo, una figura eroica che doveva attirarsi l'ammirazione di tutte le donne appassionate per le grandi avventure, di tutti gli uomini entusiasti per il coraggio. Era stato un appassionato patriotta; ma doveva essere stato tante altre cose ancora.
La donna accusata del suo assassinio era stata la sua seconda moglie. La prima aveva avuto con lui una vita difficile. Le donne, a quanto pareva, avevano sempre cercato il colonnello Paradine fin dalla sua prima giovent: avevano fatto di tutto per guastarlo e certo vi erano riuscite. Sotto un'apparente modestia che ogni inglese d'una certa condizione sociale considera obbligatoria, il colonnello Paradine nascondeva forse una vanit sconfinata. Magnifico soldato, forse non era mai stato superbo dei suoi successi come tale ma, invece, era assai vanitoso per la sua fortuna con le donne. Come soldato era stato un uomo di prim'ordine. Su ci non poteva esserci alcun dubbio: ma, tranne che come soldato, valoroso, intrepido, pronto a sacrificarsi, il colonnello Paradine era stato uomo non molto ammirevole. Cortese coi suoi soldati, pieno di cure per loro, era stato crudele con le donne, egoista, indifferente della loro felicit e della loro pace. Di ci si avevano prove numerose.
Sfortunatamente.
Sfortunatamente per la difesa.
E gi Keane s'era messo a studiare la linea da seguire nella difesa, con passione, con tutta la sua intelligenza, con tutta la sua anima.
Assassinio senza motivo: un'accusa di questo genere pu esser respinta senza difficolt. Ma quando c' un motivo potente per l'assassinio, la difesa si trova in una condizione spesso non facile. Nello studiare la causa, Keane desiderava con tutto il cuore che il colonnello Paradine fosse stato un altro tipo: qual donna allora sarebbe stata capace di assassinare un uomo, cieco, che oltre all'essere un magnifico eroe si fosse anche comportato magnificamente con lei? Salvo che, naturalmente, non avesse un amante dal quale la presenza del marito la costringesse a star lontana.
Ma fino a quel momento Keane non aveva trovato alcuna prova che la signora Paradine, da quando s'era sposata, avesse avuto un amante. Se anche l'aveva avuto, non ne rimaneva traccia. Certo era possibile che tale segreto fosse da lei custodito in modo maraviglioso. La grande esperienza che aveva Keane in materia di donne implicate in "casi" importanti gl'insegnava che, di solito, una donna, quando vuol tener segreta una cosa, riesce a ingannare assai meglio di un uomo. Quindi una simile possibilit non poteva essere addirittura esclusa nel "caso Paradine".
Questa era un'ottima cosa per la difesa; un elemento di grande importanza in favore della signora Paradine.
Ma, in opposizione ad esso, stava il modo col quale il colonnello Paradine aveva trattato la moglie. Durante il colloquio che aveva avuto luogo alla prigione di Holloway, la signora non aveva detto nemmeno una parola contro di lui. Dunque la sua linea di condotta era quella di difenderne la memoria se fosse attaccata: e sarebbe stata attaccata di certo. Due potevano essere le ragioni che la spingevano a difendere la memoria del marito: o perch lo aveva amato davvero e quindi, da donna che ama, tentasse istintivamente di farsi scudo contro coloro che lo attaccavano; oppure perch capiva quanto fosse importante per lei di non mettere in rilievo i lati brutti del carattere del marito che da parte sua potevano costituire un motivo per odiarlo.
Keane, fondandosi sulla conoscenza che aveva ora della signora Paradine, vagli le due alternative. Ma sir Simone, uomo acuto e perspicace, con una grande esperienza di donne alle prese con questioni di carattere legale, aveva detto che la signora Paradine era molto difficile a comprendersi, e anche Keane, mentre solo nel suo studio ripensava a quelle parole, dov riconoscere che era della stessa opinione. La signora Paradine aveva amato il marito s o no? In lei predominava il cuore o la mente?
Aveva fatto su Keane l'impressione di una donna molto accorta: pure, c'era in lei qualcosa che aveva fatto pensare a una curiosa ingenuit. Keane non aveva dimenticato la sua apparente incomprensione della causa per cui lui e sir Simone avevano fatto obiezione alla sua frase "dovevo esserlo" che significava "ero obbligata ad essere la sua vista". La sua risposta "oh, adesso ho capito!" dopo la spiegazione di sir Simone, era stata pronunziata con tale semplicit che era quasi impossibile ritenerla non spontanea. Ma certo poteva anche essere un artifizio per dar la polvere negli occhi.
Keane tuttavia inclinava a crederla spontanea. In questo caso per la cosa deponeva contro il presunto acume della signora Paradine: poich certo una donna pronta avrebbe afferrato subito la ragione per la quale essi avevano fatto obiezione alla frase "dovevo esserlo".
Era possibile che una donna alla "Strindberg" non avesse compreso l'importanza di quel punto?
Poi, per un momento il pensiero di Keane si ferm su Horfield. Desiderava che Horfield non fosse prescelto a giudice nel "caso" della signora Paradine; avrebbe preferito che un altro giudice qualsiasi dirigesse il dibattimento quando si fosse svolto il processo a Old Bailey, il Palazzo di Giustizia di Londra. Ma pure Horfield era uno dei migliori giudici dell'Inghilterra, in materia criminale, se non il migliore.
Horfield non era simpatico: motivo questo abbastanza debole perch Keane non desiderasse averlo come giudice in un processo nel quale era incaricato della difesa. I colleghi di Keane avrebbero riso d'una simile ragione se l'avessero conosciuta. Il fatto  che in lui, nonostante la sua presenza imponente, la sua statura gigantesca e il contegno fiero e sicuro, c'era una gran dose di sensibilit: poi non aveva dimenticato quanto gli aveva detto Gaia sulla poca simpatia che il giudice nutriva per lui. Gaia aveva ragione: se Horfield avesse potuto, in pubblico, fare un brutto scherzo a sir Marco Keane K. C., se avesse potuto mettergli dei bastoni tra le gambe, lo avrebbe fatto e ne avrebbe provato la pi grande soddisfazione. C'era in lui tanta tendenza alla malignit.
"Lei, poi," si disse Keane tornando di nuovo col pensiero alla signora Paradine "potrebbe averne delle dolorose conseguenze per colpa mia. E questo non dev'essere."
In quel momento prese una decisa risoluzione: se Horfield, per sfortuna, fosse chiamato a giudicare la signora Paradine, avrebbe cercato in tutti i modi che le sue relazioni col giudice fino al processo, poich certamente dal Tribunale di Polizia la causa sarebbe passata alla Corte Criminale, fossero quanto pi possibile amichevoli. Incontrava spesso Horfield in societ e al Cleveland Club; avrebbe approfittato di quelle occasioni favorevoli. Sapeva bene di avere una gran tendenza a lasciar capire quali sentimenti nutrisse per le persone con le quali aveva a che fare. Certo, con Horfield, aveva gi commesso uno o due sbagli: intanto quella sua stupida allusione alla sentenza modificata in appello era stato uno dei peggiori. Per l'avvenire, sarebbe stato pi attento. Sapeva di riscaldarsi facilmente; ci avrebbe badato. Esser troppo impulsivi  sempre un grande sbaglio; essere impulsivi quando non conviene esserlo  addirittura un errore capitale! Verrebbe poi il momento, un gran momento, in cui potrebbe dir tutto; quando pronunzierebbe la sua arringa per la signora Paradine. Ma fino ad allora... attenzione! Doveva dominarsi, doveva tenere a freno la sua intelligenza, piuttosto che cedere alla propria impulsivit.
E Horfield doveva essere coltivato nell'ipotesi, maledetta! che fosse destinato a giudicare il "caso" Paradine.
Vogliamo dare un piccolo pranzo ai Horfield, Gaia? disse Keane a sua moglie.  un secolo che non metton piede qui da noi. Non dobbiamo loro un pranzo?
No. Ma se vogliamo invitarli a pranzo, preferisco farlo senza dover loro nulla.
Non ho mai conosciuto una donna che avesse meno reticenze di voi, disse Keane che sentiva un po' di vergogna di se stesso, perch era sicuro che sua moglie aveva subito compreso che egli era mosso da ben altra ragione che non quella derivante dai doveri dell'ospitalit. Il fatto , aggiunse rendendosi forse conto che, dato l'acume di sua moglie, valeva meglio esser sinceri con lei, che io desidero essere in buoni rapporti con Horfield, in rapporti veramente, e non soltanto in apparenza, amichevoli.  un giudice di prim'ordine e non un uomo cattivo; io sono un avvocato di prim'ordine, non  vero?, e nemmeno io sono cattivo. Perch quindi dovrebbero esserci dei dissapori tra di noi? Ne vedete una ragione?
Se una ragione c', non so se un pranzo potrebbe eliminarla! rispose Gaia. Ad ogni modo possiamo provare. Chi altri devo invitare se i Horfield accettano
Vediamo prima se essi verranno.
Fissarono il giorno e mandarono l'invito ai Horfield i quali accettarono. Keane se ne mostr soddisfatto. Pensarono d'invitare i Flaquer (padre, madre e una delle figlie, Giuditta, che era una ragazza vivacissima, molto intelligente, di ottima compagnia) e tre altre persone, non di legge, per essere in dieci commensali.
Invitarono Martino Latrobe e, poich il pranzo era stato fissato per una domenica, giorno di chiusura dei teatri, invitarono con lui la famosa attrice signora Blason e il non meno celebre pianista Arturo Lieberstein. Questi due ben noti artisti avevano gran successo in societ non solo per le loro doti speciali, ma anche per la loro conversazione.
Non  necessario essere incapaci di dir due parole in societ perch si possiede un talento da tirar fuori quando occorre! diceva, infatti, la signora Blason.
Alcune delle sue frasi erano piuttosto taglienti, ma nessuno poteva dire di lei che fosse una sciocca. Per di pi, era una bella donna, di una bellezza che non aveva nulla d'inglese; diceva di s che doveva essere stata trovata chi sa mai dove, anzich esser nata, come asserivano i suoi genitori i quali appartenevano al medio ceto londinese, a Putney Vale, quartiere non fra i migliori di Londra.
Lord Horfield l'ammirava e apprezzava assai la sua divertente conversazione.
Il problema che questo pranzo comportava era quello che si presentava ogni volta che a un pranzo doveva intervenire lady Horfield: arrivare sino in fondo senza che capitasse un disastro.
Era difficile avere a che fare con lady Horfield perch pareva fosse quasi sempre in uno stato di curiosa confusione mentale; se affermava qualcosa, si affrettava a dire subito il contrario come se temesse che le sue parole potessero essere sempre discusse o combattute. Non era sicura di nulla; la signora Blason diceva che non era sicura neppure della sua esistenza. Probabilmente era assai timida; certe volte, per, le pareva quasi necessario di assumere un contegno un po' altiero. Non si poteva dire che non sapesse tener la conversazione: anzi, quando era nervosa (ed era sempre nervosa quando suo marito era presente) parlava molto senza soffermarsi su nulla di speciale, forse nella speranza di poter dire qualcosa di spiritoso. E aveva la disgraziatissima facolt di diffondere intorno un'atmosfera di disagio.
Credo che mi riuscir di farla star tranquilla, disse Keane a Gaia quando gli ospiti stavano per arrivare. Metter Latrobe alla sua destra e tra noi due salveremo la faccenda, salvo che lord Horfield non sia d'umore perfido o la signora Blason non sia invasata dal demonio!
Spesso mi domando che cosa pensi veramente lord Horfield di sua moglie, disse Gaia col suo dolce tono riflessivo.
Pare che goda delle sue assurdit.
Pu darsi che finga. Credo, anzi, che sia cos.
Certo, voi non pensate che sia innamorato di lei?
Non lo so. Ma credo che sua moglie...
Gaia tronc la frase, e senza accorgersene, rimase zitta a riflettere.
Ecco: credo che in momenti tremendi possa essere una donna tremenda.
Tremenda?... Lady Horfield?
S, e lui lo sa. Forse ha avuto modo di notarlo durante la sua vita coniugale. Lady Horfield pu forse essere una donna assurda, ma credo ci sia in lei qualcosa di speciale.  una delle poche persone, qui a Londra, che vorrei conoscer meglio.
Se continuate cos, tra un momento me la farete trovare interessante!
Credetemi, Marco, lo  davvero... ma non nei suoi discorsi. Quelli son come polvere al vento. Ma sotto c' del fuoco: ne sono sicura.
Sir Simone e lady Flaquer... La signorina Flaquer... Lord e lady Horfleld, annunzi il domestico.
Lady Horfield quella sera era vestita di rosso chiaro. Non aveva gusto, ma portava dei vestiti che dimostravano una precisione inesorabile di vedute sul proprio abbigliamento: qualunque cosa avesse addosso, si riconosceva subito trattarsi dell'opera di un buon sarto che essa era riuscita a sconfiggere e che aveva lasciato morto sul campo di battaglia.
Il pranzo and benissimo. Gaia era tra lord Horfield e sir Simone: la signora Blason tra sir Simone e Latrobe. Giuditta Flaquer sedeva tra lord Horfield e Lieberstein.
Horfield apprezzava molto la signorina Flaquer, ma non tanto quanto Gaia. Questa gli pareva una creatura deliziosamente eterea che lo attirava per la sua squisita femminilit. Nella signorina Flaquer (egli la chiamava Giudi) trovava sprazzi d'umorismo rari nelle fanciulle inglesi.
Quella ragazza non  inglese, diceva,  una magnifica cosmopolita che si troverebbe a casa sua dovunque tranne, forse, nel Ghetto! Israele l'ha fatta quella che : eppure dentro di s lei si ride d'Israele! Come legale, avrebbe avuto un successo di prim'ordine: nemmeno suo padre ce l'avrebbe potuta con lei!  un uccello di Paradiso che ha saputo farsi amici i passerotti di Londra.
Ma sotto l'aspetto muliebre non gli diceva nulla, perch in Giudi non c'era nulla di compiacente. Poteva esser gentile, molto gentile: ed era molto amata dagli artisti veri. Quelli di second'ordine, invece, avevan paura di lei perch non teneva nessun conto delle loro boriose pretese. Non aveva piet per i pretenziosi, salvo che dietro alla pretensione non ci fosse un vero ingegno. In tal caso, potevano essere arroganti quanto volevano.
"Gli Dei" soleva dire "non sono obbligati a mangiar cibi grossolani e a far penitenza; hanno perfettamente ragione di esigere grandi tazze di nttare!"
La signora Blason era un'ottima attrice, piena di verit, di spirito d'osservazione e di un fascino che aveva le sue radici nella sua profonda umanit. Fuori della scena era, di solito, piena di brio e di voglia di scherzare. Il suo senso del ridicolo era cos forte che pareva non potesse dominarlo: una volta, durante una prova, un tale le aveva detto che aveva sette diavoli in corpo.
Otto ce n'ho, aveva risposto. Voi siete uno di quelli: ma per il momento siete fuori!
Quando una riunione era composta di poche persone, Keane desiderava che la conversazione fosse generale; ma quando di essa faceva parte lady Horfield, ci doveva evitarsi perch il suo nervosismo e il suo impaccio eran tanto pi forti quanto maggiore era il numero di coloro che stavano ad ascoltare. Se ella sapeva che parecchie persone erano l a udirla, e se tra esse c'era suo marito, si confondeva subito in discorsi senza capo n coda che facevano veramente piet. L'unico modo per salvare la cosa era quello di tenerla impegnata in un colloquio a due. Perci Keane si assunse questo compito trascurando un poco lady Flaquer la quale, del resto, comprese perfettamente la ragione di quel suo modo di fare, perch aveva spesso avuto per ospiti i Horfield a casa sua e sapeva quanto fosse necessario destreggiarsi abilmente con quella povera signora. Cos avvenne che Keane e lady Horfield trascorsero gran parte del pranzo come isolati in una conversazione a due, piuttosto difficile, intorno alla quale si svolgeva la conversazione generale. Lady Horfield, nonostante la confusione che regnava nella sua testa, sentiva vivamente i doveri sociali e perci si era messa d'impegno a cercar di attirare l'attenzione del padron di casa. Ammirava molto Keane e lo riteneva uomo di legge abilissimo; spinta da questo suo sentimento, desiderava produrre su lui una favorevole impressione. Keane da parte sua aveva ancora in mente l'osservazione di Gaia su lady Horfield che lo aveva non poco sorpreso.
Lady Horfield... tremenda? Era mai possibile che quella povera donna fosse tremenda nel senso che Gaia attribuiva a quella parola? Tremenda, spaventosa, era di certo, ma fisicamente: era enorme, torreggiante e rossa; superava con le spalle in altezza tutte le altre donne. Ma non c'era piuttosto qualcosa di pietosamente piccolo e lamentevole in quell'anima racchiusa in un involucro di cos enormi dimensioni? Eppure di solito Gaia non si sbagliava nel giudicar la gente. Pensare che quella donna si era sposata da un pezzo con Horfield!
Doveva esserci sotto qualcosa.
Cerc inutilmente di trovare che cosa potesse esserci. Il modo di fare impacciato, la confusione mentale di lady Horfield lo disorientavano; aveva, per, la sensazione non ben definita che essa non fosse antipatica. Gli dava l'impressione di qualcosa che lottasse per rompere le maglie di una rete resistente a tutti gli sforzi. Certo voleva liberarsi: ma da che cosa? Keane non era in grado di dirlo. Di tanto in tanto, gli occhietti scuri di lady Horfield, circondati da borse di pelle rossa, fissavano ansiosamente il lato opposto della tavola dove il suo esile marito stava conversando allegramente. La voce argentina di lui che giungeva fin l si distingueva da tutte le altre per il suo timbro speciale. Col progredire del pranzo, la signora, sebbene non bevesse vino, si faceva sempre pi rossa e congestionata in viso, sotto alla parrucca nera; un'espressione di eccitamento nervoso, cos pareva a Keane, si faceva sempre pi evidente in lei e rimaneva impressa nei suoi lineamenti.
Certo capiva lo sforzo che faceva Keane per mantenere viva la conversazione con lei e forse ne comprendeva anche la poco lusinghiera ragione; ma non cerc affatto di farlo cessare. Al contrario, lo secondava, si piegava verso di lui in segno di assenso, pronunziava le sue osservazioni contradittorie a voce bassa e quasi confidenziale, come se tra loro due stessero discutendo su qualcosa che dovesse rimaner segreta.
Mio marito ha una grande opinione di voi, signor Marco. Almeno... ecco, credo, sebbene con lui sia difficile esser sicuri, non  vero?  cos pieno di capricci. Non che... non intendo dire che sia capriccioso. Non vorrei dir questo. Ma... egli giuoca con le idee e certe volte sarebbe difficile dire... pure nessuno sa esser pi chiaro e pi preciso di lui. Dicono che oggi sia il giudice pi deciso della nostra magistratura. Ci che io intendo dire  che nella vita ordinaria si diverte a vedere come la gente prende le cose. Non voglio dire che sia un furbacchione: mi dispiacerebbe se lo pensaste. Perch veramente odia... gli piace prendersi giuoco delle persone... non di voi, naturalmente. No, no, non se lo sognerebbe mai... ha una tale stima di voi! E voi lo trovate simpatico, non  vero?
Ci sono pochi uomini coi quali mi piaccia di fare un discorso serio pi che con vostro marito.
Ah, s, lui pu esser serio! Ma...
In quel momento uno scoppio di risa accolse un'osservazione della signora Blason; il giudice rideva forse anche pi forte degli altri. Lady Horfield, sebbene non avesse udito nulla, atteggi la bocca a un sorriso.
Lui crede che sia un dovere di esser vivaci quando si pranza fuori di casa; spesso mi dice "Sofia, quando ci si trova con altre persone non bisogna essere tragici". Non sono per sicura che abbia proprio detto "tragici". Pu aver detto... insomma, so quello che voleva dire. Bisogna cercare di tener allegra la gente. Ci son tante cose che... la vita  cos piena di... un giudice lo sa meglio di chiunque altro... e naturalmente...
A un tratto fiss Keane con profonda intensit.
Voi potreste fare il giudice? Potreste pronunziare una sentenza?
In materia penale? domand Keane.
Di morte? domand quella a voce bassissima.
Preferisco difendere anzich giudicare, disse Keane, per, cos difendere come giudicare sono parti necessarie del meccanismo della Legge.
Quando Horfield deve mettersi il berretto nero per pronunziare una condanna a morte, io ho tanta paura. Alla sera quando viene a casa e so che...
Un altro scoppio di risa interruppe quella conversazione cos fuori del comune. Lady Horfield guard distrattamente gli altri commensali, ma non cambi argomento; si vedeva che, quando era eccitata, non era facile farle cambiar soggetto. Si avvicin un po' pi a Keane e, quasi bisbigliando, gli disse:
Quando viene a casa, dopo, non so come comportarmi con lui. Non  colpa sua. Lo so, ma pure...
Le sue mani piccole, in continua agitazione, battevano nervosamente sulla tavola. L'interesse di Keane si fece subito vivissimo.
Comprendo perfettamente quello che voi sentite;, disse, e non posso che rispettarvi per questo.
Davvero?
Ma vostro marito non  ancora pi sconvolto di voi? Ho spesso pensato a questo.
A che cosa?
Alla sera, alla notte, che deve passare un giudice quando ha condannato un uomo oppure una donna all'impiccagione. Riesce a dormire? In quei giorni terribili quando vostro marito viene a casa non  sconvolto?
Affatto;  come sempre... in apparenza.
Ah!
Ma recita una parte, con me, finge. Non vuol lasciarmi vedere che  sconvolto, e recita la sua parte in modo maraviglioso. Se non fosse cos... ma io lo so che  cos. Sente piet in cuor suo, ma... e qui la sua voce sebbene sussurrasse appena ci che diceva, assunse una tonalit impressionante, ... morirebbe piuttosto che lasciarlo vedere. La gente non lo comprende, perch  tanto spiritoso e tanto divertente: ma io so com'.
Mentre parlava, persisteva nei suoi occhi eccitati un'espressione profondamente intensa; pareva domandasse a Keane di acconsentire a ci che aveva detto. Aveva messo il suo idolo su un piedistallo; non doveva esserci almeno un'altra persona, oltre lei, che l'onorasse?
Mio marito ha molta simpatia per voi. Vi apprezza molto, mormor. Almeno io...
Ne sono lieto! riusc a dire Keane facendo uno sforzo.
E allora sent il bisogno di sciogliersi da quella inaspettata e sorprendente intimit e perci fece in modo che Latrobe prendesse parte alla conversazione. Guardando difaccia a s, vide gli occhi di Gaia, fissi su lui, che lo scrutavano curiosamente. Certo ella ripensava alla conversazione che avevano avuto prima del pranzo. Poi ud la signora Blason che diceva:
Voi avete torto, lord Horfield. Soltanto le donne conoscono il modo di amare fin quasi all'idolatria senza venir meno alla propria dignit. In un vero uomo non c' nulla di altruista. L'uomo altruista  quasi sempre per met femmineo e quindi mostruoso. Le donne lo sanno e invariabilmente lo trattano male. Vedere uno scarafaggio significa provare il desiderio di calpestarlo. L'uomo altruista  lo scarafaggio umano. Noi donne abbiamo l'istinto di schiacciarlo.
Oh, come siete crudeli voi donne! disse il giudice. Voi dovete sapere che io, da quando le donne sono state chiamate a far parte delle giurie, mi son trovato a giudicare in due casi nei quali i giurati non potevano mettersi d'accordo. E il disaccordo in tutt'e due i casi era cagionato dal fatto che le donne stavano per la condanna, mentre gli uomini volevano l'assoluzione.
Ma chi dimostrava di avere pi profondo il sentimento della giustizia? domand Giuditta Flaquer. Questa  la questione. Voi come giudice dovreste saperlo.
Vostra figlia avrebbe dovuto fare il legale, Flaquer, disse lord Horfield, vi avrebbe soppiantato completamente.
Voi state eludendo, la mia domanda, giudice, disse Giuditta Flaquer. Ma io non la lascer per un'adulazione.
Poich tutt'e due quei processi dovettero essere rifatti, non devo esprimere la mia opinione.
Se  cos, forse quelle donne eran dalla parte della ragione, disse la signora Blason. Mi piacerebbe far parte di una giuria. Non mi lascerei guardare arrogantemente dagli uomini.
E io sono sicuro che voi trattereste il giudice molto liberamente, disse lord Horfield. Voi non avete il senso del rispetto...
Perch aver rispetto per una parrucca?
Non vi chiedo di rispettare la parrucca dei magistrati. Vi chiedo di rispettare il cervello che ha saputo arrivare fino alla parrucca.
Arrivare alla parrucca! esclam la signora Blason. Per amor del cielo, non mi ci fate pensare! Io sono sulla strada per arrivare al toupet! Qual mta! Lontano lontano, sulla strada della vita, scorgere... una parrucca! Sempre avanti!
Come pu vivere l'uomo senza simboli?
La donna lo pu perch  una grande realista: soltanto la donna vede un giudice com' veramente. Non siete d'accordo con me, lady Horfield?
E la signora Blason volse il suo viso bianco e i suoi occhioni ridenti e arditi verso il rosso monumento che stava alla destra di Keane.
Non lo so. Non ne sono sicura. Naturalmente, se il giudice  ammogliato, sua moglie... eppure anche una moglie pu sbagliarsi... disse lady Horfield guardando il marito come per ricorrere a lui.
No, certo, mia cara! corrsse questi in tono di grande gentilezza. Il commettere sbagli di questo genere  una prerogativa delle povere zittellone!
Oh, suppongo sia cos! Per... naturalmente... Ma le donne non maritate, certo, qualche volta... (nel cos dire sorprese un'occhiata di Giuditta Flaquer piena di umorismo), ci son le altre che... Son proprio sicura che certe ragazze hanno la vista tanto lunga quasi quanto noialtre maritate.
Se  cos, prenderanno mai marito? domand la signora Blason.
Ah, ma pensate alla loro condizione, signora Blason!
E anche alla popolazione! rispose l'attrice.  una cosa da considerarsi. E anche la pensione per gli alimenti dev'esser presa in considerazione!
La pensione per gli alimenti? esclam lady Horfield che non aveva capito.
S, la pensione per gli alimenti: quella che ha la fortuna di avere la donna felice che ottiene il divorzio da un giudice di cuor tenero del tutto differente da vostro marito!
Io confesso, disse Giuditta Flaquer in tono meditativo, che qualche volta ho la tentazione di fare questo gran salto, spinta dal pensiero della pensione alimentare alla fine del viaggio matrimoniale. Pensione alimentare! Che parole incoraggianti per gli orecchi d'una donna!
Assunse un'aria volutamente sognatrice.
Badate a venirne fuori bene, lady Horfield, quando il vostro divorzio sar portato in Tribunale! disse la signora Blason. Noi donne saremo tutte con voi anima e corpo. Sappiamo quello che avete sofferto!
Oh, ma davvero io non vorrei mai... non si tratta di me e di mio marito... lo so che sulla scena la cosa  differente; con tutte quelle tentazioni... ma...
Gaia incontr lo sguardo della povera lady Horfield e, con insolita decisione, si alz da tavola.
Quando le signore se ne furono andate nel salotto al primo piano, Keane si alz anche lui e pass dall'altra parte della tavola.
Che cosa state bevendo, giudice? disse sedendosi tra Horfield e sir Simone, mentre Latrobe e Arturo Lieberstein conversavano tra loro.
Un po' di questo Porto squisito. Grazie alla mia giornaliera passeggiata a cavallo, sono ancora in condizioni di bere il Porto. In questi ultimi giorni non vi ho visto al Parco.
No. Il fatto  che la sera son rimasto a lavorare fino a notte inoltrata, per colpa vostra, sir Simone, e quindi ho dovuto dormire fino a tardi in queste mattine d'inverno.
Devo riprendermi una o due delle cause che vi ho affidate? disse sir Simone. Che ne dite? Potrei cominciare da quella della signora Paradine.
Qualunque altra piuttosto che quella! rispose Keane tentando di assumere un tono di scherzosa leggerezza.
Voi provate un vivo interesse per questo "caso", non  vero? domand Horfield sollevando il bicchiere alle labbra.
S, perch immagino grandi possibilit.
Ah! Ecco; naturalmente  uno di quelli che faranno rumore. Infatti, qui a Londra tutti ne stanno gi discutendo.
Latrobe e Arturo Lieberstein avevano smesso di conversare e ascoltavano i tre commensali pi anziani.
Quando avr luogo il processo? domand Latrobe.
Prestissimo, rispose sir Simone in tono piuttosto secco.
Di solito, detestava parlare in societ di affari d'ufficio, specialmente quando eran presenti dei giornalisti. Aveva commesso uno sbaglio menzionando il "caso Paradine", e ora lo capiva.
Io conoscevo il colonnello Paradine, poveretto! disse Lieberstein con un forte accento straniero.
Lo conoscevate? domand Keane sorpreso.
Sir Simone fiss il suo sguardo acuto sul pianista; era un giovanotto piuttosto esile, che poteva avere circa trentadue anni, con la solita chioma abbondante dei pianisti e i lineamenti di tipo slavo.
S. Lo incontrai in Spagna quando ero giovanissimo; lui era a Madrid in qualit di Addetto Militare. Allora era un magnifico uomo, idolatrato dalle donne, e le donne spagnuole, si sa, non esitano a mostrare i loro sentimenti.
Molto diverse in questo dalle nostre care inglesi, che, per, sono molto pi concludenti nei fatti! mormor Horfield.
In quel momento Keane, pensando a Gaia, serr le labbra.
Lieberstein guard il giudice e sorrise. Sir Simone accett un altro poco di Porto. Latrobe, che non stava bevendo, accese una sigaretta.
Povero Paradine! In quei tempi faceva stragi a Madrid! disse Lieberstein. Era una cosa tragica vederlo, dopo la guerra, pieno di decorazioni e ormai privo di ci che, per un uomo come lui, poteva fargli apprezzare la vita! Amava la musica e quando mi trovavo laggi ero solito andare a casa sua a sonare. Era, per, una cosa che mi turbava. La musica, come i profumi, ha un grande potere di rievocazione del passato. Qualche volta, mentre sonavo, sentivo che facevo soffrire il colonnello Paradine in un modo che quasi non poteva resistere. Non era un musicista; gli piaceva la musica, semplicemente, e, come molti militari, prediligeva quella che si potrebbe chiamare sentimentale. Per esempio, voleva sempre che gli sonassi Liebestraum di Liszt. Questo fa capire quale fosse il suo genere.
Sir Simone assent col capo; poi disse:
Musica buona, per, in quel genere.
Certo. Il vero genere sentimentale.
Io non lo posso soffrire, disse Latrobe.
E cos, adesso, sappiamo quali fossero i suoi gusti in fatto di musica! Le piccole cose son quelle che meglio fan conoscere il carattere delle persone, disse Horfield.
Di solito, terminavo il mio programma per il colonnello Paradine con Liebestraum, disse il pianista. Ma una volta, ricordo benissimo, era di questo mese, sul far della sera, ebbi la tentazione, me lo sugger il diavolo, ne sono sicuro, di aggiungere un altro pezzo, sebbene avessi la sensazione precisa che il povero Paradine non potesse pi resistere. E sonai una mia trascrizione del Danubio Azzurro di Strauss.
L'ho udito sonare da voi, questo pezzo, disse sir Simone.  davvero un pezzo che sconvolge.
Alla signorina Giuditta piace.
Moltissimo. E anche a me.
La sua seconda moglie, questa famosa signora Paradine, in quell'occasione si trovava presente, e fu la sola volta che la incontrai! Quando io sonavo, lui voleva sempre rimaner solo: forse perch, credo, la musica lo commoveva e non voleva lasciarlo scorgere. Era un soldato, come sapete. Ma quella sera la moglie era l con noi.
S'interruppe come per riflettere a qualcosa gettando indietro la testa possente con una mossa brusca.
Forse fu per quello che sonai la mia trascrizione del Danubio Azzurro. Non mi era mai capitato. Era una donna bellissima nel suo tipo nordico.
Lord Horfield sorrise; per un momento lo videro leccarsi i denti di sotto con la sua lingua pallida.
Un viso strano, ma in certo qual modo, bello. Quando ebbi sonato l'ultima nota, ci fu una scena pietosa. Paradine si alz dalla sedia e si diresse, a tentoni, verso la porta. Il suo viso... faceva proprio orrore! Non si poteva guardare! Non bisognerebbe mai vedere un viso d'uomo quando... ci son delle cose che dovrebbero esser nascoste a tutti. Urt contro una sedia: allora lei gli si avvicin per aiutarlo a uscire. Ma appena ella lo tocc, lui non pot pi trattenersi. Sapere che una donna lo aveva veduto in quello stato lo faceva diventar matto. Le disse qualcosa che non dimenticher mai; la respinse con violenza, riusc a trovar da se stesso la porta e usc. Rimanemmo insieme, io e lei; e devo dire che ella si comport maravigliosamente. Cominciammo a discutere dei vari compositori... di Mozart! Nessuna allusione a ci che era accaduto ma... proprio Mozart! Una donna straordinaria!
Ancora un po' di vino, lord Horfield?
No, grazie. Ne ho gi bevuto abbastanza.
Nessuno ne desidera pi? Allora possiamo salire dalle signore.
Mentre si alzavano, lord Horfield disse a Keane:
Proprio Mozart, eh?
Giunti nel salone, Arturo Lieberstein si sedette al pianoforte, uno Steinway, e son la sua trascrizione del Danubio Azzurro. Mentre il pianista li stava cos deliziando, lord Horfield, con un sorriso a fior di labbra, osservava Keane che se ne stava seduto con le sue lunghe gambe incrociate e lo sguardo fisso a terra.
Pi tardi, mentre con la moglie e la figlia stava accomiatandosi, sir Simone gli bisbigli all'orecchio:
Lieberstein  un testimonio che non desideriamo affatto: non  vero?
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CAPITOLO 8.
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Quando i loro ospiti se ne furono andati, Keane, che sembrava preoccupato, disse a Gaia:
 quasi mezzanotte! Sono rimasti fino a tardi e perci spero che si siano divertiti.
Ci siamo seduti a pranzo che erano gi le nove e venti minuti. E poi Arturo Lieberstein ha sonato il pianoforte!
Maraviglioso, non  vero? Per, capisco benissimo che...
S'interruppe bruscamente.
S... che cosa? disse Gaia.
Ecco, vedete: nella sua musica, e nel modo con cui la suona, si prova un certo tormento. Potrebbe facilmente ridestare un terribile rimpianto per i tempi passati in una natura sensibile, cio, in chiunque che, dopo essere stato felice, dopo aver avuto dei grandi successi, si trovi in una condizione tragica.
C'era nella sua voce, contro la sua intenzione, qualcosa di cos significativo che Gaia ne fu sorpresa. Naturalmente, avendo essa un temperamento musicale, assai pi musicale di suo marito, comprese subito ci che egli voleva dire; ma sent anche che v'era stato spinto da qualcosa che non poteva indovinare, da un impulso che non aveva in lui le sue origini, ma che doveva esser provocato da un agente esterno.
Gi, ella disse e, dopo aver aspettato un poco, aggiunse:, Che cosa vi ha fatto pensare a questo?...
Negli occhi di suo marito Gaia vide che egli non voleva dirle la verit.
Oh,  una cosa che mi ha colpito mentre Lieberstein stava sonando. Pensavo tra me: "Grazie a Dio, io sono felice, altrimenti non potrei resistere a questa musica!".
Proprio cos! disse Gaia. Bene...  ora di andare a letto. Dovete lavorare stanotte, Marco?
Ho paura di s, cara, ma cercher di sbrigarmi.
Nell'uscire dalla stanza Gaia gli disse:
Non so come voi possiate mettervi a lavorare a mezzanotte, dopo aver udito della musica come quella di Arturo Lieberstein. Io non ne sarei capace.
Devo farlo;, disse Keane, cos esige la mia professione.
Sent per la prima volta che il proprio lavoro era cagione di dispiacere a sua moglie. Per un momento, pens di rinunziarvi e di restarsene con lei: ma ci che Lieberstein gli aveva detto quella sera circa il colonnello Paradine aveva stimolato il suo cervello. Ardeva dal desiderio di chiudersi solo nella sua biblioteca.
Quando vi fu, apr il cassetto della scrivania e tir fuori la fotografia che aveva comprato nel negozio di Regent Street. Questa v'era stata deposta col viso in gi, senza la busta che egli aveva tolto gi da qualche giorno. Keane si sed, pos la fotografia difaccia, sulla tavola, e la studi a lungo.
Sebbene, con la passione in lui naturale che derivava un po' dalla sua ambizione e un po' dal suo forte sentimento d'umanit commisto a una certa tendenza romantica, avesse deciso di salvare dall'impiccagione la donna di cui contemplava la fotografia, pure non aveva potuto farsi un chiaro concetto di lei.
Credeva, non ne era assolutamente sicuro ma credeva, che sir Simone pensasse che fosse probabilmente colpevole dell'assassinio del marito. Questa opinione di sir Simone gli era cagione, nel suo intimo, di profondo dispiacere e, senza volerlo, aveva perfino una o due volte mostrato al procuratore il suo segreto risentimento. Era stato appunto questo che gli aveva impedito di discutere francamente con lui se la signora Paradine fosse innocente o colpevole, dopo la visita alla prigione di Holloway. Istintivamente, aveva desiderato impedire qualsiasi dichiarazione da parte di sir Simone. Se questi avesse dichiarato nettamente di ritenere la sua cliente colpevole di assassinio, ne sarebbe rimasto colpito e ne avrebbe perfino sofferto. Keane non desiderava udire una cosa simile: adesso era deciso a non udirla, a non udirla mai. Udire affermare la colpevolezza della signora Paradine da sir Simone lo avrebbe scosso e indebolito, perch, come molti altri del Foro, aveva ragione di ritenere che l'acuto intelletto del vecchio procuratore errasse di rado nei suoi giudizi sulle persone con le quali aveva avuto a che fare. Se Keane si fosse fatto circa la signora Paradine un'opinione sua propria, questa avrebbe anche potuto esser diversa da quella di sir Simone, ma egli sapeva di essere ancora indeciso. A ogni modo disse a se stesso che era ancora indeciso e fece il fermo proponimento di continuare a crederlo.
"Badate, mi piace!"
Quella strana affermazione di sir Simone relativamente alla signora Paradine gli era fissa nella memoria: gli tornava ora in mente, mentre guardava la fotografia. Cos, oltre il fascino, che  cosa in cui il sesso ha la sua parte, c'era in quella donna qualcosa per cui piaceva al vecchio procuratore, perspicace uomo di mondo che, forse, quanto alla virt di lei, era scettico.
"Perch mai piace a Flaquer?" si disse Keane.
E poi senza rispondere a quella domanda:
"E perch piace anche a me?"
"Piacere" era una parola semplice con un certo che di familiare, di casalingo che poco conveniva a una donna come quella. La signora Paradine era strana, forse enigmatica, piena d'una bellezza tutta speciale e individuale che doveva attrarre fortemente certe persone, ma non chiunque; in lei, per, non c'era nulla di semplice, di familiare, di casalingo. Nel suo aspetto c'era qualcosa di lontano, d'indefinito. E poi quel suo sguardo vuoto cos curioso che lo aveva imbarazzato le poche volte che s'era trovato con lei!
Nulla di familiare e di casalingo in quello: era uno sguardo naturale di cui ella non si accorgeva nemmeno?... Oppure, era un'espressione che assumeva di proposito?... O era un vezzo, una specie di posa?
Non poteva dirlo con sicurezza; a ogni modo, quando guardava cos diveniva impenetrabile. Vedendo quelle imposte chiuse, si rimaneva completamente delusi. Un viso bianco, assolutamente privo d'espressione, con due occhioni pallidi, coronato da una massa di capelli di un giallo pallidissimo. Quel viso celava forse un gran numero di segreti?
Keane si domand a un tratto che cosa Gaia avrebbe pensato di quella donna.
Sua moglie, lo sapeva benissimo, mancava assolutamente di quel sentimento d'istintiva e immediata avversione che le donne, in grandissimo numero, provano per l'uomo il quale parla con un certo interesse e una certa ammirazione di un'altra donna. Non aveva mai riscontrato in lei delle meschine gelosie. Gaia aveva simpatia vivissima per parecchie donne ed era anche capace di ammirare sinceramente una donna pi bella di lei. Era un essere raro! Che mai avrebbe pensato della signora Paradine? Quale poteva essere la sua impressione?
Sent un gran desiderio di portar la fotografia nella loro camera, di mostrarla a sua moglie e di domandarle:
"Che specie di donna  questa? Ditemi francamente che cosa ne pensate."
Il suo desiderio era forte, ma anche la sua riluttanza fu forte. Prese la fotografia e la ripose nel cassetto che richiuse subito.
Non avrebbe mostrato la fotografia a Gaia; non le avrebbe domandato nulla. Gaia non aveva nulla a che fare coi suoi processi e quello era un processo.
E si pose di nuovo a studiarlo.
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CAPITOLO 9.
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Venne chiamato a decidere sul "caso Paradine" a Bow Street, al Tribunale di Polizia di Londra, sir Carlo Draker, il pi anziano dei magistrati di Londra, che Keane conosceva e per il quale nutriva un profondo rispetto. Come Keane e sir Simone avevano preveduto, il procedimento termin con la decisione che il processo della signora Paradine dovesse farsi alla Corte Criminale di Old Bailey, essendosi riconosciuta quella la sede competente a giudicare e respinta ogni eccezione.
Durante le udienze, il pubblico, secondo la consuetudine, non venne ammesso nell'aula nella quale ebbero accesso soltanto i giornalisti; lunghi resoconti comparvero nei principali giornali. E cos, tutta la gente cominci a parlare del "caso Paradine" e il nome della signora Paradine corse per tutte le bocche. Il suo carattere e i suoi precedenti furono largamente discussi; la sua probabile sorte accuratamente esaminata sotto tutte le pi svariate ipotesi, e le sue fotografie vendute a migliaia.
La signora Paradine fu veramente ammirevole durante quel dibattimento che costituiva come un preludio al suo processo. Come si capisce, si dichiar innocente, riserbandosi, secondo il consiglio del suo procuratore, di produrre la propria difesa al processo davanti alla Corte Criminale. Il suo contegno durante il dibattimento al Tribunale di Polizia fu perfetto; semplice, pieno di compostezza, non commosso e nemmeno duro. Senza accorgimenti, senza astuzie intese a fare effetto sul Tribunale, non apparve n timorosa n abbattuta, e nemmeno spavaldamente sicura. Non batt neppure sulla nota patetica: ma in quella che poteva esser chiamata indifferenza, non c'era nulla di disumano. Non era una donna che di proposito presentasse se stessa come un enigma: sembrava una donna fuori del comune che cercasse di non esserlo e che fosse semplicemente lei stessa. Sir Simone riteneva che avesse prodotto sul tribunale un'ottima impressione.
Credo che a Old Bailey far la sua deposizione in modo maraviglioso, disse a Keane. Quella l non  certo un fascio di nervi come tante altre.
Speriamo che riesca a ottener giustizia, rispose Keane.
C'erano dei momenti in cui egli, di fronte alla padronanza di se stessa che aveva la signora Paradine e alla sua quasi irreale inconsapevolezza, si sentiva a disagio e in certo qual modo quasi colpevole: quando la guardava gli si leggeva negli occhi la domanda:
" colpevole o no?"
Da legale pratico quale egli era, si rendeva conto che gli indizi contro di lei erano molto gravi.
Purtroppo la morte del colonnello Paradine non era stata una morte naturale; su questo non potevano esserci dubbi. Era una morte procurata; o s'era ucciso o era stato ucciso. Se non fosse stato cieco, sarebbe forse stato possibile convincere i giurati che egli s'era suicidato; ma un uomo nelle sue condizioni non avrebbe potuto avvelenarsi come, in ipotesi, si era avvelenato lui, senza la complicit di un'altra persona. E se sua moglie gli aveva prestato quell'indispensabile aiuto nel togliersi la vita, sia pure perch richiesta da lui, cosa, del resto, che la signora negava recisamente, sarebbe stato del tutto impossibile far credere alla giuria che non aveva assassinato il marito spinta dal proprio interesse e non da un comando di lui. Era facile indurre a credere che un uomo come il colonnello Paradine avesse trovato nella propria cecit un motivo sufficiente per non voler pi vivere. Keane si vedeva gi con arte sottilmente squisita portare a poco a poco i giurati a una simile convinzione. Ma se anche questi fossero giunti al punto da farsi una ragione di quel suicidio e a considerarlo con longanime comprensione, date le circostanze in cui era avvenuto, ci non avrebbe certo salvato la signora Paradine se fosse sospettata di complicit.
Quando Keane rimuginava le vicende di quel "caso", tornava sempre col pensiero a un personaggio che al processo doveva esser chiamato a deporre come testimonio d'accusa e cio al domestico del colonnello Paradine di nome Guglielmo Marsh.
Costui, che era stato soldato semplice nel reggimento del colonnello Paradine e suo attendente, non era un domestico comune, perch, data l'infermit del padrone, era con lui in un'intimit maggiore di quella che esiste di solito tra padrone e servitore. Spesso accompagnava il colonnello a far delle passeggiate e spesso gli teneva compagnia per non farlo rimanere solo, perci eran rimasti insieme assai pi di quanto siano normalmente insieme padrone e domestico. Il colonnello aveva la pi assoluta fiducia in lui e questi, senza dubbio, nutriva per il suo antico superiore una devozione profonda e una fanatica ammirazione.
Un'ammirazione fanatica! Questo era il punto importante, questo era il punto pericoloso per ci che si riferiva a Guglielmo Marsh, e Keane lo aveva sempre presente nelle sue continue e profonde meditazioni sul "caso Paradine". Un fanatico, s, ma dotato delle pi grandi virt; fedele, coraggioso, pieno di cuore e onestissimo. Decorato al valore anche lui, come il suo padrone, sebbene non con la Victoria Cross. L'uomo, insomma, che era nelle migliori condizioni per essere apprezzato dal pubblico inglese con tutto il calore della sua bollente sentimentalit; il tipo di uomo che avrebbe avuto gran peso su una giuria inglese. E quest'uomo era ostile alla signora Paradine; e apparentemente quest'uomo credeva che ella avesse ucciso il marito cieco.
Apparentemente!
Quando Marco Keane, seduto nella sua biblioteca, allo stesso piano in cui era la camera dove dormiva sua moglie, o forse era ancora sveglia, pensava a Guglielmo Marsh, quelle due parole "fanatico" e "apparentemente" gli tornavano molto di frequente alla memoria e spesso insieme, come se tra loro esistesse un legame.
L'uomo di mondo, se  perspicace, apprende presto dalla vita a dubitare delle apparenze. Via via che procede nella vita, la sua mancanza di fiducia in esse va sempre diminuendo, finch egli non diventa addirittura un cinico indurito. Spesso la sua sfiducia nelle apparenze  esagerata: l'uomo di mondo che sia anche uomo di legge, come Marco Keane, ha anche un'altra ragione per diventar sfiduciato e cinico: egli  sempre in lotta con uomini e donne che tentano di eludere la Legge col gettar polvere negli occhi, col far la commedia e inventando menzogne. Un legale che sappia il suo mestiere dev'esser l'ultimo, e di solito lo , a giudicar le cose dalla loro apparenza.
Quando entravano in giuoco le sue simpatie, Keane era capace di metter da parte la sfiducia e di diventare, almeno per il momento, un convinto credente nella rettitudine umana; ma, se le sue simpatie non erano in giuoco, quando, per esempio, aveva a che fare con qualcuno che considerava come nemico della causa alla quale si era dedicato con tutte le sue forze, allora si rendeva conto perfettamente della umana malvagit. Nessun uomo pi di Keane era capace di nutrir sospetti su un nemico. E poich egli nel "caso Paradine" era incaricato della difesa, Guglielmo Marsh, testimonio d'accusa, era necessariamente suo nemico.
E non poteva essere che Guglielmo Marsh, nonostante tutte le virt che gli erano attribuite e che in parte certo possedeva, di soldato coraggioso, di domestico di capacit eccezionale, di uomo rigidamente onesto in materia di denaro, fosse uno di quegli uomini pieni d'astuzia e di furberia che fanno tanto male nel mondo? Un uomo astuto pu avere delle virt, un uomo astuto pu mostrar affezione e anche devozione, un uomo astuto pu essere onestissimo quando l'onest derivi dalla sua devozione o quando sia considerata da lui come una linea di condotta molto utile. Ma un uomo astuto, in certi momenti essenziali della sua vita, non pu fare a meno di comportarsi diabolicamente e di essere pericolosissimo.
La questione che Keane poneva di continuo a se stesso era di sapere se nella vita di Guglielmo Marsh ci fosse mai stato un tale momento di tanta importanza.
Oltre che una fotografia della signora Paradine, che egli conservava nel cassetto della sua scrivania senza per chiuderlo a chiave, Keane aveva anche una fotografia di Guglielmo Marsh che si era procurata con gran fatica. Spesso, di notte, quando stava nella sua biblioteca, la teneva sulla tavola difaccia a s: qualche volta la poneva di fianco a quella della signora Paradine e curvo su di esse le studiava tutt'e due.
Nella fotografia, si vedeva soltanto il busto di Marsh, senza berretto, con l'uniforme delle Guardie; era un uomo di circa trentacinque anni, con le spalle quadre, capelli molto scuri e occhi celeste chiaro. La struttura di quel viso era piuttosto prominente e visibile: gli zigomi erano sporgenti, la bocca dalle labbra grosse aveva un aspetto di risolutezza. Il mento ardito presentava un solco. Le tempie molto pronunziate avevano, secondo Keane, qualcosa di crudele: era un bel viso, di una bellezza che impressionava, insolito e con qualcosa di animalesco.
C'era in esso una forte rassomiglianza col muso d'una pantera. Eppure gli occhi di una durezza tremenda, con una strana espressione animalesca, pareva fissassero un punto lontano lontano. C'era in lui qualcosa che faceva pensare a un cavaliere errante.
Sul lato sinistro del petto, gli si vedevano tre medaglie; la Distinguished Conduct Medal e la Military Medal, le grandi decorazioni al valore riservate ai militari di truppa nonch la Mons Star, la decorazione per atti di valore compiuti alla battaglia di Mons.
Keane aveva visto e udito Guglielmo Marsh al Tribunale di Polizia di Bow Street, come aveva visto e udito la signora Paradine nella prigione di Holloway: tuttavia, la sera, quand'era nella sua biblioteca, s'indugiava a considerare le due immagini poich riteneva che qualche volta una fotografia potesse rivelare, a un acuto osservatore, qualcosa che un vivente viso umano pu tenere nascosto per il deliberato proposito d'ingannare. Spesso, nella creatura vivente ci che  nascosto nel pi profondo dell'animo fa assumere agli occhi un'espressione di onest, fa curvar le labbra a un sorriso bonario e mette sul viso come un velo di apparente gentilezza. La fotografia, invece, a volte , nella sua durezza, rivelatrice. Perci, Keane spesso studiava le fotografie delle quali aveva visto gli originali.
Egli aveva studiato Marsh nell'aula del Tribunale di Polizia ed era stato subito colpito da quella sua notevole bellezza strana, da quelle sue sembianze in cui c'era qualcosa di animalesco misto con qualcosa che era tutt'altro che animalesco. Le sue maniere e il suo contegno erano tipici piuttosto che eccezionali: nel palco riservato ai testimoni, aveva subito dato a Keane l'impressione di un tipo assolutamente soldatesco, deciso, impavido, onesto, inglese fino all'osso, con le caratteristiche migliori degli Inglesi appartenenti al basso medio ceto, il tipo d'uomo, insomma, che i suoi compatriotti potevano comprendere e apprezzare meglio d'ogni altro. Come testimonio, si era comportato benissimo, e da principio Keane, nonostante il suo aspetto strano, lo aveva considerato piuttosto come un tipo di caratteristiche ben definite da non confondersi con nessun altro. Ma a poco a poco quell'impressione si era affievolita e Keane aveva incominciato a capire che nel carattere di quell'uomo c'era qualcosa di tanto insolito che forse andava d'accordo col suo aspetto e che bisognava appurare con esattezza.
Subito dopo aveva trovato, o aveva creduto di trovare, che Marsh era travagliato da una specie di fanatismo emotivo: sotto quel suo contegno accorto, soldatesco, tipico, Marsh nascondeva certo dei sentimenti fieri e forse complicati ed era, di conseguenza, capace di molte cose di cui un uomo ordinario  incapace. Possedeva una specie di arte, assai rudimentale per, di nascondere i propri sentimenti che forse avrebbe tratto in inganno molti; ma Keane ebbe la netta sensazione che egli, invece, fosse fiero, complicato, fortemente emotivo e cred che quella sua sensazione gli derivasse dall'essere, come ben sapeva, dotato lui stesso di quelle medesime qualit emotive. C'era in Marsh qualcosa di affine a ci che egli sentiva in se stesso: il simile conosce il suo simile.
Il fatto che Marsh apparentemente non desiderasse che questa caratteristica della sua natura fosse scorta dagli altri, poteva esser dovuto a una delle due seguenti ragioni: o alla naturale insita anglicit del suo carattere o ad astuzia. Che fosse davvero un uomo astuto? Una sera, nella mente di Keane che, curvo su di essa, studiava attento la fotografia di Marsh, prese corpo una nuova impressionante ipotesi.
"Che io stia guardando" pens "l'uccisore del colonnello Paradine?"
Per quanto sapeva Keane, a nessuno era venuto in mente che Marsh avesse potuto uccidere il suo padrone. Nemmeno sir Simone aveva mai avanzato questa ipotesi, sebbene fosse certamente ovvio che, data la posizione di Marsh in casa Paradine, fosse cosa possibile. Marsh poteva aver commesso il delitto perch era di continuo a contatto del colonnello e lo avvicinava da solo a solo. "Poteva," nulla di pi. Intanto la devozione che aveva per il suo padrone, riconosciuta da tutti quelli che lo conoscevano e sapevano quali fossero le sue relazioni col colonnello, avevano allontanato da lui ogni sospetto. Sir Simone non dubitava della devozione di Marsh e l'aveva detto a Keane: e Keane non ne dubitava neppure in quel momento in cui fissava attento la fotografia.
Marsh era stato devoto al colonnello Paradine.
La questione che ora si presentava alla mente di Keane era questa: poteva tale devozione far diventare Marsh un assassino? Vi sono uomini che possono uccidere ci che amano. Forse Marsh aveva ucciso il colonnello perch aveva per lui molto affetto? A ci era forse stato indotto dallo stesso colonnello? E quell'apparente ostilit di Marsh per la signora Paradine era forse cagionata dalla decisione di allontanare da s ogni sospetto? Se la cosa stava cos, quell'uomo era un birbante che, per, era capace di devozione; un animo in cui il buono e il cattivo eran commisti, come avviene in tante persone.
Ma ci che era in lui di cattivo poteva cagionare la fine della signora Paradine.
Allora Keane fiss la sua attenzione sulla fotografia di lei e confront i due visi, cercando di penetrare il segreto della loro espressione.
Di rado gli erano state affidate cause che gli avessero dato tanto da pensare, che l'avessero lasciato cos perplesso e anche turbato: poich egli era proprio turbato, come un uomo che cerca di uscire da un luogo oscuro e non vi riesce.
Quell'uomo e quella donna... che cos'erano? E perch quell'uomo sentiva per quella donna un'inimicizia cos viva?
I lineamenti di Marsh, riprodotti nella fotografia, denotavano decisione e durezza. Keane, fondandosi su quanto aveva appreso studiando a lungo, per ragioni professionali, dei tipi molti dei quali erano stati dei criminali, si mise a ricercare se quei lineamenti denotassero anche astuzia portando, per, la sua attenzione pi specialmente sulla bocca che sugli occhi. Gli uomini, a quanto pare, controllano meglio gli occhi che la bocca. Keane era pertanto d'opinione che la bocca fosse sul viso di un uomo la pi rivelatrice delle fattezze.
La bocca di Marsh era una bocca forte. Le labbra serrate facevano pensare a una volont di ferro; essendo grosse e carnose denotavano anche sensualit. Sensualit e volont Keane trovava nella curva di quelle labbra, nel modo con cui eran serrate; Marsh doveva essere una natura fiera che doveva certo aver conosciuto l'impulso della passione. Ma... e l'astuzia?
Pass a esaminare gli occhi e le guance dagli zigomi sporgenti. Quel viso aveva senza dubbio la struttura del muso di una pantera: era un viso che doveva attirare e forse anche spaventare le donne. In esso c'erano risolutezza e crudelt primitiva; nulla che rivelasse astuzia. Quell'uomo, a giudicare dal suo aspetto, poteva colpire, ma apertamente; non sembrava capace di arrivare al delitto strisciando nell'ombra.
La bocca della signora Paradine era la cosa pi deliziosa del suo viso. Non era fatta come l'arco di Cupido; di taglio quasi dritto, un po' rialzata agli angoli, era una bocca, cos almeno pareva a Keane, che denotava insieme con una specie di gentile posatezza, generosit non scevra di trascuratezza, indifferenza alle meschinit e pronta accettazione delle cose grandi e d'importanza. Quelle labbra pigre dovevano avere un grande effetto sugli uomini. Una donna con delle labbra come quelle era certo incapace di commettere un assassinio... No, non aveva il viso d'una delinquente.
Ma pure, e Keane dovette ammetterlo, era un viso enigmatico, una pagina il cui scritto rimaneva in gran parte invisibile. C'era in essa quella strana inespressivit non spiacevole e, anzi, interessante che costringeva a domandarsi che cosa nascondesse e di quale natura. Quella mancanza d'espressione che nel viso dell'originale si scorgeva solo di quando in quando, era impressa l, nella fotografia.
Isterismo? Keane guardava la donna.
Fanatismo? Keane guardava l'uomo.
Il progetto di una strana difesa stava formandosi nella sua mente: doveva discuterne a fondo con sir Simone alla prima occasione. C' un uomo triste, disperato, che desidera morire, ma che per una causa fisica non  in grado di darsi quella morte cui anela se qualcuno non l'aiuta. Cerca aiuto da qualcuno che gli  fanaticamente devoto: lo persuade, lo induce. Fa in modo che quella profonda devozione salga ad altezze delittuose. Costringe la mano dell'affetto a prender l'arma dell'assassino. Quell'uomo e la sua volont scompaiono nella morte; ma l'altro, colui che ha dato il suo aiuto, rimane e affronta il futuro come meglio pu.
Che cosa non farebbe un uomo per salvarsi la vita?
Pareva che Guglielmo Marsh odiasse la signora Paradine.
Keane si proponeva nel suo prossimo interrogatorio di Marsh di sondare a fondo come stessero le cose nei riguardi di quel presunto odio: non gli avrebbe dato nessuna tregua!... No, certo!
Cera poi una cosa strana: la signora Paradine non diceva che bene di Guglielmo Marsh.
Il contrasto fra l'atteggiamento dell'uomo verso la donna e l'atteggiamento della donna verso l'uomo era straordinario e molto difficile a spiegarsi.
Senza dubbio Marsh era un carattere geloso con tendenza a escludere ogni altra persona dall'affetto di coloro che egli amava: aveva voluto accaparrare tutto per s il suo colonnello che aveva tanto onorato il suo reggimento con le proprie brillanti qualit e col proprio valore. Marsh doveva essere stato orgoglioso d'essere scelto dal colonnello, ormai ritirato a vita privata, come suo domestico personale; e insieme con l'orgoglio, era indubbiamente cresciuta in lui quella tendenza ad accaparrarselo tutto che spesso cagiona gravissimi inconvenienti nelle relazioni umane.
Marsh, nonostante quella sua bocca, almeno cos pareva, non amava e non ammirava le donne.
Quella era una cosa che si poteva mettere subito in evidenza: e Keane stava appunto occupandosene con successo.
Marsh era celibe; nel reggimento era considerato piuttosto come una bestia rara poich, gi da semplice soldato, non voleva avere a che fare con donne; in ci era assolutamente l'opposto del suo colonnello il quale, notoriamente, aveva fatto strage di cuori femminili finch non gli era capitata addosso quella disgrazia della cecit e aveva sposato Ingrid Brucke, l'attuale signora Paradine. Marsh non aveva fede nelle donne e spesso lo avevano udito affermare tale suo convincimento: stimava tutte le donne astute, ingannatrici e pronte a lasciarsi corrompere quando se ne presenti loro l'occasione. Asseriva convinto che tutte le donne in s sono dissolute: e delle donne non sapeva che farsene. Era un soldato proprio fuori del comune che i suoi camerati canzonavano sempre per questa sua particolarit cos lontana dalle loro abitudini. Tuttavia, godeva di grande rispetto nel reggimento perch tutti sapevano che era un uomo di fegato che non avrebbe tollerato sciocchezze da nessuno.
Un tipo speciale, questo Guglielmo Marsh, un uomo assolutamente fuor dell'ordinario. Keane avrebbe dovuto fare in modo che la giuria, al processo della signora Paradine, fosse perfettamente edotta di questa sua avversione sessuale per la donna. Infatti ci poteva costituire un elemento favorevole alla difesa, poich un uomo che non poteva soffrire le donne, soltanto perch erano donne, non aveva bisogno di un motivo speciale per odiare la donna che aveva sposato il suo padrone ed era divenuta sua padrona.
Senza dubbio, Marsh avrebbe messo avanti dei motivi speciali, e il pubblico ministero ne avrebbe tenuto gran conto; ma Keane sapeva come confutare quegli argomenti. La sua mente acuta avrebbe afferrato tutte le possibilit! Gi nella sua immaginazione vedeva Guglielmo Marsh nel palco dei testimoni, gi formulava col pensiero le domande che gli avrebbe fatto durante l'interrogatorio nel corso del processo.
Guardando di nuovo la fotografia di Marsh, anticip nel suo pensiero il duello che doveva avvenire.
E quel suo nuovo sistema di difesa che gli era venuto in mente?
Keane si domand se sir Simone avrebbe accettato quella sua idea: non c'era in tutta Londra un cervello pi pronto di quello del vecchio procuratore, eppure una simile difesa non doveva essergli venuta in mente come attuabile, altrimenti da tempo l'avrebbe proposta lui stesso. E non l'aveva proposta, sebbene si rendesse conto delle gravi difficolt di quel "caso" che, anche per lui, era proprio "una faccenda seria senza appigli di sorta".
Forse sarebbero riusciti a provare che nel "caso Paradine" mancava la causa del delitto o, almeno, a fare in modo che la giuria fosse costretta ad ammettere che non si riusciva a scoprirla. Ma questo non bastava.
Sarebbe stata una difesa mancante di robustezza, senza una base solida. Keane capiva che, invece, quella sua nuova concezione avrebbe fornito appunto quella base che fino ad allora era mancata assolutamente.
Ma la signora Paradine, se lui e sir Simone l'avessero lasciata fare, avrebbe certamente deposto in favore di Guglielmo Marsh. Non glielo dovevano permettere.
Per quando a Keane vennero in mente quelle due parole "non dovevano", ebbe subito la chiara sensazione di una cosa: della grande, calma ostinazione di quella bionda donna del Nord.
Ma senza dubbio...
Un debole sospiro che proveniva certo da qualche punto della stanza lo fece trasalire: spinse indietro la sedia e, appoggiandosi alla scrivania, si alz e guard tutt'intorno.
C'era qualcuno in quella stanza! Eppure da due ore non si era mosso e nessuno era entrato. Guard la porta: era chiusa. Il sospiro non si ripet! Ma pure l'aveva udito, vicino a s, e quella era la prova che l c'era una creatura vivente... Nella stanza c'erano due grandi finestre nascoste da tendaggi color verde Nilo; tra le tende e le invetriate c'era un vano d'una certa ampiezza. Keane attravers la stanza rapidamente e guard dietro alle tende. Non c'era nessuno. Mentre tornava indietro scrse Sausage disteso sul tappeto, che faceva capolino di sotto alla scrivania. Si allungava verso il padrone, si agitava e moveva allegramente la coda: ma nei suoi occhi giallo chiari c'era una debole espressione di colpevolezza.
Ah, sei tu, dunque, diavoletto!... esclam Keane. E perch non sei nella tua cuccia?
Sausage gli aveva dato una tale scossa ai nervi che non avrebbe potuto dimenticarla tanto presto: prese su la bestiuola che era molto pesante per le sue piccole dimensioni. Sausage emise di nuovo una specie di sospiro; sapeva di aver fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare, ma certo le sue malefatte non gli sarebbero costate care. Il padrone si sarebbe limitato a metterlo dove avrebbe dovuto essere gi da due ore o anche pi, cio, nel suo paniere. C'eran dei momenti in cui quel cagnolino non poteva vincere l'istinto ereditario che lo spingeva a sgattaiolarsene in qualche luogo oscuro per rimanersene l, appartato da tutti: era l'istinto latente della caccia nella boscaglia folta e oscura, che gli ritornava nella casa di Londra! Cos la bestiuola era riuscita a infilarsi nello studio del padrone senza che nessuno la vedesse e a procurarsi lo squisito piacere di starsene per un bel pezzo accucciata vicino ai suoi piedi. Un sospiro di soddisfazione aveva posto fine a quella gioia furtiva! E adesso non c'era pi nulla da fare. A cuccia!
Keane torn nella biblioteca, ma quella sera non lavor pi; ripose l'incartamento e ricolloc le due fotografie nella cassetta della scrivania. Prima, per, di chiudere la cassetta guard a lungo il viso della signora Paradine.
Era necessario obbligarla ad adottare un'altra linea di condotta in ci che riguardava Guglielmo Marsh.
I sospetti di Keane su quell'uomo cominciavano a crescere.
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CAPITOLO 10.
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In quei giorni in cui tutta Londra parlava del "caso Paradine", Gaia e suo marito ne avevano appena accennato tra loro. Non c'era in ci nulla di speciale n di strano, perch gli affari professionali di Keane non costituivano mai argomento delle loro conversazioni. Tuttavia, sentivano tutt'e due che il loro comune silenzio circa il processo Paradine non era naturale e metteva in loro un insolito senso di disagio che, per quanto potevano ricordare, non avevano mai avvertito in circostanze simili. In quel silenzio c'era qualcosa di intenzionale che lo rendeva non piacevole e spesso quasi penoso.
Tutt'e due lo sentivano.
Ogni volta che Gaia si recava in societ, comunque questa fosse composta, tutti la tempestavano di domande su quell'importantissimo "caso" in cui suo marito aveva l'incarico di primo avvocato difensore. C'eran delle persone che facevano addirittura delle domande indiscrete, altre, invece, che si comportavano con molto tatto. Moltissime signore eran piene di curiosit per la signora Paradine. Com'era? Come sopportava la sua terribile condizione? Che impressione aveva fatto su sir Marco? E questi credeva davvero di riuscire a farla assolvere? Tutte queste domande, nonostante la naturale amabilit di Gaia, finivano con l'irritarla; rispondeva che della signora Paradine ne sapeva quanto ne sapevano tutti e nulla pi, che Marco non parlava mai in casa dei suoi affari professionali e che riserbava le discussioni di tal genere per il suo studio e per gli uffici dei legali che gli affidavano le cause.
Ah, non volete dir nulla!
Era la frase con cui di solito venivano commentate le risposte di Gaia ritenute delle scappatoie mal simulate.
Sir Marco sa che voi siete molto discreta e perci sente di potersi confidare con voi!
Ma invece non mi confida mai nulla delle sue cause! rispose un giorno Gaia a un'osservazione simile, fattale dalla signora Blason durante un t di beneficenza. N io vorrei che lo facesse. Un marito ha tutto il diritto di non mettere a parte la moglie dei suoi segreti professionali. Io, anzi, mi vergognerei di mio marito se me li comunicasse!
Segreti! esclam la signora Giorgia col suo sorriso un po' sfacciato che di solito faceva pensare che, scherzasse. Ma, in fin dei conti, vogliamo soltanto sapere com' questa donna: dopo il suo matrimonio a Londra non si  quasi mai fatta vedere e nessuno di noi l'ha mai incontrata. Quasi sempre lei e suo marito se ne stavano nascosti a Hindley Hall, lass nel Cumberland. Non ci sarebbe proprio nulla di male se ci diceste che razza di donna !
Ma non lo so! rispose in tono quasi severo Gaia il cui aspetto tutt'a un tratto sembr assai meno "etereo" del solito.
Certo abbiamo visto le fotografie che sono in vendita: ma l quella donna ha un viso senza nessuna espressione;  un bel foglio di carta bianca patinata senza nemmeno una parola scritta su di esso.
E io, invece, non ho veduto neppure la sua fotografia! rispose Gaia. Arrivederci!
Quando le si parla dei Paradine, si stizzisce subito ed evita di rispondere;, disse la signora Blason a una bella dama che insieme con lei stava vendendo programmi a un prezzo esorbitante ai riluttanti spettatori delle poltrone, chiss perch?
E il suo sorriso un po' sfacciatello scomparve; si fece subito seria e pensierosa con un'aria di scaltrezza.
Sara, disse ponendo una mano sul braccio della sua amica, chiss che questo "caso Paradine" non diventi cagione di qualche dissapore domestico.
Diventi? Ma lo  gi stato, cara. Lui  morto!
Non parlo di dissapori domestici in casa Paradine, io!
Terminata la matine, Gaia si rec a Hyde Park Gardens dai suoi ottimi amici Flaquer a prendere il t. Era stata invitata da lady Flaquer.
Giuditta Flaquer, sebbene fosse per carattere assai differente da Gaia, pi complicata e pi mordace, pure aveva per lei un vivo sentimento d'amicizia. Si conoscevano da molto tempo e apprezzavano reciprocamente le loro doti: Giuditta ammirava la bellezza un po' indefinibile di Gaia, la sua delicatezza di mente, il suo strano ma non artificioso fascino e la schiettezza della sua natura profondamente sincera. Gaia, dal canto suo, era attirata dalla vivacit, dalla gaiezza, dal senso artistico, dalla ebraica perspicacia e dalla sostanziale bont di cuore di Giuditta: poich, sotto alla facile ironia, questa nascondeva una grande gentilezza d'animo. Per di pi, Gaia sapeva che in Giuditta si poteva avere piena fiducia e che non avrebbe mai tradito un'amica. Di solito, essa si sentiva felice e si trovava d'accordo con Giuditta nel considerare con ottimismo la vita, sebbene, come diceva la signorina Flaquer, loro due non se ne stessero come gatte gravi, ben pasciute e contente "a far le fusa sulle belle e buone cose a loro disposizione".
Ma quel giorno, quando entr nell'immensa sala da ricevere nella quale non ci si accorgeva dei due pianoforti finch non vi s'era davanti, Gaia non si sentiva serena, e aliena per natura dalla finzione, sapendosi in casa d'amici intimi, non tent affatto di nascondere il suo stato d'animo fino a che non vide che nella stanza, insieme con lady Flaquer e Giuditta, c'erano altre due persone. Allora, com' naturale, quasi senza accorgersene, prese subito un'aria di buon umore: ma non prima che Giuditta, che coi suoi occhi penetrantissimi aveva notato il cambiamento dell'amica, si facesse immediatamente questa domanda:
"Che cos'ha Gaia?"
Una delle due persone non appartenenti alla famiglia Flaquer, che si trovava nella stanza, era un ometto calvo, sulla quarantina, vestito bene ma semplicemente, con un gran colletto rovesciato sotto al quale spuntava un minuscolo cravattino nero a fiocco le cui estremit erano modestamente nascoste sotto i lembi del colletto. Da lontano, Gaia, che era miope e non portava mai lenti, non lo aveva riconosciuto: ma quando si fu avvicinata s'accrse che, sebbene non lo conoscesse personalmente, lo aveva veduto gi parecchie volte. Era il seor Bortagas, il famoso violoncellista argentino, uomo che non si curava di nessuno tanto era sicuro di s, un artista veramente sommo nella sua arte che nessun critico, per quanto maligno e bilioso, osava attaccare. Era a Londra per dare un paio di concerti.
Anche l'altro visitatore era straniero, uno svedese alto, robusto, con dei folti capelli biondi, tagliati corti sulla testa possente. Lady Flaquer lo present a Gaia: era il barone Sedelsward. Era un pittore svedese ormai arrivato al successo, specializzato in scene di neve; era venuto a Londra da Stoccolma per un'esposizione di opere sue in una galleria di Bond Street.
Amy Flaquer, sorella di Giuditta, non era in casa; era andata a fare una visita fuori di citt.
Lady Flaquer, una signora piuttosto grossa, piena di vita, dagli occhi d'italiana, che parlava con un marcatissimo accento straniero sebbene fosse a Londra da quasi trent'anni, present dunque Sedelsward a Gaia che si sed vicino a lui, mentre Giuditta Flaquer riprendeva la sua conversazione in spagnuolo col seor Bortagas. Di tanto in tanto, dava un'occhiata penetrante alla sua amica Gaia che stava conversando con lady Flaquer e col pittore.
Questi fece a Gaia l'impressione di un uomo posato, molto intelligente, ingenuo, geniale. Seduto vicino a lei, con la sua robusta persona piegata in avanti, il viso colorito sempre pronto ad aprirsi a un sorriso gentile, parlava con semplicit dei preparativi della sua mostra; domand a Gaia se voleva fargli l'onore di visitarla prima dell'inaugurazione ufficiale, e Gaia accett l'invito con piacere perch la sincerit e la completa mancanza di posa dello svedese l'attiravano. L'artista nomin alcune persone che si sarebbero recate a visitare la mostra e subito aggiunse nel suo inglese pesante e corretto:
Ma sono proprio dolente che una persona non possa venire a vedere la mia mostra; una donna che  quasi una mia compatriotta, bella e disgraziata.
E chi  questa signora, barone? domand lady Flaquer. Una signora che conosciamo?
Ingrid Paradine, quell'ammirabile donna che  qui a Londra in una gravissima condizione.
Giuditta Flaquer, con una rapidissima mossa da uccellino, volt di scatto la sua bella testa verso lo svedese, poi diede un'occhiata a Gaia sulla cui bianca fronte era comparsa una ruga mentre le sopracciglia si abbassavano sugli occhi bruni.
Conoscete la signora Paradine? domand lady Flaquer.
S. Mi ricordo di quando preparava il sapone per insaponare il viso dei clienti in un negozio di barbiere; era una bella ragazza bionda. Questo accadeva a Copenaghen, d'inverno. Io la chiamavo "la ragazza invernale". Era bella come il ghiaccio quando il sole d'inverno ci batte sopra e l'attraversa. E adesso? Che cosa le state facendo qui?
Fece questa domanda senza asprezza, in tono mite e triste, movendo lentamente la testa mentre parlava.
Poi and in America, riprese. Non l'ho rivista pi, ma ricordo il suo viso e la sua figura alta e piena di grazia. Anche mentre preparava il sapone, aveva l'aria d'una signora. No, nulla da criticare nemmeno in questo. Faceva le cose in modo cos semplice e naturale, che tutto, fatto da lei, acquistava un fascino speciale. Quando qualcuno entrava in quel negozio a farsi far la barba e la vedeva sciogliere il sapone diceva: "Ma  una bella cosa,  una cosa deliziosa, sciogliere il sapone!". E che bel collo aveva! Quel bel collo bianco non dev'essere stretto dalla corda!
E fece un gesto orribile, espressivo con le sue grandi mani di forma tutt'altro che volgare.
Mio marito e il marito di questa nostra amica, disse lady Flaquer con energia, cercheranno d'impedirlo.
Poi, con molta decisione, cambi argomento, attirando nella conversazione anche Giuditta e il violoncellista. Ma il barone, che era uomo di buona memoria e che non abbandonava facilmente un soggetto quando questo lo interessava, trov modo di dire a Gaia:
Scusate, che cosa ha a che fare vostro marito con quella poveretta che una volta preparava il sapone da un barbiere, a Copenaghen?
Gaia gli spieg rapidamente a bassa voce come stavano le cose. Il barone, sorpreso e interessato, esclam:
Certo, vostro marito la salver. Non posso credere che una creatura bella come una filigrana di ghiaccio in pieno sole, possa essere una delinquente. Credete che vostro marito vorr venire a vedere i miei quadri? Mi farebbe tanto piacere di parlare con lui.
 un appassionato per le cose artistiche. Gli parler dei vostri quadri.
Avr l'onore di mandare anche a lui un biglietto d'invito insieme con quello che mander a voi.
Vi ringrazio moltissimo.
Gaia sentiva perfettamente che il barone desiderava di essere invitato a farle visita: ma non lo invit.
Quando, subito dopo, lui e il seor Bortagas se ne furono andati, Giuditta Flaquer condusse Gaia nel suo salotto (perch c'erano diversi salotti in quella vasta casa) per parlare un po' con lei da sola. Lady Flaquer, sebbene fosse abbastanza tardi, doveva fare una visitina "proprio appena svoltato l'angolo a Lancaster Gate."
La mamma ha troppi amici e non vuol trascurarne punti.
E voi, Giuditta?
Oh, io inghiottisco le amicizie come un tacchino le briciole di mangime! I miei amici, per, devono essere "qualcuno". La mamma  pi gentile di me.  capace di andare a trovare un noioso e di passar del tempo con lui, se questi le  affezionato sul serio e desidera la sua visita.
E voi non lo fareste?
Io no, con un vero noioso di prima classe, non me la sentirei.
Ma io sono "qualcuno"?
Naturalmente. Voi, col vostro fascino, potreste chiamare un uccellino dal suo ramo o un giudice dal suo seggio con la parrucca e tutto. Vedo benissimo, per esempio, lord Horfield saltar gi dal suo seggio, attirato dai vostri trilli e dai vostri cinguettii.
Io non mi metter mai a cinguettare per lord Horfield.
Certo, quello  un vecchio peccatore; per,  assai divertente, ed  cos naturale nella sua furfanteria che finisce col farmi sorridere. Ma oggi dov' mai il vostro sorriso, carissima Gaia? C' una nuvoletta su voi non pi grande della mano di un uomo, ma io la vedo benissimo e son sicura che  presagio di gran pioggia come la nuvola della Sacra Scrittura. Quando siete entrata nel salone, avevate la fronte un po' corrugata; c' stato poi un momento in cui avevate addirittura il viso arcigno.
Gaia esit un istante: ma Giuditta le strinse con affetto la mano e allora ella disse:
La signora Blason mi ha seccato alla matine.
Per farvi vendere o per farvi comprare dei programmi?
No: con le sue domande sulla signora Paradine.
Giuditta, nei cui occhi balen per un istante un'espressione di grande acutezza subito cacciata via, guard l'amica con aria un po' inquisitrice ma piena di simpatia e di affettuoso interessamento.
Gi, tutti sono curiosi. E voi siete cos vicina al trono!
Pu essere, ma Marco mi tiene all'oscuro dei suoi affari professionali.
Questa volta l'espressione di acuto interessamento apparve chiara sul viso di Giuditta.
E voi, Gaia, vorreste, invece, che egli ve ne informasse?
No: ma allora come posso contentare tutti quei curiosi? Come posso dire ci che non so e che non voglio sapere?
Le altre donne, cara Gaia, sono pi curiose di voi. Noi non siamo cos indifferenti alle cose di questo mondo come sembrate voi.
Ma vostro padre parla forse in famiglia delle sue cause?
In famiglia no, mai assolutamente, e noi dal canto nostro non gli facciamo mai delle domande.
Io detesto far delle domande! esclam Gaia con un improvviso accento di violenza nella sua voce, di solito cos dolce.
Nel galateo, fatto apposta per coloro che non conoscono le regole della buona creanza, ce n' una veramente ammirevole: "Non fate mai domande: possono esser prese per mancanza di educazione. Lasciate che vi si dica quello che si desidera dirvi. Soltanto le persone volgari si mettono a sondare il prossimo".
Certo, le persone che incontro io non leggono il libro delle buone usanze, Giudi. Son proprio stufa di dire a tutti che non so nulla della signora Paradine. Mi date una sigaretta?
E io credevo che voi non fumaste!  un vizio nascosto che viene a galla tutt'a un tratto?
Ho cominciato a fumare proprio in questi ultimi tempi.
Per il vostro prossimo compleanno vi regaler un portasigarette. Queste, e cos dicendo porse all'amica una scatola da sigarette, di ebano, aperta, sono le sigarette che fumo io, di solito.
Sono sicura che son buone. Certo, per, io non sono ancora in grado di giudicare.
Giuditta le porse un fiammifero acceso con la sua manina ben salda.
Gaia che fuma! esclam. La ninfa Eco con la sigaretta!
E accese la sua.
C'era nel suo viso e nel suo modo di fare qualcosa di stranamente angosciato.
Piccola Gaia! Voi che di solito siete cos diversa dagli altri...
Ma io non sono piccola!
Lo so. Ma mi piace chiamarvi "piccola Gaia". E anche se voi foste alta sei piedi, vi chiamerei cos. Voi sapete che gli Italiani usano sempre i diminutivi quando si rivolgono a persone cui vogliono bene.
Cara la mia vecchia Giudi!
Vecchia come voi siete piccola!
Gi.
Gaia fum la sua sigaretta per un momento; si vedeva che non era pratica e che quasi le dava noia. Poi disse:
Direi quasi che sono una sciocca a vivere come vivo.
E come vivete, carissima Gaia?
Non ho nessuna curiosit per tante cose che, invece, destano la curiosit di tanta gente.
Questo dimostra individualit e buon senso.
Non ne sono sicura. Si pu vivere anche tenendosi solamente sui margini della vita. E io forse faccio proprio cos.
Perch?...
Sapete che spesso sto dei giorni senza guardare un giornale?
Pensate un po' quante bugie di meno venite a sapere!
S, ma posso anche perdere delle verit!
E credete che ce ne siano... nei giornali?
E poi forse io vivo un po' come in un sogno. E questa  una cosa stupida. Giudi, voi forse non immaginate neppure come io sia ignorante di tante cose che quasi tutte le altre donne sanno, e trovano interessanti.
Per esempio, gioia mia?
Ecco, rispose Gaia dopo un momento di indecisione, per esempio, la politica. Io, di politica, non so nulla.
Gli occhi di Giuditta si fecero penetrantissimi.
E... che altro?
Ecco... ancora un'altra cosa... tutto ci che riguarda la Giustizia.
E perch dovreste saperne qualcosa?
Perch ho sposato un legale, un avvocato.
Non  una buona ragione. Anzi,  una buona ragione perch voi non ne sappiate nulla. Vostro marito non ha voglia di parlare di contratti, di interrogatorii, di requisitorie, quando lascia l'aula giudiziaria per venire nel vostro salotto.
Giuditta si curv in avanti sulla sedia e bisbigli:
E poi...?
Gli argomenti del giorno, disse Gaia lentamente guardando a terra. Non li seguo come dovrei, come fanno le altre donne.
Ho sempre pensato che voi foste al corrente in fatto di musica e di letteratura e per quanto riguarda il teatro...
No, mi riferisco alle personalit, io.
Alle personalit?
In societ, la maggior parte delle conversazioni vertono sulle persone; che cos', cosa fa, che cosa sembra, se  quello che sembra oppure no, il posto che occupa e... tutte cose che io almeno per met non so e che non m'interessano. Quindi sono sicura che mi si considera un po' come una sciocca.
Perch questa improvvisa sensibilit e questa mancanza di fiducia in voi stessa, mia cara Gaia?
Vedete, io sono sicura che oggi la signora Giorgia...
La signora Giorgia vi ha proprio seccato?
No, ma al teatro stava parlando, naturalmente... qui la sua voce lieve prese un tono di profonda irritazione, della signora Paradine e io non ne ho visto neppure la fotografia.
Ah!
E, a quanto pare, tutti l'hanno veduta.
Davvero?
Son cose che danno noia.
Ma se a voi non importa?
Che cosa volete dire?
Ma se a voi non importa nulla di quella personalit... perch fingere di interessarvene?
Qualche volta penso che dovrei darmi un po' pi da fare per sapere quello che accade. Voi leggete i giornali, voi sapete tutto!
E questo soltanto perch io sono arcipiena di curiosit per la vita. Io sono come pap.
 cos, lui?
S, ma  naturale!  questo il motivo per cui nell'esercitare la sua professione se la gode un mondo! Io ero nata per fare il legale; ma la Provvidenza non ha voluto; mi ha fatto nascer donna. Voi, invece, siete come la ninfa Eco, ed Eco non era nata per fare il procuratore. Voi siete una donna che ha in s un gran fascino. Perch questa vostra scontentezza? Se voi seguiste, come faccio io, tutti i pettegolezzi dei giornali e se vi precipitaste a guardar la fotografia di chiunque  un po' in vista, come faccio io...
Ma voi lo fate? interruppe Gaia. Non ho mai veduto fotografie nella vostra camera o nel vostro salotto.
Non  di moda mettere in mostra delle fotografie: ma nei cassetti ne ho a dozzine.
Davvero?
S.
Parve che Gaia volesse dire in fretta qualcosa; invece, non parl. Un effetto simile a quello che pu fare la maniglia di una porta che sia girata mentre poi la porta rimane chiusa. Segu un momento di silenzio, poi Gaia si alz.
Dovete gi andarvene?
S;  tardi. La matine  finita alle cinque.
Ve ne andate sempre troppo presto, o sfuggente Gaia. Devo chiamar l'ascensore?
No, scendo a piedi.
E, mentre scendevano lo scalone, Giuditta disse:
Non cercate di esser come le altre, Gaia. Voi siete meglio della maggior parte di noi. Voi siete una donna che ha una personalit sua. Rimanete cos.
Non credo d'esser tanto personale quanto lo siete voi.
Forse che un sussurro non pu esser tanto ben definito quanto un grido?
Pu darsi che il mondo moderno, in cui anch'io vivo, sia troppo rumoroso perch un sussurro possa essere udito.
Non lo credete: un sussurro ha la forza di trascinare. Voi trascinate.
Non mi pare di avere questa virt... Oh, ecco vostro padre!
Sir Simone stava attraversando la hall col suo passo svelto. Guard in su, e Giuditta not che pareva preoccupato. Egli si ferm e attese che gli fossero arrivate vicino.
Ve ne andate, lady Keane? Sarei voluto tornare a casa pi presto, ma qualche volta la Legge  davvero un padrone spietato! Se dovete andarvene, vi lascio libera.
In quel momento comparve un domestico che and ad aprire la porta della hall.
Non venite fuori, disse Gaia. Fa cos freddo! Arrivederci, Giudi.
Giuditta la baci senza dire una parola.
Arrivederci, sir Simone.
I loro sguardi s'incontrarono. In quel momento sentirono che entrambi stavano ritirandosi nel proprio guscio in preda a un pensiero che non dava tregua.
Arrivederci, cara. Mi dispiace di non aver potuto parlare un po' con voi, ma...
Fece un movimento con le spalle e sporse in fuori le labbra sotto i baffi corti e grigi.
Gaia attravers la hall e usc.
Che  accaduto, pap?... domand Giuditta.
Che cosa  accaduto? fece sir Simone.
E, dopo un momento di esitazione, aggiunse:
Horfield sar giudice nel processo Paradine. E noi non volevamo che fosse proprio lui.
Si volt e si diresse in fretta verso il suo studio.
Giuditta lo segu con lo sguardo.
"Nuvoloni, oggi!" pens. "Speriamo di non prendere un acquazzone!"
Aveva l'abitudine di identificarsi con le persone che amava e voleva molto bene a suo padre e a Gaia.
Rientrando nella sua stanza, pens:
"Gaia voleva chiedermelo. Perch non me l'ha chiesto?"
...
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...
CAPITOLO 11.
...
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...
Il barone Sedelsward era uomo di buona memoria perch il giorno dopo un fattorino port a Portland Place una busta con due inviti per una visita privata alla mostra di "scene di neve" che doveva aver luogo il sabato dopo.
Gaia si sedette alla sua scrivania per scrivere un cortese biglietto di risposta. Sentiva che avrebbe dovuto dirgli che sarebbe stata lieta di riceverlo, ma non lo fece. Ne avrebbe parlato con Marco per conoscere il suo parere in proposito: Marco, per, era immerso nel suo lavoro, e forse non sarebbe andato a visitare la mostra sebbene s'interessasse molto di arte e gli piacesse tanto la pittura. Ma era occupato, terribilmente occupato: la notte precedente l'aveva trascorsa tutta alla scrivania. Di solito, quando veniva a casa e stava con lei, buttava da parte i pensieri come si getta via un fardello dalle spalle. Ma la sera prima aveva parlato pochissimo e a volte non aveva nemmeno udito ci ch'ella gli diceva: pareva che fosse lontano, come separato da lei da una lunga galleria, intento a covare al buio i suoi pensieri.
Subito dopo pranzo (quella sera aveva pranzato a casa) Keane era uscito per recarsi al suo studio.
Devo lavorare, mia cara, aveva detto.
Cos presto?
Proprio: ho tanto da fare. E oggi...
Aveva corrugato la fronte e non aveva finito la frase. Gaia s'era domandata che cosa stava per dire e che cosa era capitato quel giorno d'importante per lui e forse anche per lei.
Dopo aver scritto il biglietto allo svedese, Gaia riun alcuni figurini che una sarta le aveva mandato da poco e che voleva restituire: siccome non le era possibile di trovare nel suo salotto una busta abbastanza grande, con Sausage alle calcagna si diresse verso la biblioteca del marito per cercarne una. Avvicinandosi alla scrivania, si sedette, e apr la cassetta: Keane teneva i documenti importanti in due casseforti, situate nella stanza, che erano sempre chiuse a chiave. Nella cassetta c'erano delle buste, della carta da lettere e alcun lettere alle quali non era ancora stato risposto. Ma quella mattina, Gaia, quando apr il cassetto, scrse una fotografia formato gabinetto posata sul mucchio delle carte col viso verso di queste. Dietro, sul cartone della fotografia, Keane aveva scritto qualcosa con la sua calligrafia chiara e grande. Senza volerlo, quasi senza accorgersene, Gaia lesse queste parole:
"Che cosa c' dietro questa finestra dalle imposte chiuse?"
Esit per un momento: poi cerc una busta grande e, trovatala, la prese, chiuse la cassetta: mise nella busta i figurini che aveva portato con s e scrisse l'indirizzo. Poi si alz per uscire dalla stanza; ma quando fu vicino alla porta si arrest, torn indietro, apr la cassetta e volt la fotografia. Sotto c'era stampato: "La signora Ingrid Paradine". La prese in mano e si sed ancora alla scrivania.
Dopo un quarto d'ora, ripose la fotografia, come l'aveva trovata, chiuse di nuovo la cassetta e usc dalla stanza seguita da Sausage che durante tutto quel tempo si era divertito con una nappa delle tende.
Quella sera, quando Keane torn dal Circolo dopo il suo lavoro quotidiano, Gaia gli mostr l'invito del barone Sedelsward.
L'ho conosciuto dai Flaquer. Desidera che anche voi veniate a visitare la sua mostra.
Ma io, cara, non ho tempo per queste cose, rispose Keane in fretta.
Speravo che anche voi poteste.
Andateci voi.
S, credo che vi andr.  una brava persona, ne sono sicura, e in Svezia, sapete,  famoso.
L'ho udito nominare, disse Keane senza mostrare alcun interesse.
Poich  tanto gentile, non credete che dovrei dirgli di venire qui da noi un giorno?
Perch no? Diteglielo pure.
E si diresse verso la porta della stanza. Mentre stava per uscire, Gaia disse:
Il barone ha conosciuto una volta la signora Paradine.
Keane si volt di scatto.
Ha conosciuto la signora Paradine?... Dove?
Molto tempo fa, a Copenaghen, quando lei stava nel salone di un barbiere a preparare il sapone per il viso dei clienti. Mi ha detto che pareva una filigrana di ghiaccio illuminata dal sole.
Keane non disse nulla: rimase fermo per un istante vicino alla porta guardando Gaia senza vederla. Poi l'apr e usc.
Ma il giorno dopo, gioved, quando torn a casa, disse alla moglie:
Ho potuto fare in modo di venire alla mostra. Mi far piacere dare un'occhiata alle pitture del barone.
...
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...
CAPITOLO 12.
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...
Quel giorno, prima di andarsene a casa e prima della sua consueta sosta al Circolo, Keane aveva avuto un lungo colloquio con sir Simone Flaquer a Bewly Place ove si era recato dalla prigione di Holloway nella quale aveva trascorso pi di un'ora in colloquio con la signora Paradine. Da quando era stato da lei la prima volta, insieme con sir Simone, le aveva fatto parecchie visite da solo e avevano parlato a lungo senza che nessuno li ascoltasse, sebbene una guardiana se ne stesse sempre a osservarli dietro la parete di vetro della stanza in cui aveva luogo il colloquio. Il giorno prima di questa visita, egli aveva saputo che il giudice lord Horfield avrebbe diretto alla Corte Criminale il processo Paradine.
Cos Horfield avrebbe detto l'ultima parola!
Keane ricordava quanto gli aveva detto Gaia a proposito di Horfield: e ci credeva. Sebbene Gaia sembrasse tanto lontana dalle cose di questo mondo, cos eterea, sempre immersa nei suoi sogni, pure era un'osservatrice fine, senza averne l'apparenza. Aveva un modo tutto suo per arrivare alla sostanza delle cose, cos come per caso, di appurarne l'intima verit, e Keane spesso ne era rimasto sorpreso e si era domandato che cosa la conducesse a risultati tanto buoni. Gaia aveva intuito subito che tra lui e Horfield c'era una segreta ostilit. E proprio Horfield, adesso, era chiamato a giudicare il "caso Paradine"! Maledizione! Maledetto Horfield!
Dire "maledetto" a un giudice inglese,  un'espressione un po' forte; pure Keane, nella sua mente, non esit a servirsene.
Tutto, della Giustizia inglese, doveva esser sempre esaltato e glorificato e spesso Keane s'era attenuto con convinzione a questa norma. Ma anche i giudici inglesi erano uomini con le loro colpe, con le loro passioni, soggetti alle inimicizie, alle gelosie, a tutte le debolezze dell'animo umano. Certo avevano come scopo la giustizia: ma esiste forse un uomo che in certi momenti, la repulsione, l'antipatia, la rabbia, che egli pur cela in se stesso, non possano distogliere dal suo scopo?
Horfield non amava Keane: avevano temperamenti assolutamente opposti e lo sapevano, ma la loro reciproca avversione aveva origine, cos credeva Keane e talvolta anzi ne era sicuro, in qualcosa di pi grave. Sospettava che Horfield gli invidiasse e gli avesse sempre invidiato Gaia; gli invidiasse la fortuna di avere sempre accanto, con s, una creatura deliziosa come sua moglie. Horfield si era sempre dichiarato pieno di ammirazione e di devozione per Gaia: ma lo aveva fatto in maniera scherzosa, come se si trattasse di un atteggiamento galante, cavalleresco, da non prendersi sul serio. Cos si era comportato fino a quegli ultimi tempi.
Anche questa volta era stata Gaia ad aprirgli gli occhi: lei che non diceva mai delle parole dure e non pronunziava mai dei giudizi scortesi, aveva detto che Horfield era un vecchio disgustoso. Sulle labbra di Gaia questa era una condanna. Prima di quella volta, di rado, Keane aveva sentito da lei una parola scortese a proposito di un uomo o di una donna. Per meritarsi quel giudizio, Horfield doveva certo averle fatto qualcosa, ma Keane non sapeva che cosa. Immaginava che Horfield dovesse aver osato qualche frase, o, forse, soltanto qualche sguardo, per cui Gaia aveva veduto pi profondamente del solito il lato meno bello del carattere di lui.
Che nella natura di Horfield ci fosse un lato veramente brutto era cosa certa: molti lo sapevano, perch Horfield, sebbene pieno di cinica saggezza mondana, aveva dei momenti in cui si mostrava com'era. Pareva che di tanto in tanto non reggesse pi alla noia di far la parte del servitore dello Stato, rispettabile e dignitoso, occupante un'alta carica, e desse libero sfogo alla sua natura, un misto, probabilmente, di satiro e di fauno. Di rado Keane si era trovato ad aver a che fare con un uomo in cui mente e carattere fossero cos differenti. Senza dubbio Horfield aveva la mente di un giudice fine mentre il suo carattere non lo rendeva adatto a giudicare nessuno. Ma nella vita pubblica, per virt della sola mente, un uomo pu salire molto in alto e perfino generare nei suoi simili un senso di terrore; questo, ben inteso, quando abbia una mente superiore, perch ci pu impaurire davvero.
Horfield lo sapeva e aveva gran fiducia nel suo cervello che lo aveva tirato fuori da molte difficolt ed anche da qualche pericolo. Forse quella sua fiducia era eccessiva.
Horfield dunque avrebbe giudicato la signora Paradine! Keane si sentiva come uno che avesse ricevuto un colpo che per si aspettava da tempo.
Infatti, in quella fase preliminare, non si era per nulla illuso che le cose si mettessero bene per la signora Paradine e per lui. Si recava da lei per i soliti colloqui, in uno stato di depressione, in lui anormale, che non riusciva a nasconderle. Forse non cercava nemmeno di nasconderglielo perch in Marco Keane c'era, in fondo, ancora molto del fanciullo. Quel giorno la signora Paradine ebbe modo di accorgersene. Parlarono anche di Horfield; ci che, secondo Keane, era necessario perch all'udienza la signora Paradine avrebbe dovuto deporre come teste.
Noi sappiamo adesso, signora Paradine, chi  il giudice chiamato a giudicare nel vostro processo, le disse.
E chi , per favore?
Lord Horfield.
La signora Paradine non fece alcun commento e rimase seduta coi suoi begli occhi pallidi fissi su Keane.
L'avete udito nominare?
L'ho veduto di quando in quando nei giornali; ma non so gran cosa di lui. Che uomo , ditemi?
Keane esit un momento, forse per scrupolo di discrezione; ma poi il lato impulsivo del suo carattere prese il sopravvento e rispose:
 cinico e pieno di spirito caustico; per, direi che nel suo cinismo ci sia molta amarezza. Non so se ha cuore.  un cervello di prim'ordine. Gli piacciono le donne, specialmente le belle donne.
Mentre diceva le ultime parole, la guard, ma non osserv alcun cambiamento nel suo viso: n un lampo d'interesse n un segno qualsiasi di civetteria.
Questa  una cosa che potrebbe esserci d'aiuto, disse, poich essa non parlava.
Ma nella sua voce c'era ben poco ottimismo. Poi aggiunse, non riuscendo a contenersi:
Preferirei un altro giudice per il vostro processo.
Perch?
In lord Horfield c' qualcosa che non m'ispira fiducia.
Ma egli sar l per far giustizia e voi mi dite che  un cervello di prim'ordine.
Oh, in quanto al suo cervello non c' nulla da dire!
E non  questa una cosa importante?
Keane si pieg verso di lei, come a volte nel pronunziare i brani pi appassionati delle sue arringhe si piegava istintivamente verso i giurati, e, ponendosi un dito sulla fronte, disse:
Credo di aver anch'io la testa a posto. Ma voi pensate che in un processo come il vostro ci voglia soltanto il cervello per ottener giustizia? Ci vuole anche il cuore, che  la chiave per aprire la porta ai sentimenti d'umanit: il cuore, che  pi grande e va pi lontano del cervello. Ma lord Horfield non la pensa cos.
La sua voce aveva preso di nuovo un'espressione pessimista.
Un giudice come lord Horfield non incoraggia l'avvocato difensore a far del suo meglio e io voglio fare del mio meglio per voi. Io devo fare tutto quello che posso e voi dovete aiutarmi. Combatteremo insieme contro lord Horfield.
Appena pronunziate queste ultime parole si rese conto di quanto dovevano sembrar strane alla sua interlocutrice: combattere contro un giudice! La signora lo stava guardando con occhi profondamente scrutatori. Quello sguardo vuoto che talvolta rendeva cos strano e cos illeggibile il suo viso era scomparso in quel momento: ora sembrava una donna intelligente, completamente sveglia e pronta a tutto.
Ma come possiamo combatterlo? Ditemi: non capisco.
Allora egli s'immerse in una minuziosa discussione su quella che, a suo parere, era la mentalit di Horfield e, avendo sempre in mente Horfield, le diede una specie di lezione sul modo in cui avrebbe dovuto comportarsi nel suo interrogatorio all'udienza.
Intanto pensava se la signora Paradine fosse un tipo di donna capace di esercitare una forte attrazione su Horfield... Di nuovo not, come aveva fatto spesso prima d'allora, la strana somiglianza tra lei e sua moglie. Horfield ammirava molto Gaia; l'ammirava troppo. Keane trovava odiosa quell'ammirazione perch affiorava forse da un brutto e offensivo senso di lussuria. Non si astenne per dal considerare, nella sua mente, che quella debole rassomiglianza tra Gaia e la signora Paradine, al processo, poteva essere di qualche vantaggio. Questo, naturalmente, se gli occhi acuti di Horfield l'avessero notata.
Nemmeno ora Keane poteva dire con sicurezza in che consistesse quella somiglianza, perch Gaia e la signora Paradine fisicamente erano del tutto differenti. La signora Paradine, pur essendo molto pi bionda di Gaia e pur essendo sottile come un giunco, era assai meno eterea di Gaia. Quel pittore svedese, il barone Sedelsward, aveva detto che, quando era ragazza, pareva una filigrana di ghiaccio illuminata dal sole: poteva esser stata cos. Anche ora, guardando quella donna che aveva passato la trentina, si poteva credere che quel paragone, per quanto poetico, corrispondesse al vero. Tuttavia Gaia, che non era come una filigrana di ghiaccio in pieno sole, sembrava assai pi delicata, pi fragile, pi evanescente della signora Paradine. C'era qualcosa nell'espressione e nella personalit di ciascuna di esse in cui consisteva la differenza tra loro. Gaia aveva spesso lo sguardo assente che faceva venire in mente a Keane il suono di un'eco cos simile e pur cos diverso dalla voce umana che lo provoca. Gli occhi della signora Paradine non avevano mai uno sguardo cos: in essi c'era qualcosa di decisamente terreno; non davano l'idea di qualcosa di remoto, non trascinavano l'uomo, che li osservasse, lontano, infinitamente lontano. L'espressione di Gaia incantava: si sarebbe perfino potuto dire che purificava. Anche l'espressione della signora Paradine incantava, ma non nello stesso modo.
No, anzi proprio in tutt'altro modo! Keane se ne era accorto una volta, forse, anzi, fin dalla prima volta in cui l'aveva veduta, insieme con sir Simone, nella prigione, intenta a leggere il libro di Schure, il libro che da qualche tempo aveva comprato anche lui.
Per, nei lineamenti dei loro visi, nel contorno di essi, c'era senza dubbio una somiglianza, sebbene quello della signora Paradine fosse pi grande. Le teste, tutt'e due bellissime, si rassomigliavano pure; non avevano n l'una n l'altra la nuca piatta che d l'impressione di poca intelligenza. Ambedue avevano la fronte vasta in confronto del mento, che senza esser debole, era piccolo e rotondo.
Perch mi guardate cos? gli aveva domandato la signora Paradine a Keane facendolo trasalire.
Egli cap di non essersi sorvegliato abbastanza.
I loro sguardi si erano incontrati: allora si era sentito spinto a confessare.
Stavo pensando che voi e mia moglie in un certo qual modo vi rassomigliate.
Ci rassomigliamo?
Gli parve di udire nella voce di lei una certa sorpresa e qualche altra cosa.
In che modo ci somigliamo?
Non lo so esattamente. Ma c' una somiglianza, sebbene mia moglie e voi siate assai diverse l'una dall'altra. Voi avete qualcosa di tremendamente... e cerc la parola giusta, di tremendamente deciso che mia moglie non ha affatto.
Lo so. Io, in sostanza, sono pi volgare di lei.
Non volevo dir questo! esclam Keane con calore.
Ma non  cos? Io vengo dal popolo. Ho fatto la serva. E in me c' ancora qualcosa della serva.
Perch dite questo?
Perch  vero, rispose quella con voce ferma quasi rabbiosa. Pu darsi che io non abbia l'aria di una serva; anzi non credo di averla. Ma sono sicura che spesso ho i sentimenti di una serva. Non importa!
Pronunzi queste parole con asprezza, con una specie di esasperazione. Keane sent la passione sotto a quelle parole. Gaia non sarebbe mai stata capace di parlare cos. In quel momento desider tanto che potesse esserne capace.
La guardiana li osservava attraverso la parete di vetro: che avrebbe pensato se avesse potuto udire come poteva vedere? Keane desider di avere il diritto di mandarla via.
Si alz bruscamente. Voleva rimanere, voleva udirla parlare ancora, voleva entrare pi a fondo in quell'argomento e comprenderlo ancor meglio. Il suo pensiero a un tratto era corso a Guglielmo Marsh; forse era stato guidato dal fatto che essa aveva pi volte ripetuto la parola "serva". Pi tardi avrebbe riflettuto anche su questo. Ma prima di tutto doveva vedere sir Simone.
In voi io non sento affatto la serva;, disse con grande gentilezza, sento soltanto la donna che... ammiro e che voglio salvare.
Si curv sulla tavola presso alla quale erano stati seduti ed esclam in tono fiero:
E vi salver! Vi salver! Voi, per, dovete fare quello che dico io. Mi udite?
Quella assent col capo alzando lo sguardo su di lui; poi mormor:
Se posso!
A Bewly Place, Keane ebbe un colloquio piuttosto difficile con sir Simone al quale espose sommariamente il piano di difesa che gli era venuto in mente dopo aver riflettuto a lungo su Guglielmo Marsh. Questo piano, del tutto nuovo, fu una vera sorpresa per sir Simone. L'idea di questo era quella d'insistere sull'assoluta mancanza di un qualsiasi impellente motivo dell'assassinio di cui era accusata la signora Paradine. La signora Paradine aveva sempre dimostrato di nutrire una grande ammirazione e una grande devozione per suo marito: numerosi testimoni, dei quali si poteva facilmente disporre, avrebbero deposto in questo senso. Il suo contegno con lui era stato perfetto e pieno di quel tatto che s'era dimostrato necessario, perch il colonnello Paradine, sebbene fosse un eroe, era stato anche senza dubbio e per moltissime ragioni, un uomo col quale la vita in comune doveva aver presentato gravissime difficolt. Era stato meraviglioso in guerra, meno meraviglioso nella sua vita di cieco dopo la guerra. Certo, la difesa non voleva insistere sulle sue colpe: ma queste sue manchevolezze sarebbero state messe in luce dal pubblico ministero come quelle che potevano aver dato motivo alla signora Paradine di commettere il delitto del quale era accusata. Compito della difesa doveva appunto esser quello di farle figurare come cose di poca importanza. Parlando con Keane, sir Simone aveva attribuito molta importanza al fatto che nulla indicava che la signora Paradine, dopo il suo matrimonio, avesse mostrato il pi piccolo interesse (non era nemmeno il caso di parlar di tenerezza) per altr'uomo che non fosse suo marito. Nello sfondo, non c'era dunque un amante in attesa che la donna fosse libera dal legame che l'univa a un cieco. Pareva che fosse stata una moglie devota in tutto al marito. Un fatto sul quale sir Simone aveva spesso insistito nel presentarlo come favorevole alla difesa, era quello che la signora Paradine aveva conosciuto il colonnello Paradine soltanto dopo che questi era diventato cieco. Non si era nel caso di una donna che ha amato un uomo quando era sano e che gli resta fedele quando quello  fisicamente menomato. Se lo aveva amato, e pareva che ella lo avesse amato, lo aveva amato cieco e soltanto cieco.
Sir Simone voleva presentarla non come una donna che si fosse voluta sacrificare avendo una specie di mania morbosa per il sacrificio di se stessa, come avviene in molte donne; ma come una donna eccezionale che si era innamorata non puramente e semplicemente di un eroe, ma della sciagura, della cecit di un eroe. In questi tempi prosaici (e sir Simone a volte poteva esser prosaico quanto chiunque altro) egli desiderava che la difesa facesse vibrare la nota romantica.
In questo mondo, egli aveva detto a Keane, c' molto romanticismo ignorato; perfino in una giuria inglese.  affar nostro picchiare su quel tasto: e noi faremo in modo che i giurati credano che era forse innamorata di lui perch era cieco e che, anzi, se non fosse stato cieco non se ne sarebbe mai innamorata. Perch, capite?, la cecit lo teneva appartato dal mondo ed ella  una di quelle donne che vogliono un uomo tutto per s. Voleva un uomo tutto per s ed ebbe un eroe tutto per s. La mania di sacrificarsi non basta per costruirvi sopra la difesa. Faremo un passo pi in l. Presenteremo la mania di sacrificarsi congiunta al proprio interesse; quell'interesse che l'amore pu alimentare in una donna appassionata. E allora dove diamine pu trovarsi un motivo per commettere un assassinio?
Ma allora, esclusa la signora Paradine, su chi si potrebbero rivolgere i sospetti? Quali supposizioni si potrebbero fare sull'autore del delitto?
Buio pesto; mistero. Parecchie volte mi  riuscito di far assolvere delle persone accusate di assassinio anche senza poter attribuire il delitto ad altri. Giocando bene le nostre carte, possiamo, credo, fare la stessa cosa in questo caso. Se io potessi mettere in chiaro che il reo  un'altra persona, certo mi varrei di questo mezzo: ma la verit  che non sono in grado di farlo.
Allora Keane si fece avanti, con la sua ipotesi secondo la quale il reo poteva essere Guglielmo Marsh.
Che cos' che vi ha fatto venire in mente una cosa simile? disse sir Simone seccamente. Dove avete trovato la pi piccola prova che possa appoggiare la vostra ipotesi?
Un momento, sir Simone! esclam Keane col suo modo di fare pi persuasivo. Da quando ho cominciato a interessarmi di questo "caso", ci che pi mi ha preoccupato e mi preoccupa come difensore,  la mancanza di una solida base nel sistema di difesa che vogliamo adottare.
Ah!
Anche voi ve ne siete accorto; non c' dubbio, dovete averlo sentito anche voi!
Ecco, io mi contenterei di rafforzare quella base magari con stucco e legname in mancanza di pietra e cemento, purch, per, non ci mettessimo a brancolare nel buio e a correre dietro a fantasmi. Qualunque sia la causa di cui io debba occuparmi come procuratore, mi piace metter sempre i piedi su terreno solido. Com' naturale, tempo addietro, riflettei profondamente su Guglielmo Marsh: certo la sua condizione in casa Paradine lo metteva in grado di assassinare senza difficolt il colonnello, se l'avesse voluto. E questo non mi sfugg perch era una cosa che non sarebbe sfuggita nemmeno a un bamboccio. Ma, come vi ho detto, per quanto mi dessi da fare, non riuscii a trovare la pi piccola prova a suo carico, mentre tutto ci che trovai parlava contro l'ipotesi che voi, lasciatemelo dire, ponete innanzi proprio all'undicesima ora e, anzi, in favore di quell'uomo. La sua devozione per il padrone  indiscussa e, per quanto vedo io, indiscutibile. Nessuno che abbia avuto a che fare con lui e col colonnello ne ha mai dubitato: perfino la signora Paradine non ne ha mai dubitato e non ne dubita adesso, nonostante l'ostilit accanita che Marsh le dimostra. E allora, dove diavolo  quella base solida che il vostro piano di difesa vorrebbe possedere? C' qualcosa che possa far credere a voi che Marsh odiasse il suo padrone anzich amarlo? Il colonnello Paradine gli ha lasciato un legato,  vero, e forse egli sapeva o, ad ogni modo, indovinava che glielo avrebbe lasciato. Ma considerate la sua condizione quando il colonnello era vivo: aveva tutto quello che voleva, stava addirittura nel velluto per quello che riguardava le sue comodit personali ed era trattato con la massima possibile considerazione. Tutta, proprio tutto, contrasta col piano di difesa che voi mi avete proposto. A proposito, non ne avrete parlato, spero, con la signora Paradine, oggi, durante il colloquio che avete avuto con lei?
No certo: non mi sarei mai sognato di fare una cosa simile prima di averne parlato con voi.
Caro mio, non pensavo affatto... con voi  un piacere lavorare insieme. Ma questa maledetta faccenda mi mette un po' sottosopra e, come dite voi, il nostro piano di difesa ha bisogno di una base pi solida. Per, non vedo davvero...
Avete mai pensato, voi, che Guglielmo Marsh possa essere un uomo molto emotivo?
Questa  un'espressione esagerata: io credo che sia un uomo capace di sentimenti forti e decisi, e lo dimostra la devozione che aveva per il suo padrone.
E anche la sua apparente ostilit verso la signora Paradine.
Sicuro, anche questa! Marsh  un uomo che in certi casi pu sentire con gran forza.
Io lo credo un fanatico.
Sir Simone stava per dire qualcosa quando Keane glielo imped aggiungendo rapidamente:
Ma voglio farvi un'altra domanda a proposito di lui.
S? Dite!
Vi  mai venuto in mente che Marsh possa essere un uomo pieno di astuzia?
Marsh? esclam sir Simone tendendo verso Keane le mani congiunte in un gesto molto espressivo ma che non aveva nulla d'inglese.  raro che io, quando mi occupo di un "caso", non cerchi per prima cosa se le persone in esso implicate posseggano o no quella caratteristica, cio l'astuzia. Direi quasi che questa ricerca dell'astuzia mi vien suggerita da un istinto; lo faccio senza pensarci.
E in Marsh che cosa avete trovato?
Ci sono poche persone, secondo me, che non siano astute in certi casi. La natura ci fornisce le armi per difenderci. La mente ha i suoi artigli; gli artigli dell'astuzia. Perci di rado io escludo la possibilit che un essere umano, per difendersi, lavori d'astuzia... tiri fuori, cio, i suoi artigli. Ma non posso dire che stimi Guglielmo Marsh il tipo dell'uomo astuto. L'ho osservato bene al Tribunale di Polizia e mi ha fatto l'impressione di un uomo di una sincerit fuori del comune. L'uomo che dimostra apertamente le sue avversioni  assai portato alla franchezza anche nel resto. E nella sua avversione per la nostra cliente, Marsh sembra molto sincero.
Un'avversione quanto mai odiosa e inopportuna! esclam Keane con passione. Che cosa ne pensate voi di quella scena straordinaria che ebbe luogo a Londra nel pomeriggio antecedente alla morte del colonnello Paradine? La presenza di Marsh nella hall, in quel momento cos critico, non vi fa venire in mente che con tutta probabilit egli stesse spiando il suo padrone e la sua padrona?
Pu darsi che sia stato cos. D'altra parte, da servitore devoto e fidato qual era, poteva aver avuto le sue buone ragioni per trovarsi l in quel momento.
E la spiegazione che ha dato la signora Paradine circa quella lite?
Che possiamo fare se non accettarla per buona?
Ci credete, voi?
E voi?
Invece di rispondere, Keane disse:
La signora certo  stata molto sincera con noi.
Eppure quella sua spiegazione mi pare poco plausibile. Una lite cos violenta per una sciocchezza!
Spesso gli uomini che hanno cattivo carattere danno in escandescenze per cose di poca importanza e talvolta per delle sciocchezze addirittura.
Questo  vero. Comunque sia, noi dobbiamo tener per buona la sua spiegazione. Per quanto riguarda poi l'astuzia di Marsh, non pu darsi che sia guidata e spronata dalla sincerit della sua avversione per la signora Paradine, avversione che ha mostrato cos chiaramente?
Questa non  che una supposizione.
S; certo  possibile che lo sia; infatti, se nella ipotesi della colpevolezza di Marsh che voi avete avanzato ci fosse un qualche fondamento, la linea di condotta pi ovvia per lui consisterebbe nel dimostrare avversione per la signora Paradine e nel far ricadere su lei i sospetti.
Proprio cos! Marsh in questo modo la metterebbe in cattiva luce presso i giurati allo scopo di salvarsi la pelle.
Ecco, disse sir Simone in tono deciso, posso anche aver torto ma, secondo me, l'avversione di Marsh per la nostra cliente  sincera.
Io, invece, non ho fiducia in quell'uomo, disse Keane. Non mi ispirano fiducia n il suo aspetto n il suo modo di fare.
La signora Paradine ne dice bene.
Lo so che ne dice bene... con noi. Ma non ha avuto ancora occasione di parlarne davanti a un giudice o a una giuria.
Dopo una lunga pausa, durante la quale rimase immobile sulla sua sedia, come immerso in profondi pensieri, sir Simone alz lo sguardo su Keane e disse:
Che cosa pensate voi dell'atteggiamento della signora Paradine verso Marsh?
 difficilissimo a comprendersi, rispose Keane in tono cupo guardando fisso davanti a s.
C' qualcosa tra la signora Paradine e Marsh ch'io non capisco affatto, disse sir Simone.
Tra loro? disse Keane in tono aspro.
Gi, e non mi  mai riuscito di comprendere che cosa ci sia. Ecco qua una donna e un uomo che qualche tempo fa erano padrona e servitore: la donna  accusata di assassinio e corre pericolo di essere impiccata.
Keane, a queste parole, trasal e si fece rosso in viso: sollev una mano come per protestare. Ma sir Simone, che pareva non avesse notato la sua commozione, continu:
Il servitore non prende le parti della padrona; al contrario, le dimostra inimicizia ed  un testimonio a lei sfavorevole. Tuttavia, fino a ora la padrona sta per lui: gli ha rilasciato un ottimo benservito; ci ha detto che di lui non poteva che dir bene. Perch ci? Che cosa la spinge? Ci dev'esser sotto qualcosa che noi non abbiamo ancora afferrato. E adesso voi ve ne venite da me con questa nuova ipotesi. Questa, se  fondata, ci spiegherebbe la condotta di Guglielmo Marsh verso la signora Paradine, ma non spiega la condotta della signora Paradine verso di lui. Che cosa ha in mente di fare, a che cosa mira codesta donna? Sar proprio tutta carit cristiana la sua? Ancora una cosa: se Marsh fosse davvero l'assassino del colonnello Paradine, la signora non lo sospetterebbe? Non ce lo avrebbe suggerito? Invece no, non lo ha mai fatto.
Pu darsi che non lo sospetti.
Keane, mi pare che voi non vediate giusto!
Keane si alz in piedi bruscamente, affond le mani nelle tasche e si avvicin alla finestra dello studio privato di sir Simone in cui si trovavano. Fuori non si vedeva nulla perch, essendo d'inverno e sul far della sera, le tende erano abbassate. Pure Keane rimase per un momento rivolto verso la finestra; aveva la testa sprofondata nelle spalle rialzate e come abbandonata in avanti, sul petto. Per un paio di minuti non si mosse. Sir Simone, dalla sua sedia, l'osservava attentamente. Alla fine si volt; aveva un viso duro come irrigidito.
Io sono convinto, disse parlando lentamente, che la signora Paradine non ha nulla a che fare con questo delitto. Quando voi mi deste l'incarico di difenderla confesso che avevo i miei dubbi e che eran dubbi assai gravi. Ma adesso non ne ho pi nessuno: per me non  questione di prove a favore o a carico.
No? domand sir Simone con voce acuta.
No! disse Keane in tono grave e profondo. Spesso le circostanze e la psicologia possono sembrare in opposizione. Quando ci avviene, io sono proclive a non aver fiducia nelle circostanze e ad affidarmi invece al mio intuito, e credo di averne, per arrivare alla verit per mezzo della psicologia. Ormai so tante cose della signora Paradine perch ho avuto con lei parecchi colloqui e l'ho studiata e osservata attentamente. Cos mi sono convinto che una donna come lei non pu aver fatto quello di cui  accusata. Non c' nulla della delinquente in lei! Una cosa mi ha specialmente colpito, e credo sia stata la prima a farmi pensare che non poteva esser colpevole.
Di che si tratta? Che cos'?
La sua assoluta mancanza di paura: non ha mai detto che  sicura di essere assolta come dicono tanti delinquenti, ma non ha mai mostrato timore d'esser condannata. Anche oggi, quando le ho detto che Horfield  stato incaricato di giudicare il suo "caso" e che avrei preferito qualsiasi altro giudice...
Le avete detto questo?
Gliel'ho detto. Perch non dovevo dirglielo? disse Keane quasi in tono di sfida.
Ecco, non so se avete agito saggiamente.
Oh, io sono franco con lei!  una donna cui si pu parlar francamente.
Questo s. E allora?
Perfino quando le ho esposto alcune delle ragioni che mi avevano fatto desiderare che Horfield fosse del tutto estraneo al suo processo, non ha dato segno di paura. Sembra che abbia una fiducia assoluta nella giustizia inglese. Ne sono rimasto veramente colpito. Il suo era un atteggiamento d'una donna innocente. La signora Paradine  innocente. Di questo io sono convinto. -
Un debole sorriso comparve sulle labbra di sir Simone: pensava a ci che si diceva sempre tra gli uomini di legge e, cio, che bastava Keane fosse incaricato della difesa d'un imputato perch automaticamente si convincesse dell'innocenza del suo cliente.
Quel lieve sorriso non sfugg a Keane.
Io non vi chiedo, continu quasi con un'espressione minacciosa nella sua voce potente, se voi crediate la signora Paradine innocente o colpevole. Questo non ha importanza per me. Ormai non m'importa dell'opinione di nessun uomo su questo argomento. Io sono convinto: e questo  sufficiente per me.
Va bene! Va bene! esclam sir Simone amichevolmente. Son molto contento di sentirvi dir questo; son proprio contento. Ci metter calore, molto calore nella vostra difesa.
Son convinto che la far assolvere e, udite ci che vi dico:, esclam Keane curvandosi verso sir Simone mentre i suoi begli occhi scuri mandavano lampi, son sicuro del successo! Horfield non potr impedirmi di riuscire.
Horfield  un giudice inglese! disse sir Simone in tono improvvisamente rigido. Non abbiamo il diritto di supporre che egli sia capace di fare qualcosa di contrario alla pi stretta, alla pi imparziale giustizia.
Ma voi stesso non desideravate che egli fosse designato a giudicare questo "caso".
Perch so che non ha simpatia per voi: ma non metto in dubbio la sua imparzialit.
Voi sapete perfettamente che Horfield  un giudice crudele, forse il pi crudele della nostra magistratura.
Ha tendenza a esser duro nelle sue sentenze: lo ammetto. Ma in questo caso noi sappiamo gi quale dev'essere la condanna se dev'essercene una. Si tratta di assassinio e qui siamo in Inghilterra e non in Francia dove tanto spesso gli assassini riescono a farla franca!
La signora Paradine non  un'assassina! esclam Keane.
Io non facevo che alludere al fatto che...
Lo so. Ma adesso esaminiamo a fondo questo piano di difesa che io propongo.
Keane si sedette di nuovo alla tavola, difaccia a sir Simone il quale not sulla fronte di lui delle gocce di sudore.
Il piano che intendo adottare  questo: io voglio insinuare che la fanatica devozione di Guglielmo Marsh per il suo padrone l'ha indotto a farsi complice di quello che in verit fu un vero suicidio.
Un suicidio?
Qui entra in ballo il fatto che Paradine era cieco. Egli desiderava morire: era deciso a morire ed essendo cieco non poteva facilmente trovare il modo di uccidersi.
Un cieco pu tirarsi un colpo di rivoltella.
S, se riesce a impadronirsi di una rivoltella carica.
Questo non doveva esser difficile nella casa di un uomo che durante tutta la sua vita ha certamente avuto a disposizione delle armi da fuoco.
Ma la signora Paradine non poteva forse aver indovinato le sue intenzioni e perci averle tolte di mezzo?
Ah, ho capito: voi volete presentare la signora Paradine come quella che si prefiggeva di salvare suo marito in luogo di presentarla come membro innocente s, ma completamente inattivo, di quella tragica famiglia!
Ci pu esser necessario. Se lo sar, non vedo nulla che si opponga a ci che vorrei fare.
Un'arma di riserva, eh!... Non nego che sia un'idea: ma vi sar possibile trovare una prova qualsiasi di un simile desiderio in lui?
Forse potrei averne dalla signora Paradine.
Sir Simone gli diede un'occhiata, ma non disse nulla.
Come vi ho detto, non ho ancora parlato con la signora Paradine di questo argomento. Desideravo prima sottoporlo a voi, sir Simone, e sentire la vostra opinione. Come difesa, sarebbe audace.
Oh, io non ho nulla da dire contro l'audacia! La questione da considerare  questa: questo piano non  attaccabile in qualche punto debole?  convincente? E che penser Horfield di tutta questa roba?
Maledetto Horfield! mormor Keane.
Perdonatemi, Keane, disse sir Simone con l'aria di chi fa un tentativo senza molta speranza di riuscire, se vi faccio una domanda, ma la mia non  volgare curiosit, e son sicuro che voi mi credete; la ragione che mi spinge a farvi questa domanda , posso affermarlo, strettamente professionale: tra voi e Horfield c' stato qualcosa di serio? L'altra sera era a pranzo con sua moglie a casa vostra e mi parve che tutto andasse perfettamente bene.
Si tratta d'una neutralit armata. Horfield non ha simpatia per me. Io una o due volte ho proprio mancato di tatto con lui.
Raccont a sir Simone della sua allusione a quella sentenza di lord Horfield che era stata annullata in appello.
Questo pu avergli fatto rizzare il pelo in quel momento; ma, se non c' nulla di pi serio, non riesco a credere...
Ce l'ha con me, ce l'ha a morte con me; lo so.
Si arrest e poi incautamente aggiunse:
E anche mia moglie lo sa.
Davvero?
S; anzi,  stata proprio lei ad attirar la mia attenzione sulla cosa. Gaia mi ha detto che Horfield non ha affatto simpatia per me. Perbacco...
Che cosa c'?
Mi viene in mente proprio ora: un giorno Gaia mi disse perfino che sperava che non dovessi mai trovarmi a difendere una causa importante davanti a Horfield. E ora... questo  strano!
Vi disse perch aveva questa speranza?
S. Ecco... mi disse... press'a poco cos: che Horfield sarebbe stato contento di giocarmi un brutto tiro se mai gli se ne presentasse l'occasione.
Non posso credere...
Quando Gaia segue il suo istinto ha sempre ragione;, interruppe Keane, che io sappia non si  mai sbagliata. Non , forse, una ragionatrice di prim'ordine, ma il suo istinto non falla mai.
Questo pu essere. Vostra moglie  deliziosa; io l'ammiro e la rispetto. Non bisogna per complicar le cose a proposito di Horfield perch non ci guadagneremmo nulla. Adesso torniamo all'argomento che mi ha posto nell'imbarazzo fin da principio.
S? Ditemi...
Qual' la ragione dell'atteggiamento della signora Paradine verso Guglielmo Marsh? Non sar contento finch non ci avr visto chiaro. Se la teoria da voi suggerita, che io accetto per ora salvo a discuterla poi, risponde al vero, l'ostilit di Marsh, reale o presunta che sia,  pienamente spiegabile. Ma ci che  invece inesplicabile,  l'apparente benevolenza che la signora dimostra per lui. Salvo... ah!
Che cosa? disse seccamente Keane.
Sir Simone prese una matita da un portapenne alla sua sinistra e batt con quella dolcemente sulla tavola.
Vi  mai venuto in mente che se la vostra ipotesi  fondata, Warsh potrebbe avere agito nell'interesse della signora Paradine?
Voi volete dire, rispose Keane guardando fisso sir Simone di sopra la tavola, voi volete dire insomma, che se Marsh commise il delitto, pot esservi spinto dalla signora Paradine?
E non  forse possibile? Molte donne spinsero degli uomini al delitto. C' il caso classico di lady Macbeth.
Quello di lady Macbeth  un carattere inventato, irreale.
In quanto a questo poi, Shakespeare non ha mai fatto fare ai suoi personaggi delle cose che non fossero secondo l'umana natura.
Perdonatemi, ma nella vostra ipotesi c' molto del fantastico.
Oppure, continu sir Simone con una certa tranquilla ostinazione, pu darsi che la signora Paradine non abbia spinto Marsh al delitto e, ci nonostante, che egli lo abbia commesso nell'interesse di lei, magari per liberarla da quella vita di pena che ella conduceva con suo marito. E forse lei lo sa. Io sto tentando, badate, di trovare una ragione del fatto che la signora Paradine  decisa a non dire che bene di Marsh. Una tal decisione pu aver la sua cagione nella paura, oppure in un sincero e generoso impulso di ammirazione per qualcosa di grande che egli abbia fatto per lei.
Se la signora sapesse che Marsh ha commesso il delitto per lei, bisognerebbe considerarla come complice.
Meglio complice che assassina.
Non credo che la signora Paradine e Marsh siano segretamente d'accordo: e non lo creder mai. D'altra parte, come mai un domestico potrebbe arrischiare la sua libert, la sua vita, soltanto per migliorare la condizione della sua padrona?
Anche un servitore pu non essere insensibile al fascino della bellezza, all'incanto di una donna. Ah... gi, un tempo, era una serva anche lei!
E che c'entra questo? esclam Keane con improvvisa violenza.
"In me c' ancora la serva... Pu darsi che io non abbia l'aria di una serva... ma... spesso ho i sentimenti di una serva."
Qualcuno gli aveva detto quelle parole che adesso gli spuntavano nella mente come uno zampillo d'acqua gelata.
Guglielmo Marsh  un servitore.
Due domestici! Tra loro doveva esserci una naturale affinit, una naturale comprensione reciproca, cose che forse possono capire soltanto coloro che sono stati domestici. Esiste una certa framassoneria di classe:  impossibile negarlo. Keane sent improvvisamente il morso della gelosia, acuto, feroce, che gli penetrava nelle carni come una spada infocata.
Tutt'e due queste persone, sia l'uomo sia la donna, hanno qualcosa in loro che  caratteristica di chi ha fatto il servitore. Ci pu aver contribuito a creare tra loro una specie d'accordo. Voi mi comprendete?
No! disse Keane con voce grave scotendo la testa.
Sir Simone soffoc la sua irritazione: sapeva dominarsi e di rado mostrava i suoi sentimenti quando era irritato; per, quando ce n'era bisogno, sapeva esser netto, chiaro, tagliente in modo da far quasi paura. Questa volta si limit a dire con voce fredda:
Come volete voi! Per, avrei creduto...
Si arrest. Keane aveva le labbra serrate, e nei grandi occhi scuri quello strano sguardo vuoto che  indizio di un cervello che sta lavorando furiosamente. Pareva che non si ricordasse neppure di non esser solo.
L'orologio della stanza che batt le sette ruppe il silenzio.
Keane sembr scosso da quel suono debole e argentino: guard l'orologio e si alz in piedi.
Devo andarmene,  pi tardi di quello che credevo.
Anche sir Simone si alz e disse:
Dobbiamo esaminare pi a fondo questa faccenda. Ormai non c' tempo da perdere. Domani?
Domani sar proprio difficile per me.
E domenica?
Domenica, s, va bene. A qualunque ora vi faccia comodo... nel pomeriggio.
La mattina non vi andrebbe?
La mattina, no.
Allora venite a casa mia nel pomeriggio. Mia moglie sar in casa. Ci saranno visite di certo, ma troveremo modo di star soli un paio d'ore. Dopo le quattro.
Verr.
E conducete vostra moglie. Mia moglie e mia figlia si occuperanno di lei mentre noi esamineremo meglio questa faccenda.
S, condurr Gaia. Arrivederci.
Stringendogliela, sir Simone s'accrse che la mano di Keane era calda come se l'avesse tenuta vicino al fuoco.
Quando Keane se ne fu andato, sir Simone pens: "Perch mai non vorr che ci vediamo domenica mattina?"
Riun le sue carte, chiam uno dei suoi commessi, scambi con lui poche parole, prese il cappello, il cappotto e i guanti e si diresse verso l'ascensore.
Mentre scendeva prese una risoluzione; avrebbe parlato del "caso Paradine" con sua figlia Giuditta.
Aveva grande stima dell'intelligenza di sua figlia e a volte avrebbe voluto averla con s nel suo ufficio. Suo figlio non era uno stupido, ma era inferiore a Giuditta come acume e come perspicacia. Giudi poi non parlava mai quando capiva che non era il caso.
"Voglio sentire l'opinione di Giudi," si disse mentre l'ascensore si arrestava e Warwick spuntava fuori dalla portineria.
...
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CAPITOLO 13.
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Il barone Sedelsward aveva portato con s parecchie lettere di presentazione, e quindi molti importanti amatori d'arte di Londra, compresi i Flaquer, si eran dati da fare per lui. In conseguenza di ci, la sua esposizione privata alle gallerie Sampson fu visitata da una vera folla d'intenditori. E quando Gaia e suo marito vi giunsero, dopo le quattro, trovarono qualche difficolt a farsi strada per entrare.
Parve che quella folla cagionasse in Keane una curiosa irritazione di un genere tutto particolare: nell'attraversare il marciapiede e prima di entrare nel vestibolo pieno di persone, disse a sua moglie:
Che calca disgustosa! Ma perch invitare tanta gente! Sar impossibile vedere i quadri bene, e dovremmo esser venuti qui proprio per questo.
Ma davvero siamo venuti per questo? disse Gaia.
Qualcuno di noi, s. Io, per esempio, sono venuto per questo.
Gaia abbass le ciglia e, per un istante, il suo pallido viso prese un'espressione severa.
So quanto vi piacciono i bei quadri;, disse, faremo come meglio potremo.
Se vi riuscisse, ci che non credo, dovreste presentarmi al barone Sedelsward.
Certo... se mi si presenter l'occasione.
Oh, in un modo o nell'altro potreste tentare!
Cercher. Ecco lady Horfield!
Infatti si videro muovere goffamente verso la prima sala due enormi spalle di un'altezza sorprendente sulle quali troneggiava una pelliccia di volpe.
Quando si vedono quelle spalle non ci si pu sbagliare! disse Keane. Vorrei sapere se  qui anche Horfield.
Non l'ho mai incontrato in un'esposizione privata.
Neppure me ci avete visto spesso, non  vero?
Molto di rado. Ma le scene di neve vi attirano.
Queste parole furono pronunziate in tono gaio, ma Keane ebbe l'impressione che ci fosse in esse qualcosa di pungente, come il pungiglione di un insetto. Qualcosa di pungente in parole dette da Gaia? Ne fu sorpreso e sconcertato. Subito gli parve che avrebbe dovuto esser preparato a quell'evento, di un cambiamento avvenuto di recente in Gaia; riconobbe anzi che in qualche modo ne era inconsciamente consapevole. Adesso quella consapevolezza diventava cosciente. Si sent portato a osservare sua moglie con un'attenzione che gli era cagione di pena.
Ho udito parlare molto della bellezza dei quadri di Sedelsward, disse, mentre entravano nella prima sala. Che tipo d'uomo ?
 alto, colorito, piuttosto grosso, con dei begli occhi azzurri, le mani grandi, e i capelli chiari anche troppo folti.
Ora vado a vedere se lo trovo.
S, andate, mentre io guardo i quadri, disse Gaia.
Di nuovo Keane sent che in quelle parole apparentemente gentili c'era qualcosa di pungente.
"Che cosa avr Gaia?" pens mentre sentiva crescere dentro di s un senso di disagio ben definito.
E pens a un'altra donna materialmente non troppo lontana, ma per la sua condizione distante da lui migliaia e migliaia di leghe, che si trovava in quello stesso pomeriggio in una cella della prigione di Holloway. Poi, i suoi occhi caddero su un paesaggio nevoso, senza nessuna figura umana, illuminato dalla luce morente di un sole ormai quasi tramontato, sopra un orizzonte nordico. Per un momento, si sent preso dalla bellezza e dal mistero di quella terra di cui gli uomini si dicon padroni e che pure non ha in s nulla di umano. La Svezia per gli Svedesi! Quel paesaggio nevoso come eludeva il potere degli uomini e i loro meschini tentativi di possesso! Per un momento, Keane fu preda di un semplice simulacro della Natura. Un semplice simulacro, un'immagine; ma che lo trasport in una regione lontana, oltre quelle voci disturbanti, tra le quali, per la prima volta, doveva annoverare quella di sua moglie.
Bello! mormor. Bello!
Mosso da un'emozione che comprendeva a stento, prese il braccio di Gaia e lo premette dolcemente. Poi le disse:
 necessario ch'io conosca l'autore di questi quadri.
 quasi certo che si trover nella sala grande.
Se riusciremo ad arrivarci! Ecco qua un'altra maraviglia!
Guardando uno stupendo effetto di luce sulla neve fu di nuovo tratto a pensare a quella donna del Nord, al raffronto con una filigrana di ghiaccio illuminata dal sole che ne aveva fatto il pittore svedese, alla crudele tragedia della sua condizione; e lo invase un turbamento tormentoso e profondo. Pareva che quel tormento imprecisato, ma pur tanto acuto, sorgesse nel suo spirito come da una nuova e improvvisa comprensione della smisurata pena da cui  permeata la vita. In quella folla che si accalcava e chiacchierava di pettegolezzi, si sent profondamente commosso. Se quella folla avesse saputo quanto era facile alla commozione! Se lo avesse saputo Gaia! Perch nemmeno lei, a quanto egli credeva, lo sapeva. Appunto per effetto di quel suo temperamento emotivo, si sent tanto solo nella folla.
Adesso lo vedo, disse la dolce voce di Gaia, e questa volta senza alcuna inflessione pungente.
Chi vedete? domand Keane sforzandosi di dominare la sua commozione.
Il barone Sedelsward. Eccolo l. Sta parlando con lady Horfield.
Istantaneamente Keane fu in grado di concentrarsi: fiss attento (erano sull'ingresso della sala principale) la persona indicatagli da Gaia e vide il barone Sedelsward che, in redingote, con un'aria semiufficiale, con le guance (naturalmente rosee) alquanto infocate, stava ascoltando lady Horfield. Questa, anche pi congestionata del solito, conversava come per adempiere quello che essa riteneva suo obbligo, mentre le sue manine si agitavano disordinatamente in gesti senza significato. In cima alla sua parrucca col consueto groviglio di riccioli, stava appollaiato un cappellino color porpora. Le guance della signora erano quasi color solferino.
Vogliamo correre in suo aiuto? disse Keane. Credo che sarebbe un'azione da veri cristiani. Sento che quella poveretta  persa nel pi oscuro caos!
E, senza attendere che Gaia acconsentisse, si mosse risoluto versa il pittore. Gaia lo segu: aveva ancora un'aria grave, meno giuliva di quella che aveva di solito. Osservava la robusta figura del marito che si faceva strada tra la folla e le sembrava che in quel momento ci fosse in lui qualcosa, come un'emanazione della sua mentalit, che obbligava la folla a lasciarli passare.
Sedelsward fu lietissimo di vederli: sorrise soddisfatto a Gaia inchinandosi dinanzi a lei e, quando gli fu presentato Keane, gli afferr la mano con un calore quasi esagerato.
Son molto contento di vedervi, sir Keane,! disse. Ero ansioso di fare la vostra conoscenza. Spero...
Ma qui le strane manine di lady Horfield cominciarono ad agitarsi freneticamente verso Keane, mentre i suoi occhietti irrequieti e febbrili, con la loro aria di profondo sconforto, ne attiravano l'attenzione.
Da quella strana conversazione che aveva avuto luogo tra loro durante il pranzo in casa Keane, le loro relazioni erano cambiate. Keane se n'era accorto e certo se n'era accorta anche lei. Egli vedeva perfettamente questa consapevolezza negli occhi di lei che, fissi nei suoi, cercavano furtivamente di stabilire un'intesa. In un certo modo lei e lui, in quel momento, erano separati da tutti, come due persone che se ne stessero insieme in un'alcova chiusa da una tenda. Da quel pranzo in poi ognuno dei due aveva preso per l'altro un significato che prima non aveva.
Prima Keane e poi Gaia scambiarono qualche parola con lei, poi sopraggiunsero lady Flaquer e Giuditta, e allora la conversazione divenne generale; Sedelsward vi prendeva parte, o almeno tentava di farlo, perch ogni tanto era interrotto da qualche ospite del quale egli era obbligato ad occuparsi. Keane, intanto, dentro di s malediceva le esposizioni private e se stesso per essersi recato a visitar quella l con una speranza che certo stava per fallire.
Voi non siete punto soddisfatto! fece la voce chiara e un po' ironica di Giuditta Flaquer ai suoi orecchi. Siete un pezzo troppo grosso, voi, per questo genere di cose. Sembrate un elefante in uno stagno pieno d'oche. E detestate il nostro qua qua. Perch siete venuto?
Improvvisamente, Keane sent un ardente desiderio di esser franco, di sollevar l'anima dicendo tutta la verit.
Desideravo vedere Sedelsward;, rispose, per un motivo speciale.
Abbass la voce.
Ha conosciuto la signora Paradine quando era ragazza e lavorava da un barbiere.
Gli scuri occhi di ebrea di Giuditta mostrarono un vivo interesse.
La signora Paradine? esclam. Ma questa donna comincia a gettare dell'ombra sulla nostra vita.
Nostra?
Gi. Ella arriva fino a noi attraverso pap, sebbene egli non ne parli. E arriva fino a voi, attraverso il suo "caso". E voi, ne sono sicura, la passate a Gaia.
No davvero! disse Keane con decisione.
Ne siete proprio sicuro?
Io non metto mai mia moglie a parte dei miei affari professionali.
Ne siete proprio sicuro? ripet quella.
Gli occhi della giovane, cos pens Keane, lo costringevano senza piet a essere sincero con se stesso.
Non  sempre con le parole che si trasmettono certe impressioni, continu Giuditta. A volte, anzi, pi spesso, si trasmettono per il solo fatto che esistono in noi. Pap adesso... ma io sento che lui sta per confidarsi con me. Qualche volta, sapete, lo fa, e in quei casi io dico che mi tratta come un legale. Pap ha una sua norma: "niente famiglia nei miei affari!". Ma di tanto in tanto non la rispetta con me. Ora so che sta per non rispettarla a proposito di questo "caso Paradine": lo sento. Effetto di quel "vincolo legale" che c' tra noi! Dovrei proprio lavorare con lui nel suo studio.
Vorrei anch'io che lo faceste! disse Keane, preso da un improvviso desiderio di udire il parere di quella ragazza perspicace e intelligente sulla signora Paradine e sulle difficolt che egli incontrava a interpretarne gli aspetti.
Ma forse allora l'ombra cadrebbe anche su di me. Comincio a considerare la signora Paradine come una nuvola che si abbassa ad avvolgere tutti coloro che vengono in contatto con lei. Neanche pap  rimasto immune. Come andr a finire questa faccenda?
Non lo so: ma bisogna che parli col pittore.
Qui non  possibile. Invitatelo a pranzo.
Ma allora...
S, invitatelo a pranzo al Circolo... per stasera. Ecco quello che farei io. E noi diremo a Gaia di venire a pranzo da noi. Lo far... adesso.
Si allontan da lui ma senza affrettarsi, come se non lo facesse di proposito. Keane subito dopo la vide parlare con Gaia; anche lady Flaquer prendeva parte alla conversazione. Avrebbe desiderato udire ci che dicevano, ma in quel momento lady Horfield gli disse all'orecchio:
Horfield  stato incaricato del vostro processo.
La sua voce, in mezzo a tutte le altre che si udivano confusamente d'intorno, son strana, cavernosa, quasi sinistra.
Mi sentite? Horfield  stato incaricato di dirigere il processo della signora Paradine.
Lo so.
La guard negli occhi piccoli che quella teneva fissi su lui; ci vide un'espressione di timore. La signora si curv verso di lui, e bisbigli:
Detesto che egli debba giudicare una donna... accusata d'assassinio.
Lottando contro il penoso e bizzarro effetto che quell'espressione strana e quel contegno di lady Horfield gli producevano, Keane disse:
Cara lady Horfield, voi non avreste dovuto sposare un giudice.
Non era giudice, allora. Non era... nessuno. Ma... la sua voce si convert di nuovo in un mormorio rauco, non per me!
Voi dovreste essere orgogliosa della sua splendida carriera.
Ma ho paura, fece un rapido movimento con la sua manina destra come se segasse qualcosa, di... Voi mi capite... quando deve mettersi il berretto nero... per una donna.
Nonostante la folla che si pigiava l e il calore che ne emanava, Keane sent un brivido di freddo per tutto il corpo.
Cercate... fate del vostro meglio... non lasciate che lui...
Keane, disperato, dimenticando le regole della buona creanza, le volt le spalle. Si trov a faccia a faccia con Sedelsward e ne prov un sollievo immenso. Eppure ecco ancora qualcosa che lo faceva pensare alla signora Paradine! Non c'era scampo!
Desideravo chiedervi una cosa, barone. Vorreste pranzare con me stasera, al mio Circolo, il Cleveland, a Pall Mall?  un invito fatto all'ultimo momento, ma mi farebbe tanto piacere di parlare un po' con voi. Non ci sono altri invitati. Saremo soli.
Peccato; non sono libero.
Me ne dispiace.
Per... aspettate! Forse  una cosa da persona non troppo educata, ma in qualche modo mi liberer dall'impegno che ho. Ho vivissimo desiderio di parlare con voi di una persona che ho conosciuto. A che ora?
Alle otto.
Verr: s, certo, verr. In un modo o nell'altro... e alz le sue grandi mani da pittore. Sar screanzato.
Un'espressione d'imbarazzo comparve nei suoi begli occhi azzurri.
Ma bisogna che trovi il modo... di commettere questo sgarbo.
Poi qualcuno rivolse la parola a Keane.
Ci siamo impadroniti di Gaia, per stasera, la vogliamo a pranzo da noi, disse lady Flaquer. Desideriamo che conosca bene Bortagas che stasera pranza in casa nostra. Ma voi potrete fare a meno di vostra moglie?
Nei suoi vivi e sorridenti occhi d'italiana Keane lesse che la signora sapeva e comprendeva.
Certo: pranzer al Circolo.
Non volete che vi dica perch non siete invitato anche voi?
No.
Che uomo senza curiosit! Una volta tanto non vogliamo saperne di voi!
Gaia non si prest al giuoco. Non domand neppure a suo marito dove avrebbe pranzato: quando tornarono a casa sembrava in preda a una strana indifferenza, come sottomessa al destino; quasi non pronunzi parola. Egli le disse che si sarebbe trovato col barone la sera; "poich voi pranzate fuori".
Sapevo che voi desideravate trovarvi con lui, disse Gaia e si avvi per la scala interna con Sausage.
Keane rimase fermo a guardarla. In mezzo alla folla, all'esposizione privata, si era posto questa domanda:
"Che cos'avr Gaia?"
Ora, nella quiete e nella solitudine della sua casa, si pose di nuovo la stessa domanda. E da qualche parte gli venne una risposta, ma fu una risposta che, allora, non volle accettare. La respingeva, tentava di allontanarla da s, tentava di affermare a se stesso che era una bugia e che Gaia e tutti gli altri, cos equilibrati, cos pieni di fiducia e di lealt, non avrebbero mai potuto credere una cosa simile.
La snella e alta figura di sua moglie saliva lungo la scala ricurva; Sausage le andava su dietro. Gli sembr che quella figurina, ancor cos soavemente fanciullesca, avesse un'aria stanca e afflitta. Sent l'impulso di salir le scale d'un balzo, di prendersela tra le braccia e di dirle:
"Non  vero! Non  vero!  il demonio che vi fa pensare una cosa simile!"
Ma quell'impulso mor ed egli, quasi furtivamente, se ne and nella sua biblioteca, si sedette alla scrivania e apr la cassetta.
C'era qualcosa che doveva guardare!
...
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...
CAPITOLO 14.
...
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...
Alle otto meno un quarto, Keane era al Cleveland Si rec subito nella sala da pranzo riservata agli ospiti e diede ordine che un pranzo eccellente fosse pronto di l a una mezz'ora. Sapeva che gli Svedesi amano la buona tavola e nel loro paese hanno tutto quel che ci vuole per soddisfare questa loro passione. Keane, giudicando il pittore dal suo aspetto, non lo riteneva un'eccezione alla regola. L'Inghilterra non doveva scontentarlo proprio in uno dei pi famosi Circoli di Londra! Date le disposizioni per il pranzo, prese un giornale e si accomod in una soffice poltrona per aspettare il suo ospite.
Quasi subito ud sonare le otto a qualche orologio lontano. Mentre continuava a leggere il giornale, dava un'occhiata, di tanto in tanto, verso la hall per vedere se il barone compariva. Ma poich i minuti passavano e l'ospite non si vedeva, cominci a essere irrequieto. Il giornale non l'interessava pi. Gli torn in mente che Sedelsward aveva un impegno per quella sera e cominci a temere che, nonostante la decisione presa, non avesse trovato modo all'ultimo momento di commettere un atto poco corretto. Forse non sarebbe venuto, ma certo, in tal caso, gli avrebbe mandato un biglietto a Portland Place, oppure al Circolo per informarlo. Sonarono le otto e un quarto, e Sedelsward non si vedeva. Ormai non sarebbe pi venuto.
Keane fu sorpreso dalla rabbia che s'impadron di lui quando ne fu convinto. La violenza del sentimento che lo agitava gli provava quanto fosse ansioso di avere un intimo colloquio col barone. Non c'era persona in tutta Londra con la quale desiderasse tanto ardentemente avere un colloquio quanto con quell'uomo, ed ecco che Sedelsward non veniva!
Gett via il giornale e si alz dalla poltrona. Si sentiva offeso e pieno di amarezza contro colui che gli aveva mancato cos di riguardo. Sedelsward avrebbe dovuto farglielo sapere: la semplice cortesia avrebbe dovuto spingerlo a mandargli un messaggio. Le lancette d'un orologio sul caminetto della hall segnavano le otto e venti. Era inutile aspettarlo pi. Keane si diresse verso la sala da pranzo, ma, proprio mentre usciva dalla hall, gli giunse all'orecchio l'acuta voce di un ragazzo:
Sir Marco Keane! Sir Marco Keane!
Si volt. In fondo alla stanza da fumo, situata anch'essa al pianterreno del Circolo, vide il fattorino del Cleveland, un ragazzetto roseo e paffuto, che veniva verso la hall e stava gi per gridare un'altra volta il suo nome. Ma quando scrse Keane se ne astenne e, avvicinatosi in fretta, disse:
C' un signor per voi, signore. Il barone Saddlewood.
Vengo subito.
Ci detto, Keane attravers a grandi passi la hall e and incontro al barone con le mani tese verso di lui.
Son tanto contento di vedervi! Temevo che non foste riuscito a liberarvi.
Oh, s, ci son riuscito! rispose il barone che aveva l'aria un po' rattristata. Ma mi vergogno davvero di ci che ho fatto. Era un pranzo dato apposta per me e io non ci sono andato! No!
Lasciate qui il vostro cappotto e il cappello. Vedrete che vi perdoneranno. Le celebrit, a Londra, son perdonate cos facilmente!
Ma era lady Berrill!
Lady Berrill! E vi aveva invitato proprio per la sera della vostra esposizione privata? Una cosa simile non poteva farla che lei!
La conoscete?
Certo: e chi non la conosce? Ma che scusa avete trovato?
Le ho detto la verit e, cio, che dovevo pranzare con voi per dirvi qualcosa sulla signora Paradine.
Erano ormai giunti nella sala da pranzo e Keane si ferm davanti a una tavola d'angolo, gi preparata.
Il giorno dopo tutta Londra l'avrebbe risaputo: anzi, gli ospiti di lady Berrill l'avrebbero saputo quella sera stessa.
Volete sedervi qui, barone?
Grazie. Fino all'ultimo momento sono stato al telefono. Ho dovuto accettare di far colazione da lei domattina. Sono in ritardo?
Di pochi minuti soltanto. Qui c' la lista. Bevete sciampagna?
Col pi gran piacere.
Keane ordin una bottiglia di Pommery. Si era fatto grave e sembrava preoccupato. Il barone era certo un uomo simpatico e ben educato, oltrech un ottimo pittore: ma forse era anche un chiacchierone incapace di tenere un segreto...
Oh, a proposito, volete un cocktail?
Col pi gran piacere.
Quale preferite?... Un Martini? Un Sidecar? Un Manhattan? Un Bronx?
Un Manhattan, se  possibile. Lo preferisco.
Keane ordin due Manhattan. Il barone era d'ottimo umore e, quando arrivarono i cocktails, sorseggi il suo con gran soddisfazione.
Mi piacciono i vostri clubs londinesi, osserv guardando con compiacenza la bella sala da pranzo coi suoi tappeti spessi e le tende color verde scuro che pendevano dai loro telai dorati. Questo  certamente O.K.
E si dedic di gusto alla zuppa di tartaruga che gli servivano.
Sono molto pi contento di esser qui, dico proprio la verit, che da lady Berrill. Un pranzo di soli uomini, ecco ci che mi piace.
Diventava gi pi espansivo: non c'era in lui alcuna traccia di studiatezza, di boria e di eccitazione che tanto spesso diminuiscono il fascino di uomini celebri per il loro ingegno. Keane prov subito per lui una grande simpatia: ma pure ora si sentiva pi dubbioso sul conto suo di quanto lo era stato giungendo al Circolo. Quella spiegazione al telefono... Quella colazione da lady Berrill che avrebbe avuto luogo il giorno seguente... forse sarebbe stato necessario suggerirgli qualcosa circa il modo con cui comportarsi: ma anche un suggerimento poteva sembrare una critica. C'era, per, una cosa buona che certo avrebbe aiutato a metter le cose a posto: il barone era un uomo perfettamente sincero. E con la gente sincera si pu sempre far molto.
Cos quando, al momento opportuno, dopo aver parlato delle differenze tra Londra e Stoccolma, dei quadri di Sedelsward e dell'esposizione privata che aveva avuto luogo in quel pomeriggio, Keane tocc l'argomento che, nella sua intenzione, era certamente l'unico scopo di quel pranzo e la cosa pi importante della serata, os farlo senza troppe ambagi.
Sedelsward che era uomo di perfetta educazione e pratico di mondo, sebbene conservasse fortunatamente una semplicit talvolta quasi fanciullesca, forse aveva sentito, come Keane, che parlare subito di ci che l'aveva attirato verso l'avvocato, sarebbe stata indiscrezione. Alla sua esposizione, nel pomeriggio, aveva dichiarato che aveva una speciale ragione, senza dir quale, per desiderare un colloquio con Keane; ma durante il pranzo non vi accenn affatto, fino a che l'avvocato, impaziente, non ruppe gli indugi.
Mia moglie mi ha detto che voi avete conosciuto una persona alla quale io m'interesso moltissimo;, disse egli, la signora Paradine.
Il viso di Sedelsward cambi subito: per il buon pranzo e il vino eccellente era divenuto addirittura raggiante. In quel momento, invece, a un tratto prese un aspetto grave.
Desideravo parlarvi di lei, disse con la sua voce un po' pesante e quella lieve cantilena che richiamava sempre al pensiero di Keane la voce aspra, ma pi leggiera, della signora Paradine ma trattandosi di cosa che vi riguarda e v'interessa da vicino, ho creduto bene di attendere, per non essere indiscreto.
Si volt, diede un'occhiata alle altre persone che pranzavano nella stessa sala e poi, sforzandosi di moderar la voce, riprese:
S, l'ho conosciuta a Copenaghen. Allora lavorava da un barbiere. Scioglieva il sapone per insaponare i clienti. Era una bellezza, e tutti la notavano. Parlai con lei molte volte. Mi attirava. Era semplice e naturale come poche ragazze, ma credo fosse molto accorta. S, aveva degli occhi tanto furbi. Poverina! E com' adesso?
In poche parole, con molta discrezione, Keane descrisse la signora Paradine al barone che l'ascoltava attentamente.
Ed  calma anche adesso?
Maravigliosamente calma. Pare che non abbia affatto paura.
Ha certo il coraggio dell'innocenza.
Sulla sua innocenza non ho alcun dubbio! disse Keane con improvviso calore. Ma ora, barone, perdonatemi se parlo senza complimenti. Poco fai voi avete nominato lady Berrill e mi avete detto che farete colazione da lei domattina. Posso chiedervi di non dirle nemmeno una parola di questo nostro discorso sulla signora Paradine? Perch ci che lady Berrill sa la mattina, tutta Londra lo sa la sera:  la pi grande chiacchierona dell'Inghilterra, ed  necessario che le mie parole sulla signora Paradine rimangano ignorate.
Non dir nulla n a lady Berrill n a nessun'altra persona, disse il barone appoggiando sulle parole.
Ci posso contare? Patto concluso?
S, ci potete contare. Patto concluso.
Mi permetto di dirvi questo perch ho gran desiderio di farvi alcune domande sulla signora Paradine. Le vostre risposte potranno essermi utilissime.
Ma io l'ho vista soltanto da quel barbiere quando era ragazza.
Per, voi forse eravate a Copenaghen quando accadde lo scandalo nel quale fu immischiata? Voglio dire: quando quel giovanotto, quel mascalzone se la prese con s e poi ci fu un'incursione della polizia nella casa ove abitava la ragazza?
S, c'ero e ne udii parlare. Venne pubblicato anche sui giornali.
Benissimo! E adesso ditemi, per favore, se fosse impressione generale, allora, che quel tipo che l'aveva presa dal negozio del barbiere l'avesse sedotta, o se si riteneva che se ne fosse andata da quella casa, ancor pura?
Il barone non rispose e alz le spalle.
Voi forse lo sapete?
So ci che ne pensava la gente, ma non so come stessero in verit le cose.
Sicch era impressione generale che...
Il barone alz di nuovo le spalle.
Dato il carattere di quel giovinastro... dato il carattere di quella casa... mormor.
Son cose che non provano nulla! esclam Keane con una durezza di cui non si rese conto.
Io non sono un uomo di legge;, disse il barone, io sono soltanto un uomo comune che rispecchia l'opinione comune!
Ci fu un momento di silenzio.
"L'uomo comune, il giurato!" pens Keane.
In quell'istante, quasi odiava il barone, pur sapendo benissimo che aveva una viva simpatia per lui. Come avrebbe odiato i giurati se non avessero emesso un verdetto quale egli voleva e per il quale avrebbe tanto lottato!
Ci che la gente prende per vero, spesso non lo , disse lentamente cercando di dominarsi, di parlare con calma e con una certa indifferenza. Nella vita ci son molte cose che nessuno si aspetterebbe.
E anche molte che sono proprio quali ci si aspetta che siano! rispose il barone.
Volete ancora un po' di sciampagna?
Con gran piacere.
Keane riemp il bicchiere del barone.
E adesso posso farvi due o tre domande? Voi mi perdonerete?
Sar ben lieto di rispondervi, se mi  possibile.
Conoscevate voi il signor Augusto Powers, il diplomatico americano che a Copenaghen si mostr cos buono con la signora Paradine?
Sedelsward sorrise.
S, ma pochissimo.
E sua moglie, la signora Powers?
Conoscevo la signora Powers proprio pochissimo, anche lei; come si conoscono le persone in societ.
Potete dirmi, in poche parole, che impressione vi fece Powers?
Era un uomo molto gentile.
Ah!
Credeva che tutti fossero buoni e perbene.
Non tutti, certo?
La maggior parte.
E il barone sorrise di nuovo. Poi continu:
Voleva crederlo e finiva col crederlo.
E la signora Powers?
Lei... no.
Lei non aveva fiducia nelle persone? Volete dir questo?
La signora Powers credo fosse una di quelle donne che voialtri chiamate realiste.
Cio?
La signora Powers, probabilmente, pensava che gli angeli si trovano soltanto in Cielo.
Ebbe forse qualcosa da obiettare a ci che suo marito fece per la signora Paradine? Voglio dire, alla bont che dimostr suo marito conducendola in America e prendendola al loro servizio? -
Di nuovo il barone alz le spalle.
Era una mossa di cui Keane cominciava a sentirsi stanco.
Ci significa, suppongo... disse bruscamente.
Poi con pi calma:
Di solito le donne americane sono piuttosto autoritarie. Fanno fare ai mariti quello che vogliono, non  vero?
Cos si dice.
E la signora Powers non ebbe a leticare con suo marito per questa faccenda?
Non lo so, ma so che molto tempo fa la signora Powers divorzi dal marito.
Questo conta poco in America. Quali furono esattamente le cagioni del divorzio?
Il barone sorrise ancora.
Forse eccesso di filantropia da parte del marito. Qualcosa di simile.
Credo, barone, che voi siate un realista come la signora Powers, disse Keane con un tono quasi severo.
Trovo che questo mondo  piuttosto realistico, riprese il barone vuotando il bicchiere. E qualche volta mi piace che sia cos. Adesso, per esempio, noi siamo troppo reali per vivere in aria come fanno gli angeli.
Keane pose un braccio sulla tavola e si pieg un po' in avanti.
La vostra patria, barone, ha dato i natali a un grande scrittore: Strindberg.
Ah, quello era un genio davvero!
Avete studiato le sue opere?
Non tutte, perch ne ha scritte molte: ma qualcuna s.
Io ne ho lette due o tre ultimamente: tratteggia dei caratteri femminili veramente strani.
Oh, lass nel Nord, noi abbiamo delle donne cos!
Intelligenti, isteriche, astute?
S, ce ne sono molte.
Calme, in apparenza, forse?
Ma che hanno il diavolo in corpo.
Donne interessanti, senza dubbio. Ma a un uomo potrebbero piacere?
Dipende...
Da che cosa?
Dalla loro accortezza. Una donna veramente accorta riesce sempre a farsi amare. Tutti volevano bene a quella povera piccola Ingrid, aggiunse in tono accorato.
Che c'entra questo? esclam Keane.
Ecco, quella l era davvero accorta. E guardate un po':  divenuta una signora!
Accorta? Ma si pu dire accorta una donna che  andata a finire dove si trova la signora Paradine in questo momento... nella cella di una prigione in attesa di giudizio?  accortezza questa, secondo voi?
Pu anche darsi che sia per disgrazia.
Allora voi credete alla sorte?
S, certo: un uomo o una donna possono fare una cosa venti volte e non esser mai presi; la fanno ancora una volta e son presi. Cos capita nella vita.
Keane sent ravvivarsi dentro di s quel sentimento di avversione per il barone che stava come a galla sulla simpatia che aveva per lui.
E un uomo o una donna, ribatt, possono anche non fare assolutamente nulla, ed esser presi ugualmente!
Cos . Forse questo  proprio il caso della povera piccola Ingrid, disse il barone in tono sentimentale.
Cos  davvero. Ne sono sicuro.
Mi auguro che vada assolta. In Inghilterra c' giustizia. Ma forse ha disgrazia: cominci con quell'abominevole giovinastro, poi pass in quella casa di cattiva fama...
Ma riusc a uscirne e poi capit nelle mani di un eccellente uomo che si occup di lei. E questa fu una vera fortuna.
S,  vero. Ma intanto il suo nome correva su tutte le bocche, e questa non  una buona cosa per una ragazza quando deve ancora mettersi a posto.
Ma in America, poi, lavor sul serio e se la cav onestamente. Intendo parlare di quando lasci i Powers.
Allora si mise a fare la massaggiatrice specialista per il massaggio svedese, non  vero? disse il barone.
S.
Il nostro paese  famoso per i suoi metodi di massaggio, riprese il barone con calma. Fu cos che conobbe il colonnello Paradine?
Gi. Era venuta in Inghilterra.
Il colonnello dunque non l'aveva mai vista?
Mai!
Forse sentiva la sua bellezza, disse il barone. Pu essere. La bellezza  una cosa misteriosa e anche uno che non vede pu sentirla. Io credo che, se perdessi gli occhi e voi mi metteste davanti a una brutta vista, per esempio, a una montagna di carbon fossile o a un tratto di terreno desolato, pieno di cardi e di rifiuti, e poi mi metteste davanti a un bel paesaggio, e non ci fossero n rumori n odori che potessero dirmi qualcosa, mi accorgerei subito del cambiamento e comprenderei di trovarmi davanti a una cosa brutta oppure davanti a una bellezza. Lei, come donna,  una bellezza.
S, disse Keane in tono asciutto, quasi senza espressione.  vero. Volete un po' di cognac nel caff? Qui abbiamo del cognac che  una maraviglia.
Con piacere.
Dopo saliremo al piano di sopra e vi offrir un ottimo sigaro.
Son tanto contento. Tutte cose buone che mi piacciono assai. Si vede proprio che io sono un materialista.
Ma c' anche qualcosa del poeta in voi.
Sedelsward parve compiacersi molto di quelle parole, e forse avrebbe ingenuamente espresso il suo compiacimento, se Keane non avesse aggiunto in tono brusco:
Voi parlavate della possibilit di sentir la bellezza anche senza essere in grado di vederla. Ditemi un po', barone! Immaginate di esser cieco e di esser condotto davanti a due donne, per esempio, alla signora Paradine e a lady Horfield...
Ah! esclam Sedelsward con la sua voce grave e possente.
Io comincio, supponiamo che la cosa si svolga in questo modo, a condurvi davanti alla signora Paradine, e ci fermiamo un momento dinanzi a lei; poi andiamo davanti a lady Horfield, e ci fermiamo un momento anche l. Credete voi che sareste capace di sapere quale delle due donne  bella e quale  priva d'ogni bellezza?
Keane, che, mentre parlava, osservava il barone, lo vide chiuder gli occhi e tenerli cos per un istante. Poi li riapr e disse:
No, non ne sono sicuro.
E allora...
Aspettate! Lasciatemi dire perch.
Dite.
Un cameriere port il caff e il cognac. Quando ebbe versato il cognac in due grandi bicchieri e se ne fu andato, Sedelsward disse:
Voi vi maravigliate, non  vero?
Un po'.
Questa mia incertezza dipende dal fatto che, sebbene lady Horfield sia cos brutta, la sua bellezza interiore  tale che io potrei sentirla e rimanerne ingannato.
Bellezza interiore! Credete?
Oh, s! Quella  una donna rara.
Keane pens a ci che Gaia aveva detto di lady Horfield e alle due strane conversazioni avute con lei. Si sentiva molto interessato.
E perch  rara? domand avvicinando al barone il suo bicchiere.
Sento che  capace di qualunque grandezza. Me ne accrsi appena la conobbi. Brutta... s, da far restare a bocca aperta... s! Rococ, se vi piace, ... s! Ma in lei ci dev'essere qualcosa che la distingue dalle donne ordinarie. Anche cieco, lo sentirei, e potrei sbagliarmi, ingannato dalla sua bellezza interiore: non posso assicurarlo, ma potrebbe esser cos.
E la signora Paradine non ha una bellezza interiore che corrisponda alla sua bellezza esteriore?
La voce di Keane per un istante era di nuovo secca e indifferente.
Questo non posso dirlo. Ricordo soltanto che, quando era ragazza, aveva un corpo e un viso molto belli. Del resto, non seppi nulla.
Dopo una leggiera esitazione, Keane arrischi:
Moralmente non faceva alcuna impressione?
Nessuna, da quello che mi ricordo io. Ma questo cognac  davvero straordinario.
"Quest'uomo ha proprio il cuore in bocca!" si disse Keane.
Poi pens che avevano una mezz'ora e forse anche pi da trascorrere insieme al piano di sopra nella sala da fumo e che forse in quel tempo avrebbe potuto sapere qualche altra cosa. Purtroppo, era entrata in ballo lady Horfield.
Quando salirono al piano superiore Keane continuava a pensarci. Era seccato, irritato come pu esserlo un uomo che desidera guardare una persona e si trova di fronte a un corpo estraneo.
Lady Horfield gli sbarrava la strada. In modo strano, assurdo, quella donna cominciava a contar molto nella sua vita. Quegli occhietti desolati scrutavano a fondo i suoi. A che tendeva? Perch cercava di stabilire un'intimit con lui?
Ora, l nella sala da fumo, non voleva pi che gli tagliasse la strada!
Prendete uno di quegli avana, barone. No, non quello! Uno di quelli grossi.
Col pi gran piacere.
...
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...
CAPITOLO 15.
...
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...
Mentre Sedelsward e Keane stavano pranzando insieme, sir Simone trascorreva una volta tanto una serata tranquilla in seno alla sua unitissima famiglia. Non c'era nessun ospite; fatto raro perch i Flaquer avevano tante conoscenze che nella loro casa ospitale capitavano sempre persone di tutte le sorta a colazione, al t e a pranzo. Quel sabato sera, per, c'erano soltanto i componenti la famiglia e, cio, il padre e la madre, Amy, Giuditta e il figlio, Alfredo, in cui sir Simone riponeva molte speranze ma che non era ancora perfettamente maturo per gli affari. La conversazione durante il pranzo non langu mai perch i Flaquer, quando erano tra loro, erano pieni di vita e di brio come quando erano in societ. Avevano sempre un monte di cose da dirsi e s'interessavano in tali e tanti modi del mondo in cui vivevano che non mancavano mai di argomenti di conversazione.
Dovevate venire all'esposizione di Sedelsward, pap, disse Giuditta. Anche voi, Amy,  un vero peccato che non ci siate stata. Ha molto ingegno e, per quanto non dipinga altro che scene di neve, riesce in modo stupefacente a non esser monotono. Quasi m'indurrebbe ad andare nel Nord quando comincer a viaggiare.
Amy Flaquer, che era tornata quel giorno da una breve permanenza in campagna in casa di amici, disse che il luned dopo si sarebbe certo recata a vedere i quadri del barone. Nel modo di fare era meno vivace di Giuditta e i suoi occhi grandi e pieni di bont non erano scuri come quelli della sorella; avevano un bel colore bruno lucente quale talvolta pu vedersi in un ruscelletto della Scozia quando il sole batte sull'acqua.
Che caro uomo quel barone! disse lady Flaquer con la sua dolce voce di contralto, la quale ad alcune persone che amavano l'Italia faceva pensare con piacere al miglior olio d'oliva. Di un'ingenuit che incanta!
Ingenuo, pur essendo perspicace, disse Giuditta.
Questa  una combinazione curiosa, Giudi, osserv Alfredo Flaquer, un giovanotto bruno dal naso fortemente aquilino e gli occhi risplendenti. Che ne dite, pap?
 una combinazione di quelle che guastano i calcoli, rispose sir Simone. Ho incontrato, per, altre persone che erano, o riuscivano a sembrare, accorte e semplici al tempo stesso.
Semplici e accorte! esclam Giuditta. Bisogna tenerle d'occhio!
Il barone Sedelsward non  scaltro, Giudi, disse lady Flaquer. Certo  intelligente ma senza alcuna scaltrezza. In lui si trovano riunite una grande bonariet e una forte intelligenza naturale. Chiss se lui e Marco Keane potranno andar d'accordo...
Che cosa strana che Gaia non sia venuta stasera! disse Amy Flaquer. Pareva ormai tutto combinato! Desideravo tanto di vederla.
Ha telefonato che, arrivata a casa, si  sentita stanca, disse lady Flaquer.
Ma Gaia non  mai stanca, nonostante sembri cos eterea. Aveva proprio intenzione di venire?
Ne sono sicura, disse Giuditta. Gaia  la persona pi sincera che io conosca.
E allora perch questo brusco cambiamento d'idea? disse Amy. A che ora ha telefonato?
Non prima delle otto e mezzo, disse lady Flaquer.
I Flaquer pranzavano alle nove meno un quarto.
Cos tardi?
Si era gi vestita per venire, disse Giuditta. Me lo ha detto al telefono; Marco era andato al Circolo circa un'ora prima credendo che lei venisse qui...
E cos lui non sa che  a casa sola?
Credo di no.
Tutto questo  strano per un tipo come Gaia, disse Amy piuttosto pensierosamente. Domani voglio andare a trovarla. C' qualcosa in lei che... mi dispiacerebbe tanto trovarla di cattivo umore. I guai non dovrebbero neppure sfiorarla.
Probabilmente s' ficcata a letto, con Sausage, quell'elefante in miniatura, che se ne star l ai suoi piedi come un placido amuleto, disse Giuditta che cambi subito argomento e trascin suo padre in una conversazione sulla condizione finanziaria del Sindacato del Covent Garden, il famoso Teatro di Londra, col quale egli era in stretta relazione.
Quella combinazione di arte e di denaro era la pi adatta a interessare l'intera famiglia Flaquer e cos termin il pranzo e tutti uscirono dalla sala senza che fossero state fatte nuove menzioni dei Keane o del barone Sedelsward.
Sir Simone si sed con gli altri per qualche minuto nel salotto. Poi si alz e, ammiccando con l'occhio a Giuditta, disse:
Ho ancora da lavorare un poco e cos vado a fumare il sigaro nel mio studio.
E usc dalla stanza col suo passo leggiero.
Facciamo una partita a biliardo, Amy?... disse Alfredo.
Come volete. E voi, Giudi?
Ma Giuditta aveva preso un libro.
Io passer alcuni minuti con la mia benamata Cristina.
"Quando sar morto, o mio carissimo,", disse lady Flaquer citando un verso dell'autrice del libro che Giuditta si accingeva a leggere. Ci fu mai una lirica scritta meglio? Io verr a segnarvi i punti, ragazzi.
Giuditta, rimasta sola, si sed per forse cinque minuti col suo libro, elegantemente rilegato in pelle, in grembo. Poi si alz, e un momento dopo, salita al piano di sopra, apriva dolcemente la porta dello studio di suo padre.
Eccomi qua, pap. Che cosa c'?
Chiuse adagio adagio la porta. Suo padre se ne stava in fondo all'ampio studio, sprofondato in una poltrona, con un grosso sigaro chiaro in bocca, le gambe accavallate, la guancia destra appoggiata sulla mano destra e il gomito destro appoggiato sul bracciuolo della poltrona.
Forse indovinate?
Giuditta attravers la stanza. Avvicinatasi a lui, disse come se stesse sforzandosi d'indovinare, mentre i suoi occhi dicevano che aveva gi compreso di che si trattava:
Forse, si tratterebbe del "caso Paradine"?
No, no davvero! disse suo padre. E come potrebbe essere?
Che peccato! Mi sarebbe piaciuto discuterne con voi.
Dal lato dell'uomo di legge?
S, ma anche semplicemente dal lato della donna.
Si sed vicino a lui e accese una sigaretta.
E dunque, se non si tratta del "caso Paradine", di che si tratta?
Del "caso Paradine"! disse sir Simone in tono mezzo faceto e mezzo triste.
Sicch quando sono entrata ci stavate pensando seriamente?
Proprio cos, molto seriamente.
Sollev il gomito dal bracciuolo e pose delicatamente le mani una sull'altra, tenendo il sigaro tra le labbra, all'angolo della bocca. Guardava dritto davanti a s. Giuditta, senza far parola, continuava a fumare la sigaretta che aveva messo in un bocchino d'ambra. Finalmente sir Simone si tolse il sigaro di bocca e, in mezzo a una nuvola di fumo, disse:
Giudi, qui tra noi due, parlando da legale a legale e da padre alla propria figlia, perch questo nostro colloquio non pu essere interamente legale e l'elemento umano non pu a meno d'introdurvisi, vi dico che questo "caso Paradine" mi d dei gravi fastidi.
E ne d anche agli altri, osserv Giuditta.
Ci sono... delle correnti nascoste, sotterranee.
S, certo, ce ne sono davvero...
Che non mi piacciono.
Nemmeno a me.
Siete acuta come un ago. Come l'avete capito?
Dal fatto che in quest'affare c' meno luce di quanto mi piaccia vederne. Io ho un po' di sangue orientale nelle vene e mi piace il sole. Nel "caso Paradine" c' troppo buio per il mio gusto. Ci sono, come voi dite, pap, delle correnti nascoste, e dei nascondigli profondi, e anche dei luoghi pieni d'ombra. Speriamo che non vada a finire nel buio pesto.
Per la signora Paradine?
Pensavo agli altri.
Ah! Eppure non sapete mica tante cose; voi sapete solo quello che  apparso nei giornali.
E il mio intuito femminile?
Sir Simone si pieg in avanti.
Siamo franchi, Giudi, altrimenti perdiamo del tempo. Che cosa vi dice il vostro intuito?
Perfino con voi, pap, mi piace poco parlarne, replic Giuditta.
Ho trascorso la vita ad ascoltar segreti, disse sir Simone con semplicit.
Pur stando cos le cose, posso dirvi un segreto che  di un'altra persona?
Di un'altra persona? Di Gaia?
Forse non soltanto di Gaia.
Ho incaricato Keane della difesa di quella donna, Giudi. Vorrei non averlo fatto.
Voi, per, siete convinto che, come avvocato difensore, egli  maraviglioso, non  vero?
S, naturalmente. Ma... ecco, Keane  un tipo strano, un uomo con cui in certe circostanze  difficile lavorare insieme. Siamo ottimi amici, come sapete, ma  tanto emotivo! E io sento continuamente che sto lavorando sul fuoco.
Cos penso anch'io.
E con la prospettiva di Horfield come giudice! Keane ha una profonda avversione per Horfield.
E lord Horfield non ha affatto simpatia per sir Marco.
Poi c' lady Horfield... Che diamine ci poteva essere tra Keane e lei l'altra sera a quel pranzo? Sembravano due cospiratori.
La stessa cosa si  verificata di nuovo oggi all'esposizione Sedelsward.
Che pu essere?
Di questo non ho idea. Qui il mio intuito non mi aiuta. Si potrebbe supporre che desiderasse qualcosa da sir Marco.
Ma che cosa?
Non ne ho idea! Mistero!
Ma questo suo desiderio ha a che fare, pu avere a che fare col "caso Paradine"?
Non vedo come.
Nemmeno io. Eppure ho il sospetto che ci abbia relazione o che l'abbia ad avere in seguito.
Fum in silenzio per un istante, poi disse:
Avete mai pensato che Keane potesse essere un uomo incostante?
Ho sempre creduto il contrario.
Per essere un inglese, per,  di carattere violento.
Ma nell'esercizio della sua professione non mette da parte la violenza?
Non c' dubbio su questo. Per... qualche volta pu non farlo proprio bene. Ultimamente, quando sono stato solo con lui, mi  capitato di sentirmi come vicino a una fornace. Pareva che nella stanza non ci fosse aria abbastanza! E nell'ultimo nostro colloquio mi ha tirato fuori una sorpresa.
Mi potete dire che cos'era?
S, ve lo dir, ma naturalmente ora  il legale che parla col legale!
Naturalmente!
Si tratta di un audace piano di difesa che gli  venuto in mente in questi ultimissimi giorni. Domani, nel pomeriggio, deve venire a trovarmi per parlarmene ancora. La mattina non vuol venire e non so perch; ma  stato proprio irremovibile quando ha rifiutato di venire domattina. Se sar possibile, domani verremo a una decisione ben netta circa la convenienza di adottare o no quel piano. Io dovr dare il mio consenso o rifiutarlo. E Keane ci tiene enormemente. Me ne sono accorto.
Con grande chiarezza e col minor numero possibile di parole, tratteggi a sua figlia il piano suggerito da Keane. Ella ascoltava con grandissima attenzione, senza fare altro movimento che quello di portare di tanto in tanto la mano al bocchino.
Questo  il piano che egli vorrebbe adottare, disse sir Simone alla fine della sua esposizione.
 abile, audace, audacissimo.
Ma sar possibile far credere una cosa simile a un giudice e a una giuria? Questa  la questione. Horfield, una giuria inglese! Voi non avete mai visto quel Marsh. La donna parteggia per lui.
Ma lui, invece,  contro di lei, non  vero?
Apparentemente ce l'ha a morte. Eppure ella non dice mai una parola contro di lui. Perch? Questo  ci che mi infastidisce, come ho detto a Keane. Si possono fare varie ipotesi: ma non potei.... si ferm e parve esitare, ecco... la fornace sembrava ardesse a tutta forza, le finestre eran chiuse e io credetti che per il momento fosse pi prudente non farne parola. Quel Marsh, nel suo genere, cara Giudi,  un gran bell'uomo, un misto di animalesco, di pantera e di cavaliere errante. Una combinazione maledettamente strana. Se riescite a immaginarvi un animale nei cui occhi ci sia di tanto in tanto un'espressione di potente idealismo, vuol dire che avete capito com' Marsh... Keane crede che sia un fanatico. Pu essere. Non lo so. A ogni modo  maravigliosamente bello. Ed  un servitore. Lei era una serva. Mi era venuto in mente... non avevo niente su cui fondarmi, per... che la signora Paradine potesse essersi innamorata di lui.
Dato che le finestre erano chiuse, capisco benissimo perch voi non avete detto questo a sir Marco!
Ah!
L'esclamazione ebbe un tono piuttosto interrogativo, ma Giuditta non diede alcuna risposta. Dopo avere aspettato un poco, sir Simone disse:
Stasera siete davvero molto prudente, Giudi.
Vi sembra?
Non potreste essere assolutamente franca con me?...
Franca come legale o franca come donna?
Bene, potremmo cominciare lasciando da parte il legale.
Prima ditemi una cosa, voi, pap: qual' la vera ragione non palese per la quale voi cominciate a desiderare di non aver posto questo "caso" nelle mani di sir Marco?
Credo che voi la conosciate, Giudi.
Ma  mai possibile... dopo dieci anni di felicit con Gaia, con quella deliziosa Gaia?
Non  tutto possibile quando si tratta di un uomo e di una donna?
E quella donna ha proprio tanto fascino?
Per lui, comincio a temere di s.
E voi, scusate l'ardire di questa domanda, lo sentite questo fascino?
Per me non  il caso di parlar di fascino: no davvero! Per, mi piace.
Vi piace?
S. Non dico che non sia scaltra. Qualche volta penso che lo sia, ma qualche altra, invece, penso che sia proprio sincera. Comunque, c' in lei qualcosa, oltre la sua bellezza, che conquide e che fa passare dalla sua parte.
Allora i giurati proveranno questo stesso sentimento?
Forse, ma c' il giudice! Bisogna fare i conti con Horfield!
Quando ci son donne di mezzo, lord Horfield  assai sensibile.
Non sempre. In lui c' anche della crudelt. E poi va a simpatie. Non si sa mai.
Gaia gli piace.
Credete?
S; anzi, gli piace troppo.
 strano, disse sir Simone, ma questa signora Paradine qualche volta ha una fugace, curiosa rassomiglianza con Gaia.
Il viso bruno ed espressivo di Giuditta si fece improvvisamente duro.
Davvero? domand con voce divenuta aspra.
Non vi arrabbiate: i fatti son fatti anche quando riguardano i nostri amici.
E in che consiste questa rassomiglianza, pap?
Non saprei dirlo, ma c'.
E sir Marco... ne avete mai parlato con sir Marco?
No, mai.
E credete che l'abbia notata?
Crederei di s. Quando la signora Paradine, certe volte, alza improvvisamente gli occhi guardando di fianco, ho l'impressione per un istante di trovarmi con Gaia. Ma  molto meno eterea, molto pi positiva di Gaia.
Credetemi, pap, disse Giuditta con enfasi. La nostra eterea Gaia, se ci fosse bisogno, saprebbe essere quanto mai positiva.
Sospetta forse... credete che abbia il minimo sospetto che...
Oh, pap!... esclam Giuditta alzandosi e andando a mettersi vicino al fuoco. Gaia non ha forse amato sir Marco per pi di dieci anni con tutto il cuore? Il minimo sospetto! Ma ella sa, naturalmente!...
Si volt con mossa brusca e batt il bocchino sulla cornice di quercia del caminetto. Il mozzicone della sigaretta cadde sulla griglia. Per un istante, il suo viso rimase contratto come se fosse in collera.
Volete dire che ve ne ha parlato?
Oh, no! Ma tra donne e amiche come siamo noi, non  necessario. Io sento che Gaia sa: essa  molto infelice, pap.
Ed  per cagione di ci che ho fatto io! disse con tristezza sir Simone.
S,  per cagione di ci che voi avete fatto, ma non  colpa vostra
No, naturalmente, no.
Sir Simone si sprofond un po' pi nella poltrona. La sua testa sembrava affondata nelle spalle. A un tratto, il suo aspetto apparve meno florido e meno elegante; sembrava pi vecchio e meno ben conservato e nella figura pareva pi ebreo del solito. Il travaglio della mente agiva e s'imprimeva anche sulle sue fattezze. Per parecchi minuti, nella grande stanza regn il pi assoluto silenzio. Uno strofinio secco lo interruppe.
Giuditta aveva acceso un'altra sigaretta.
Sir Simone alz gli occhi.
Dunque, Giudi, fino ad ora ho ascoltato puramente e semplicemente quello che mi diceva la donna. Vorrei adesso scambiare due parole col legale.
A vostra disposizione, pap, disse Giuditta assumendo subito un tono da persona d'affari.
Che effetto vi fa questo piano di difesa di Marco Keane?
Prima di tutto, ditemi: pensate che sir Marco creda che Marsh abbia commesso il delitto?
Lui  assolutamente convinto che non  stato commesso dalla signora Paradine. E Marsh era in condizione di commetterlo se voleva: era sempre col suo padrone, faceva tutto per lui.
E sir Marco crede che Marsh stia tentando di salvarsi a spese della signora Paradine?
Potrebbe darsi.
In questo caso, Marsh  un farabutto della peggiore specie, anche se  stato spinto al delitto dal desiderio di aiutare il suo padrone a togliersi la vita divenuta ormai per lui un peso insopportabile.
S, senza dubbio.
Ma ammesso che Marsh sia un farabutto della peggiore specie, la signora Paradine non dovrebbe forse saperlo?
Si dovrebbe supporre di s.
O, almeno, non dovrebbe sospettarlo?
 quello che io ho detto e ripetuto a Keane.
E lui che cos'ha detto?
Mi diede una risposta che valeva poco. Disse che la signora poteva anche non sospettarlo.
Questa mi pare una sciocchezza! disse Giuditta bruscamente.
Parlate da donna o da legale?
Tutt'e due insieme. E voi che cosa gli osservaste?
Nulla. Keane interruppe la conversazione a questo punto. Vedevo bene che era molto eccitato e che stentava a dominarsi. Quando ricominci la conversazione, riprese l'argomento da un punto assolutamente differente; tir fuori la psicologia e le circostanze, venendo a concludere che lui, quando si  formato un'idea fondandosi sulla psicologia, manda al diavolo le circostanze.
Temo che chi parlava in quel momento fosse l'innamorato che aveva preso il posto dell'uomo di legge. Non credo che un ragionamento simile potrebbe sostenersi davanti all'Alta Corte Criminale!
Credete? disse suo padre e, dopo un momento, aggiunse:, Non avete nessun'altra osservazione?
Voi conoscete la signora Paradine e avete visto e udito Guglielmo Marsh al Tribunale di Polizia, non  vero?
S.
Credete che questa difesa che propone sir Marco si fondi veramente su qualcosa, o credete che sia soltanto un suo disperato sforzo suggeritogli dal desiderio intenso di trovare qualche mezzo per salvare la signora Paradine dal boia?
Non posso pronunziarmi decisamente. Se lo avessi potuto avrei smontato quel piano subito, perch  fondato su una possibilit. Molte volte, per il passato, sir Keane ha fatto delle difese audaci, stupefacenti, e le ha condotte in porto vincendo ogni ostacolo. Ha tanti successi al suo attivo che io esito a dire che abbia torto. Ma perch... perch, perch la nostra cliente sostiene Guglielmo Marsh?
Che ne sia innamorata?
Badate, io non ho nemmeno un briciolo di ragione per asserire una cosa simile. Mi era soltanto balenato in mente che ci potesse essere.
Ma anche se cos fosse, pap, come potrebbe non contestargli la sua deposizione ostile? Com' possibile che il suo amore non si converta in odio per effetto dell'inimicizia di lui?
Supponete che sappia che quell'inimicizia  semplicemente simulata?
Giuditta parve proprio stupita: socchiuse i suoi occhioni neri e fiss suo padre.
Continuate, pap; non vi ho capito ancora, sussurr.
Supponete che quei due sappiano entrambi come stanno le cose e siano d'accordo. Supponete che stiano facendo la commedia a tutto loro vantaggio...
E perch? Cosa ci guadagnerebbero? E per chi?...
Supponete che Keane abbia visto giusto attribuendo il delitto a Marsh, ma che, per, questi non l'abbia commesso per accontentare il suo padrone...
Perch, allora, se gli era cos devoto?
Supponete che l'abbia commesso per la signora Paradine.
Volete dire, istigato da lei?
Oppure, semplicemente perch la vedeva infelice con suo marito.
Ma allora, perch adesso le si sarebbe voltato contro?
Non pu darsi che egli, una volta commesso il delitto, si sia spaventato? Quello che ha fatto non potrebbe essere troppo per lui? Molti uomini, quando perdono la testa, fanno delle cose per le quali non sono punto adatti, e quando le hanno compiute soffrono di una specie di collasso morale e mentale. Non hanno una tempra adeguata alla propria azione. Mi comprendete?
Sicuro.
Marsh potrebbe essere uno di questi uomini e adesso, per allontanare da s il sospetto, mostrerebbe ostilit per lei.
Ma, allora, come mai lei non si difende combattendolo?
Dipende dal suo carattere. Una donna pu fare qualunque cosa e pu non esser capace di fare qualunque cosa.
Ma voi dite che lo sostiene!
Fino a ora, con noi privatamente, lo ha sostenuto.
Fino a ora?
Keane sembrava pensasse che la sua cliente potesse cambiar sistema adesso. D'altra parte, se la mia ipotesi ha un qualche fondamento, pu anche darsi che quella donna, sapendosi nelle mani di Marsh, cerchi di placarlo e di raddolcirlo.
Volete dire che tutt'e due sarebbero guidati dalla paura: lui di esser sospettato e lei della possibilit che Marsh al minimo segno di ostilit riveli tutto?
Potrebbe darsi. Ma sono proprio all'oscuro. Di una cosa sola mi sento convinto e l'ho gi detto a Keane: tra la signora Paradine e quel Marsh ci dev'essere qualcosa, e noi non abbiamo ancora trovato di che si tratti.
Vorrei che mi si presentasse un'occasione per vederla.
Lo vorrei anch'io, ma  impossibile, Giudi.
Credo che, in qualche modo, sentirei la verit.
Ne dubito. Di rado un "caso" mi ha imbarazzato quanto questo. Ora poi, c' venuta questa terribile complicazione!
Alludete... a sir Marco?
S. Un'altra complicazione poi  l'inimicizia tra lui e lord Horfield.
S, pap, ma un giudice inglese... Pap!
Lo so, lo so! Pure, praticamente, in ogni forma di relazione tra uomini, le correnti nascoste fanno la loro parte e hanno la loro importanza. Nessun uomo pu considerarsi interamente libero dall'influsso di questa misteriosa potenza. Badate: io non dubito affatto che Horfield, quando dirige un processo, non abbia la precisa intenzione di essere del tutto imparziale. Nonostante, credo che per noi sarebbe meglio se questo "caso" fosse giudicato da un altr'uomo. Non dir altro: e non direi a nessuno ci che ho detto a voi.
Si alz lentamente dalla poltrona.
Dunque domani Keane e io verremo a una netta decisione circa la linea di condotta da seguire. Avrei voluto che mi avesse dedicato la mattinata.
Perch non pu?
Non me l'ha detto. Dov' vostra madre?
Son tutti nella sala del biliardo, credo.
Andiamoci anche noi.
Si avvi verso la porta, seguto da sua figlia, ma improvvisamente si ferm.
Lo so io perch Keane non ha voluto fissare per domattina l'appuntamento con me.
Perch, pap?
Perch prima vuole avere un colloquio con la signora Paradine.  cos! Perch non ci ho pensato prima? Giudi, vi siete mai accorta che ci siano in me degli indizi di rammollimento?
Giuditta infil il braccio sotto quello di suo padre.
No, non ancora, pap.
Non lo domando a mia figlia, lo domando al legale.
No, non ancora. Quando il legale scorger qualche sintomo, ve lo dir.
E uscirono dalla stanza tenendosi a braccetto.
...
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...
CAPITOLO 16.
...
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...
Quella notte, proprio appena sonate le dodici, Keane introdusse la chiave nella serratura del portone di casa. Nella hall interna c'era luce: diede un'occhiata al salotto di Gaia, al pianterreno, ma, come aveva preveduto, era al buio. Gaia, naturalmente, doveva esser gi rientrata. Torn alla porta di casa e mise il paletto e la catena, poi sal al piano di sopra. Quando arriv al pianerottolo dove stava il paniere che serviva da cuccia a Sausage, trov la bestiuola sveglia. I suoi occhi gialli e splendenti fissavano il padrone con aria contrita, come se volesse nascondergli qualcosa.
Buona notte, Sausage! mormor Keane curvandosi un poco.
Ma la coda del cagnolino non si mosse per rispondere al saluto.
Che cosa c', Sausage?
La bestiuola, mogia mogia, aveva una curiosa espressione di colpevolezza.
Non ti senti bene, eh?
Keane stese la mano per accarezzare la testolina bruna, ma Sausage l'abbass come se si aspettasse di esser percosso. Keane s'inginocchi davanti al paniere e cominci a carezzare la bestiuola: allora Sausage gli lecc la mano, emise un profondo sospiro e parve un po' pi rasserenato. Ma quando Keane lo lasci e, dopo aver bussato alla porta, entr nella camera di Gaia, se lo trov alle calcagna.
Gaia era a letto con la luce accesa; stava leggendo, ma alz gli occhi su lui.
Dunque, Gaia, avete trascorso una bella serata coi Flaquer? disse Keane avvicinandosi al letto con dietro Sausage.
Non ci sono andata.
Non ci siete andata? Perch?
Avevo mal di capo, una nevralgia, credo... A quella esposizione del barone non si poteva respirare, mancava proprio l'aria! Forse  stato questo che mi ha fatto male.
E ora? Avete ancora mal di capo?
Il riposo mi ha fatto bene.
Qui c' Sausage che desidera parlarvi.
Sausage  stato di nuovo molto cattivo! disse Gaia mentre, per, tendeva una mano verso il cane che, ritto sulle zampe posteriori, aveva appoggiato al letto quelle anteriori.
Che cosa ha fatto?
Mentre io stavo qui,  rimasto solo nel mio salotto al pianterreno e ha fatto a pezzi due cuscini del divano.  venuto a dirmelo Baker e io ho dovuto dare una piccola correzione a Sausage.
 stato un accesso della sua antica ferocia ereditaria, disse Keane. Vergogna, Sausage
Questa volta lo perdoner, disse Gaia. Ma mi domando se mi sar mai possibile di fargli perdere questa curiosa abitudine. Sta buono per delle settimane e poi, tutt'a un tratto, va a caccia di cuscini!
Forse la sua natura non ha subto rigenerazioni, e quindi di tanto in tanto si manifesta qual'. Ma sono cos anche molte creature che non sono cani!
Gaia lo guard senza dir nulla. Keane accarezz la bestiuola che, sentendosi reintegrata nell'affetto dei suoi padroni, cominci a dar segni di grande contentezza.
Ora, via, a cuccia, Sausage!
Con la coda ritta e agitando allegramente le orecchie, Sausage se ne and a cuccia.
Quando Keane, che era andato ad accompagnarlo, torn indietro, Gaia aveva gi spento la luce.
...
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CAPITOLO 17.
...
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...
Quella notte Keane dorm male. Sebbene non avesse lavorato dopo il suo ritorno a casa e fosse andato a letto subito dopo l'episodio con Sausage, il sonno non gli veniva. Aveva l'abitudine di rimanere fino a tardi alla sua scrivania, e questo certo gli allontanava il sonno: tuttavia quella sera, pur essendosi coricato per tempo, non riusciva a dormire perch la sua mente era troppo piena. Gaia, lady Horfield, sir Simone, Sedelsward, la signora Paradine, Guglielmo Marsh... Tutte queste persone gli si presentavano nell'oscurit, tutte avevano qualcosa da dirgli o da non dirgli. Era dolorosamente consapevole del mistero connesso con ciascuna di quelle persone e della distanza che lo separava da loro appunto in conseguenza di quel mistero. Quando pensava a Gaia, si sentiva triste: erano stati cos strettamente uniti! Pareva che la loro unione dovesse essere eterna... E ora sua moglie aveva spento la luce per impedirgli di avvicinarlesi, per evitare ogni comunione con lui. E non aveva il coraggio di biasimarla per questo: il nuovo atteggiamento di Gaia gettava una luce terribile sul sentiero che egli percorreva. Il fatto che egli non potesse andare a chiederle francamente che cosa aveva, provava che in lui era avvenuto un cambiamento che non avrebbe mai ritenuto possibile. Non si pone una domanda quando la risposta erompe con violenza dalla domanda stessa. No, non avrebbe mai chiesto a Gaia la ragione del suo contegno: ma quel silenzio tra loro poteva durare eterno?
La serata trascorsa con Sedelsward aveva accresciuto la sua inquietudine. Sedelsward che era uomo sincerissimo e onesto, gli piaceva. Ma la conoscenza del mondo, come di solito si chiama la facolt di osservare commista con quella di saper ricercare, che aveva il barone, lo aveva sconcertato. Era ovvio che Sedelsward, nonostante la sua ansia per la "povera piccola Ingrid" che aveva tanto ammirato a Copenaghen, non credeva che quel giglio cresciuto nel fango potesse essere immacolato; e pur senza volerlo, gli aveva fatto provare gli aculei della gelosia retrospettiva. Con Sedelsward si era dato da fare per avere delle risposte negative che non gli erano state date. L'onest di mente del barone si era rifiutata di dare ci che le veniva richiesto con frode. La luce che egli aveva gettato sull'episodio americano della vita della signora Paradine aveva urtato i sentimenti di Keane il quale, adesso, continuava a lambiccarsi il cervello pensando a Powers, il filantropo, che aveva salvato Ingrid dalla perdizione. Era proprio impossibile che in questo mondo di eterne contraddizioni potesse esistere la pura filantropia?
Quali erano state veramente le relazioni di Powers con la signora Paradine?
E Guglielmo Marsh?
L'asserzione di sir Simone che tra la signora Paradine e Marsh dovesse esserci qualcosa, gli era fissa nella mente e gliela rendeva dolente come una nevralgia rende dolente una parte del corpo. Ma in qualche modo sarebbe giunto al cuore di quel mistero: il giorno dopo si sarebbe recato alla prigione di Holloway e avrebbe appurato la verit. Non per nulla era un eminente uomo di legge e aveva capacit di cui un uomo ordinario non pu disporre. La signora Paradine non avrebbe avuto a trattare con uno sciocco: se sir Simone aveva ragione, e quando mai non aveva ragione a proposito di simili intricate questioni di psicologia umana? lui, Keane, avrebbe costretto la signora Paradine a confidargli la verit.
Non poteva, non voleva difenderla cos all'oscuro di come stavan le cose: bisognava che questo glielo facesse capir bene.
Eran le due del mattino quando lady Horfield si stabil nell'oscurit della camera di Keane. La vide vestita di rosso, uno di quei colori violenti che essa sembrava portasse per abitudine soltanto perch non le stava bene. Era enorme, con le sue manine, come aveva veramente, in continua agitazione, simili alle pinne di un pesce, che pareva appartenessero a un altro corpo. I suoi occhietti scuri nel viso congestionato avevano una pietosa espressione di paura e facevano appello a lui per... qualcosa. S, questo era certo: lady Horfield desiderava qualcosa da lui; comprensione, aiuto, simpatia. Doveva aver paura di Horfield: quando egli tornava a casa, quando si era dovuto mettere il berretto nero, essa aveva paura di lui. Era riuscita a dirgli questo, a esprimersi con tutta precisione su questo argomento: ma c'era qualche altra cosa che quella poveretta voleva dire e che non aveva ancora osato dire. Ora, nell'oscurit, Keane inciampava e brancolava per ricercarla... Ma ormai il suo cervello era stanco. L'emozione pareva che lo avesse consumato. Finalmente, ecco, il sonno giungeva.
Ma com' strano il cervello! Proprio mentre stava per addormentarsi, vide qualcosa di ben definito nello sfondo dell'oscurit: era Sausage che stava stracciando coi denti un grosso cuscino del divano. Gli sembr che questa cosa avesse uno strano e terribile significato che non era in grado d'indovinare: mentre seguiva con lo sguardo intento i frenetici sforzi del cane per lacerare il cuscino, a un tratto un velo cal su quella scena nascondendogliela alla vista.
Quando si svegli, alle nove del mattino della domenica, Sausage stava raspando alla porta della camera per dargli il buon giorno. A volte, quando erano a Londra, la domenica mattina Keane accompagnava sua moglie in chiesa, o alla cattedrale di San Paolo, o a Sant'Andrea in Wells Street o anche a Sant'Anna in Soho. A lui come a Gaia piaceva la buona musica religiosa e, sebbene non fosse di profondi sentimenti religiosi perch non era sicuro che la verit fosse incorporata in una qualsiasi religione, gli piaceva trascorrere un'ora tranquilla in una chiesa per riposare la mente, o anche, ascoltare un bel sermone che invece la facesse lavorare. Non aveva stabilito ancora nulla con Gaia per quella domenica mattina; ma quando si rec nella camera di lei per darle il buon giorno, Gaia gli disse:
Venite con me stamattina, Marco? Avrei pensato di andare a Sant'Anna.
Ci verrei volentieri, ma ho da lavorare. Devo andare alla prigione di Holloway per parlare con la signora Paradine di cose importantissime, di un'importanza addirittura capitale.
Oh!
S; non sono punto soddisfatto del piano di difesa che, fino a ora, avevamo concordato di adottare. Quella difesa non  abbastanza solida e io ho pensato un modo di rafforzarla; ma bisogna che ne discuta con lei.
Qualcosa lo aveva indotto a tanta franchezza. Guard Gaia e poi aggiunse in tono meno deciso:
Cos... capite, non  vero?
Gaia disse soltanto:
Verrete a casa per la colazione?
Naturalmente.
Se incontro qualcuno dei nostri amici, di quelli pi intimi, i Clayton per esempio, posso invitarli a colazione?
S, invitateli. Potete contare su me: sar certo a casa per la colazione. Vieni, Sausage!
E usc dalla stanza seguto dal cane.
Quella mattina Gaia aveva fatto la prima colazione in una stanza del primo piano. Keane, che era uscito di camera pi tardi del solito, scese in sala da pranzo per la sua prima colazione, servita all'inglese, che la domenica mattina egli gustava con vero piacere. Vicino al suo coperto, piegato, c'era l'Observer: lo apr e, mentre mangiava e beveva, cercava d'interessarsi alle notizie del sempre agitatissimo mondo. Ma non vi riusc. Il "caso Paradine" si era impadronito della sua mente: finch quello non fosse stato sbrigato, non avrebbe potuto riacquistare la libert di concentrarsi su questioni politiche, su notizie musicali e teatrali, su avvenimenti della vita di societ. Era una bella mattina d'inverno; qualcuno gli domand per telefono se voleva andare a giocare una partita di golf a Roehampton: borbott in fretta un rifiuto.
Mi dispiace tanto: ne sarei stato lietissimo, ma devo occuparmi di un "caso".
Quel "caso" era un mostro divoratore che se lo stava mangiando. Per fortuna, doveva essere sbrigato presto. E improvvisamente pens al futuro quando quel processo sarebbe stato giudicato e relegato negli annali della legge criminale.
Quale sarebbe stato il futuro per lui personalmente?
Confront due futuri che gli davano tutt'e due, a pensarci, un senso di disagio: uno era senz'altro terribile; l'altro presentava possibilit di bene e di male sulle quali osava appena soffermarsi col pensiero per esaminarle. Allontan il piatto: tutto il suo appetito era scomparso. Ma si vers un'altra tazza di caff: era molto forte. Keane teneva molto al caff che, perci, in casa sua era sempre ottimo. Senza aggiungervi del latte caldo, lo trangugi e si alz da tavola.
Sausage, che stava l sotto, venne fuori mostrando i denti bianchi in uno sbadiglio. A Keane torn in mente la sua visione della notte. Che effetto fa la notte sul cervello! Allora Sausage gli era parso feroce, quasi impazzito! E il cuscino sembrava una preda viva fatta a pezzi spietatamente. In quel piccolo cane domestico, quanta impetuosit, quanta ferocia selvaggia c'era ancora?
Gaia apr la porta della sala da pranzo. Portava una lunga pelliccia di zibellino che Keane le aveva regalato dopo aver vinto una causa molto importante. Egli ricord il piacere che le aveva fatto con quel dono e la sua gioia fanciullesca quando si era messa per la prima volta quella pelliccia. Quando ne parlava col marito diceva sempre "la vostra pelliccia", e nella sua passione tutta femminile per i bei capi di corredo, quella teneva un posto specialissimo.
Esco, disse Gaia.
Keane le si avvicin e pos una mano sulla pelliccia.
La mia pelliccia! disse.
S.
La morbidezza della pelliccia dest in lui un curioso sentimento di dolcezza, di gentilezza, la cui origine era, in parte, fisica; era un commosso desiderio di esser tenero. Egli aveva regalato a Gaia, e con tanto amore, quell'oggetto cos morbido e delicato... E in sua moglie c'era tanta delicata dolcezza.
Mi piace tanto a toccarlo, lo zibellino.
Anche a me.
Gaia rimase immobile come se attendesse qualcosa; sotto alle ciglia lunghe e dritte, i suoi occhi color nocciuola eran pieni di malinconia, ma anche, cos gli parve, d'orgoglio. Egli ardeva dal desiderio di potersela prendere tra le braccia, di esser con lei come era stato per dieci anni. Forse l'avrebbe stretta fra le braccia se proprio in quel momento Gaia non avesse parlato.
 proprio necessario che andiate adesso alla prigione di Holloway per questo colloquio? Non potreste andarci nel pomeriggio, e venire, invece, con me a Sant'Anna?
Subito la sua tenerezza scomparve; si sent di nuovo rigido, sulla difensiva. Allontan la mano dalla pelliccia.
Impossibile! rispose pronto. Questo pomeriggio devo avere un lungo colloquio con sir Simone. Sapete bene che andiamo dai Flaquer.
S. Allora, arrivederci.
E usc rapidamente dalla stanza. Egli fece un movimento per seguirla, ma Gaia si volt e disse:
Non vi disturbate ad accompagnarmi per aprire la porta. C' Baker.
Un istante dopo ud sbattere la porta di casa. Gaia era uscita.
Baker! chiam Keane.
Eccomi, sir Marco.
Fatemi il favore di chiamare un tass.
S, sir Marco.
Nella chiesa di Sant'Anna, Gaia non riusciva a pregare; il bel canto del coro, invece di calmarla, accresceva il suo tormento. Il rettore cominci il sermone: parl del perdono verso i nemici e della colpa di coloro che desiderano il male altrui. Gaia lo ascolt attentamente: era un buon predicatore e, al tempo stesso, un uomo conoscitore del mondo e pieno di buon senso; non era un santo o un asceta, ma un uomo che comprendeva gli uomini e poteva esser compreso da loro. Mentre lo ascoltava, Gaia si domand se non era mai caduta in quel peccato di cui egli parlava: quello, pens, era un peccato dei pi brutti, dei pi subdoli. Fece un esame di coscienza e non le fu possibile accusarsi di una naturale tendenza verso quel peccato. Pure, sapeva che proprio quella mattina era stata invasa tutta e scossa da un terribile desiderio: il desiderio che una certa persona fosse condannata, che non vivesse pi, che morisse. S, era stata capace di un simile desiderio; e ci la stupiva. Ebbe paura di se stessa. Quando il sermone ebbe termine, s'inginocchi e fece uno sforzo per pregare: ma quello sforzo non condusse a nulla di reale o di bello. Si alz ripetendosi:
"Non posso vincermi! Non posso vincermi!"
Quando usc dalla chiesa, e s'intern nel quartiere di Soho, Londra le parve una citt orrenda, terribile.
Intanto Keane era nella prigione di Holloway.
Durante il percorso per giungervi, si era prefisso di essere quanto pi possibile calmo, chiaro e "avvocatesco" nel colloquio che doveva avere con la signora Paradine. Era ormai conscio del pericolo che lo minacciava, insito nella sua stessa violenta natura, ed era ben deciso a frenarsi. Ormai non era pi un giovanotto: aveva raggiunto la media et: era tempo che reprimesse le passioni. Un ragazzo pu dar libero sfogo ai propri sentimenti; ma un uomo della sua condizione, ammogliato, molto conosciuto, al culmine di una bella carriera, un uomo a posto, insomma, non doveva farlo. La sua naturale impetuosit lo rendeva rabbioso e ansioso; il suo carattere era troppo violento, troppo sfrenati i suoi sentimenti, ma aveva una volont potente senza la quale non sarebbe giunto dov'era giunto. Doveva ricordarsi che era un uomo di legge famoso e che quello era un "caso". Per la sua opera di difensore, riceveva un lauto compenso e quindi aveva il dovere di fare del suo meglio in cambio di ci che riceveva e di non preoccuparsi d'altro. Che la signora Paradine vivesse o morisse, sarebbe comunque rimasta fuori della sua vita. Per ora tutto il suo cervello era al servizio di lei.
Tali pensieri agitavano la mente di Keane mentre percorreva in tass le strade piene di folla domenicale.
"Cervello... cervello... cervello! Null'altro di mio  implicato in questa faccenda. Il mio cervello deve fare del suo meglio, proprio del suo meglio. E questo  tutto!"
Gli tornarono in mente le osservazioni di Horfield mentre erano al Cleveland sul fatto che l'emozione, quando non sia rigidamente controllata,  la pi grande nemica del successo nella carriera; e sul fatto che la carriera stessa, per esser grande deve essere costruita su qualcosa di inesorabile ed inalterabile come una base di pietra. Keane si era sentito proclive a combattere le affermazioni di Horfield, spinto, in parte, dall'antipatia che aveva per lui; ma riconosceva che nelle sue parole c'era un fondo di verit.
"Da una parte l'uomo di legge e dall'altra il cliente... ecco come devono andare le cose d'ora innanzi! E tutto il resto vada a farsi benedire!" si disse Keane; "Perbacco, ecco la prigione!"
E mentre scendeva dal tass ed entrava nella prigione, ripet mentalmente:
"Cervello... cervello! Questo  un affare che riguarda il cervello."
Per caso s'incontr col colonnello Blythe, governatore, della prigione, che ne usciva proprio in quel momento.
Buon giorno, sir Marco, disse il funzionario fermandosi a stringergli la mano. Andate a trovare la signora Paradine?
S. Devo parlarle di una cosa urgentissima e non c' tempo da perdere, per quanto il processo, secondo me, non debba cominciare fino ai primi di marzo.
No, lo credo anch'io. Quella povera donna, sapete, non ci d nessuna seccatura. Ha una gran forza di volont.
S? Da che cosa lo deducete?
Sembra perfettamente padrona di se stessa: niente lacrime, niente irritabilit, niente cattivo umore. Una specie di... di calma immortale. Carattere nordico, forse; non lo so. Non ho mai avuto a che fare, prima di adesso, con un detenuto scandinavo. Non si pu fare a meno di provar simpatia per quella donna... tutti quelli che trattano con lei le vogliono bene.
E perch?
Il governatore, un ometto col viso di un rosso mattone e gli occhi grigi e severi, parve sorpreso.
Ma non avviene cos anche a voi?
S, rispose Keane assumendo il tono pi freddo che gli fu possibile.
Ecco, dunque, come dicevo, la stessa cosa capita a tutti quelli tra noi che hanno a che fare con la signora Paradine. Voglio proprio venir con voi. Uscir dopo.
Oh, non vi disturbate...
No, no! Voglio proprio venire a darle il buon giorno.
Quando la signora Paradine fu condotta alla loro presenza, accompagnata da una guardiana, il governatore disse:
Buon giorno, signora Paradine! Ecco una visita gradita... Sir Marco che sta lavorando per voi!
La signora Paradine gli rivolse un sorriso. In quel momento pareva cos perfettamente a suo agio che con molta difficolt ci si ricordava della sua condizione di detenuta sotto l'accusa di assassinio. Soltanto la nudit della stanza e il fatto che una donna come quella si trovasse l, a colloquio con due visitatori, facevano venire in mente che essa non era libera e che non era una padrona di casa serena e cortese che stesse scambiando dei complimenti con due ospiti ben accetti. Keane prov ancora una volta un senso di maraviglia.
Partito che fu il governatore, dopo solo tre o quattro minuti, la signora Paradine si sed su una delle due uniche e dure sedie della stanza e disse:
Non vi aspettavo, stamattina.
Parlava come al solito con la sua voce un po' rauca, appoggiando leggermente sulle parole come fanno gli Svedesi. Keane si domand:
"Perch mi piace questa voce, perch mi piace questo accento, questa specie di cantilena? Ci  forse bello? No. Certo la voce limpida di Gaia  pi bella: ma questa voce mi turba fin nel profondo del cuore."
Dovevo venire, disse con voce fredda in tono professionale. Da quando vi ho veduta l'ultima volta ho sempre pensato alla vostra condizione e ho avuto un lungo colloquio con sir Simone Flaquer. Questo pomeriggio ne avr un altro.
S?
Il nostro piano per la vostra difesa non mi soddisfa. Manca di forza, manca di consistenza. Voi potete credermi: sono pratico in fatto di difese e sono in grado di giudicare meglio di uno non del mestiere, anche meglio di voi, della loro debolezza o della loro vigoria. Se noi non possiamo rafforzare questa difesa, quando saremo al processo io mi trover in grandi difficolt. Altre volte, come probabilmente voi sapete, sono riuscito a strappare il successo per mezzo di appelli commoventi alla giuria, per mezzo di sprazzi di travolgente eloquenza, per mezzo della mia indomabile volont di ottenere un verdetto favorevole. Ma il vostro "caso" sar giudicato da lord Horfield e con lui niente di tutto ci ha peso, specialmente se proviene da me. Con altri giudici, invece, quei mezzi possono avere una certa efficacia: a volte mi son trovato ad avere a che fare con un giudice che mi era contrario; ma pure con la mia arringa finale son riuscito a smontarlo e il verdetto mi  stato favorevole. Quando ci sono dei giudici di temperamento emotivo, con quelli ho anche maggior probabilit di vittoria, cos come sono, che non con un giudice come lord Horfield. Adesso, signora Paradine, voi dovete avere in me assoluta fiducia e...
Io ho fiducia in voi! disse quella con calore, guardandolo fisso negli occhi.
Cos va bene! Questo  ci che desidero! esclam Keane mentre sentiva un ardente desiderio di stringere tra le proprie quelle mani affilate e di tenerle cos, mentre le stava parlando.
Ma di l dall'invetriata c'era quella figura silenziosa, quella maledetta custode che non avrebbe pi abbandonato la signora Paradine finch non fosse stata libera o condannata. E allora egli si strinse con la mano destra la sinistra e continu:
Voi non dovete badare se sar brutalmente franco in quello che sto per dirvi.
Non ci bader, rispose quella.
Ed egli not che improvvisamente il viso della donna aveva assunto quella strana, caratteristica mancanza d'espressione che lo copriva come un velo per lui impenetrabile.
"Perch mai  cos?" si domand turbato, mentre gli si affacciava per la prima volta il dubbio che potesse essere un sintomo di timore.
Sar anche troppo franco, disse. Per il vostro bene.
Lo desidero anch'io, rispose ella, ma il suo viso continuava a essere del tutto privo d'espressione.
Perfino la sua voce era divenuta inespressiva.
Benissimo! esclam Keane.
Attese un momento per raccogliere i propri pensieri. Dopo l'ultimo suo colloquio con sir Simone, aveva concretato nella sua mente la linea di condotta da tenere nella difesa della signora Paradine; questa linea di condotta era tale da dar libero campo alle sue doti particolari e, inoltre, da accordarsi bene col suo temperamento. Era una difesa audace, era una difesa maravigliosa, era perfino sensazionale. E Keane sapeva benissimo di essere un avvocato sensazionale quando ricorreva a certe sue eccezionali risorse oratorie. Cominci:
Voi sapete che io credo nella vostra innocenza...
Lo spero, disse quella con una voce che non aveva alcuna espressione e che egli sent essere volutamente inespressiva.
Ma credere e provare son due cose troppo differenti l'una dall'altra. Molte cose stanno contro di voi, e noi dobbiamo affrontarle. Per salvarvi, io ritengo, sono, anzi, assolutamente convinto, che dobbiamo portare la giuria a pensare che il peso del delitto, cio dell'assassinio del colonnello Paradine, gravi su un paio di spalle maschili. Dobbiamo per sempre, per quanto possiamo, alleggerire voi di quel peso; ma non gettarlo nel vuoto, bens addosso a un'altra persona. Qualcuno dovr caricarselo sulle spalle e portarlo. Ho avuto per le mani altri processi per assassinio in cui mi  riuscito di far assolvere l'imputato senza che la verit su chi avesse commesso il delitto venisse alla luce. Non si scopr mai chi fosse l'assassino. Cos, per esempio, avvenne nel "caso Leith". Cos nel notissimo "caso Ratcliffe". In tutt'e due ebbi pieno successo: in tutt'e due l'autore del delitto rimase ignoto. Ma questa volta non posso correr quest'alea. Ditemi adesso; e voi dovete dirmi la verit, tutta la verit, altrimenti non potr mai salvarvi: in questo tempo non vi  mai venuto in mente chi possa essere stato l'assassino di vostro marito?
In luogo di rispondere a questa domanda, la signora Paradine sorprese Keane facendogliene una alla sua volta.
Ditemi prima, per favore, disse con voce in cui al tono inespressivo era subentrato un accento di grande. decisione, se voi state "inventando" un assassino o se credete di averne trovato uno.
Inventare un assassino? Che cosa volete mai dire; signora Paradine?
Ci che mi avete detto implica, a mio parere, che voi stiate cercando un'arma per la mia difesa. Desidero sapere se voi siete gi convinto di sapere chi sia l'assassino di mio marito, oppure se semplicemente avete cercato qualcuno che i giurati potrebbero essere indotti a ritenere autore del delitto. C' una differenza, non  vero?
Keane tacque per un tempo che gli sembr lunghissimo. In verit, non trascorsero neppure tre minuti. La domanda della signora Paradine lo portava a esaminare con attenzione la propria mente e, ancor pi, il proprio cuore. Prima di risponderle, doveva convincere se stesso di una cosa. Alla fine disse:
Credo che l'assassino di vostro marito sia Guglielmo Marsh, il suo domestico.
Mentre parlava guardava la donna che gli stava difaccia, pronto a notare il minimo segno d'emozione, di acquiescenza, di denegazione, di durezza e forse di disgusto o di rabbia.
Sapevo che voi avreste detto questo, disse quella con calma, senza che a Keane fosse possibile notare la pi piccola contrazione nel suo viso pieno di nordica bellezza.
Come potevate saperlo?
Mi pare ovvio che, me eccettuata, Guglielmo Marsh sia la persona che abbia avuto un maggior numero di occasioni favorevoli per uccidere mio marito. Stava continuamente con lui. Quando avete parlato di "spalle maschili" ho compreso subito a chi volevate alludere. Ma  una cosa che non pu andare, che non serve.
Che cosa volete dire, voi, con questo "non pu andare"? domand Keane, con la sua aria di sfida, alzando istintivamente le sue larghe spalle e sollevando la testa con fare aggressivo. Potete voi supporre che io pensi di servirmi di un piano di difesa che "non possa andare"?
Marsh adorava mio marito. Tutti quelli che li hanno conosciuti lo sanno. Si possono trovare dovunque testimonianze di questo, nel suo reggimento e tra i familiari. Neanch'io potrei negarlo. E io sar sottoposta a interrogatorio.
Ah! disse Keane pronto. Questo  proprio quello che devo discutere con voi: il vostro interrogatorio.
Ne abbiamo gi discusso, obiett la signora Paradine in tono deciso.
Ma quando non avevamo ancora in mente questo nuovo piano di difesa. Voi intanto dovete sapere, accentu Keane con la sua voce pi adatta a fare impressione, che, per quanto io faccia tutto quello che posso per voi, non posso salvarvi se voi non mi aiutate nel modo che voglio io. Voi mi dovete aiutare a modo mio. Non dovete ostinarvi a pretendere che le cose sian fatte secondo le vostre vedute. Io so meglio di voi quello che occorrer per salvarvi la vita. Voi mi capite, signora: per salvarvi la vita!
Vi sto ascoltando.
Io chiedo... no... io esigo che vi mettiate nelle mie mani, e siate convinta che io so meglio di quanto potete saper voi stessa come sar possibile salvarvi.
Che cosa posso fare se non dire la verit? domand quella. Che cosa potete volere di pi, voi?...
Io voglio che voi non vi attiriate un male, forse irreparabile, facendo dei pasticci con questa verit!
Non mi pare di comprender bene.
La vostra deposizione al processo avr un'importanza grandissima... Ve ne rendete conto?
S. Non sono una stupida, sir Marco.
Pronunzi queste parole senza irritazione n fredda brutalit.
Le disse con grande semplicit, come se si trattasse della costatazione di un fatto ovvio, richiesta dalle necessit del momento. Tuttavia, nonostante quella apparente semplicit, egli ne fu sorpreso sentendo che a un tratto si trovava di fronte a un nuovo lato del suo carattere.
Lo so benissimo, signora Paradine, rispose.
Tacque per un istante, provando una specie di ostilit contro quella donna, un'ostilit quale pu esser quella di un uomo contro la donna che gli ha fatto una grandissima impressione.
Neppure io sono uno stupido, riprese, e appunto perci desidero sapere dove vado, e voglio camminare sicuro. Noi, io e voi cio, possiamo lasciare che gli stupidi brancolino nel buio. E adesso veniamo a qualcosa che io non capisco e che desidero che voi mi spieghiate chiaramente.
Se posso! disse quella.
So che potrete farlo, se vorrete.
Scusatemi; di che cosa si tratta?
Io non comprendo, e non lo comprende neppur sir Simone Flaquer, il vostro atteggiamento verso Guglielmo Marsh n quello di lui verso di voi. Noi non possiamo interrogarlo, perch non  un testimonio richiesto da noi; non abbiamo questa facolt. Ma voi, se volete, potete aiutarci. Ed  certo molto importante che voi lo vogliate. Marsh vi , o sembra che vi sia, ostile: se persiste nella sua ostilit, non c' dubbio che, al processo, potr farvi molto male. Voi, d'altra parte, non avete mai detto una parola contro Marsh; anzi, mi avete fatto capire che, e non credo di sbagliarmi in questo, se foste chiamata a deporre riguardo a Marsh, deporreste in suo favore. Ora questo non va assolutamente. Cos...
Voi, sir Marco, avete detto "sembra che vi sia"! interruppe la signora Paradine.
Eh?
Marsh "sembra che vi sia ostile". Come devo interpretare queste parole?
Qual sicurezza possiamo avere che ci che sembra, in questo "caso", sia veramente? Io non conosco questo Marsh, ma ho una considerevole esperienza nel giudicare il carattere di un uomo. Marsh non  certo un uomo come tutti gli altri. Ne so abbastanza sul conto suo per giudicarlo cos. Pu darsi che sia un tipo sul quale  facile ingannarsi; pu essere astuto; pu essere cattivo. Voi... ditemi com' quell'uomo!
Io l'ho conosciuto soltanto come un servitore fedelissimo e devotissimo.
La signora Paradine disse queste parole con una specie d'ardore misurato, sporgendo un po' in avanti il mento bianco e rotondo e fissando i suoi occhioni chiari su Keane, il quale si ricord le reiterate asserzioni di sir Simone quando si era dichiarato convinto che tra la signora Paradine e Marsh dovesse esserci una segreta intesa; perci, si sent deluso nelle sue speranze e piuttosto incline a dubitare della sincerit di quell'affermazione.
Voi state giocando con me, signora Paradine? esclam con violenza. Non rendete il mio compito pi difficile senza che ci sia necessario. Mi sembra impossibile che voi, data l'ostilit che Marsh vi dimostra, non mi sappiate dir altro di lui. Considerando ci che sir Simone e io sappiamo essere accaduto lass nel Nord, in quella casa difaccia alle Cumberland Fells, le colline rocciose del Cumberland, e poi l'oscuro dramma terminato con la morte di vostro marito qui a Londra, non posso credere che voi sappiate di Marsh soltanto quello che mi avete detto, che lo conosciate soltanto come me lo avete descritto. Non potete esser franca con me?
Che cosa volete che vi dica?
Esattamente perch, secondo voi, Marsh vi  ostile. La vera ragione.
Non me l'ha mai detto, ma io credo che sia sempre stato terribilmente geloso di me.
Perch?
Perch sposai il suo padrone. Marsh  un uomo cui non piacciono le donne. Ci sono uomini cos e lui  uno di quelli: credono che tutto ci che vi  di male si trovi nelle donne e che gli uomini che si sono legati a esse siano sempre loro preda.
Marsh  un fanatico? domand Keane curvandosi in avanti.
S, credo che lo sia.
E anche opinione mia, disse Keane.
E, per un momento, rimase immobile sulla sedia, immerso nei suoi pensieri, senza per cessar d'osservare la donna seduta difaccia.
La paziente guardiana li osservava attraverso il vetro senza udir nulla. Keane l'aveva dimenticata. Pensava all'osservazione di sir Simone: "Io non credo che voi vediate giusto, Keane" e a ci che ne era stato cagione. In quel momento aveva compreso benissimo che non aveva alcuna difesa da opporre e che strategicamente era in una condizione disperata. Se Guglielmo Marsh era implicato nell'assassinio del colonnello Paradine, la moglie di questo doveva sospettarlo, se pure non ne era assolutamente certa.
C'era anche da notare che la signora Paradine non si era lasciata smuovere dal convincimento espresso da lui che l'assassino dovesse essere Guglielmo Marsh: ci significava che non voleva iniziare una discussione su quell'argomento. Ma lui, Keane, invece era l pronto a intavolare quella discussione. E c'era qualcosa nella rigida semplicit della signora Paradine che lo faceva diventare anche pi ostinato. Come fare? Doveva essere astuto o brutale? Doveva prenderla con le buone, con la scaltrezza, oppure attaccarla con ferma decisione, domandandole la vera cagione della sua convinzione?
Voi mi avete indicato queste due ragioni dell'atteggiamento di Guglielmo Marsh: la gelosia e l'odio per le donne. Supponete che io le accetti per buone. Allora non mi rimane, e a sir Simone con me, che lambiccarmi il cervello per comprendere il vostro atteggiamento verso Marsh. Sarebbe strano se non fosse cos, non vi pare?
E secondo voi, dunque, sarebbe saggio che io mostrassi dell'ostilit verso un uomo che dedic la sua vita al servizio di mio marito?
Di nuovo Keane fu sorpreso, e sent che ella stava mostrando un altro lato del suo carattere.
"Saggio!" Quella era una parola certamente rivelatrice.
"Che questa donna" si domand "sia pi accorta e veda pi lontano di me?"
E la sua mente, sotto lo stimolo d'una forte irritazione, raddoppi d'attenzione.
Era molto ben pagato, le disse.
Chiunque ha avuto a che fare con Marsh, si  convinto che egli era profondamente devoto a mio marito.
E voi volete dire che questo  il punto essenziale della questione?
Ci sarebbero su ci tante testimonianze, disse la signora Paradine.
Spesso il denaro induce gli uomini e anche le donne a una profonda dissimulazione.
La signora Paradine non disse nulla.
Non  cos? domand Keane.
Ritengo che sia cos, qualche volta.
Molto spesso. Voi mi avete detto che credete, come credo io, che Marsh sia un fanatico. Lo credete anche astuto?
Perch volete farmi dir male di Marsh, sir Marco?
"Questa donna cos semplice in apparenza  pi furba del diavolo!" pens Keane.
Poi esclam:
Stavo soltanto cercando di farvi dire la verit su Marsh.  d'importanza capitale che io la conosca. Marsh, secondo voi,  astuto? Vi prego di dirmelo.
La signora Paradine sembr esitare: alla fine disse:
Forse; quasi tutti hanno un po' d'astuzia.
"E daccapo, sir Simone!" pens Keane.
Poi domand:
Voi dunque pensate che anche Marsh non ne sia privo?
Forse... non del tutto.
Vi rendete conto, signora, che voi ora mi state tratteggiando, a poco a poco, un Guglielmo Marsh diverso da quello che mi avete sempre descritto fino a questo momento?
Voi mi avete detto di esser franca, e io cerco di esserlo.
Parlava di nuovo con tanta semplicit che egli ne fu quasi disarmato, pur non dimenticando quei nuovi tratti del suo carattere che quella donna, forse apposta, ma non ne era sicuro, gli aveva rivelato or ora. Cominci a credere che fosse davvero un notevole campione di matresse femme.
Gli balen nella mente il pensiero:
"Forse  per questo che io..."
E allora gli sembr di strapparselo dalla testa questo pensiero, come delle dita robuste posson strappare una frasca da un albero. Ci sono dei pensieri che atterriscono.
Con questo nuovo sospetto nella testa, Keane decise di metter sulla tavola alcune delle sue carte e disse, ritrovando la sua voce professionale:
 giunto per me il momento di dirvi, signora, che la conclusione alla quale son giunto  che, se vogliamo metter su una difesa che abbia successo, dobbiamo adottare il mio piano; da ci dipende la vostra vita.
Aveva appena pronunziate le ultime parole, che si rese conto del loro orribile significato: ma decise di non mostrarlo e continu freddamente:
Ho considerato bene la faccenda sotto tutti i rapporti e voi dovete rimettervi a ci che io vi dico; questo piano di difesa  la nostra pi sicura probabilit di successo, forse l'unica. -
Poi, con la sua consueta chiarezza, le disegn il piano di difesa che gi aveva esposto a sir Simone Flaquer; il colonnello Paradine, trovando intollerabile la propria vita di cieco, aveva desiderato di porvi fine, e poich a cagione della sua infermit non poteva procurarsi i mezzi per farlo, si era confidato con Guglielmo Marsh, suo fido domestico, e lo aveva persuaso ad alleggerirlo di quel peso per lui insopportabile, a dargli modo di abbandonar questo mondo, di andarsene per sempre...
Altrove! disse solennemente Keane.
La signora Paradine, il cui viso aveva ripreso l'inespressivit che le era caratteristica in certi momenti, ascolt immobile e forse con profonda attenzione. Era difficile che non fosse cos; ma quella mancanza d'espressione impediva a Keane di saperlo: forse per lei era quello un sintomo del suo concentramento nei propri pensieri. Forse era quell'intenso concentramento mentale che scacciava dai lineamenti della signora Paradine ogni espressione... A ogni modo gli parve quasi di sentire sopra di s la potenza di quell'intensa attenzione.
Questo piano di difesa, se riesce, disse subito dopo, mentre scagiona del tutto voi, non condanna irrimediabilmente Guglielmo Marsh. Questi verrebbe a trovarsi nella condizione d'un uomo che ha contribuito, anzi, diciamo pure, ha cagionato la morte di un suo simile non spinto da un motivo odioso, ma indotto dalla propria morbosa affezione.
Morbosa affezione! ripet lentamente la signora Paradine, e il suo viso si fece grave e pensieroso.
Vi  la prova che vostro marito, per quanto uomo di coraggio, non sopportava con pazienza la sua infermit e ne era molto infelice.
 vero.
Il suo carattere era sempre pi inasprito.
E ci sarebbe da maravigliarsene?
Forse no! No! Io non lo sto condannando. Io non faccio che affermare un fatto che pu essere utile alla difesa. Egli aveva un potere immenso su Marsh.
S, immenso.
Qui compare il fanatismo di Marsh: un fanatico, un uomo di carattere violento e di emozioni violente pu commettere un atto che all'uomo comune ripugnerebbe.
Lo credo, disse la signora Paradine con un tono privo di espressione come il suo viso.
Questo sarebbe, secondo me, una specie di suicidio compiuto con l'aiuto di un'altra persona.
Ah!
Io credo che, quando ci fosse una buona testimonianza, disse Keane distogliendo lo sguardo dalla signora Paradine, si potrebbe indurre la giuria ad accettare questa ipotesi.
Ah! ripet quella.
Keane guard la donna che stava di l dal vetro. Chiss che cosa pensava! Le loro parole non giungevano al suo orecchio, ma era possibile che il pensiero da loro espresso non arrivasse fin l?
Poich la signora Paradine taceva, Keane continu:
Voi comprendete bene ci che io voglio dire?
Naturalmente!... disse quella. Ma dove sperate voi di trovar questa testimonianza, sir Marco? E che cosa intendete voi per "buona testimonianza"?
Forse che voi non sarete sottoposta all'interrogatorio durante il processo?
Si guardarono senza parlare. Keane fremeva.
Devo ottenere la vostra assoluzione e intendo di ottenerla!
Poi con una voce soffocata, bassa e che pur era la sua, aggiunse:
Voi siete in gravissimo pericolo.
Lo so;, rispose l'altra voce nella stanza, lo so meglio di voi.
Nella mia difesa, io faccio il massimo assegnamento sulla vostra testimonianza. La vostra vita dipender molto da ci che voi direte e dal modo con cui lo direte.
Silenzio.
E adesso, disse Keane cercando di dare alla sua voce un tono vivace e, a quanto sperava, naturale, vi dir che cosa desidero da voi.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Quando, quel giorno, Keane lasci la prigione di Holloway capiva due cose: che non aveva appurato quali fossero veramente le relazioni esistenti tra la signora Paradine e Guglielmo Marsh e che non era arrivato a scoprire se essa credeva o sapeva che quell'uomo avesse avuto una qualche parte nella morte di suo marito.
Che cosa penserebbe sir Simone Flaquer del fatto che non era riuscito a procurarsi queste informazioni? Keane non si ferm troppo a considerare quale sarebbe stato in quel pomeriggio il suo colloquio col vecchio legale. Dopo tutto, aveva delle notizie da dargli: il suo colloquio con la signora Paradine non poteva davvero dirsi infruttuoso. Fra le altre cose, credeva di esser riuscito a scuoterla da quella curiosa calma nella quale pareva essersi adagiata fino ad allora. Le aveva parlato brutalmente del pericolo che le sovrastava e credeva di averla spaventata: se era cos, se era rimasta spaventata da lui, da ci che le aveva detto, dal modo con cui glielo aveva detto, pi che dalla condizione in cui gi si trovava, era indubbio che egli aveva acquistato potere su lei. E questo era qualcosa di guadagnato. S, ora aveva un certo potere su lei.
L'esultanza prodotta in lui da questa convinzione gli dette la misura di quanto scarsa fiducia aveva avuto, prima, nel proprio potere. S'era sentito tutto preso da quel senso di umiliazione da cui a volte  accompagnato il sorgere di un'emozione che si sospetta possa diventare indomabile.
Nel tass guard l'orologio: era l'una passata. A casa sua si faceva colazione all'una: se Gaia aveva invitato qualcuno la colazione doveva gi esser cominciata. Non l'avrebbero aspettato.
Sent una grande avversione per l'idea di trovarsi in compagnia, di dover far conversazione, di dover essere di buon umore, divertente e vivace. Era possibile che Gaia fosse sola, ma era molto pi probabile che avesse trovato qualche amico da invitare. Parecchi intimi amici loro andavano regolarmente a Sant'Anna di Soho; forse ne aveva trovati in chiesa, e ora sedeva a colazione con alcuni di essi.
Cedendo a un impulso irresistibile, si curv fuori del finestrino e disse all'autista di andare al Cleveland Club invece che a casa sua a Portland Place. Di l avrebbe telefonato a Gaia che aveva fatto tardi e che aveva pensato meglio di far colazione al Circolo anzich capitare a casa a met della colazione.
Non avrebbe telefonato subito, avrebbe atteso fin verso le due.
Quando telefon le due eran passate da qualche minuto. Rispose il maggiordomo, poi Gaia venne al telefono e gli disse che stava facendo colazione con gli Otway. L'avevano atteso fino all'una e un quarto; poi lei aveva spiegato dov'egli si trovava.
Keane corrug la fronte quando ud queste ultime parole. Le disse in fretta:
Essendo cos tardi, ho pensato che fosse meglio venire al Circolo e non disturbarvi a met della colazione. Vi prego di dire agli Otway che me ne dispiace moltissimo. Sar a casa in tempo per accompagnarvi dai Flaquer.
Benissimo, disse la voce di Gaia.
Keane riattacc il ricevitore.
Lasci il telefono irritato da un sentimento di colpevolezza. Per natura, era franco, aperto nel parlare, a volte brusco e arrogante, ma non mai bugiardo o amante di sotterfugi. Gaia doveva esser rimasta stupita. Oppure... forse no, affatto?
Gaia era ormai un problema che cominciava a preoccuparlo terribilmente.
Al Circolo c'era poca gente: evit le persone che conosceva, sal al primo piano nella sala da fumo e si sedette in una poltrona in un angolo. Senza fumare, teneva gli occhi chiusi; provava una certa stanchezza e si sentiva a disagio con se stesso.
Ci gli permise di misurare esattamente e chiaramente la grandezza della felicit che aveva goduto durante i dieci anni della sua vita coniugale con Gaia: era stata una cosa tanto grande che non si era mai fermato a considerarla; cos come l'uomo non si ferma a considerare il processo della respirazione. Per lui, era stata una cosa naturale di essere un uomo felice e vivere una vita felice. Perch no? Era giusto che cos fosse. Gli uomini dovrebbero esser felici: un uomo dovrebbe sempre esser felice con la propria moglie. Scopo del matrimonio era sempre stato quello di creare e di alimentare la felicit. Spesso ci non avveniva, ma ne eran cagione il traviamento, l'incostanza o la follia acuta degli uomini e delle donne che non sapevano conservare la felicit. Non la conoscevano quando la possedevano e, negligentemente, la gettavano via.
Che cosa mai stava facendo?
Il colloquio che aveva avuto con la signora Paradine gliel'aveva fatta conoscere meglio, ma aveva anche sconvolto le sue idee su di essa. L'aveva creduta pi semplice: e aveva sempre pensato che fosse una donna intelligente e che in lei, nonostante quella grande naturalezza di maniere, ci fosse un certo che d'importante, d'insolito, di forte che la distingueva e la poneva al disopra delle altre donne in massa. La sua apparente semplicit non era la semplicit di una sciocca; lo aveva sempre saputo, ma adesso cominciava a mettere in dubbio che alla semplicit delle sue maniere corrispondesse altrettanta semplicit di natura. Forse, al contrario, era una donna straordinariamente complicata.
Ricord l'osservazione di lord Horfield dopo che aveva visto la fotografia della signora Paradine; egli aveva detto che forse era un'isterica.
Pensando per un momento all'isterismo, cerc di immaginarsi la signora Paradine in un accesso di collera furiosa, oppure affranta dalla paura o dal dolore. Come sarebbe stata? Che aspetto avrebbe avuto? Quando si era trovata con lui, era sempre riuscita a dominarsi. Soltanto quel giorno sospettava di esser riuscito a scuoterla quando, a bella posta, si era indugiato sul grande pericolo che ella correva.
Ma era possibile che quella donna gi da molto tempo non avesse capito la gravit di quel pericolo?
Keane aveva conosciuto molti accusati, alcuni dei quali colpevoli, che fino all'ultimo momento erano stati convinti di cavarsela. Erano come tante persone che, pur vedendo continuamente morire intorno a loro, non pensano che la mano della morte possa toccar loro stesse da un momento all'altro.
Ma quel giorno egli aveva scosso la signora Paradine: le aveva attaccato l'ansiet che egli provava per la sua sorte. Ed era questo appunto che egli aveva inteso di fare.
Non riusciva a immaginarsi come sarebbe stata quella donna in un accesso di paura o di dolore: era sicuro che in ogni caso avrebbe affrontato il processo con un'apparenza di ammirevole calma. Quando era con lei, sentiva che era pi calma di quanto lo fosse lui stesso. Gli aveva detto che aveva piena fiducia in lui: ma non aveva forse anche pi fiducia in se stessa? Quella sua mancanza di espressione era certo uno schermo che forse nascondeva il timore, o, forse, qualcosa del tutto diversa dalla paura. In ambo i casi, dietro quello schermo, lavorava un'intelligenza indubbiamente acutissima.
Pi di una volta, era rimasto colpito e perfino sorpreso durante il loro colloquio: la prima volta quando ella gli aveva domandato se stava "inventando" un assassino e aveva messo in rilievo il significato implicito di ci che egli aveva detto nei riguardi di Marsh. Poi una frase di lei lo aveva sorpreso: "Ma  una cosa che non pu andare, che non serve". Non pu andare, non serve mettere innanzi Marsh come assassino del colonnello Paradine? L'effetto di quella frase su Keane era stato strano e piuttosto sinistro. Quella sua trovata "non serviva, non poteva andare"! E se avesse potuto servire, se fosse potuta andare... che sarebbe mai accaduto allora? Forse aveva voluto dire che, anche se Marsh fosse stato l'assassino, sarebbe stato impossibile far credere una cosa simile. Ma aveva voluto proprio dir questo?
Poi, quando aveva detto: "Non sono una stupida, sir Marco", quando lo aveva interrotto con le parole: "Voi avete detto: "Che vi sia ostile" sir Marco" che colpivano proprio il punto essenziale di tutte le osservazioni che egli aveva fatto, e finalmente quando aveva aggiunto: "Come devo interpretare queste parole?". Da tutto ci risultava che la mente di quella donna era acuta e pronta, che cercava di afferrar bene tutto quello che egli le diceva e che comprendeva benissimo se aveva o no afferrato bene.
Le osservazioni da lei fatte su Marsh, com' naturale, lo avevano interessato ma non completamente illuminato. Aveva sentito, parlandole di Marsh, che quella donna gli scopriva la superficie del proprio pensiero e non l'intimo di esso. Eppure era stata franca: aveva detto che riteneva Marsh un fanatico e aveva parlato della sua avversione per le donne. Questi erano i motivi che aveva addotti circa l'ostilit di Marsh verso di lei: queste e la gelosia. E quando egli le aveva chiesto la ragione della sua strana persistenza nel lodare Marsh, ella aveva fatto quella curiosa domanda:
"Sarebbe saggio, secondo voi, se io mostrassi inimicizia per un uomo che dedic la sua vita al servizio di mio marito?"
Quella parola "saggio" faceva pensare che forse lodava Marsh perch credeva che simulare ammirazione per lui fosse una buona politica.
Ripensando a tutta la conversazione che si era svolta nella prigione, Keane sent rafforzato il suo convincimento che tanto lui quanto sir Simone avevano a che fare con una donna di un'abilit infernale. Essendo egli stesso abile, non poteva escludere quel convincimento per quanto non gli fosse simpatico. Quel giorno avevano parlato di astuzia. Quella, era una donna veramente astuta? Se lo era, essa, trovandosi in cos grave pericolo, aveva ponderato a lungo quel pericolo, aveva studiato il miglior modo di affrontarlo e di combatterlo?
Vinto da un senso di disagio cominci a domandarsi, se quando, con tutta l'autorit derivantegli dalla propria condizione di famoso avvocato patrocinante, le aveva detto di mettersi interamente nelle sue mani, ella non aveva sentito in cuor suo che le proprie mani eran pi abili di quelle di lui!
Nondimeno Keane credeva che ella fosse disposta a deporre nel modo che egli le aveva suggerito. Non aveva detto chiaramente e nettamente che lo avrebbe fatto, ma non aveva nemmeno detto che non l'avrebbe fatto. E, questo lo aveva colpito, non lo aveva mai interrotto per dirgli che con ci egli le suggeriva di giurare il falso quando sarebbe stata chiamata a deporre nella speciale tribuna riservata ai testimoni.
Le aveva dunque suggerito di deporre il falso?
Non lo sapeva: la difesa che egli voleva fare, quella che era deciso a fare, poteva anche essere un semplice riassunto della pura verit. Ci era possibile.
Pure, sapeva che, quando stava parlando con la signora Paradine, aveva l'impressione che lui e lei fossero due cospiratori. Aveva avuto quell'impressione, ma non se ne era occupato. Era stato trascinato dal suo drammatico impulso e da qualche altra cosa. Le varie possibilit avevano affollato la sua immaginazione: si era visto in piena udienza della Corte Criminale condurre la sua difesa con consumata abilit, maravigliando la Corte, conquistando l'attenzione dei giurati e della folla affascinata; la sua parola seduceva, incantava. E aveva sentito che il suo ingegno sensazionale di uomo emotivo gl'impediva di considerare a fondo quella questione e che era deciso a trascinar con s quella donna del Nord, verso una vittoria ottenuta col suo ardire, con la sua audacia, con le sue qualit cos brillanti. Che importava che la difesa poggiasse o no su basi solide, purch conducesse alla vittoria e salvasse quella donna dal patibolo!
Ma... c'era di mezzo il giudice, c'era di mezzo Horfield!
Sebbene lo avesse promesso a Gaia al telefono, Keane non and a prenderla a casa per condurla dai Flaquer. Quando apr gli occhi e si alz dalla poltrona vide che eran gi le quattro. Aveva proprio bisogno di prendere un po' d'aria prima di quell'odioso colloquio con sir Simone e perci decise di andare a piedi da Pall Mall a Hyde Park Gardens attraverso Hyde Park; camminando, avrebbe pensato al modo pi adatto per entrare in argomento col vecchio legale.
And di nuovo al telefono, e quando il maggiordomo rispose, gli spieg che aveva fatto tardi al Circolo, che desiderava prendere un po' d'aria prima di rimettersi al lavoro e perci sarebbe andato direttamente dai Flaquer a piedi attraversando Hyde Park, senza passare a prendere lady Keane.
Non chiese di parlare con Gaia sebbene il maggiordomo gli avesse detto:
"Devo andare a chiamare la signora perch venga al telefono, sir Marco?"
In quel momento, egli non desiderava parlare con Gaia o udirne la voce.
Camminare gli fece bene. S'indugi nel Parco e, quando arriv dai Flaquer, eran quasi le cinque. Ora si sentiva freddo e calmo e nelle migliori condizioni per essere convincente: sapeva che sir Simone era un uomo sul quale non si produceva alcun effetto mostrando emozioni e impeti drammatici. Con lui bisognava fare appello alla ragione e all'intelligenza e ci volevano argomenti seri per persuaderlo.
"Devo anche badare molto al modo con cui prospettargli il nuovo concetto che mi son fatto della signora Paradine!" pensava Keane mentre premeva il bottone del campanello.
Quando il domestico venne ad aprirgli, gli disse che, prima di andare nella sala da ricevimento, desiderava vedere sir Simone da solo a solo.
Sir Simone sta gi aspettandovi nel suo studio, sir Marco, disse il domestico.
Benissimo! Mia moglie  qui?
S, sir Marco. La signora  nella sala da ricevimento.
Il domestico lo precedette nella hall, apr la porta dello studio di sir Simone e lo fece entrare.
Buon giorno, Keane! Un po' in ritardo, eh?... Vi aspettavo pi presto, disse sir Simone alzandosi svelto dalla scrivania alla quale stava seduto studiando un documento sotto una lampada dal paralume verde. Vostra moglie  gi qui da pi di mezz'ora. Di sopra ci sono parecchie visite.
Lasciamole stare. Non so pensare ad altro che a questo "caso". Ho trascorso la mattinata ad Holloway con la signora Paradine: e questa  la ragione per la quale non ho potuto abboccarmi con voi stamattina.
Me l'ero immaginato, disse sir Simone seccamente. Mettetevi a sedere e prendete un sigaro.
Volentieri.
Vostra moglie mi ha detto che non avete fatto colazione a casa.
No, l'ho fatta, da solo, al Circolo. Volevo starmene lontano dalle chiacchiere e dai pettegolezzi.
Spunt il sigaro che aveva preso da una scatola e aggiunse:
Questa faccenda mi assorbe tutto. Non riuscir a non pensarci finch non sar finito il processo e non sar pronunziata la sentenza.
Nella sua voce, mentre pronunziava queste ultime parole, c'era un leggiero tono di sfida; prima di curvarsi per accendere il sigaro al fiammifero che sir Simone gli avvicinava, gett indietro la testa con un movimento un po' sdegnoso. Mentre si sedeva continu:
Credo di averla persuasa ad accettare il mio piano di difesa.
Davvero? disse sir Simone.
S. E adesso desidero persuadere voi ad accettarlo di buon grado, perch in questa faccenda dobbiamo impegnarci a fondo, con tutte le nostre forze.
Ah, s? esclam sir Simone.
Il vecchio legale non fumava. Offerta la scatola dei sigari a Keane, si era preso un sigaro, ma, dopo un momento di esitazione, lo aveva rimesso a posto e aveva richiuso la scatola. Se ne stava in piedi vicino al caminetto, con lo sguardo fisso sulle sue scarpe di vernice.
S. Mai come questa volta ho avuto intenzione di vincere la battaglia. Ma sar un affar serio, come ho detto stamani alla signora Paradine: credo, anzi, di averle dato uno scossone.
Pronunzi queste parole con voce dura e ferma e senza emozione.
Ah... davvero? esclam sir Simone alzando, questa volta, gli occhi.
S, credo di s. Forse ella non capiva bene il pericolo in cui si trova.
 proprio strano, che non lo capisse.
Voi dovete pur sapere che molti detenuti rimangono stranamente ottimisti sino alla fine e si stupiscono quando sono condannati.
S,  vero. Certo! Ditemi, e guard in viso Keane la cui testa, essendo seduto, rimaneva pi bassa, gli avete domandato, chiaro e netto, senza tanti riguardi, quali relazioni ci fossero tra lei e Marsh?
Gli occhi di Keane dimostrarono un qualche disagio, sebbene egli fosse risoluto a non abbassarli.
Le ho detto che io non comprendevo bene, che noi non comprendevamo bene, il suo atteggiamento verso Marsh.
E lei?
Mi ha risposto che Marsh, devotissimo al suo padrone, era geloso di lei e che odiava le donne e non aveva in loro nessuna fiducia.
E poi?
Allora le ho parlato di lei stessa, del fatto, cio, che si dimostra sempre benevola per Marsh e a lui favorevole. Per tutta risposta, mi ha domandato se sarebbe stato saggio da parte sua mostrare dell'ostilit verso un uomo conosciuto per la sua assoluta devozione al colonnello Paradine.
Saggio? Questa  la parola di cui si  servita?
S.
Uhm!
Per di pi, mi ha domandato perch cercavo di farle dir male di Marsh. In seguito, son riuscito a farle ammettere che anche lei pensava che Marsh fosse un fanatico e non del tutto privo di astuzia.
Siete riuscito a tanto?
Anche di pi! Ma non  stata una cosa facile.
C' da domandarsi per qual ragione  ancora... salvo che voi non la sappiate gi.
La ragione per cui  cos riluttante a dir male di Marsh?
S.
Non volete mettervi a sedere, Flaquer? Se vi metteste a sedere, credo che mi sentirei pi a mio agio... ecco, mettetevi l! disse Keane, indicando una sedia vicino a s con un gesto nervoso.
Flaquer si lasci cadere su una sedia con quella leggerezza e facilit di movimenti che gli erano caratteristici.
Va meglio, cos?
S. Adesso siamo alla stessa altezza! disse Keane accennando una risatina che, come il gesto di poco prima, rivelava un certo nervosismo. Non la so quella ragione... ancora, riprese dopo aver riso. Salvo che non stia nel fatto che la signora, fino a ora, ha ritenuto poco accorto dire una sola parola contro un uomo che era tutt'uno con suo marito.
Ma allora la vostra difesa, come si sostiene?
Io le ho detto che era mia intenzione seguire la linea di condotta meno ostile che fosse possibile a Marsh.
Gi quella del... non l'abbiamo chiamato "suicidio con aiuto"?... cio compiuto con l'aiuto di un'altra persona?
S, mi pare. A ogni modo cos o all'incirca cos non ha importanza.
E che impressione avete avuto voi del modo con cui ella ha accolto la cosa?
Credo che ne sia rimasta fortemente colpita.
Era un'idea del tutto nuova per lei, non  vero?
Cos pare.
Ci vuol dire che, se la teoria messa avanti da voi, Keane, la teoria del suicidio compiuto con un aiuto,  ben fondata, quella donna, pur vivendo a stretto contatto con quei due uomini, non ha avuto alcun sospetto di quanto avveniva. E ci  piuttosto strano... Come la prenderanno i giurati, per non parlare del giudice?
Keane non pot rispondere perch in quel momento si sent bussare leggermente alla porta.
Avevo detto ben chiaro... cominci sir Simone con la fronte aggrottata.
Si sent bussare di nuovo.
Avanti! disse risentito.
La porta si apr e comparve Giuditta Flaquer.
Pap, son proprio dolentissima! Ma la mamma mi ha detto che dovevo comunicarvi che proprio adesso sono arrivati lord e lady Horfield. Sono in sala da ricevere. Perdonatemi, sir Marco, se potete!
E spar richiudendo la porta.
Per non parlare... del giudice! ripet sir Simone con un sorriso malinconico. Ho paura, Keane, che non sia proprio possibile lasciare lord Horfield solo con le signore. Questa sua visita  assolutamente inaspettata: per quanto so, non ci ha mai fatto l'onore di venir da noi la domenica; qualche volta, per, viene sua moglie. Finiremo pi tardi il nostro colloquio. Oh, potete portarvi il sigaro, se volete!
Ma Keane lo gett nel fuoco e si alz in piedi.
Che cosa mai pu aver condotto qui Horfield proprio adesso?
La pura e semplice cortesia, suppongo.
No! Ah, no! esclam Keane.
E allora, disse sir Simone incamminandosi verso la porta, che cosa?
Sapeva che Gaia e io eravamo qui?
Io non gliel'ho detto davvero: gi in questi ultimi giorni non l'ho veduto.
Questa sua visita ci disturba maledettamente! borbott Keane. Ma termineremo il nostro colloquio stasera. Pranzate fuori di casa?
S, dai Satterwaite.
E noi dobbiamo andare al Park Place dai Charleston. Non potremmo venir via presto e trovarci per un'ora?
Certo.
Volete venire voi da me?
Benissimo.
Sar a casa, senza fallo, verso le undici.
Verr pi presto che potr.
Nella grande sala da ricevimento, al piano di sopra, c'era una piccola folla. Gaia stava seduta su un divano, nella parte della stanza pi lontana dalla porta, e parlava con lord Horfield il cui corpo esile, curvo verso di lei, occupava solo in parte una poltrona verde e oro dalla spalliera curva. Il barone Sedelsward, in redingote e colletto alto, stava in piedi vicino a lady Horfield la quale, seduta in una poltroncina che quasi scompariva sotto le sue forme gigantesche, lo guardava dal basso con un'espressione di ansia negli occhi e agitava le sue manine inguantate di bianco, davanti al suo ampio seno, in gesti disordinati e senza significato. Sul petto di lady Horfield posava una collana di chicchi color rosso vinato, grande e di foggia barbarica. Bortagas stava parlando con Giuditta e Amy Flaquer; la signora Giorgia Blason, con la sua nuvola di capelli neri aggiustati in modo da darle un'aria da romana, stava ridendo con Latrobe vicino a una finestra, e lady Flaquer, seduta davanti a un'enorme tavola da t di forma rotonda, aveva intorno molte persone tra le quali parecchi giovanotti. Diversi altri gruppi erano sparsi nella sala che, vasta e alta, era adatta a grandi ricevimenti; c'erano varie signore con quattro o cinque uomini piuttosto anziani. Due giovani domestici in livrea andavan servendo rinfreschi su vassoi d'argento.
In quella sala c'era un'atmosfera che si sarebbe quasi detta d'anteguerra. I Flaquer, sebbene tutt'altro che all'antica nel modo di pensare, conservavano nel loro modo di vivere una certa pompa; usavano ancora ricevere la domenica, quando erano a Londra; trovavano ancora tempo per conversare e per vedere con calma e con comodo i loro amici, non frequentavano affatto i ritrovi notturni e poco i ristoranti. Erano molto ospitali, ma sempre nella loro casa. Le loro riunioni avevano qualcosa che ricordava i "salotti" del tempo passato. Quelli che venivano da loro, di rado avevan fretta di andarsene perch i padroni di casa avevano il dono di sapere intrattenere. Un certo giovanotto, che forse posava un po' a Edoardiano, aveva detto che la loro casa era la sola oasi che fosse rimasta nel vasto deserto di Londra.
"L ci si siede sotto una palma e si sente il rumore dell'acqua invece di affondare nella sabbia fino al collo e avere un cielo di ottone sulla testa."
Un gaio chiacchierio riempiva la stanza, ma Keane, quando vi entr seguto da sir Simone, aveva il viso triste e stanco. Mentre si dirigeva verso lady Flaquer, cerc con gli occhi, quasi furtivamente, Gaia e la scrse mentre giungeva vicino alla padrona di casa. Gaia era con lord Horfield del quale egli poteva vedere le spalle strette e piatte.
Incontr lo sguardo di Gaia fisso su lui e le sorrise rapidamente e, per quanto non ne fosse proprio sicuro, come se volesse chiederle scusa. Gli sembr, ma non pot sincerarsene perch dovette guardare lady Flaquer, che gli occhi di Gaia non gli avessero fatto un cenno di saluto, ma che lo avessero soltanto osservato gravemente. Gaia moveva le labbra; stava parlando con Horfield.
Keane aveva scambiato poche parole con lady Flaquer e qualcuno di coloro che le stavano vicino quando, non molto lontano, scrse qualcosa di bianco che ondeggiava in aria; era lady Horfield che agitava la mano per fargli segno. Egli accenn col capo verso di lei, come per dirle che l'aveva veduta e le sorrise. Ma la manina continu ad agitarsi: nel suo goffo movimento c'era qualcosa d'imperativo; o forse era una preghiera?, non ne era proprio sicuro, perch lady Horfield era distratta nel gestire quanto lo era nella conversazione. A ogni modo, era evidente che la signora lo chiamava e quindi, un po' controvoglia e un po' preso dal desiderio di avvicinarlesi, perch in lady Horfield, da quando quella curiosa loro intimit aveva avuto improvvisamente inizio, c'era qualcosa che lo attirava e al tempo stesso gli ispirava repulsione, volt le spalle alla tavola da t e si diresse verso di lei.
Dopo avere stretta la mano di lady Horfield, prese quella di Sedelsward e lo salut con calore.
Non avete mica avuto delle seccature per quel pranzo?
No davvero. Tutto  andato bene. Ieri sera, cara lady Horfield, sir Marco mi offr un pranzo, un pranzo per uomini e io, essendo, come spero, un uomo in tutto e per tutto, e i suoi occhi pieni di bonomia eppur penetranti si posarono su due o tre artisti stranieri, dall'aspetto piuttosto debole, che si trovavano nella stanza, non troppo lontani, me lo godei veramente. Mangiare, bere e fumare son cose buone specie quando tutto  di prima qualit. Temo di essere assai attaccato alle cose terrene credo di non essere ancora adatto per il cielo!
Quindi, raggiante di buon umore, si mise a parlare con una signora anziana che stava vicino a lui, per dar modo a Keane e a lady Horfield d'iniziare una conversazione alla quale pareva che essa tenesse moltissimo.
 possibile... credete voi che... mi domando se... cominci lady Horfield guardandosi rapidamente d'intorno.
Posso offrirvi qualcosa?
No, grazie. Ho preso il t... no, era caff... per, fa tanto caldo qui e... c' tanto fracasso. Io mi domandavo se...
Venite con me. Trover un posto pi tranquillo per voi.
Lady Horfield si tir su immediatamente; parve che la sua spalla sinistra si alzasse per prima come per trascinarsi dietro tutto il resto del suo corpo voluminoso.
Dove andiamo...?
Sulla veranda, dall'altra parte.
Possiamo... non desidero... tutta questa gente. Desidero parlarvi.
Mentre si dirigevano verso la veranda, lady Horfield scrse suo marito e Gaia.
Lord Horfield stava curvo verso la signora e parlava; il suo viso lungo e intellettuale era atteggiato al sorriso e spirava malizia oppure cinismo, secondo che ci che egli diceva gli veniva suggerito dal suo umorismo o dal suo carattere.
Sono... insieme! disse lady Horfield. Non ci vedono... sono troppo...
S'interruppe e si diresse, lateralmente, verso la grande veranda che correva lungo tutto un lato del salone da ricevimento e tutta la facciata posteriore della casa. Keane, per, sapeva che Horfield li aveva scorti perch il giudice sembrava accorgersi sempre, come se fosse stato dotato di un sesto senso, dei goffi movimenti di sua moglie dovunque ella fosse. Infatti, nel passare in distanza, Keane aveva sorpreso un'occhiata del giudice diretta obliquamente a lady Horfield e a lui.
Qui c' un cantuccio tranquillo!
S... nessuno! La gente... ama stare dove ci sono tante persone. Ma questo in me produce confusione... il mio cervello diventa come un... un fuoco d'artificio... come una girandola di Caterina... si chiama cos quella macchina che lancia fuochi pirotecnici?
S, c' un fuoco d'artificio che si chiama cos.
Perch?
Non lo so, rispose Keane sedendosi vicino a lei. V'importa molto di saperlo?
No, no, non me ne importa. Voi avete ragione, non me ne importa.
Pos le manine inguantate di bianco sui ginocchi. Aveva un'aria tanto ansiosa e desolata, anche pi del solito.
Posso fidarmi di voi? disse a voce bassissima.
S, certo. Che cosa c'? Sento che avete qualcosa da dirmi.
Cos .
Ma io posso esservi utile in qualche modo? domand Keane sorpreso dal fatto che quella donna potesse aver proprio bisogno di lui.
Non lo so.
Allora...
Ma io devo egualmente parlare con voi di questa cosa.
Son pronto ad ascoltare. Parlate!
 un segreto... tra noi.
S, se voi volete cos.
Ne parlo con voi soltanto perch ne siete implicato... in certo modo. Cio... Voi avete qualcosa...
Sollev una mano e poi agitandola la lasci ricadere su un ginocchio.
Non mi piace... detesto... che Horfield debba giudicare nei processi per assassinio.
Mi ricordo che voi mi diceste...
Specialmente quando l'accusata  una donna, interruppe ella. Non credo che nessun uomo o nessuna accolta di uomini, improvvisamente cominci a parlare con chiarezza, dovrebbe avere il potere di condannare una donna a essere impiccata.  una cosa immorale.  contro natura. Fa un danno terribile a... Voglio dire che un tal potere  dannoso per chi ce l'ha. Io non sono una femminista...  questa la parola giusta?
Keane accenn di s.
Voi s?... No?... Ma io parteggio per le donne, sto per loro con tutta l'anima. Le donne si attaccano agli uomini. Vi rendete conto, voi, di come si attaccano? Come l'edera, non vi pare? Dicono che oggi non sia pi cos... ma non  vero. Loro vorrebbero che apparisse cos,  naturale. E quando ne ridono e dicono che non si attaccano,  tutta finzione, sir Marco, tutta finzione e delusione... s, perch sentono che non c' nessun uomo che voglia saperne di loro. Ma se si presentasse loro una buona occasione... ah!...
Il viso rosso era convulso, gli occhietti scuri quasi sparivano tra le pieghe della carne rugosa. Agit di nuovo le mani.
A volte, nonostante tutto, devono attaccarsi. Ed  come attaccarsi a un palo d'acciaio coperto di ghiacciuoli. Molte cose bisogna perdonare alle donne. Nessun uomo dovrebbe condannare a morte una donna! Cristo non avrebbe mai... E ora Horfield deve di nuovo giudicare una donna! Non reggo a questo pensiero... oh, salvatela, salvatela!
Gli tocc lievemente una mano e poi ritir rapidamente la sua.
Voi dovete salvarla! Se non la salvate... io non potr sopportare che mio marito torni a casa e mi dica di nuovo: " finita. Sar impiccata!". Questo me lo far odiare e non c' nulla di pi orribile che odiare l'uomo che si ama. L'amore e la piet dovrebbero governare il mondo. Tutte noi abbiamo tanto bisogno di esser compatite... anche gli uomini, per quanto meno delle donne. Anche voi, ne sono sicura... s, s, proprio sicura!
I suoi occhi si erano, a un tratto, fatti acuti e penetranti.
Ma forse voi non lo sapete... ancora. Ma lo saprete, lo sento. A volte io sento le cose e, quando le sento, ho sempre ragione. Ma ditemi... e dovete dirmi tutta la verit... voi ritenete che riuscirete a far assolvere la signora Paradine?
S! rispose Keane con enfasi.
Il viso rosso di lady Horfield prese subito un'aria meno desolata e anche un po' pi calma. Emise un sospiro aprendo la bocca che, essendo piccola, andava d'accordo con le sue manine, ma non col viso e col resto del corpo.
Non chiedo la salvezza di quella donna, ma la sua salvezza! riprese lady Horfield con voce che non era priva di una certa fierezza.
La sua? Di chi?
Di Horfield. Che m'importa degli altri? Eppure... io dovrei... ma... alcune di noi... donne... non possiamo distogliere la nostra mente da ci che per noi  pi importante di tutto il resto.  per lui ch'io parlo. Egli non deve avere l'occasione...
S'interruppe fissando Keane con uno sguardo che pareva gli chiedesse di fare ogni sforzo per comprenderla.
Quale occasione? domand Keane interessato in quella conversazione che, forse, poteva essere importantissima per lui sebbene non sapesse ancora precisamente in che modo.
L'occasione di provar piacere nel commettere quell'atto.  orribile per la sua anima!
L'accento, l'espressione del viso avevano assunto in lei un che di terribile, di dominatore, che s'imponeva nonostante la sua figura grottesca. Il suo corpo goffo torreggiava come al solito, ma c'era qualche altra cosa che torreggiava, qualcosa che era diretta emanazione dell'animo suo.
Nel commettere quale atto? domand Keane insistendo senza piet, deciso a farle dir tutto.
Quell'atto di crudelt. Parlo dell'occasione di soddisfare la propria crudele passione... Voi sapete! C' una parola per dir questo, ma io non devo servirmene, non devo neppur dirla sottovoce.
Non potete dirmi questa parola?
Oh, no! Mai! Non la direi mai... nemmeno a me stessa. Oso appena... ma desidero impedirgli di trovare la sua felicit in una cosa tanto terribile... Lui non pu fare a meno: non  colpa sua.  una passione morbosa che si  sviluppata a poco a poco in lui da quando  diventato giudice. Col potere, voi mi capite... Son cose che vengono col potere. Quando era giovane non era cos. Ma anche allora... non crediate che io parli contro di lui, ma ci son delle volte in cui bisogna sacrificar tutto alla verit, delle volte in cui c' qualcosa che  pi grande di qualsiasi uomo, anche dell'uomo che si ama... Io voglio... s,  cos... voglio proteggerlo, voglio tener lontano da lui... io non posso fare a meno della religione... eppure, con dolore ma con assurdo proposito, ho tentato di farne a meno perch egli non  religioso. Non crede in nulla, lui, e io ho desiderato di non esser religiosa per poter andar d'accordo con lui. Lui ne ride, della religione, voi mi capite: dice che son tutte frottole per tener quieta la povera gente... Gi: la speranza di aver qualcosa dopo la morte... Ma... cos questa volta son venuta da voi, perch voi siete il difensore di quella donna. Poich qualche volta sento che se egli torna dopo aver pronunziato una sentenza di morte e comincia a dirmi... ci son delle volte, non  vero?, che sorridere  orribile. Ci son dei sorrisi, io credo, che potrebbero quasi dannare un'anima. Perci... non gli date questa occasione: toglietegliela. Cercate di ottenere il verdetto dai giurati prima che egli prenda la parola per il riassunto... e allora...
Proprio in quel momento lord Horfield entr nella veranda sorridendo.
Lady Horfield si alz dalla sedia con una rapidit sorprendente ed esclam con voce incerta:
Ce ne andiamo?
Il giudice tese a Keane la sua mano gialliccia.
Come state, Keane?
Questi stava per dargli la solita risposta convenzionale circa il perfetto stato della propria salute, ma il giudice non gliene diede il tempo.
Vostra moglie, credo, sta domandandosi che sia accaduto di voi. Non mi ha detto di cercarvi, ma mi ha fatto capire, come sanno fare le donne, che la mia conversazione non la interessava pi. Per riacquistare le sue grazie, io ho lasciato entrare il barone svedese nel nostro colloquio e poi ho intrapreso questa segreta missione; lady Keane adesso  occupata a conversare con lui. No, Sofia, non ho fretta di andarmene, e voi? Non  certo l'ora di andare in chiesa per le funzioni della sera, non  vero? Oppure s,  gi l'ora?
Parlava, come al solito, piuttosto lentamente, quasi languidamente e in un tono d'indifferenza.
Mia moglie  una delle poche persone, parlo dei protestanti, aggiunse rivolto a Keane, che rimangono fedeli alle pratiche religiose. Io mi contento delle pratiche "svedesi": coltivo l'anima attraverso il corpo. Mia moglie segue la via opposta. Del resto, qualunque via pu esser buona perch sembra che corpo e anima siano strettamente legati insieme. Io, per, preferisco la mia strada.
Negli occhi grigi quasi nascosti dalle palpebre grinzose era rimasto il sorriso, ma Keane ebbe l'impressione che qualcosa avesse provocato in lui un'insolita commozione.
Mia moglie si accosta pi che pu alla chiesa cattolica romana, sapete, Keane? Si bagna i piedi nel Rubicone ma non lo varca. Ah, signorina Giudi, voi fate proprio al caso nostro!
Al caso vostro? disse Giuditta Flaquer con uno sguardo inquisitore entrando nella veranda.
S; giacch oggi  il giorno del riposo consacrato al culto, stiamo discutendo di religione.
 una cosa che pu interessare fino al punto di far leticare, rispose Giuditta mentre i suoi occhi scuri andavano rapidamente dall'uno all'altro.
Noi siamo troppo bene educati per leticare.
Non lo credo. Non esistono esseri cos prodigiosi. L'animale che  in noi tutti sa benissimo che, quando egli lo voglia, possiamo facilmente essere spogliati delle nostre buone maniere. E la religione ha sempre cagionato gravi discussioni.
Ah, ma questo avveniva quando la gente prendeva le cose sul serio! disse Horfield. E Sofia  quasi la sola persona in cui sian sopravvissute quelle idee!
Lady Horfield, che aveva tutta l'aria di una donna colpevole in forte agitazione, fu indotta a parlare da questa puntata diretta.
Non dovete dir questo. Sono sicura che anche oggigiorno ci sono delle persone... non voglio dire che spargano sangue ma... quella non era una cosa giusta nemmeno se... ma ci sono delle chiese a Londra che ancora... guardate, per esempio, San Martino in the Fields!
No, non voglio guardarla. Pu darsi che sia un bell'edificio, ma preferisco il Museo di Madame Tussaud o la stazione di Charing Cross.
Ma io volevo dire, guardate com' affollata Voi scherzate sempre. Sta scherzando, spieg agli altri, non dovete...
...prendermi sul serio! la interruppe Horfield. Ridete, ridete pure! Come quando faccio qualche giochetto di parole durante le udienze!
Fiss improvvisamente Keane il quale ebbe l'impressione che stesse per dire qualcosa di stupefacente. Ma in quel momento lady Horfield si mosse con la sua spalla sinistra in avanti e ruppe il gruppo. Per un istante, lady Horfield sembr qualcosa di voluminoso che volasse in un turbine di vento, ma poi la folla che c'era ancora nella sala da ricevere, sebbene della gente cominciasse ad andarsene, la costrinse ad arrestarsi.
Keane si trov vicino alla signora Blason.
Voi, non vi si vede pi, sir Marco. Si dice che siate stato inghiottito dal "caso Paradine".  vero? disse fissandolo con occhi scrutatori. Se  cos, convincetelo a rimetterla fuori prima che tutti ci siamo dimenticati di voi! Non stabilitevi addirittura l dentro!... Fate come l'ectoplasma che va, viene,  riassorbito, di nuovo emesso, e cos via, quando meno ci si aspetta! Sapete che la famosa signora Batte, che gli scienziati occultisti ritengono il pi grande medium di Londra, fu sorpresa proprio ieri sera mentre tentava dei trucchi con l'ectoplasma? E che cosa credete che fosse?
Ditemelo, ditemelo! esclam Keane facendo uno sforzo per interessarsi.
Una miscela di formaggio molto poroso e bianco d'uovo. E si  fatta una piccola fortuna vomitando quella roba nei locali senza luce che gli spiriti amano riempir di persone che pagano una sterlina il biglietto d'ingresso!... Io ammiro quella donna. Il suo potere, a quanto pare,  fisico e non spirituale. E adesso si dice che sar citata in Tribunale... Perch? Perch non dovremmo ingannare gli imbecilli se ci riesce?
Voi, signora Blason, non avete bisogno che vi si diano degli imbecilli; voi siete capace di turlupinare anche degli uomini accorti.
Mi domando se voi, sir Marco, vi lascereste turlupinare da una donna!
Mentre diceva questo, parve a Keane che i suoi occhi si facessero pi penetranti.
Sicuro: potrei esser turlupinato anch'io.
Ma voi avete tanta esperienza di donne delinquenti! Questo non vi fa dubitare un po' di tutte noi?
Keane, prima di rispondere, lasci passare un breve istante. Poi disse:
Avendo un'esperienza di donne delinquenti come quella che ho avuto...
E che avete in questo momento! interruppe la signora Blason con sorridente prontezza, continuando a fissarlo coi suoi occhi scrutatori.
Keane si irrigid e un lampo di collera pass nei suoi occhi.
In questo momento, signora Blason? Non capisco bene.
Oh, ecco, noi non possiamo certo anticipare un giudizio su un caso che  ancora sub judice!
Di quale "caso" state parlando?
La signora Blason era una donna ardita e si vantava di non aver paura di nessuno. Nonostante lo sguardo poco rassicurante di Keane, protese leggermente la sua bella testa, alz il mento bianco, socchiuse gli occhi e mormor con la sua deliziosa voce profonda:
Il "caso Paradine", non c' da sbagliare!
Keane, senza accorgersene, serr rabbiosamente i pugni e disse:
Non ammetto affatto di fare esperienza di donne delinquenti, occupandomi di questo "caso".
Oh, i vostri occhi di avvocato patrocinatore non mi fanno paura, sir Marco! Io non sono n nella tribuna dei testimoni n sul banco degli accusati, sapete?
Coloro che osano emetter giudizi sopra un affare giudiziario prima di saper bene come stiano le cose, peccano contro la carit cristiana in una maniera che io considero imperdonabile. Abbiamo tutti molto pi bisogno di carit di quanta ce ne possa venire accordata. Spesso io mi trovo pi d'accordo con gli imputati che non con coloro i quali, ignorando completamente quali circostante abbiano condotto quei disgraziati in prigione, si affrettano a demolirli.
Allora voi credete che possa esserci fumo senza fuoco?
Certo che lo credo! E cos pensa ogni uomo che conosce bene il mondo in questi tempi cos corrotti.
Ecco, io, invece, credo che a guardar bene sotto a ogni nuvola di fumo si finirebbe col trovare almeno una scintilla. Pu darsi che sia una sola, ma che contenga l'essenza, lo spirito del fuoco e tutta la sua terribile vitalit.
Siete cinica, signora Blason.
E voi, cosa siete, caro sir Marco? Vi ho fatto arrabbiare, perdonatemi.
No, non sono arrabbiato. Conosco la vostra passione per gli scherzi; ma io non so darmi di cuore agli scherzi quando si tratta di una vita umana!
Lord Horfield! chiam la signora Blason scorgendo non lontano il giudice che pareva cercasse qualcuno.
Lord Horfield si avvicin.
Sto ricevendo una terribile ramanzina da sir Marco.
Perch? Son sicuro che ve la siete meritata. Ma perch?
Perch ho detto che, se si vede una nuvola di fumo e si cerca bene, si finisce sempre col trovare almeno una scintilla di fuoco sotto quella nuvola. Che ne dite, voi?
Per nuvola di fumo, intendete una nube di scandalo? disse lord Horfield. E per scintilla di fuoco, intendete una scintilla di verit?
Adesso, voi, perch m'inchiodate con le vostre domande come se aveste in testa la parrucca?
Dunque, la signora Blason intende dire quello che ho detto io? domand lord Horfield a Keane che ascoltava imbronciato e quasi minaccioso.
Questi non si ricordava mai bene, eccetto allorch era in un'aula giudiziaria, della potenza espressiva del suo viso quando era animato da un forte sentimento.
M'immagino che sia cos, rispose. Ma la signora sta semplicemente tentando di prendermi in giro. L'ho capito benissimo.
Invece, no, dico proprio sul serio: mi fate torto, sir Marco. Ma voi non ci avete ancora risposto, lord Horfield, e io tengo alla vostra risposta perch siete un giudice, e queste cose dovete saperle.
Penso, disse lord Horfield con grande chiarezza e con una calma glaciale che contrastava con la malcelata irritazione di Keane, che, di solito, ci sia qualche precisa ragione non dico per una nuvola, ma anche per il pi sottile filo di fumo.
Proprio cos! La scintilla! grid la signora Blason con simulata esaltazione.
Nella mia lunga carriera come avvocato e come giudice sono venuto alla conclusione che coloro che hanno a che fare con la polizia, anche se riescono, come tanti, a cavarsela, quasi sempre hanno dato qualche motivo ai sospetti sollevati su di loro. Anche gli accusati che sono assolti, e che sono giustamente assolti, sono spesso dei delinquenti in potenza che han rasentato il codice.
Ma voi andate anche pi lontano di me! disse la signora Blason. Probabilmente credete che spesso ci sia fuoco senza fumo. Voi, sir Marco, dovreste essere in collera ancor pi con lord Horfield che con me.
Io non sono in collera con nessuno: ma sono contrario al sospettare troppo facilmente.
Voi dimenticate, signora Blason, che sir Marco  un difensore brillante. E ogni uomo ha la mente, diciamo cos, illuminata da quelle caratteristiche per le quali brilla.
Keane si strinse nelle spalle e serr le labbra.
L'uomo dovrebbe credere nel suo mestiere, aggiunse Horfield.
Oh, ma voialtri uomini di legge siete dei commedianti! Lo sappiamo tutti. Io non entro mai in un'aula giudiziaria, ma leggo i resoconti di ci che vi si fa: e davvero spesso mi fanno stizza i melodrammatici appelli che l'avvocato difensore rivolge alla giuria e anche, domando scusa, i cosiddetti tratti di spirito che gocciolano, come margarina disciolta, dal seggio del presidente. Non mi dite che voialtri uomini di legge fate sul serio! No, voi recitate come noi, poveri artisti, facciamo sulla scena.
La signora Blason ha quella modernissima malattia che consiste nel non credere in nulla, disse Keane.
Voi, signora, disse Horfield in tono leggiero, non dovete aspettarvi che sir Marco condivida il vostro affascinante cinismo. Non  come san Tommaso, lui! Al contrario, crede senza vedere a tutti i chiodi, e non ha bisogno di toccar le ferite.  cos immedesimato nel suo compito, davvero grande, che il semplice fatto di difendere una causa lo porta a credere in quella. Questa  cosa nota nelle aule giudiziarie.
Keane si fece rosso e sent il sangue salirgli al viso.
L'ho gi sentito dire, giudice: voi credete che io potrei essere un ottimo attore, disse sir Marco riuscendo a stento a parlare in tono ordinario.
Chi ve l'ha detto?
L'ho sentito dire.
Lord Horfield lo guard fisso.
S, credo che voi abbiate le qualit necessarie per fare l'attore. D'altra parte, quando pronunziate le vostre arringhe di avvocato difensore, ritengo che siate convinto di dire la verit.  questa la ragione per la quale voi avete tanto potere sui giurati. Per il momento, siete convinto; dopo,  affare del giudice ridurre le cose alle loro giuste proporzioni. Ed  appunto perci che io credo che voi odiate i giudici.
Io... odiare i giudici? esclam Keane.
Non  vero, forse?
Parve a Keane che qualcosa nel suo interno gl'impedisse a forza di commettere un atto poco corretto pronunziando delle parole contro il suo interlocutore: ma la sua naturale violenza ebbe il sopravvento e disse con enfasi pungente:
Non tutti i giudici! E adesso domando perdono, ma devo proprio andare a cercare mia moglie. Stasera pranziamo fuori di casa e devo ancora lavorare. Devo anche avere una mezz'ora di riposo prima di vestirmi per il pranzo. Arrivederci, signora Blason, temo che non riuscir mai a farvi avere una pi caritatevole opinione della natura umana. Arrivederci, lord Horfield.
S allontan bruscamente; lord Horfield e la signora Blason seguirono con lo sguardo la sua alta figura che si moveva verso lady Keane.
Il nostro amico  un po' eccitato, osserv lord Horfield gravemente.  un peccato che si logori cos per i suoi "casi"! Ci si dedica corpo e anima!
Non  nato di ghiaccio, come voi!...
Voi dovreste conoscermi meglio, disse Horfield toccandole una mano.
C' un certo souffl che di fuori  molle e caldo, ma quando ci si scava dentro col cucchiaio si trova del gelato. Se si scavasse dentro di voi...
La signora Blason non fin la frase, ma lo guard negli occhi.
Poi mormor a mezza voce:
Spero che vostra moglie non sappia che cosa siete voi!
Il giudice abbass subito gli occhi.
Oh, Sofia non  poi senza intelligenza!
Per un momento parve di cattivo umore e il suo aspetto agli occhi attenti della signora Blason rivel l'et che egli aveva. Ma essendosi avvicinata Giuditta Flaquer, egli riprese subito possesso di s e sorrise con quel suo consueto atteggiamento, non del tutto scevro di una certa eventuale asprezza, che costituiva la sua armatura quando si trovava in societ.
Keane trov Gaia insieme col violoncellista Bortagas e il barone Sedelsward. Quand'ella lo vide gli sorrise.
Come va, Marco? Avete trascorso una buona giornata? Spero di s.
Poi, rivolta al musicista:
Permettete che vi presenti mio marito, signor Bortagas. Vi ha sentito sonare e muore dal desiderio di udirvi ancora.
Si, davvero! disse Keane con calore, stringendo la mano larga e grassoccia del violoncellista. La vostra arte mi ha fatto trascorrere qualcuno dei pi bei momenti della mia vita.
Smise di parlare e poi riprese come se vi fosse costretto:
Le buone esecuzioni musicali sono la cosa che mi riposa pi d'ogni altra.
Guard gli occhi scuri e quasi sporgenti di Bortagas e aggiunse:
Vorrei essere un grande artista come voi invece di essere un uomo di toga. La vostra arte vi trasporta nelle pi eccelse regioni della bellezza che siano note a noi mortali: l'opera mia, invece, porta me nelle aule giudiziarie dove non c' quasi nemmeno aria da respirare.
Pronunzi le ultime parole in tono mezzo scherzoso, come se a un tratto si fosse accorto di essere stato troppo serio e si sforzasse di essere d'umore pi adatto al momento. Ma Bortagas mosse la bella testa in aria di approvazione ed esclam con forte accento straniero:
Avete ragione, signore. Io sono... io sono veramente molto fortunato, molto felice d'esser musicista. Ma i viaggi! Ah, signore, i viaggi!
E cominci a parlare in cattivo francese descrivendo con incredibile vivacit le proprie sofferenze per il mal di mare nei suoi grandi giri artistici.
Ora ho provato l'aviazione. Salgo sugli aeroplani, viaggio nel cielo. Ma  lo stesso, signori, sempre lo stesso. Ah, mio Dio!...
Batt sulla spalla di Keane e poi alzando gli occhi al soffitto aggiunse:
Rigetto lo stesso!
Con molta seriet, inconscio della poca opportunit della cosa, fece appello alla simpatia dei suoi ascoltatori che tenne occupati con la narrazione delle sue sofferenze fisiche su tutti gli oceani e in tutti i cieli del mondo fino a che essendo la sala rimasta quasi vuota, fu necessario troncare quella conversazione per non mancare alle regole della cortesia. Gaia fece ci con molto tatto invitando Bortagas ad andare a casa sua dove gli avrebbe dato copia di una ricetta sicuramente infallibile contro il mal di mare.
Se veramente  efficace, madame, io son vostro per sempre! grid il violoncellista. Je suis  vous, me et coeur!
E disse au revoir a tutti con l'ingenua cordialit di un amico vecchio e apprezzato. Mentre Gaia salutava il barone, che aveva ascoltato sorridendo e senza far parola quella vivace, torrenziale chiacchierata del violoncellista, Bortagas disse a Keane in inglese:
Voi avete ragione, signore, per ci che riguarda la buona musica. Essa porta nelle regioni dorate dove non ci sono n vizi n virt, ma dove esiste la serena purezza dell'Eden prima di qualsiasi foglia di fico. Ma il jazz! Ci sputo sopra! Cos!
E con la sua vulcanica energia batt le mani e fece il gesto di sputare.
Verr a casa vostra. Je viendrai. Verr a prendere quel rimedio. Au revoir!
Mentre Keane si accomiatava dal barone, sent come una specie di colpetto sul fianco sinistro, leggerissimo, ma certamente non casuale. Si volse bruscamente e vide vicino a s lady Horfield.
Ve n'andate? disse quella con voce cupa ma vibrante.
S. Arrivederci.
Quando le prese la piccola mano per stringerla, sent che tremava nella sua come un uccellino in cui tutto il corpo sembra battere con frenetico terrore contro la mano che lo tiene.
Arrivederci, disse chinando verso di lui la testa per aggiungere:, Vostra moglie...
Ebbene? Che cosa? Volete parlarmi?
No! Non oggi! Ma... badate molto a vostra moglie!
Lo guard con tragica intensit e poi si allontan di scatto, gettando occhiate a destra e a sinistra come se temesse qualche imboscata.
Com' strana oggi lady Horfield! disse Gaia avvicinandosi al marito.
 sempre strana, disse Keane. Che grande omettino quel Bortagas! Ingenuo come un bambino, nonostante il suo genio. Qual refrigerio pu dare un uomo del suo tipo dopo...
Dopo che cosa? domand Gaia.
Ecco, disse Keane con improvvisa decisione. Volevo parlare di lord Horfield.
Lord Horfield! Oggi con me  stato proprio affascinante, disse Gaia con una specie d'ostinata e quasi ribelle decisione del tutto insolita in lei.
Voi trovate Horfield affascinante?
Se vuole, pu esserlo.
Son contento che ci sia qualcuno che la pensi cos.
Mentre scendevano per lo scalone, Keane si domand:
"Horfield pu essere davvero un sadico?"
Ed ebbe un brivido d'orrore.
...
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...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Keane e sua moglie lasciarono presto i Charleston presso i quali avevano pranzato.
Mi dispiace moltissimo di lasciarvi, disse Keane alla signora Charleston, ma devo essere a casa prima delle undici. Ho un importante colloquio su un "caso" del quale mi occupo.
Non aveva detto a Gaia che quella sera sir Simone sarebbe andato a casa loro; glielo disse durante il tragitto in automobile.
Gli ho promesso di essere di ritorno per le undici; spero che voi non ve ne siate avuta a male di aver dovuto lasciare i Charleston cos presto. Questo "caso" di cui mi sto occupando non mi lascia molto tempo per i divertimenti.
Ma no, non me la son presa affatto, rispose Gaia. Perch avrei dovuto avermela a male?
Dopo un momento di silenzio egli aggiunse, mentre cercava le mani di lei:
Tutto questo lavoro, Gaia, mi tien lontano da voi: ma voi non vi sentite sola, non  vero?
Gaia fece un piccolo movimento. Suo marito comprese che voleva, senza che egli se ne accorgesse, impedire che le prendesse la mano.
Oh, no! Sono abituata a vedervi sempre occupato.
Tra poco non avr pi tanto da fare.
Nel dire "tra poco" pensava al tempo ormai prossimo in cui il "caso Paradine" sarebbe stato giudicato, in cui bene o male una decisione sarebbe stata presa. Gli pareva che allora le sue mani sarebbero state vuote e che nulla avrebbe riempito le sue ore. Tutti gli altri affari professionali non erano nulla in confronto di quel "caso" che si era impadronito d'ogni suo pensiero. Terminato quello, che cosa avrebbe fatto? Vide davanti a s una sequela di giorni vuoti.
Ma voi siete sempre occupato, disse Gaia.
Non quanto adesso. Voi non potete avere idea di come un... un grande... un "caso" importante, assorba la mente. Si ha sempre in testa dovunque si vada. Non  possibile sbarazzarsene.
Mentre parlava, fu preso da un commosso desiderio di riconciliarsi con Gaia. Non c'erano state discussioni tra di loro, eppure in quegli ultimi giorni era scomparsa l'antica cordialit dei loro rapporti. Senza che nulla fosse accaduto, tra di loro, di definito, la perfetta intimit di dieci anni era cessata: soltanto ora capiva quanto perfetta fosse stata quell'unione che impercettibilmente era stata attaccata e distrutta, quella loro unione di corpo, di mente e di cuore; soltanto ora che non si apriva pi con sua moglie con piena e assoluta confidenza, ora che era sempre in dubbio su ci che doveva dirle, ora che si sentiva a disagio se tra di loro veniva incidentalmente a stabilirsi il silenzio, ora che si sentiva nettamente separato da lei. Come molti uomini fortemente emotivi, egli era molto sensibile e non poteva non risentire le emozioni di coloro coi quali era legato dalle circostanze. Quel sottile cambiamento nelle sue relazioni con Gaia cominciava a divenirgli eccessivamente penoso. Sentiva che se avesse continuato e fosse divenuto pi definito, la sua vita domestica sarebbe divenuta insopportabile. E la colpa era sua. Lo sapeva. Nemmeno per un istante biasim Gaia per il cambiamento che aveva notato in lei nel modo di trattarlo, perch Gaia non faceva che rispondere a qualcosa che esisteva adesso in lui. Cedendo all'impulso, come spesso faceva nelle contingenze ordinarie della vita, disse:
Gaia!
Che volete?
Per caso, non sareste mica un pochino gelosa del mio lavoro?
Gli parve che ella cercasse, mentre l'automobile continuava la sua corsa, di allontanarsi da lui. Dopo un momento rispose:
Come potete farmi questa domanda, Marco... dopo dieci anni?
Keane ebbe l'impressione che avesse pronunziato le ultime tre parole come avrebbe potuto pronunziarle un bambino che parlasse nell'oscurit in preda a un vago senso di terrore.
Dieci anni! disse egli. Sono molti!
E con quella potenza maravigliosa di cui la mente  capace nei momenti critici, egli rivide i dieci anni di vita con Gaia, dieci anni pieni di luce e di gioia che anch'ella, ne era sicuro, stava rievocando.
Bastano perch voi dobbiate sapere che non sono mai stata gelosa del vostro lavoro. Una donna che pu essere cos, cio gelosa del lavoro di un uomo, non ha il diritto di sposare chi sia degno di essere sposato.
E io ero degno di essere sposato? domand Keane con una certa amarezza.
Lo credei, rispose quella con semplicit.
E la sua semplicit penetr in lui come una lama che produce una ferita. C'era in Gaia qualcosa di cos vero, di cos fondamentalmente sincero che in qualche momento faceva rimanere stranamente disarmati. Nella sua semplicit c'era una cos assoluta, nuda, schiettezza che sembrava richiamarne una simile in lui. Spesso egli aveva avuto quella sensazione. L'aveva adesso.
E adesso lo credete ancora? domand Keane, inoltrandosi a suo dispetto su un terreno pericoloso.
Non cambio facilmente le mie opinioni, rispose Gaia. Quando mi son fatta una precisa opinione di una persona, ci vorrebbe molto per farmela cambiare.
Nella sua voce, nella scelta delle sue parole c'era un non so che di arido e quasi di retorico. Keane comprese che ella cercava di evitare una domanda strettamente personale, tentando di tenersi sulle generali. Doveva lasciar correre o doveva obbligarla a rispondere con precisione alla sua domanda ben definita? Esit. Se la costringeva a rispondergli, forse gli avrebbe detto, cos credeva, tutto quello che veramente pensava. Gaia era fatta cos; diceva sempre e naturalmente la verit. Keane non concepiva che potesse, di proposito, dire una bugia: ma sarebbe stato prudente spingerla a dir la verit in quel momento? Mentre esitava, diviso tra la curiosit e qualcosa che confinava col timore, l'automobile si arrest.
Che cosa... Non siamo mica arrivati!... esclam egli sorpreso.
S, siamo a Portland Place. E c' la macchina di sir Simone che aspetta.
Mentre l'autista apriva lo sportello, Keane mormor:
Cercher di non far tanto tardi.
Oh, non dovete aver altro pensiero che il vostro lavoro!  troppo importante. Soltanto, voglio salutare sir Simone, disse Gaia, ed entr rapidamente in casa.
Sir Simone era appena arrivato e stava deponendo nell'ingresso il soprabito e il cappello.
Siamo due malvagi, io e vostro marito, non  vero? disse Flaquer prendendole le mani. Mia moglie dice che vuol divorziare! Potete perdonarmi di esser venuto qui a quest'ora?
Io ammiro i grandi lavoratori. Volete prendere qualcosa?
No, grazie. Ho pranzato da poco e, prudentemente, mi son tenuto leggiero per aver il cervello limpido quanto pi possibile. Su, Keane, venite, dobbiamo metterci al lavoro perch non vorrei finir troppo tardi. Vostra moglie  una donna di cuor generoso!
Mentre stringeva di nuovo la mano di Gaia per salutarla, non pot impedirsi di osservarla attentamente, e sorprese cos in lei una momentanea espressione di acuta sofferenza che ella cerc subito di nascondere con un sorriso.
C' questo "caso" difficile che ci d delle noie! disse sir Simone.
Lo so; il "caso Paradine".
Ma presto sar tutto finito.
Nel mese di marzo, non  vero?
S, in marzo.
Spero che vinciate la causa, riprese Gaia con una naturalezza che al vecchio procuratore parve forzata, mentre il suo viso prendeva un'espressione di voluta durezza. Che le vostre deliberazioni possano dare buoni frutti!
Poi, rivolgendosi al marito che stava dietro di lei, in tono meno grave gli disse:
Buona notte, Marco!
E si avvi per andarsene; ma era appena giunta ai piedi della scala quando comparve il maggiordomo che, con grande solennit, le disse:
Mi dispiace dovervelo dire, signora, ma siamo daccapo con Sausage!
Che? Un altro cuscino?
S, signora.
Quale?
Stasera l'avevamo perduto di vista e ci siamo messi a cercarlo. Alla fine l'abbiamo trovato nel salone. La porta doveva essere stata lasciata aperta e Sausage se ne stava sdraiato sul pavimento su un monte di piume, con un cuscino di quelli color oro, tutto in pezzi, vicino a lui.
E dov' adesso?
Nel suo paniere. Sembra tutto vergognoso. Non ha osato venirvi incontro.
Datemi lo scudiscio, Baker.
S, signora.
Non mi giudicate brutale, sir Simone. Non far altro che strofinargli il muso nelle piume e battere intanto il pavimento con lo scudiscio. E anche far questo  una cosa che detesto. Ma bisogna farla finita con questa brutta abitudine di Sausage: credo sia un ritorno agli istinti ereditari. I dachshunds sono dei veri cani da caccia. Ma per i miei cuscini dev'esser sempre tempo di caccia proibita!
Ecco lo scudiscio, signora.
Grazie.
Gaia prese lo scudiscio e si avvi per le scale.
 una cosa che non le piace di fare, disse sir Simone.
No. Gaia  di cuore tenero.
Incoraggiate questo sentimento, disse sir Simone. Ci sono tante donne crudeli! Dobbiamo onorare quelle che non lo sono; non vi pare?... E adesso al lavoro. Bisogna che dimentichiamo perfino le colpe di Sausage! Dove andiamo? Al piano di sopra credo.
No. Ho pensato di rimanere qui per questo nostro colloquio.
Apr la porta della stanza ove tanto spesso si era trattenuto con Gaia.
Qui saremo proprio lontani... da tutti.
Mentre parlava, guard verso la scala. Sir Simone not quello sguardo e comprese che egli pensava a sua moglie. La biblioteca ove di solito Keane lavorava non era lontana dalla camera da letto di Gaia.
Qui nessuno ci disturber. Saremo proprio lontani da...
S'interruppe bruscamente.
Mi sto ripetendo: una brutta abitudine!
Chiuse la porta.
Whisky? Perrier? Un sigaro?
Niente, grazie. Ho riflettuto sul nostro colloquio di questo pomeriggio e uno o due punti di esso mi hanno colpito. Ma desidero che mi diciate una cosa: qual' la vostra vera opinione sulla signora Paradine? Vorrei la verit assoluta, se potete dirmela. Quella donna  o non  di un'accortezza diabolica?
Diabolica?
S, ci tengo a questa parola, disse sir Simone con ostinazione. Badate, per, che io limito quest'aggettivo al suo cervello. L'accortezza oltre certi limiti ha un carattere diabolico, ha quasi un sapore di maga nera. Chiss! Dopo tutto che cosa sappiamo noi?
Io non vedo nulla d'infernale, di diabolico nell'intelligenza della signora Paradine. Perch questa domanda... proprio ora?
Mi ci ha fatto pensare il nostro colloquio di questo pomeriggio. Una o due cose che voi mi avete riferito del vostro colloquio di stamattina con la signora Paradine mi han fatto domandare se quella donna non  pi accorta di me e di voi messi insieme. E questo vorrebbe dir qualcosa.
Non c' dubbio.
Keane si curv in avanti sulla sua poltrona, tenendo le mani sui bracciuoli in atteggiamento d'attesa.
E, adesso, ecco qua queste due cose. La prima a colpirmi  stata l'osservazione che ella vi ha fatto circa la saggezza, quando cio, ha domandato se sarebbe stato saggio da parte sua mostrare ostilit verso quell'uomo noto per la propria devozione a suo marito.
Ah!
Questo ha colpito in modo particolare anche voi, dunque?
Ma ditemi la ragione per la quale...
Quell'osservazione mi ha fatto venire in mente che forse la signora si era accuratamente studiata una linea di condotta da adottarsi in caso fosse stata accusata dell'assassinio del marito: che il suo atteggiamento verso Guglielmo Marsh faceva parte di quella sua linea di condotta. Mi ha fatto pure venire in mente che non le importava molto che noi le suggerissimo la pi saggia linea di condotta che essa doveva seguire per la sua difesa, ma che aveva gi da lungo tempo, forse, studiata quella che essa voleva adottare, convinta che fosse la migliore. Ci significa che era pronta a far da s contro l'opinione di chiunque, noi due compresi.
Se fosse cos, non ci avrebbe detto fin d'ora la linea di condotta che intendeva seguire?
Potrebbe darsi che volesse tenerci a bada, che ci volesse giocare in modo da non allontanarci. Pi tardi forse sarebbe venuta fuori col suo piano. Ho conosciuto delle donne che hanno tenuto nascoste delle cose al loro procuratore e al loro avvocato fino alla vigilia del processo, e magari fino al processo medesimo.
Terr presente quanto voi mi avete detto, disse Keane con una voce che non aveva alcuna espressione. Questa  la prima delle due cose. E l'altra?
Il suo desiderio di conoscere la ragione per la quale cercavate di farla parlare contro Marsh dimostrava una mente circospetta abituata a lavorare con voi come suo difensore e non con voi come suo avversario. Questa, ho pensato io,  una donna che sta sempre all'erta e sospetta di tutti, probabilmente. L'accortezza fa stare in guardia assai pi che non la stupidaggine. Di solito, chi  molto accorto sta molto all'erta, Non vi pare?
S... di solito... s.
E adesso veniamo alla grande impressione che voi mi avete detto di averle fatto quando le avete tratteggiato un piano di difesa tale da far accettare alla giuria l'ipotesi che l'assassinio del colonnello Paradine fosse un suicidio in cui la vittima fosse stata aiutata a togliersi la vita, un "suicidio con aiuto" diremo pi brevemente.
E questo mostrava un'accortezza diabolica? domand Keane in tono molto sarcastico.
Supponete che facesse la commedia?
Far la commedia! esclam Keane in tono aspro. No, non faceva la commedia, ne sono sicuro, lo sento. Sono certissimo che l'idea che l'uccisione del marito possa essere stata commessa perch voluta da lui non si era mai presentata alla mente della signora Paradine.
Questo mi sembra molto strano... ma aspettate un momento! Voi e io, credo, abbiamo della signora Paradine opinioni assai differenti. Voi, certo, avrete notato la sua intelligenza, il dominio che ha su se stessa, il suo coraggio.
Certo.
Ma le attribuite anche quell'acume, quel buon senso che io son sicuro che ella possiede?
Credo di s.
Allora, se la vostra ipotesi corrisponde a verit, e, dicendo queste parole, sir Simone non perdeva di vista Keane nemmeno per un attimo, ci che io voglio ammettere per il momento, poteva mai una donna cos intelligente, per tanto tempo a contatto con quei due uomini, e sapendo, badate bene, di non entrare per nulla nella morte del marito; poteva mai, ripeto, non aver pensato alla possibilit che, se Marsh fosse stato l'assassino, avrebbe dovuto commettere il delitto d'accordo, col consenso, del colonnello Paradine? Vi par possibile?
Quei due, Marsh e il colonnello Paradine, potevano ingannarla facilmente, prendendo tutte le precauzioni.  forse possibile che Marsh, se ha fatto quello che io dico, abbia peccato di trascuratezza? Voi pensate che io non renda piena giustizia all'intelligenza della signora Paradine: ma come  possibile, se voi, Flaquer, non giudicate Marsh per quell'uomo che  veramente?
Allora la signora Paradine non ebbe sospetti? Questa  la vostra opinione?
Sono sicurissimo che ella non ha pensato a ci che io le ho detto fino al momento in cui gliel'ho detto.
E ne  rimasta molto impressionata?
Immensamente. Secondo me la mia ipotesi  stata per lei un raggio di luce nel buio. Credo che fino a quel momento ella fosse veramente convinta dell'impossibilit che Marsh fosse l'assassino di suo marito; in quel momento invece cap che ci era possibile.
Certo la vostra fede nella sincerit di quella donna, Keane,  immensa! disse sir Simone senza sarcasmo.
Keane, che per tutto questo tempo era stato curvo in avanti sulla poltrona, stringendone i bracciuoli, si alz di scatto come un uomo che avesse assoluta necessit di cambiar posizione. In piedi, con le mani nelle tasche dei calzoni, la testa eretta e uno sguardo fattosi improvvisamente pugnace, disse:
Parliamoci chiaro, Flaquer. Questo pomeriggio in casa vostra a Hyde Park Gardens vi ho detto che per questa questione di vita o di morte dobbiamo impegnarci a fondo. E quindi non conviene che cerchiamo di lavorare insieme senza comprenderci bene e senza aver dissipato i malintesi. Ora io credo che, pur essendo tutt'e due interessati in quella difesa, e sebbene proprio voi mi abbiate scelto come avvocato patrocinatore, tra noi ci sia una profonda diversit d'opinioni su questo "caso Paradine". Voi non me l'avete mai detto, ma io ho la sensazione che voi, pur essendo il suo procuratore, pronto a far tutto il possibile per lei, crediate la signora Paradine colpevole di questo omicidio. Non  cos?
Ma sir Simone non aveva fretta di rispondere. Rimase in silenzio per quasi un minuto, poi, finalmente alz gli occhi e disse:
Non ne sono proprio sicuro; ma temo di s.
Eppure, ancora non avete trovato la cagione per la quale essa avrebbe commesso il delitto! esclam Keane in tono di sfida. Voi siete pronto a credere una cosa simile senza averne scoperto il movente. E questo vi pare ragionevole?
Se voi volete dire che non ho scoperto un motivo passionale, che non sono riuscito a trovare un amante della signora, avete perfettamente ragione. Ma ci sono altri motivi per un assassinio. La vita pu esser resa intollerabile a una donna dall'uomo con cui vive, senza che essa ami un altr'uomo. Una donna pu compiere un sacrificio e poi trovare che  troppo grande per lei. Una donna pu immaginarsi un uomo del tutto diverso da quello che  e scoprire poi che ha commesso un terribile errore. Ci sono due colonnelli Paradine, e questo  evidente: uno era un eroe, l'altro era un tiranno, infedele, crudele, non fisicamente, intendiamoci! con le donne, senza cuore e senza tenerezza, eccetto forse che nei momenti di desiderio. Conosco bene questo tipo d'uomo: ottimo, maraviglioso con gli uomini e perfido con le donne. Dio mio, Keane, anche voi conoscete questo tipo d'uomo! Da un lato grandi virt maschili, ma dall'altro malvagit che non ammette difesa, addirittura abominevole.
Ma anche ammettendo tutto ci, e io ve lo concedo liberamente, perch mai la signora Paradine non avrebbe abbandonato il marito? Perch uccidere un uomo quando si pu uscire dalla sua casa ed esser liberi?
E la miseria? Se la signora Paradine viene assolta,  padrona della ricchezza lasciata dal marito.
Una smorfia di disprezzo contorse per un attimo il viso di Keane.
Vi domando perdono, sir Simone!
Perch?
Mi accorgo che io... scusatemi! Non mi diceste una volta che la signora Paradine vi piaceva?
S.
E come potete asserir ci quando poi le attribuite un cos sordido motivo per un orribile delitto? Piacere! Una simile parola per una simile donna... se davvero fosse quale voi pensate!
Io sono un uomo, e quella  una donna che ha un fascino naturale al quale non posso sfuggire.
Voi potreste amare una donna cos, e questo lo comprenderei.
"S... senza dubbio!" pens sir Simone.
Poi disse con insolita semplicit:
Ma piacere  cosa diversa; e io non potrei amarla. Io vivo per la mia famiglia, amo mia moglie e l'ho sempre amata da quando l'ho incontrata a Venezia tanto tempo fa. Ma in quella signora Paradine c' qualcosa che s'impadronisce di voi. Non so dire di che si tratti: in lei c' tanta semplicit, tanta apparente naturalezza, un modo di fare cos schietto, una tal mancanza di artifizi e di moine femminili che... maledizione!... che insomma quella donna mi piace! Non posso impedirmelo. Ma, da uomo che conosce il mondo e guarda in faccia ai fatti, devo rendermi conto che talvolta quella, in fondo, pu essere una donna pericolosissima. Mi piace, ma non la capisco; non so quello che pensa. Fra tutte le donne con le quali ho avuto a che fare per ragioni professionali o no, quella  una delle pi strane. Quella mancanza di espressione... ma voi la conoscete!
S, rispose Keane con riluttanza.
Quella mancanza di espressione, Keane, nasconde molto e molte cose. Nessuna donna che non sia assolutamente priva d'intelligenza ha un'aria cos inespressiva come quella che, senza motivo, ha qualche volta la signora Paradine. Si direbbe che chiuda le imposte quando non vuole che la gente veda ci che avviene nella stanza. Sapete che cosa vorrei?
Che cosa?
Vorrei che la mia Giudi, oppure vostra moglie, potessero passare un paio di giorni con la signora Paradine e poi ci comunicassero le loro impressioni.
Non ho bisogno di ricorrere a una donna per farmi un concetto di un'altra donna! esclam Keane con una punta di violenza. Le donne migliori, quando si tratta di donne, sono piene di orribili pregiudizi. Queste chiacchiere di femminismo e di solidariet femminile non cambiano il fatto fondamentale che le donne sono pi crudeli nei loro rapporti di quanto lo siano gli uomini verso altri uomini. Io, perbacco, vorrei poter escludere le donne da tutte le giurie che devono pronunziar verdetti in processi nei quali si giudica una donna.
Nella giuria prescelta per il processo della signora Paradine ci saranno delle donne e il giudice sar Horfleld.
E io la salver nonostante tutti. S, la salver.
Attravers la stanza per avvicinarsi a sir Simone; aveva la testa china e gli occhi sul tappeto.
La salver! mormor di nuovo.
Poi si ferm difaccia a sir Simone e riprese:
Voi mi credete un buon avvocato, non  vero?
Per un certo genere di "casi", s. Voi siete il migliore avvocato che io conosca.
E questo "caso Paradine" appartiene a quel genere, non  cos?
S.
Adesso, Flaquer, io desidero che voi siate assolutamente franco con me. Per la vasta esperienza che avete in materia di processi criminali, voi credete che la signora Paradine sia assolta?
Lo credo possibile: non vorrei dire pi di questo.
Cos stando le cose, non pensate che sia questo un caso in cui occorrano audacia e spietata decisione? Qual beneficio si potrebbe avere da un modo di procedere fondato sulla timidezza e sulle eccessive cautele? Che vantaggio avremmo se pretendessimo che la nostra costruzione fosse addirittura di una solidit granitica? Da quando mi avete affidato l'incarico di difensore e da quando mi son recato alla prigione di Holloway per parlare con la signora Paradine, io non vivo che per questo mio compito.  un'ossessione: non mi  mai riuscito di liberarmene. Fin dal principio, ho riconosciuto che la difesa si sarebbe trovata in grande difficolt per il fatto che, a parte la signora Paradine, non c'era nessuno su cui si potessero far cadere i sospetti con la speranza che la giuria li credesse fondati. Mi avvidi subito che la difesa stava lavorando nel vuoto.  vero che la cagione per la quale alla signora Paradine veniva attribuito il delitto non aveva gran valore e questo era un punto in favor nostro. Se ci fosse stato un amante, come c'era, per esempio, nel "caso Maybrick", noi non avremmo avuto probabilit di riuscita. Ma qui, almeno in apparenza, non c'erano amanti. Non c' nessuna prova che ci fosse un amante, non  vero?
Si curv verso sir Simone guardandolo con profonda attenzione.
Nessuna che io sappia, disse Flaquer.
Nessuno! Nessuno! Benissimo! Un punto in favore nostro... ma soltanto negativo. Rendendomi conto di quanto poco avessimo in mano per la difesa, fin da principio mi misi a cercar qualcosa che potesse aiutarci nel nostro compito. E naturalmente riflettei molto su questo Guglielmo Marsh. Ne abbiamo gi parlato e non ho bisogno di ricapitolare. Finalmente, come vi ho detto, intravidi la luce. Date le circostanze, data la provata devozione di Marsh al colonnello Paradine, eccetera, eccetera, era molto difficile trovare tra Marsh e il delitto una connessione che in qualche modo potesse aver peso sulle decisioni dei giurati. La mia teoria che si tratti di omicidio suggerito, anzi, domandato, dalla vittima stessa, raggiunge lo scopo. Quando ci pensai, vidi che mi si presentava la probabilit di successo: vidi che c'era probabilit di vittoria anche per lei. Ora bisogna che voi comprendiate le possibilit che presenta una simile difesa: ma invece sento che voi state tirandovi indietro. Stamattina non ho voluto abboccarmi con voi perch desideravo prima di vedere la signora Paradine per assodare quale accoglienza avrebbe fatto al mio piano.
E quale  stata esattamente questa accoglienza? interruppe sir Simone. Voi mi avete detto che  rimasta fortemente impressionata e cos via. Ma secondo voi, qual' stata questa accoglienza esattamente?  importante che io lo sappia.
Favorevole! Favorevole!
Favorevole?
S, nel senso che non l'ha rifiutato: anzi, ne ha visto subito le possibilit.
Le possibilit? Vi ha dato l'impressione che ella credesse concepibile un omicidio come quello che avete immaginato voi?
Sir Simone che in quel momento stava osservando Keane con la massima attenzione prov una forte sorpresa perch vide chiudersi il viso, di solito pieno d'espressione, del suo interlocutore; quella mancanza d'espressione gli richiam alla mente il viso della signora Paradine.
S, rispose Keane.
E anche la sua voce parve a sir Simone priva di una qualsiasi espressione.
Ci fu un momento di silenzio, di penoso silenzio. Tutt'e due provavano un senso di disagio. Poich sir Simone continuava a tacere, Keane scosse le sue larghe spalle con un gesto che gli era caratteristico quando pronunziava le sue arringhe ed esclam:
Caro Flaquer, sento la vostra riluttanza, indovino i vostri dubbi, ma intendo che voi siate ugualmente dalla mia parte. Statemi a sentire!
Si sed di nuovo nella sedia vicino a sir Simone e gli mise una mano sul braccio. Il suo modo di fare era completamente cambiato e quell'espressione chiusa era scomparsa dal suo viso. Sembrava pieno d'ardore, persuasivo, amichevole, ma al tempo stesso fermo e deciso.
Io so quello che voi avete fatto nella vostra carriera. Tutto il Foro lo sa. Voi siete un uomo audace, un uomo col quale c' poco da scherzare. Al tempo vostro, avete combattuto delle lotte straordinarie per i vostri clienti. Se non fosse cos, non sareste arrivato dove siete adesso. Noi del Foro non abbiamo dimenticato il famoso "caso Morse" n la vostra difesa di sir Guglielmo Morse accusato di diffamazione. E neppure il processo per quello scandalo di giuoco in cui voi faceste assolvere il capitano Sachell. Voi siete il pi audace procuratore di Londra, Flaquer, e tutti lo sanno. Perch, allora, volete darmi una doccia fredda quando io vengo a voi con una proposta che io ammetto debba cagionarvi un certo stupore? Devo concluderne che voi non vi sentite di accettare un piano di difesa se non siete assolutamente convinto che sia fondato tutto sulla verit accertata? Via, via, Flaquer! Voi e io siamo vecchi del mestiere e sappiamo che in queste grandi battaglie giudiziarie gli uomini di legge a volte devono venire a un compromesso con le loro coscienze.  una battaglia di sagacia. Dobbiamo affilar bene le nostre armi. Ora voi non dovete tirarvi indietro perch avete dei dubbi. Nessuno di noi due sa chi ha ucciso il colonnello Paradine. Abbiamo a che fare con dei "pu essere"; e io sono convinto che il mio "pu essere" ci d la pi grande probabilit, forse la sola, di vincere. Ditemi che consentite con me! Lasciate fare a me, e io vi giuro che la signora Paradine uscir libera dall'Alta Corte Criminale!
Sir Simone accolse questa esplosione, perch fu una vera e propria esplosione, in silenzio. Rimase immobile nella poltrona, con le labbra strette, le gambe incrociate, una mano nell'altra e gli occhi fissi e, forse, freddamente ostili. Le allusioni di Keane al "caso Morse e al "caso Sachell" avevano raggiunto il segno. Keane se ne avvide con spietata soddisfazione: la segreta opposizione di sir Simone, della quale si era accorto subito, aveva risvegliato il suo spirito combattivo. E, per di pi, era innamorato del suo piano di difesa come un attore pu esserlo della sua parte.
Lasciatemi fare e io vi do la mia parola che vinceremo, disse per rompere il silenzio, mentre, senza accorgersene, stringeva con le sue dita robuste il braccio di sir Simone.
Questi liber di scatto il suo braccio e disse:
Non credo di mancare di audacia, ma desidero sapere dove vado a finire. Desidero che mi diciate una cosa, Keane, poich la franchezza, e un amaro sorriso comparve per un istante sulle sue labbra, questa sera  all'"ordine della notte". Voi mi avete posto una questione capitale poco fa relativamente alla signora Paradine. Permettete che io ne ponga una a voi relativamente a Guglielmo Marsh. Voi volete attenervi a questo piano di difesa, e io non dico che non possa essere il migliore date le circostanze. Ma credete voi che Marsh sia l'assassino del colonnello Paradine?
Lo credo possibilissimo, rispose Keane immediatamente come se avesse fretta di rispondere. Data la miserevole condizione fisica del colonnello e lo stato di acuta irritazione che essa produceva in lui, della quale ampie e numerose prove potranno esser presentate al processo, ritengo perfettamente concepibile la cosa. Poco fa voi mi avete detto che la signora Paradine  strana; lasciatemi dire che neppure Marsh  un uomo normale.
Questo  vero! esclam sir Simone pensieroso. E voi avete potuto far dire alla signora Paradine che deporr a carico di Marsh? Voi l'avete... l'avete spaventata? Ci siete riuscito?
Credo di averle fatto comprendere quanto pericolosa sia la sua condizione. Non sono sicuro, per quanto possa sembrar strano, che se ne fosse resa ben conto, prima: ma adesso s,  certo.
Tacete un momento, per favore. Devo riflettere su questo.
Bene! Vi do tutto il tempo che volete. Intanto salgo al piano di sopra per dare la buona notte a Sausage.
Sausage! esclam sir Simone.
La sua voce esprimeva sorpresa come l'occhiata che rivolse a Keane. Che uomo curioso quel Keane che poteva passare da un argomento cos importante a un cane! Molto tempo dopo, quando il destino si fu compiuto, egli ricord quel suo momento di sorpresa e pot attribuire a quel fatto un significato che quella notte gli era sfuggito.
-S. Stasera  in disgrazia, povera bestia! Devo fargli una carezza.
E Keane usc dalla stanza.
Rimasto solo, sir Simone, immobile sulla sedia, s'immerse in profondi pensieri. Riand con la mente tutto il "caso Paradine" sottoponendolo a un esame minuzioso. E fece anche qualcos'altro: riflett, cio, sul dramma che, a quanto pareva, si stava collegando con quel "caso", un dramma che nasceva da un altro dramma e che forse aveva in s, ancora non lo sapeva, i germi di una catastrofe.
Sebbene avesse una cos eccezionale e intima conoscenza dell'umana natura nei suoi aspetti criminali, sebbene fosse stato il depositario di tanti segreti brutti, anzi, talvolta vergognosi, non era divenuto un cinico incallito, pur essendo l'uomo pi acuto e pi circospetto del mondo. Come in molti israeliti, c'era nel suo carattere un lato sentimentale che egli, per, si sforzava di nascondere. Devoto alla sua famiglia, nutriva sentimenti di affezione forti e tenaci e perci rispettava assai negli altri gli affetti potenti. La mancanza di fedelt, sotto qualunque forma, era assolutamente aliena dalla sua natura e, sebbene dovesse di continuo aver a che fare coi dolorosi risultati di essa, sebbene per la sua professione dovesse prendere le parti di persone interamente e perfidamente sleali, non si era mai abituato del tutto a quello che egli considerava come uno del difetti capitali dell'umana natura. Felice in tutto e per tutto nella sua vita domestica, considerando la vita di famiglia nei suoi migliori aspetti, come il fondamento della felicit umana, rispettava tale felicit e godeva di essa quando la riscontrava in altre persone. Da molto tempo, aveva per i Keane la massima considerazione, e questa aveva per base la reciproca stima in cui si tenevano le due famiglie. I Keane, pensava sir Simone, avevano la disgrazia di non aver figli che cementassero il loro amore; ma, anche senza questo cemento, erano una coppia idealmente felice. Adesso era sorta una nube tra Keane e sua moglie ed egli ne era responsabile. Ci lo affliggeva, sebbene si sentisse del tutto innocente, e gli faceva provare un certo disagio quando si trovava con Keane. A volte non poteva fare a meno di sentirglisi ostile perch nutriva per Gaia ammirazione e devozione. E odiava di veder anche Gaia impigliata nelle maglie di quella rete che era il "caso Paradine".
Pure, lo aveva confessato egli stesso, la signora Paradine gli piaceva e non si sentiva capace di considerarla proprio come una donna fatale.
Le allusioni di Keane al processo Morse e al processo Sachell lo avevano toccato ed erano state fatte a tale scopo. Aveva capito il sentimento spietato che aveva indotto Keane a pungerlo. Un uomo pu sapere nel suo intimo che qualche sua azione meno scrupolosa delle altre non  passata inosservata ai suoi simili, ma non ama che ci gli sia ricordato. E sir Simone, il cui orgoglio professionale non era piccolo, era rimasto offeso dall'osservazione che Keane aveva fatto sugli uomini di legge che vengono talvolta a compromettersi con la loro coscienza. Gli era sembrato che ci fosse una specie d'invito ad accettare, a sanzionare il modo di pensare di Keane in quel momento e, pensando a Gaia, la cosa era stata per lui oltremodo spiacevole. Comprendeva le ragioni che avevano spinto Keane, ma non poteva perdonargli.
"Il "caso Paradine" sta diventando una maledizione!" pensava.
E, cosa rara per un uomo come lui che amava i "casi" pi difficili, cominciava a desiderare che quello non gli fosse mai stato affidato.
Ora poi c'era quella faccenda di Guglielmo Marsh!
Mise da parte le riflessioni sulla sua condizione, i pensieri sulla eterea Gaia e concentr la mente soltanto sul "caso". Aveva gran fiducia nella potenza di Keane come avvocato, ma sapeva benissimo che, affinch quella potenza potesse raggiungere pienamente lo scopo, bisognava permettergli di agire a suo modo; anzi, bisognava dargli ogni possibile incoraggiamento a prender la via da lui stesso prescelta. Come tutti gli uomini molto emotivi, Keane aveva i suoi alti e bassi: quando il suo morale era alto, era veramente brillante, ma, nei momenti di depressione, pareva che quasi perdesse ogni vigore. L'opposizione degli avversari alla Corte spesso lo spronava a compiere i pi grandi sforzi; ma l'opposizione dietro le quinte da chiunque lavorasse con lui otteneva l'effetto contrario. Quel "caso" era come una mina con la miccia accesa; poteva prodursi un disastro da un momento all'altro. Keane aveva trovato la miglior strada per porvi riparo? Il suo piano di difesa poteva essere una vera ispirazione? Oppure la sua ostinata riluttanza ad aderirvi era fondata su un oscuro istinto nel quale avrebbe dovuto credere, sebbene, in verit, non lo comprendesse bene? E se ricusava la sua adesione al progetto di Keane... che cosa sarebbe accaduto?
A un tratto, fece un movimento violento, distese le gambe che aveva accavallate e, sporgendo il petto in avanti, si afferr ai bracciuoli della poltrona. Nello stesso momento un po' di sangue gli sal al viso e le labbra si disserrarono. Gli era venuto in mente che, se egli si fosse opposto al piano di Keane, questi forse avrebbe rinunziato al suo incarico di difensore.
"Forse ho trovato una via d'uscita?"
Si alz: non poteva star fermo. Su una tavola vicino a lui c'era una scatola di sigari: prese un avana, lo spunt, l'accese e cominci a fumare. Mentre fumava, camminava lentamente per la vasta stanza col suo passo leggiero.
Due donne gli occupavano la mente: Gaia col suo fascino pieno di vita, di spirito, di gaiezza, ora mista di una tristezza che cercava di mascherare con una certa ruvidit, talvolta esagerata, non naturale in lei; la signora Paradine alta, esile, col suo pallore affascinante, i suoi occhioni grigio argento, i capelli d'oro pallido, le mani bianche, lunghe, strette e quella sua seria semplicit o simulazione di semplicit. Stavano davanti a lui come due nemiche e parevano dirgli:
"Per chi di noi parteggiate? Da che parte state? Volete lottare per me... o per me?"
Gaia contro la signora Paradine, la signora Paradine contro Gaia. E la prova? La prova cui voleva sottoporre Keane dicendogli che egli non si sentiva di dare la propria adesione al suo progetto di difesa? Ardeva dal desiderio di tentarla. Nutriva per Gaia un profondo sentimento d'amicizia; le voleva bene, l'ammirava, aveva per lei un affetto quasi paterno. Ma la signora Paradine era una cliente: si era assunto l'impegno di difenderla, era pagato da lei perch lottasse per lei, e quindi aveva verso di essa dei tremendi doveri.
Ramment la conversazione che aveva avuto con sua figlia Giuditta: erano andati molto avanti nelle loro congetture, avevano osato quasi prevedere una tragedia. Ma, forse, non avevano esagerato nell'apprezzare le conseguenze di quella faccenda? O forse non l'avevano giudicata bene? Era possibile. S... c'era una nuvola, una nuvola che era venuta a oscurare un paesaggio di felicit. Ma non poteva disperdersi presto come si era formata?
Sir Simone non aveva affatto l'abitudine, comune a tanti uomini, d'ingannare se stesso: ma quella notte per un momento cerc di farlo, cerc di credere, cio, che lui e Giuditta si erano sbagliati. Dopo tutto lui e sua figlia non disponevano di molti elementi su cui edificare la loro costruzione; lievi cambiamenti nel modo di fare, una certa aria d'infelicit, una riservatezza insolita, un'espressione nuova in occhi ben noti, una diminuzione apparente d'intimit tra due persone fino ad allora unitissime.
"Ci siamo sbagliati? Forse s. In questo caso..."
In questo caso non c'era nulla davvero che rendesse necessario agire in un modo determinato.
Ma il pensiero delle due donne non gli lasci pace e il desiderio di porre Keane alla prova e di agire, al tempo stesso, a vantaggio di Gaia, persistette ugualmente intenso nonostante tutti i sofismi.
Se Keane rinunziasse al suo incarico di difensore? Keane era uomo di carattere violento che l'opposizione rendeva pi violento ancora. Una disputa tra loro due, il contrasto di due volont ostinate, potevano portare a uno scatto d'ira, alla rinunzia di Keane all'incarico ricevuto. Allora era possibile che le cose tra Gaia e suo marito si accomodassero: poich una volta che Keane non dovesse pi occuparsi della difesa, sarebbe rimasto del tutto separato dalla signora Paradine. I loro rapporti sarebbero automaticamente cessati. La tentazione di dare un colpo a favore di Gaia era grande.
La porta si apr. Sir Simone si volt.
Oh, Keane!... esclam, poi aggiunse mostrando il sigaro in parte consumato:, Vi ho rubato uno dei vostri avana.
Mio caro Flaquer!
Come sta Sausage?
 confuso e pentito. Ma io ho accomodato le cose e l'ho lasciato che si preparava a dormire.
Prese un sigaro e vers nel suo bicchiere dell'acqua di Perrier.
E dunque? disse poi. Siete arrivato a una conclusione?
Parlava con voce calma e impersonale. Il suo contegno, pensava sir Simone, era quello di uomo assolutamente padrone di s. Nel tempo in cui si era trattenuto fuori della stanza forse aveva riflettuto e si era pentito di essersi lasciato trasportare dalla violenza del suo carattere.
Supponete che io non possa esser d'accordo con voi, Keane; supponete che io non veda il modo di lavorare con voi seguendo la linea di condotta da voi proposta; che avverrebbe in questo caso?
Il viso di Keane assunse un'espressione dura.
Volete dire che non accettate quello che io propongo per la difesa?
Poco fa avete parlato di compromessi con la coscienza, e con ci pareva quasi voleste dire che io non dovrei avere grandi difficolt in questo campo.
Mio caro Flaquer, vi assicuro che io volevo soltanto dire...
Un momento, Keane! Ma supponiamo che in questo "caso Paradine" io non trovassi modo di venire a un compromesso con la mia coscienza e che il vostro piano di difesa mi sembrasse immorale...
In qual modo, immorale?
Non sarebbe forse immorale tentare di far attribuire un delitto a un uomo che si ritiene innocente?
Ma io non propongo questo. Io sospetto soltanto Guglielmo Marsh. Ho dei forti sospetti su di lui.
Voi li avete. Benissimo. Ma e se io non li avessi? Potete pensare che io possa esser con voi e condividere la vostra responsabilit in un attacco velato, se pure sar velato, contro un innocente? Potete voi pensare che io venga a un tal compromesso con la mia coscienza? Proprio adesso, a dirvi il vero, avete fatto nascere in me l'impressione, posso sbagliarmi, che, adottando questo vostro piano di difesa, io e voi ci uniremmo in una... come devo dire?... in una specie di complotto.
Complotto?
S, a questo mi pareva tendesse il senso riposto delle vostre parole: "Gente pratica di legge... compromessi con la coscienza... non tiratevi indietro perch avete qualche dubbio..." e cos via. E adesso, aspettate un momento: facciamo una supposizione.
Proseguite!
Supponiamo che io accetti il vostro piano e che collabori con voi. Si viene al processo. La vostra predizione si avvera. La signora Paradine  assolta e posta in libert.
Che possiamo desiderare di pi? esclam Keane con veemenza.
Un momento! Supponiamo che, grazie ai vostri, ai nostri sforzi, Guglielmo Marsh sia arrestato, accusato di omicidio, processato e condannato a essere impiccato e supponiamo che io continui a non ritenerlo colpevole; credete voi che io potrei dormire dopo un tal compromesso con la mia coscienza?
Credo che voi guardiate troppo per il sottile e vi spingiate troppo oltre con le vostre supposizioni, disse Keane dopo un poco.
E come?
Se questo processo dovesse aver luogo, sarebbe un processo condotto con equit. E voi non avete fiducia nella giustizia inglese, dopo tutto quello che mi avete detto in proposito?
A sir Simone non sfugg quella velata allusione a Horfield che aveva tutto il carattere di un rimprovero.
Anche la giustizia inglese pu errare. Di tanto in tanto, di rado, lo ammetto, qualche innocente viene condannato. Non avete dimenticato il "caso Beck", non  vero?
No, certo. Ma voi non state facendo delle supposizioni troppo spinte? Davvero, Flaquer, io non comprendo questa vostra opposizione alla mia proposta. Si direbbe che sotto ci sia qualche altra ragione che non mi avete rivelato.
Una ragione semplicissima sarebbe quella che non credo colpevole Guglielmo Marsh. Mi pare che ce ne sia abbastanza!
Allora  questa la vostra sola ragione?
Poich sir Simone non rispondeva Keane riprese:
Se  questa, credo che voi possiate rimetter la cosa nelle mie mani. Io son sicuro che voi, nel corso della vostra lunga e spesso maravigliosa carriera, avete fatto altrettanto. Ci che noi dobbiamo fare, il nostro compito,  vincere per i nostri clienti. In realt non c' niente altro che ci riguardi. Io confesso che non comprendo, perdonatemi, perch stasera siate cos poco coraggioso.
In risposta a questo attacco, sir Simone si limit a dire con la massima calma:
Se io non accetto il piano che voi mi proponete con tanta insistenza, che avverr, Keane?
 un ultimatum, questo?
Desidero che mi rispondiate.
Sentite, Flaquer, disse Keane con quel tono arrogante che parecchie volte gli aveva messo contro i giudici, per ottenere un successo io ho bisogno che si abbia fiducia in me. Devo esser libero di fare quella difesa che voglio io.
Ma se io non mi sentissi d'accordo con voi circa questa difesa?
Intendete dire che rinuncereste al vostro incarico, che declinereste il mandato affidatovi dalla signora Paradine? domand Keane come se fosse sorpreso,
No certamente! rispose secco sir Simone clto alla sprovvista, nel suo intimo, da questa inversione di parti che, con tutta probabilit, non era stata fatta di proposito. Credete voi che io agirei in modo da portar pregiudizio alla probabilit di salvezza di una donna? Perch mai dovrebbe esser maledetta prima ancora che il processo cominci? Che cosa pu farvi pensare...
Ma allora che cosa intendete dire?
Che cosa ho inteso dire? Semplicemente questo: se io non accetto la vostra proposta, se la rifiuto per quanto mi concerne, che avverr?
Keane fiss sir Simone per forse un intero minuto e poi, con voce dura e risonante, rispose:
Qualunque cosa voi decidiate, Flaquer, io non decliner il mio incarico di difensore. Ormai ci sono e andr sino in fondo. E in un modo o nell'altro otterr quel risultato che voglio.
Sir Simone cap che Keane doveva aver indovinato la sua intenzione senza, per, averne forse indovinato i motivi. A ogni modo sapeva ormai che non poteva far nulla per aiutare Gaia.
Lasciate che ci dorma sopra una notte, disse sir Simone con un fare brusco in lui insolito. Domani vi dar una risposta; vi dir se accetto o no le vostre idee.
Certo; ma badate a una cosa: secondo me, questa  la sola nostra probabilit di vittoria. Pensate a quella donna!
Ci sto pensando a... quella donna! E adesso me ne vado.
Sulla porta di casa si accomiat da Keane con insolita freddezza.
" di cattivo umore perch l'ho attaccato senza tanti riguardi!" pens Keane mentre chiudeva la porta.
Senza accorgersene spinse in fuori il mento e apr il petto.
"Buon Dio, andr sino in fondo a dispetto di tutti!"
...
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CAPITOLO 20.
...
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...
Alle dieci della mattina seguente un fattorino batt al portone della casa di Marco Keane e consegn una lettera sulla cui busta stava scritto: urgente. Non c'era risposta e il fattorino, dopo averla consegnata, se ne and fischiettando.
Una lettera per voi, sir Marco;, disse Baker mentre entrava nella biblioteca di Keane, l'ha portata ora un fattorino.  urgente, signore.
Grazie, Baker.
Keane prese la lettera e riconobbe la minuta e nitida calligrafia di sir Simone. Appena Baker usc dalla stanza, apr la lettera e mormor:
E adesso, vediamo!... Non m'importa nulla, per, di quello che scrive. Che sia d'accordo con me o no, io da quest'affare non mi ritiro.
Fin dalla sera prima si era fatto la convinzione che sir Simone avesse in mente di metterlo fuori; aveva pensato a ci come a una possibilit che non sarebbe stata affatto disastrosa. Questa convinzione che Keane aveva covato dentro di s durante le ore della notte aveva finito con eccitare tutto il suo spirito combattivo; ma aveva anche fatto sorgere in lui un sospetto che egli onestamente si era sforzato di scacciare senza per riuscirvi. Era un brutto sospetto ed egli sapeva che era brutto. Sentiva che una parte di se stesso lo respingeva, mentre un'altra parte non voleva e, forse, non poteva respingerlo. Era il sospetto che Gaia entrasse per qualcosa nello strano desiderio di sir Simone di metterlo fuori del "caso Paradine" proprio all'ultimo momento. Forse, sua moglie e sir Simone avevano parlato insieme di quel "caso"? Oppure Gaia ne aveva parlato a Giuditta Flaquer e questa alla sua volta aveva riferito a suo padre ci che la sua amica le aveva detto?
Gaia e Giuditta erano amiche intime. Giuditta, Keane lo sapeva, era molto affezionata a Gaia. Era sicuro che, in caso di dissensi tra lui e Gaia, Giuditta avrebbe parteggiato per lei. Forse le due amiche avevano esaminato insieme alcuni aspetti del "caso Paradine"? Forse, Gaia aveva accennato o detto che egli ci si era dedicato con un interessamento appassionato che non era normale? E Giuditta era andata da suo padre a ripeterglielo?
Di notte, la mente lavora presto e con intensit. I sospetti s'ingrandiscono e spesso prendono proporzioni mostruose. Keane durante la notte era arrivato quasi a persuadersi che ci fosse una segreta congiura contro di lui della quale facevano parte Gaia, Giuditta e sir Simone. Un senso di colpevolezza gli faceva sospettare colpevoli gli altri. Poich per lui, in quella disposizione di spirito, un complotto di quel genere costituiva una colpa. Oppresso da quel sospetto, il suo cuore si induriva. Pareva incredibile che egli potesse sentirsi duro e ostile contro Gaia, ma pure era cos.
"Queste donne non devono immischiarsi nelle mie faccende. Non voglio assolutamente."
Provava l'impressione di esser trattato male e insieme quella di essere abbandonato, solo, messo da parte. Aveva la responsabilit di salvare dal carnefice una bella donna, ancora giovane e, invece di trovare in chi gli stava vicino aiuto morale, ardente consenso, trovava freddezza, sospetto e perfino una precisa ostilit e l'intenzione d'impedirgli di fare quanto poteva per salvare una vita umana. Che cosa aveva fatto per dare motivo a quella congiura? Null'altro che il suo dovere. Si era dedicato a quel "caso" con tutta l'anima. Non c'era altro.
Gaia, Giuditta Flaquer, lord Horfield, la signora Giorgia Blason con la sua sorridente malizia, erano gi tutti contro di lui fin da quando egli aveva avuto l'incarico di difendere la signora Paradine. Ora, perfino l'uomo che gli aveva dato incarico, sir Simone, desiderava metterlo fuori.
Ma si sbagliavano: non avevano capito con chi avevano a che fare e glielo avrebbe provato lui.
Nell'aprire la lettera che certo gli comunicava la decisione di sir Simone, i suoi occhi avevano uno sguardo duro e freddo.
"Hyde Park Gardens, 3 gennaio 19...
"Caro Keane,
"Ho trascorso una buona parte della notte a riflettere sulle nostre conversazioni in casa mia e vostra. Come voi sapete, io prendo veramente a cuore i "casi" di cui mi occupo. Voi e io abbiamo una professione che  piena di responsabilit, e forse poca gente si rende conto di quanto noi sentiamo questa responsabilit. Non voglio stare a dirvi che il "caso" di cui io e voi ci stiamo adesso occupando  uno di quelli che mi ha cagionato le pi grandi preoccupazioni in tutta la mia lunga carriera. Per quasi tutta la notte non ho fatto che riflettere sulla vostra proposta di ieri, considerando questo "caso" sotto ogni aspetto e cercando di esaminare tutti i pericoli che esso pu nascondere per noi.
"Come avrete certo notato, ieri io provavo una grande riluttanza ad accettare le vostre idee circa la nuova linea di condotta che voi desideravate seguire. Dopo profonda riflessione, e cercando d'essere rigidamente onesto con me stesso, mi son convinto che la mia riluttanza era provocata dal mio timore che ogni tentativo di scagionare la signora Paradine a spese di Guglielmo Marsh, potesse esser pregiudizievole alla difesa dipendentemente dal gran peso che la giuria, pare a me, non mancher di attribuire alla sua indubbia devozione per l'ucciso, poich le testimonianze e le prove saranno quelle che ci attendiamo. Se voi aveste proposto di attaccare direttamente Marsh senza concedergli alcuna attenuante, io, per le ragioni che vi ho detto, mi sarei sentito in dovere di oppormi. Ma l'ingegnosa stranezza della vostra ipotesi, alludo a quello che abbiamo detto di chiamare "suicidio con aiuto", mi ha fatto soprassedere. Anche un'altra cosa mi ha indotto a soprassedere: la serie dei grandi successi che voi avete ottenuto per il passato, in casi difficilissimi, quale avvocato difensore. Se non fosse per questo, non so se potrei acconsentire ad arrischiare una difesa come quella che voi mi proponete con tanta ostinazione, perch ne vedo tutti i pericoli. La mia lunga esperienza, credo, mi mette in grado di conoscere con sicurezza la mentalit collettiva delle solite giurie inglesi: certo la difesa da voi progettata sollever da principio la viva opposizione di quella mentalit collettiva, ma voi avete un grande potere ed  possibile che riusciate a vincerla. Il vostro potere sui giurati  indubbiamente grandissimo.
"Rimuginando tutte queste considerazioni, sono venuto finalmente alla conclusione che forse dovrei desistere dalla mia opposizione. Ma credo mio dovere farvi rilevare che la vostra difesa non potr sostenersi se la signora Paradine, nella sua deposizione come teste, non si comporter in modo da appoggiarla. Potete voi contare su ci in modo assoluto? Se dalla deposizione della signora Paradine la vostra teoria non dovesse esser fortemente convalidata, credo che sarebbe meglio rinunziare addirittura alla sua deposizione in qualit di teste.
"D'altra parte, se possibile, io desidererei chiamarla come teste perch la sua personalit  tale da aver qualche potere sulla giuria, e sono sicuro che, qualunque sia la sua deposizione, la nostra cliente sapr farla a dovere e sar difficile a smontarsi nell'interrogatorio.
"Perdonatemi se vi dico che sono ancora incline a domandarmi se noi abbiamo proprio afferrato bene la complessit della nostra cliente la quale, ne son sicuro, non  una donna comune. Sarebbe bene che la vedessimo insieme al pi presto possibile; oppure preferite vederla da solo e assicurarvi che far la sua deposizione come voi vorrete?... Quando avrete riflettuto su questo argomento fatemelo sapere.
"Vostro aff.mo
"SIMONE FLAQUER."
Nel piegare la lettera, Keane sorrise.
"Ha tentato di mettermi fuori, ma io l'ho costretto a rinunziarci!"
Prov un cattivo sentimento di trionfo.
Pi tardi rispose a sir Simone che avrebbe visto la signora Paradine per assicurarsi che con la sua deposizione avrebbe appoggiato la difesa. A parer suo, era assolutamente necessario che la signora Paradine fosse chiamata a deporre perch nessuno meglio di lei poteva lottare per se stessa. Dopo averla vista da solo, sarebbe tornato da lei con sir Simone e avrebbero tranquillamente discusso insieme.
Nel pomeriggio si rec alla prigione di Holloway. Doveva preparare la signora Paradine alla prossima sua visita in compagnia di sir Simone. Appena la vide, cap subito che i suoi sentimenti verso di lei erano cambiati: ormai vedeva in essa una persona che parteggiava per lui e che voleva e doveva opporsi con lui ad una combinazione avversaria formata da sir Simone, Giuditta Flaquer e sua moglie. Sebbene sir Simone avesse ceduto e non ci fosse dubbio che avrebbe mantenuto la sua promessa, Keane era ancora convinto che il vecchio procuratore aveva tentato di fargli rinunziare al suo incarico di difensore. Non aveva alcun dubbio in proposito ed era sicuro che Giuditta Flaquer non era estranea a quello stupefacente tentativo. Ormai per lui quello che era accaduto la sera precedente era un vero e proprio tentativo. Giuditta Flaquer doveva esser stata spinta ad agire da Gaia, oppure, se non era stata spinta da lei, doveva avere agito di sua iniziativa, ma pensando all'amica.
Keane sentiva che c'era un blocco contro di lui, un blocco di tre persone, una delle quali era sua moglie. E a quel blocco si opponevano due persone; lui e la signora Paradine. Ora, questa sua convinzione, questa sua precisazione: "due contro tre" lo univa pi strettamente alla signora Paradine. Per la prima volta nella sua vita, vedeva Gaia non come moglie innamorata ma come un'avversaria che cercava di far del male a lui e a un'altra persona. La scissura tra lui e sua moglie da incerta qual'era, era divenuta netta e precisa. Ora le loro volont erano in contrasto. Nell'afferrar la mano della signora Paradine, prov un vivo desiderio di dirle qualcosa di ci che sentiva e di spiegarle qualcosa di ci che era avvenuto. Voleva dirle:
"Avete corso il rischio di non avermi pi per vostro avvocato difensore, sapete. E in questo caso cosa sarebbe accaduto?"
Ormai aveva l'assoluta convinzione d'essere l'unico uomo capace di farle riottenere la libert. E sir Simone aveva tentato d'impedirgli di raggiungere questo risultato! Una sola poteva essere la cagione della sua condotta, e Keane la conosceva: Gaia era la cagione. Gaia vedeva con profonda avversione il suo incarico di difensore nel "caso Paradine". Non l'aveva mai detto, non vi aveva fatto la minima allusione, ma egli sentiva, adesso, che l'avversione di sua moglie datava dal momento in cui egli aveva accettato quell'incarico da sir Simone. Ricordava quando aveva fatto allusione con Gaia alla sua rassomiglianza con la signora Paradine; da allora certo era cominciato l'odio di sua moglie per quell'incarico, o forse anche da prima. E sir Simone in qualche modo, probabilmente da Giuditta che era un'acuta e perspicace osservatrice, era venuto a conoscenza di quell'odio e aveva agito come aveva agito, appunto in conseguenza di ci.
Questi erano i pensieri che gli passavano per la mente mentre salutava la signora Paradine.
Che cosa c'? disse quella prima che egli parlasse. Che cosa  accaduto?
Perch dovrebbe esser accaduto qualche cosa?
Ma cos . Lo vedo dai vostri occhi.
Dall'ultima volta che vi ho veduta ho dovuto lottare, rispose Keane con aria rattristata. Per, ho avuto la meglio! C' chi ancora non mi comprende: ma, mi comprenderanno!
Si tratta di qualcosa che mi riguarda? domand quella, ma senza impeto.
L'impeto, l'ardore pareva fossero estranei alla sua natura.
Lontanamente, credo di s. Ormai, vedete, la mia vita ... s'interruppe cercando una parola che non sembrasse troppo pericolosa, legata alla vostra, riprese con un'improvvisa indifferenza per ci che rivelava di se stesso. Non capite che io vivo per voi in questi giorni e in queste notti, anche? Il vostro "caso"  la mia vita.
Ma che cosa hanno cercato di fare? domand ella senza badare alla sua commozione e tenendosi stretta, con strana ostinazione, a ci che la riguardava personalmente.
Se... esit ma qualcosa lo spinse a continuare, se avessero tentato di farmi rinunziare a difendervi?
Per la prima volta la vide sorpresa, fors'anche spaventata. La signora gli afferr il polso e le sue dita eran dure come acciaio.
Voi non farete una cosa simile, non mi abbandonerete, non  vero? Io conto esclusivamente su di voi! Sir Simone... non  nulla.  bravo, lo so, ma... rispetto a voi non  nulla! Oh, non lascer che voi mi abbandoniate! No!
Nella sua voce ci fu un tono di dispotica violenza.
Chi ha fatto questo tentativo? Dev'esserci di mezzo una donna!
Perch dovrebbe esserci? disse Keane sorpreso a sua volta.
Non c' uomo che farebbe una cosa simile senza esservi spinto da una donna. Non sono mai gli uomini quelli che cercano di togliere alle donne l'opportunit di cavarsela quando esse sono nei guai; sono sempre le donne! Chi  questa donna?
Non ci pensate! Non ci badate! esclam Keane sentendo che si era spinto troppo avanti e deciso a non fare il nome di Gaia. Perch vi arrabbiate? Se io stessi per rinunziare al mio incarico non sarei qui. Ma adesso che ho veduto che a voi il mio aiuto sta a cuore anche pi ch'io non credessi e che avete fiducia nell'opera mia e in me, possiamo lavorare insieme come non abbiamo mai lavorato fino a ora. Sir Simone Flaquer, dopo aver esitato a lungo, ha accettato le mie idee circa la difesa. Verr a trovarvi con me...
Oggi?
No, ma prestissimo. Stamattina ho ricevuto una sua lettera. Ha accettato il mio progetto. Ma adesso ditemi... e la guardava con severit, e se, al processo, noi non vi chiamassimo a deporre?
La donna lo guard fisso, a sua volta, e attese.
Supponete che ritenessimo pi saggio partito di non chiamarvi a far la vostra deposizione... che ne direste voi?
Io direi, rispose la signora Paradine con voce pesante e strascicata, accentuando le parole, che siete pazzi tutt'e due! Ecco che cosa direi!
Nei suoi occhi, mentre pronunziava queste parole, ci fu un'aria di minaccia e di sfida.
"Sir Simone ha ragione," pens Keane. "Fino a che punto conosco questa donna?"
Poi, in tono duro, riprese:
Voi mi avete detto che contavate soltanto su me, che eravate completamente nelle mie mani... Dunque, quella era una bugia?
Per quello che non si riferisce a me stessa,  verit. S, per ci che non ha a che fare con me personalmente.
Ma allora, se chiamiamo le cose col loro nome, questo vuol dire che voi contate soltanto su voi stessa.  cos? domand sempre con durezza.
E non  forse la vita che ci conduce a questo? Quale pu esser la mia probabilit di salvezza se non ho fede in me stessa, ma soltanto in voi?
Benissimo! esclam Keane con una rabbia che non riusc a dominare, pur disprezzando, nel suo intimo, quel sentimento. Ma come potete attendervi che io faccia per voi tutto quello che posso, che mi dedichi a voi con tutto il mio ingegno, con tutta l'anima... con la passione, perfino, se voi confidate pi in voi stessa che in me?
Lo aveva invaso un desiderio potentissimo di dominarla, di piegarla alla propria volont.
Io non accetto mai le idee altrui se non le condivido, rispose quella. Lo vorrei, ma  impossibile; non posso.
Come siete ostinata!... esclam Keane cos sconvolto che non pot aggiunger altro. La signora Paradine allora riprese
Ma perch voi e sir Simone vorreste che io non fossi chiamata a deporre?
Era tornata al punto essenziale della questione! Come aveva saputo scartare in ci che si erano detto tutto quello che non era importante, senza sbagliarsi!
Noi vogliamo che siate chiamata, se potete deporre come noi crediamo sia necessario, se possiamo esser sicuri che lo farete e che poi non vi tradirete quando sarete sottoposta all'interrogatorio da parte dell'accusa. Ma non devono esserci conflitti tra noi; altrimenti la giuria, per non parlar del giudice, se ne accorgerebbe e voi sareste perduta. L'ostinazione  stata cagione della condanna di tante e tante persone.  necessario che noi sappiamo in precedenza quello che dobbiamo attenderci da voi al processo.
A un tratto la sua voce perse ogni accento di collera. In tono quasi di scusa, aggiunse:
Voi comprendete, non  vero, tutto questo?
Mi si chiami a deporre e io far per me tutto quello che potrebbe fare un'altra persona.
Forse vi piacerebbe assumervi personalmente la direzione di questa faccenda!
No, non m'intendo di legge. La cosa di cui m'intendo un poco non ha a che fare con la legge.
E che cos'?
La natura umana.
L'esasperazione di Keane crebbe; il desiderio impellente di dominarla si faceva in lui sempre pi vivo. Quella donna non voleva esser dominata: eppure pochi minuti prima gli aveva afferrato il polso e lo aveva implorato di non abbandonarla! Oh, se quel momento fosse potuto tornare!
La mia conoscenza in materia  forse uguale alla vostra, signora. E sir Simone non  da meno di noi, sotto questo riguardo. Tuttavia, se voi insistete per fare a modo vostro... sia pure! Dopo tutto siete voi che dovete sopportarne le conseguenze.
Disse queste ultime parole con vera brutalit, perch sentiva l'assoluto bisogno di esser crudele.
Siete un'ingrata! aggiunse dopo un istante, Voi... voi mi addolorate!
Gli sembrava che mai, prima d'allora, si fosse sentito cos profondamente ferito nei suoi sentimenti.
Mi dispiace, disse la signora Paradine. Ma non posso esser diversa da quella che sono. Lo so che sono troppo impulsiva e che non ho riguardi. Questo  stato sempre il mio difetto. Cos, per, voi sapete finalmente con chi avete a che fare!
Proprio cos! mormor Keane. Proprio cos!
Poi, vergognandosi della violenza de' suoi sentimenti e del fatto che quella donna aveva potuto accorgersene, fece uno sforzo per vincersi. Quando ricominci a parlare, la voce gli si era rifatta dura e severa:
Adesso, non dobbiamo perder del tempo. Ci che io e sir Simone vogliamo sapere in modo chiaro  se possiamo esser sicuri che voi farete la vostra deposizione in modo da esserci di aiuto nello svolgimento di quella difesa di cui vi ho gi parlato. Lo potete fare? Se la vostra deposizione sar puramente negativa... cos dicendo alz le mani allargando le braccia, allora siamo rovinati! Io devo aver qualcosa per lavorarci sopra: non posso costruire sul vuoto. Quindi, e qui la sua voce assunse a un tratto il tono incisivo, freddo, penetrante dell'uomo di legge perfettamente padrone di se stesso, siete pronta a rafforzare con la vostra deposizione la mia ipotesi che la morte di vostro marito sia stata cagionata da Marsh il quale, per, badate, bene, ha agito perch richiesto da vostro marito stesso? Sir Simone concorda con me nel ritenere che questa linea di condotta ci dar le maggiori probabilit di riuscita. Pu darsi e distolse per un momento lo sguardo dalla signora Paradine, che sia la sola probabilit che abbiamo: purtroppo lo credo. Potete voi fare una deposizione che concorra a far credere alla giuria che i fatti possono essere avvenuti in quel modo? Avete avuto abbastanza tempo per rifletterci; qual' oggi la vostra risposta?
Questa  la deposizione che io posso fare. Non so se  esattamente ci che volete: se non lo , non posso farci niente. A ogni modo circa la mia condizione prima della morte di mio marito, siamo nel vero. Fino a che non me ne parlaste, non avevo pensato che Marsh potesse aver prestato il suo aiuto a mio marito nella sua volont d'uccidersi; ma adesso mi rendo conto che la cosa pu essere andata cos.
Ma, secondo voi, chi allora aveva commesso l'assassinio... se c' stato assassinio?
Non lo so, rispose quella semplicemente.
E il suo viso prese quella sua caratteristica mancanza d'espressione che spinse Keane a dire:
Continuate, vi prego! Ditemi tutto!
Allora la signora Paradine con voce piana e monotona cominci a parlare.
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CAPITOLO 21.
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Pochi giorni dopo Keane disse a sua moglie:
Devo assentarmi da Londra per qualche giorno: spero che non vi dispiacer di rimaner sola. Se vi far piacere, invitate pure qualcuno che possa tenervi un po' di compagnia. Del resto, rimarr fuori pochissimo tempo.
Gaia non parve sorpresa; disse solamente:
Oh, per me non datevi pensiero! Si tratta di un nuovo "caso"?
No. Voglio andare nel Cumberland per qualcosa che ha rapporto col processo della signora Paradine.
Ah, s?
S; lei e suo marito abitavano a Hindley Hall non molto lontano dal mare. La casa  disponibile, per chi volesse prenderla in affitto, da quando  morto il colonnello. Il villaggio vicino si chiama Hindley: tutti i suoi abitanti erano fittavoli dei Paradine. Io non abiter in quel villaggio, ma a Sedale on Sands, poche miglia distante, dove so che c' un albergo decente e potr godermi l'aria di mare. Sento che ne ho bisogno: prima che cominci il gran lavoro che mi porter la primavera (ho tanti processi per quei mesi!) desidero di prendermi un po' di ristoro. Da qualche tempo non dormo bene. Mi assento per affari; ma intanto voglio prender due piccioni con una fava: procurarmi qualche informazione che mi occorre e ristorarmi un poco.
Ho capito; Portate con voi Finson?
No. Non voglio domestici; desidero esser solo.
Quando partite, Marco?
Penso che la miglior cosa sia che parta domani da Euston, col treno della notte. Fino a Carnforth c' il vagone-letto: poi si prosegue lungo la costa per Barrow in Furness e Furness-Abbey. Sedale on Sands  poche stazioni prima di Saint Bee e Whitehaven.
Spero che questo viaggetto vi faccia bene. Non avete troppa buona cera.
Oh, non ho proprio nulla; sono soltanto un po' stanco.
Esit un istante poi aggiunse:
E qui non si riesce a liberarsi da tutti questi impegni mondani! Chiacchiere, chiacchiere, tutte chiacchiere che a volta mi danno ai nervi. Quanto parla questa gente! Quanto parla!
Fece un gesto che, per un uomo come lui, era insieme goffo e strano. Poi continu:
Ma forse non ne pu fare a meno; non ha altro da fare! Per, fra tutta quella gente c' una persona che  la pi chiacchierona di tutte sebbene sia piena di occupazioni.
Di chi volete parlare?
Della signora Giorgia Blason. Se almeno... ma a che serve augurarsi che l'umanit stia zitta? Gli uomini hanno bisogno di abbaiare... come i cani dietro a una volpe.  pi che altro un bisogno fisico. E l'anima forse... non c'entra per nulla!
Forse il cambiar aria vi riposer; ma certo in gennaio su quella costa far molto freddo.
Non me ne importa. Lasciate pur che la natura mi attacchi con tutti i suoi mezzi; son bene in grado di resistere!
Fece di nuovo un gesto curioso. Poi usc dalla stanza.
Diversi e opposti pensieri agitarono la mente di Gaia quando rimase sola. L'inesplicabile annunzio della prossima partenza datole da Keane le forniva una drammatica opportunit per accertarsi, nel modo pi sicuro, di una cosa. Non aveva che da fargli una proposta e avrebbe saputo, avrebbe saputo anche troppo! Dato il suo umore, dato lo stato de' suoi nervi, era sicura che non sarebbe stato capace di far la commedia con lei e sarebbe stato obbligato a rivelarle quali sentimenti avesse in cuore per lei. Purch facesse ci che certo molte donne avrebbero fatto al suo posto...
Si sentiva stanca e infelice. Suo marito aveva parlato proprio come un uomo perseguitato, e lei non aveva avuto n una parola, n un gesto, e neppure uno sguardo per fargli comprendere quanta parte prendeva alle sue pene, come condivideva i suoi sentimenti!
Era rimasta l senza dir nulla, fredda come un pezzo di ghiaccio! L'unica cosa che aveva saputo dirgli era stata che sperava che quel viaggio gli facesse bene e che certo lass nel Nord, vicino al mare, essendo di gennaio, avrebbe fatto freddo.
Che pena sentirsi cos inetta! Ma l'orgoglio l'aveva tenuta forte, come una catena fissata a un masso avrebbe potuto tenere il suo corpo. Fino a quegli ultimi giorni non aveva mai sospettato di essere cos orgogliosa, perch nella sua vita non si era presentata prima d'allora un'occasione in cui il suo orgoglio fosse stato costretto a rivelarsi interamente.
Ne fu spaventata, prov un senso di malessere; ma pure l'orgoglio la dominava sempre, come una malattia che la stesse consumando.
Ecco, le si era presentata l'occasione, e il contrasto di sentimenti in cui si trovava derivava appunto dal suo orgoglio e dalla lotta interna che si svolgeva in lei per decidere se doveva o no lasciarsi vincere.
L'orgoglio le suggeriva di lasciare che suo marito se ne andasse solo a fare il viaggio nel Nord, a lottare col suo cattivo genio: aveva detto che desiderava esser solo, e questo doveva bastarle. Forse l'aveva detto per prevenire una sua proposta, ma non lo credeva. Al suo suggerimento di farsi accompagnare da Finson, aveva risposto quelle parole. Marco, mentre parlava, pensava probabilmente a Finson e forse a tutti gli eterni chiacchieroni di Londra. Che non avesse proprio pensato a lei? Certo non poteva metterla in quel numero... neppure adesso.
Se, invece, avesse scacciato quell'orgoglio che la irrigidiva, se avesse ceduto al suo amore, all'amore che ora non le dava pace e avesse pregato Marco di lasciarla andare con lui, per trascorrere con lui quei pochi giorni in riva al mare in una seconda luna di miele dopo quella di dieci anni prima? Poteva farlo? Ma egli andava nel Nord per occuparsi del "caso Paradine", perch la signora Paradine e suo marito avevano abitato in quella localit, vicino al mare. Certo, Marco avrebbe trascorso gran parte del suo tempo a Hindley, e non gli farebbe piacere che ci fosse stata anch'essa. Forse, se avesse proposto di accompagnarlo, suo marito avrebbe pensato che vi fosse spinta dalla curiosit e che cercasse d'indurlo per forza a quella confidenza dalla quale si era studiato con cura di escluderla.
A questo pensiero, la sua mente, la sua naturale sensibilit si rivoltavano. Ci nondimeno, non riusciva a cacciare la tentazione di ricorrere a quel mezzo energico e violento che le avrebbe fatto sapere con sicurezza e con esattezza quali fossero i sentimenti di suo marito a suo riguardo, quanto vicina o quanto lontana gli fosse ormai. Se accettava la proposta, il mondo sarebbe di nuovo cambiato per lei: se la rifiutava decisamente... almeno avrebbe saputo!
Durante tutta la giornata, quel problema l'agit. Si domandava perch suo marito dovesse andare a Hindley e che cosa esattamente dovesse farvi una volta giunto. Forse vi andava soltanto per sbrigare alcune pratiche legali: forse aveva bisogno di vedere qualcuno che sarebbe poi venuto a testimoniare al processo in marzo a Old Bailey.
Ma forse...
La sua mente irrequieta di donna errava per i giardini intorno a una casa, lass nel Nord, poi percorreva furtiva i corridoi di quella casa, guardava dalle finestre, si fermava nelle stanze, raccoglieva impressioni dai misteri che vi eran racchiusi, udiva deboli voci echeggiare tra le sue mura, vedeva silenziose figure muoversi e agire nelle sue ombre.
Poteva darsi che Marco andasse a Hindley per motivi differenti dalle pratiche legali. Forse doveva fare qualcosa per la signora Paradine, qualcosa per cui quella donna aveva richiesto il suo aiuto; o forse vi andava non per ragioni professionali, ma per motivi sentimentali.
La sua mente irrequieta si perse allora in una tragica fantasticheria.
Hindley Hall, quella casa, era stata l'abitazione della signora Paradine per parecchi anni: ci sono delle persone dotate di forte personalit che lascian quasi la loro impronta nei luoghi ove dimorano, vi permangono in certo qual modo, anche quando se ne sono allontanate.
Marco, ella lo sapeva, aveva forti tendenze romantiche: per il passato ne era stata felice, ci si era trovata molto bene, se n'era deliziata. Ma ora...
Col trascorrere della giornata, che pass sola, si form in lei un convincimento: la sola via di salvezza, l'unico mezzo a sua disposizione contro quel "caso" che cos prepotentemente travolgeva la sua felicit, consisteva nell'immedesimarsi con esso.
Fino allora suo marito le aveva fatto vivere la propria vita tenendola estranea ai suoi affari professionali: ed ella non aveva mai desiderato che le cose andassero in modo differente. Marco ricorreva a lei per averne refrigerio; ella rappresentava per lui il lato grazioso della vita, in contrasto col lato criminale a contatto del quale si svolgeva tanta parte del suo lavoro. Sebbene di tanto in tanto, molto di rado, egli si fosse rivolto a lei per conoscere il suo parere su qualche "caso" in cui erano implicate delle donne, Gaia sapeva che egli era ben lieto di tenerla lontana dal suo lavoro. L'atmosfera delle aule giudiziarie non era fatta per la sua Gaia: lei non apparteneva a quella categoria di donne che, quando ha luogo qualche causa celebre come il "caso Paradine", fanno ai pugni per introdursi nelle aule d'udienza a pascersi di orrori e di sozzure, a godersi l'esposizione senza veli delle peggiori brutture umane. Gaia era una creatura a parte e le era piaciuto di esser cos. Ma, come aveva detto a Giuditta, da poco tempo tutto era cambiato e ora aveva l'impressione di essere stata messa totalmente da parte, quasi di essere abbandonata.
Forse in parte era colpa sua: forse era tempo di svegliarsi e di venire alle prese con la vita che stava tirando fuori gli artigli per attaccarla. Ma poteva farlo? Era possibile per lei? Lo avrebbe osato? Sentiva che non c'era che una sola via: seppellire il suo orgoglio, lasciar libero il suo amore di manifestarsi, mostrare il suo cuore a Marco e chiedergli di esser messa a parte del "caso Paradine" per essergli d'aiuto, se poteva, o, a ogni modo, per dargli il conforto della sua simpatia e alleviargli il peso di quell'oneroso fardello.
Dopo lunghe ore di lotta interna decise di compiere il tentativo quella stessa sera, l'ultima prima della partenza di Marco per il suo viaggio nel Cumberland, che avevano stabilito di trascorrere in casa, e soli. Non si sarebbe preparata un piano minuzioso, ma si sarebbe affidata al suo cuore per fare quanto meglio poteva. Aveva l'impressione di mettere il proprio destino alla prova, di fare un ultimo tentativo per la propria felicit che avrebbe avuto un risultato decisivo per lei: tutto o nulla.
S, ormai le cose tra lei e suo marito erano giunte a tal punto... senza rumore, senza parlare. Come poteva essere avvenuto un simile cambiamento, senza che una sola parola fosse stata pronunziata a provocarlo, n alcuno sforzo fosse stato compiuto per differirlo o per eliminarlo?
Presa quella decisione, Gaia cerc di riacquistare la calma. Si avvicin al suo scaffale e prese un libro di Ramacharaka, La filosofia Yogi e l'occultismo orientale, e cerc di assorbirsi nella lettura. Lesse parecchie e parecchie volte questo passo:
"Impara a guardare con intelligenza nel cuore degli uomini... conoscendo gli uomini potrai essere in grado di aiutarli e imparerai anche molte cose che aiuteranno te nel tuo cammino lungo il sentiero... L'intelligenza si trasmette e si comunica da una persona all'altra..."
Lette queste righe, trasform il plurale in singolare e sostitu cos agli uomini in genere, il nome di un uomo.
"Devo essere intelligente," si disse. "Io ho agito da persona che ama, questo lo so, ma forse non sono stata intelligente."
Preg Dio che le desse l'intelligenza.
Sausage era l ai suoi piedi, col musetto fulvo appoggiato su un suo piede.
Keane decise di procurarsi, prima della propria partenza, un colloquio con una persona che, durante gli ultimi giorni, aveva fatto nascere in lui dei pensieri che lo turbavano. Quindi quella mattina, poco prima dell'ora di colazione, avendo saputo che lord Horfield si trovava al Cleveland Club con alcuni conoscenti, entr in una cabina telefonica pubblica e chiam un numero di Sussex Square. Qualcuno, certo un domestico, gli rispose, e allora egli domand se lady Horfield era in casa e se poteva parlarle. La voce rispose che la signora era in casa e domand chi fosse al telefono.
Sir Marco Keane.
Un istante dopo, ud strillare la voce incerta di lady Horfield.
Sir Marco... che cosa c'? Forse... Horfield...  accaduto qualcosa... per favore... ditemi!
Nulla di male, lady Horfield, assolutamente nulla. Ma domani devo assentarmi da Londra per pochi giorni e sarei molto contento di scambiare in calma due parole con voi prima di partire.  possibile?
Un momento di silenzio, poi.
Ma dove potremmo... potremmo... Io non so... ne sarei molto lieta... ma...
Credo che domani sia l'ultimo giorno dell'esposizione Sedelsward. Volete trovarvi l oggi, alle quattro?  probabile che ci siano pochissime persone; sicch, forse, potremo scambiare l due parole.
Un altro momento di silenzio, poi un deciso e inaspettato:
Verr!
Benissimo. Grazie, rispose Keane riattaccando subito il ricevitore temendo che lady Horfield cambiasse idea.
Pochi minuti prima delle quattro, arriv alle Gallerie Sampson. Come aveva preveduto non c'era quasi nessuno. In una sala c'erano due signore anziane, in un'altra c'era un ometto smilzo, dall'aria timida, che teneva il naso rosso e appuntito quasi appiccicato a un quadro, in un'altra ancora c'eran due ragazze tutte imbellettate occupatissime a chiacchierare. Le scene di neve brillavano sotto le luci sapientemente disposte: Sedelsward non c'era, sebbene, a quanto Keane sapeva, fosse ancora a Londra. Ma anche se fosse stato l, non se ne sarebbe preoccupato sapendo di poter contare sulla sua assoluta discrezione.
Dopo aver guardato tranquillamente nelle tre sale, Keane torn nell'ingresso e attese: erano appena passate le quattro quando un tass si arrest davanti alla porta e lady Horfield, avviluppata in una voluminosa pelliccia di foca, sbuc fuori a fatica, pag l'autista e attravers senz'altro il marciapiede, con aria furtiva, rapidamente. Arriv senza fiato, ma si capiva che la tormentavano pi i suoi pensieri che non lo sforzo fisico compiuto.
Come state, sir Marco? Dove vogliamo andare? ... ci sono... quale potrebbe essere un posto buono per noi?
Si pu dire che non ci sia nessuno qui. Qualunque sala far al caso nostro.
Andiamo in quella... quella pi lontana... quella sar...
Certo! Venite con me.
S, s, vengo. Spero che non ci sia nessuno.
Era molto agitata e aveva negli occhi come un'espressione di colpevolezza. Eppure Keane sentiva che c'era della decisione in lei e che, essendo venuta all'appuntamento, aveva stabilito di "farla finita una buona volta e di vuotare il sacco".
Nella prima sala oltrepassarono le due signore anziane le quali cessarono di guardare i quadri per osservare, piuttosto senza riguardo, lady Horfield.
Oh, ho paura... credete che quelle signore... tante persone mi conoscono di vista perch conoscono lui!...
Ma che male c' che voi siate qui?
Con voi, cos tardi... potrebbe sembrare... si potrebbe credere...
Nella sala vicina, le due ragazze dal viso dipinto smisero di chiacchierare per osservarli e, dopo che lady Horfield e Keane ebbero attraversato la stanza, si scambiarono sottovoce qualche parola.
Mi conoscono, sir Marco, sono sicura che mi conoscono!
Keane cominci a provare una certa irritazione.
Ma, anche se vi conoscono, non penseranno mai che si tratti di un appuntamento!
Per lo . Abbiamo combinato di trovarci qui!
S... ma non... cominci Keane, ma poi rinunzi all'assurdo tentativo di spiegarle ci che voleva dire ed esclam:, Ecco: mettiamoci qui! Qui andr benissimo!
Ma c' quel tipo strano. Chi sar mai?
Un nasone maniaco per la pittura. Ora se ne va, guardate!
Chiss perch se ne stava l.
Probabilmente non lo sapremo mai: la ragione per la quale dei solitari si ostinano a frequentare le gallerie di Londra  un mistero dei pi profondi, disse Keane, cedendo per un momento all'impulso di canzonarla per le sue assurde osservazioni.
"E questa  la donna che Gaia giudica un essere raro e che Sedelsward dichiara piena di bellezza interiore e capace di grandi cose!" pens disperato. "Se almeno mi riuscisse di mettere un freno alla sua mente e di farla andar dritta per cinque minuti!"
Voi mi state canzonando! disse lady Horfield quand'egli meno se lo aspettava. Anche lui lo fa spesso. Sono poi cos... Voi mi trovate...?
No, no, cara lady Horfield, io non vi canzono: stavo soltanto dicendo una sciocchezza per celare la mia profonda seriet. La paura caratteristica che hanno gl'Inglesi per... ma voi sapete benissimo come siamo fatti!
Si misero a sedere su un divano che stava in mezzo alla stanza ed egli pos una mano sul suo braccio come per darle pi forte l'impressione della propria sincerit. Davanti a loro c'era una grande tela rappresentante un pendio coperto di neve e coronato da una fila di betulle rivestite di ghiaccio. Sul fondo, il cielo aveva il colore giallo freddo di un crepuscolo nordico: in primo piano, si vedevano due contadini, curvi, che avanzavano faticosamente nella neve verso la casa, verso il riposo serale vicino al camino.
Lady Horfield parve alquanto rassicurata dalla sua spiegazione, ma quando Keane le disse: "Levatevi la pelliccia, altrimenti avrete troppo caldo", esclam:
Oh, no! Sembrerebbe troppo... non mi tratterr molto. Non devo... Horfield potrebbe... forse non vuole... ma io dovrei esser l.
Dove?
A casa, se mai lui... Che cosa c'?
Prima di tutto, fatemi il piacere di togliervi la pelliccia; poi vi dir che non mi sembra che voi dobbiate avere tutta questa fretta.
Mentre parlava, tese le mani come per aiutarla a togliersi la pelliccia.
La signora Horfield esit un momento, poi obbed e cominci a darsi da fare coi suoi gesti sgraziati, movendo disordinatamente le manine. Non faceva mai un movimento netto e preciso; i suoi gesti non eran mai a proposito. Finalmente arriv a togliersi il mantello e mise in mostra, cos, il suo grosso corpo coperto da un vestito di seta color cioccolata. Keane prese la pelliccia e la depose sul sedile vicino, dicendo:
Cos va meglio.
Ma voi, perch non vi togliete il soprabito? esclam quella come se volesse dargli un rabbuffo.
Keane se lo tolse subito, lo pos accanto e poi si volse verso di lei.
Domani sera parto per un viaggio di pochi giorni nel Nord e ho sentito il bisogno di parlarvi prima di partire.
Perch?
Gli parve che la signora stesse sulla difensiva; i suoi occhietti lo guardavano sospettosi.
Non pensate che io sia un uomo indiscreto, ma io e voi siamo buoni amici, mi pare...
S, s. Siamo buoni amici, ma...
E mi avete onorato pi di una volta della vostra confidenza.
Lo so. Sento che... ma forse...
Un momento! Lasciatemi parlare un momento solo, con calma. Forse non avrei dovuto dire confidenza, ma semiconfidenza. Ora vi dir che qualche volta una mezza confidenza  peggio che nulla perch pu generare confusione e perfino opinioni interamente sbagliate. Non potreste, non vorreste, parlarmi chiaro e netto?
Ma... ma... di che si tratta? balbett lady Horfield.
Pensavo che voi desideraste qualcosa da me. L'altro giorno, quando eravamo da lady Flaquer...
Lo so, lo so! Ma forse non dovrei... Poi venne Horfield e... Vi ricordate... e... e... cominci stringendosi pi volte nervosamente una mano con l'altra. Non mi disse quasi niente... ma credo... sono sicura quasi... che sospettava.
La testa sormontata da un cappellino mezzo color rosso e mezzo color cioccolata, mentre parlava, le ciondolava sul petto.
Forse non dovrei... forse fu una cattiveria da parte mia... ma ci penso tanto!... Ed  una cosa che mi addolora molto!
Credevo che voi desideraste che io facessi qualcosa. Mi sono sbagliato?
Se poteste far qualcosa! Ma non so... Non  colpa sua... non pu impedirselo. Tutte quelle cose orribili... tanto spesso la gente si affretta a biasimare, ma non sa. Chi mai pu desiderare di esser cos?
Permettete che io vi aiuti, se posso, disse Keane con fermezza ma anche con dolcezza. Penso che sia vostro dovere spiegarmi bene quello che vi agita. Forse potrei far qualcosa: voi avete parlato... avete accennato alla signora Paradine...
S, s. L'ho sempre in mente, non mi d pace questo pensiero. Non posso dormire pensando a lei e a ci che... se almeno non fosse stato incaricato lui di giudicarla!
Per,  certo che...
Parve che ella non l'avesse udito e continu quasi ansimando:
Invece, scelgono sempre lui! Se sapessero... ma non lo sanno... ed  diventato famoso come giudice in materia penale.  bravo in modo spaventoso; per, non dovrebbero fargli giudicare dei "casi" di questo genere. Non  giusto. Ma lo so io sola.
E anche io, disse Keane con fermezza. Ho compreso abbastanza bene quello che avete voluto dire.
Lady Horfield sembr spaventata; quasi si curv umilmente davanti a lui.
Forse non dovrei...
Voi siete padrona di fare come credete, ma ormai le cose sono arrivate a tal punto tra noi che  meglio parlarci francamente. Cos, forse, potrei fare qualcosa.
Voi siete il difensore... di quella povera donna. Perci io... altrimenti non avrei mai parlato.
Lady Horfield, ditemi tutto!
Queste parole furono pronunziate in tono di comando; imponevano obbedienza. Quella scosse la testa come se fosse presa dal tremito della paralisi; tutto il suo viso si contrasse e le borse rosse che aveva sotto gli occhi si fecero pi evidenti. Keane, sebbene ne avesse piet, era risoluto a essere spietato, a non lasciarla andare senza che avesse parlato.
Ditemi, dunque! Io sto lottando per la vita di questa povera donna. Se voi sapete qualcosa che possa influire sulla sua sorte, avete il sacrosanto dovere di dirmelo.
Non lo dite mai a nessuno, mormor lady Horfield curvandosi verso di lui, ma egli vuole condannare a morte. Quando non ci riesce, si sente infelice... come uno che non ha da mangiare, come uno che ha fame. E... e... si sfoga con me! Ma non  di questo che ho... Ho tanta pi paura, tanta di pi, quando torna a casa felice e soddisfatto perch... Voi lo sapete!
Quell'aspetto e quel contegno cos grotteschi non impedirono a Keane di provare un sentimento di vero orrore; forse, anzi, quell'aspetto e quel contegno ne furono un po' la cagione. Non ricordava pi dove si trovava, non vedeva pi i quadri attaccati alle pareti, era in uno stato di profondo isolamento mentale, in cui il pensiero di quanto aveva saputo da lady Horfield dominava tutti gli altri. Non dubitava affatto della verit di quanto essa gli aveva detto; qualcosa dentro di s gliene dava la certezza. Sentiva che quella donna, pur essendo cos fuor del comune, era sincera, profondamente sincera nel suo tragico ardore.
Non lo condannate! bisbigli lady Horfield mentre egli taceva.  una cosa che mi addolora tanto, proprio tanto, per lui!
Due lacrime solcarono le borse di pelle rugosa che aveva sotto gli occhi.
Non pu farne a meno.  fatto cos. Dev'esser questo... noi non dobbiamo... disse con voce sempre pi fievole. Come possiamo biasimarlo?... Tutta la mia religione si oppone...
La sua testa era agitata da un tremito.
Keane continuava a fissarla.
Un giudice affetto da sadismo! Ed egli doveva svolgere la sua azione di difensore, per la vita di una donna, per la vita della signora Paradine, davanti a quel giudice! Che mostruosa faccenda!... Un sadico per cui una condanna a morte era come la soddisfazione d'un bisogno fisico, avrebbe guidato la giuria nel decidere la sorte della signora Paradine!
Compiangetelo come lo compiango io!
No! rispose Keane con enfatica violenza. Io, penso alle vittime. Di quelle bisogna aver compassione!
L'indignazione che provava lo spingeva ad agire; aveva bisogno di agire, ma che poteva fare?
Voi cominciaste a parlarmi di questo, quando eravamo da lady Flaquer;, riprese egli, mi parve allora che voi riteneste che io potessi fare qualcosa in relazione a... cerc un'espressione che non fosse addirittura impossibile, a questa dolorosa anormalit di vostro marito. Che cosa credevate che io potessi fare?
Voi siete un grande avvocato. Tutti lo sanno e io ne sono convinta. Fatela assolvere. Non lasciate che mio marito debba avere sulla coscienza anche lei. Non voglio che ci sia ancora una vittima. Non posso sopportarlo. Se c'... fece un gesto disperato con le manine che parevano pinne, ... aiutatela a sfuggirgli! Tutti dicono che non c' nessuno abile come voi per ottenere delle assoluzioni! Ecco perch son venuta alla vostra chiamata: forse ho fatto male. Non dovevo farlo perch sono sua moglie e... egli  tutto per me. Ma sento che  mio dovere. Non posso farne a meno. Non  colpa sua: lo ripeto,  fatto cos. E... la sua voce si fece di nuovo debolissima, va peggiorando. Sempre di pi ne ha bisogno.
Solo per un istante, mentre lady Horfield pronunziava queste parole, Keane prov un po' d'incertezza e si domand se quella donna fosse pazza. Strana lo era sempre e anche eccentrica nell'aspetto, nel modo di fare e nel modo di vestire: ma non aveva mai pensato che potesse esser pazza. Ora, invece, per un istante se lo domand e, quasi, lo sper. Meglio qualunque cosa piuttosto che ci che lady Horfield gli aveva detto! Che gli avesse detto quello che ella credeva assolutamente vero, era indubitabile: ma forse vi era stata spinta da un cervello malato.
Non ci credete? domand lady Horfield con forza, strappandolo ai suoi pensieri.
Keane la guard fisso, concentr il suo pensiero su Horfield e cerc dentro se stesso, nell'intimo del suo cuore, la verit. Spesso aveva cercato di legger negli occhi di persone chiamate a testimoniare, di costringerle a dire la verit. Ma questa volta, sebbene tenesse gli occhi fissi su quelli di colei che sedeva al suo fianco, non cerc nulla in essa; cerc invece in se stesso.
Qualcosa in fondo all'animo suo, qualcosa che era in grado di sapere e che sapeva, gli diede la sicurezza che, sotto tutte quelle eccentricit, non si nascondeva la follia.
S, disse, ci credo.
E dopo qualche istante di silenzio aggiunse:
Far tutto quello che posso, proprio tutto quello che posso.
Per la salvezza dell'anima di mio marito! mormor lady Horfield.
Per la salvezza della signora Paradine! esclam l'altro seccamente.
Lady Horfield lo guard con tanta tristezza che egli ne fu commosso e, nonostante la sua avversione per quel marito, avversione che adesso, dopo quanto aveva saputo, si era cambiata in odio, le disse:
E anche per la salvezza dell'anima di vostro marito!
Grazie! sussurr quella.
Rimasero in silenzio, l'uno vicino all'altra per un momento. Poi lady Horfield fece un brusco movimento per riprendersi la pelliccia.
Me ne vado. Mio marito potrebbe tornare a casa e...
Permettete che vi aiuti, disse Keane prendendo la pelliccia.
Voi dovete fare in modo che egli non debba mai sospettare... dovete stare attento a...
Fidatevi di me!
E c' una cosa... io dovrei...
Comparve nel suo viso una strana e intensa espressione di seriet che Keane aveva gi notato due o tre volte.
Siate gentile con lui... quando vi  possibile.
Gentile?
S. Lui non ha simpatia per voi.
Keane si irrigid nel suo sentimento di ostilit verso lord Horfield:
Questo peggiora la cosa. Sarebbe contento di... Procurate di piacergli.
Ma...
Al Circolo, trattenetevi con lui, fategli buona compagnia... siate di buon umore, piacevole... fatene la conquista, insomma... se vi  possibile.
Io, sempre...
No, no! Qualche volta voi lo fate arrabbiare, lo so. Prima che cominci il processo, cercate di fare veramente amicizia con lui: fatelo per lei... In certo modo, egli  molto sensibile. Quando qualcuno ha antipatia per lui se ne accorge subito... non  come se foste una donna.
Keane sent una gran voglia di scoppiare in una risata a questa inaspettata conclusione, ma riusc a dominarsi.
Quando, invece,  una donna che gli dimostra antipatia, egli cerca ugualmente di sedurla col suo fascino... ma con gli uomini, no. Vostra moglie...
Che cosa? domand Keane in cui la voglia di ridere era immediatamente scomparsa. Mia moglie?
Con lei vorrebbe... intendo dire, che con lei fa sfoggio di tutta la sua seducente amabilit...
In quel momento dalla parte pi distante della galleria giunse il suono di una voce pesante con una lieve cantilena. Diceva:
Sarebbe stato mio desiderio che voi poteste vederli alla luce del giorno, ma a ogni modo son contento che abbiate trovato il tempo di venire.
Una voce chiara e argentina rispose:
Mi son davvero spaventato quando ho letto nel Times che la vostra esposizione si sarebbe chiusa domani. Questa  una veduta dei dintorni di Stoccolma?
S. Djursholm al principio dell'inverno.
Sir Marco, fatemi uscire... fatemi uscire...
Zitta!  impossibile!
Ma...
Venite a mettervi davanti a questo quadro. Ho preso io la vostra pelliccia. Parlate di pittura.
Ma se lui...
Queste sono betulle, cominci Keane alzando la sua voce potente e risonante.
Son sicura che avr dei sospetti. Sono...
Notate la differenza tra questi contadini nella luce serale e i contadini nell'Angelus di Millet. La diffusione della luce  trattata in un modo assolutamente diverso. Voi conoscete le opere di Israels, il famoso pittore olandese? Avete mai veduto quel suo quadro che rappresenta un cane che tira un carretto sul far della notte? Vicino al cane, si vede il padrone, un...
Voi, Keane!... esclam lord Horfield. Ma siete davvero molto buono! Avete voluto aiutare Sofia a farsi qualche idea in materia d'arte!... Io non ho mai avuto il coraggio di metter mano a una simile impresa: e trovate che  una buona allieva? Fate progressi, Sofia? Qui c' l'autore in persona che pu darvi anche pi ampie spiegazioni.
Come state, barone? Sono voluta venire ancora una volta alla vostra esposizione e ho trovato qui sir Marco. Mi stava spiegando, molto gentilmente... fece lady Horfield.
Ma quando vide gli occhi di suo marito che la fissavano tra le palpebre socchiuse, cominci a balbettare.
Ah, davvero? disse lord Horfield con voce melliflua. Dunque, Sofia, continuate; stiamo aspettando.
Non era proprio una lezione la mia, interruppe Keane salutando i due uomini con un sorriso. Ma forse stavo prendendo il tono del pedagogo e cominciavo ad annoiare lady Horfield.
No, no! grid quella. Era soltanto che...
Posso avere il piacere di farvi vedere io qualcuno dei miei quadri, lady Horfield? domand il cortese barone il quale aveva compreso che c'era qualcosa che non andava. Mi farebbe piacere mostrarvi una scena di pattinaggio che ho presa nel porto di Stoccolma.
E s'incammin con lei o, piuttosto, la condusse via, lasciando soli Horfield e Keane.
Gli occhi del giudice eran fissi sulla pelliccia di sua moglie che Keane si era messa sul braccio insieme col suo soprabito.
Date qua, la porter io! disse tendendo la mano.
Oh, no!
Col vostro soprabito,  un peso troppo grave.
No davvero! Vostra moglie stava per mettersela.
Forse ha trovato che faceva troppo caldo qui.
S.
Ha un'alta pressione sanguigna. Forse voi lo sapevate?
No, non lo sapevo.
Questa  una delle ragioni per le quali dice delle sciocchezze. No,  inutile che voi vi diate il disturbo di negarlo; lo sapete voi e lo sanno tutti quali sciocchezze le escon di bocca. Pu avere un insulto apoplettico da un giorno all'altro: ci devo badar molto.
Sebbene parlasse con la sua solita voce chiara, delicata e anche bella, e sebbene le sue maniere fossero come sempre correttissime, pure a Keane parve che Horfield fosse in preda a un forte sentimento di collera. Non avrebbe potuto precisare di che sentimento si trattasse, e anche dopo, ripensandoci, non riusc a definire la cosa: il modo con cui Horfield aveva guardato la pelliccia gli torn in mente: sotto quell'apparenza calma covava la pi vigile attenzione; Keane sapeva che Horfield era in collera ma non avrebbe potuto dire perch lo sapeva. Pi che quello che poteva osservare in Horfield, glielo diceva il proprio sentimento. C'era come una comunicazione brutta e bestiale tra gli animi di quei due uomini: si era stabilita tra loro una ripugnante intimit che n le parole, n i gesti, n i lineamenti esprimevano. Un legame nascosto e invisibile li avvinceva e impediva loro di separarsi.
Fu per Keane uno dei pi odiosi episodi della sua vita. Ipocritamente espresse la propria simpatia a Horfield, compassionandolo per il penoso dovere che gli incombeva di aver cura della salute di sua moglie. Quindi tutt'e due s'incamminarono per raggiungere il pittore e lady Horfield, che erano passati in un'altra sala.
Per qualche momento parlarono dei quadri, poi Horfeld disse:
A quanto pare, sono stato designato a giudicare il "caso Paradine".
Subito Keane ricord le preghiere che lady Horfield gli aveva rivolte con tanto calore: ma come poteva mostrare amicizia verso quell'uomo?
L'ho sentito dire.
Poi, dopo avere aspettato un momento, aggiunse, facendo uno sforzo per vincere la sua avversione:
Quando l'ho comunicato alla signora Paradine, questa se n' dimostrata lietissima: voi capite quanto sia vantaggioso comparire davanti a un giudice di grande valore.
Mentre parlava, si ascoltava, e gli parve che la sua voce sonasse sincera. Se cos era, aveva compiuto un capolavoro di finzione.
Spero che possiate vincere la causa;, disse Horfield. Nessuno sa meglio di me quanto prendiate a cuore la sorte de' vostri clienti.
Un altro miracolo di finzione?
"Buon Dio! Siamo proprio due anime abiette!" pens Keane in quel momento.
Raggiunsero lady Horfield e il pittore; e quasi subito Keane se ne and.
Nel prendergli la pelliccia di sua moglie, Horfield gli disse:
Vi son proprio obbligato, Keane, per esservi dato tanta pena per mia moglie.
Lady Horfield sembrava un cane spaventato, in attesa di essere battuto.
...
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...
CAPITOLO 22.
...
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...
Quando Keane, uscito dalla galleria di quadri, si mise a pensare a ci che l'attendeva nell'immediato avvenire, consider con terrore la serata da trascorrere a casa. Ormai si trovava in quella condizione di acuta irrequietezza nella quale riesce quasi impossibile mantenersi calmi e ragionevoli. Ora movimento e azione gli sembravano necessit imprescindibili. Non sapeva se sarebbe stato capace di trascorrere una serata a casa, solo con sua moglie.
Ma perch trascorrere una serata a casa? Non c'era ragione per non andar fuori. L'agenzia Lacon & Ollier per acquistare i biglietti, era l, a pochi passi; Keane, senza stare a pensarci sopra, vi si rec e prese due poltrone per un teatro dove si davano soltanto commedie, e, di solito, di carattere leggiero e allegro. Poi chiam un tass e si fece portare a casa. Avrebbe desiderato poter partire quella sera stessa per il suo viaggio, ma a ogni modo l'idea di recarsi a teatro gli rendeva pi sopportabile la prospettiva della serata. La commedia era conosciuta per una delle pi curiose e piene di comicit; forse lo avrebbe fatto ridere. Quanto a Gaia... ebbene c'era il caso che si divertisse anch'essa. In quel momento, senza rendersene conto, egli era ferocemente egoista e cercava di sfuggire a se stesso.
Appena arrivato a casa, and in cerca di Gaia e la trov nel salotto del piano superiore; leggeva o pareva leggesse il libro di Yogi.
Appena alz gli occhi, Keane, senza notare il suo curioso sguardo indagatore, le disse con voce cordiale:
Sentite, cara, vi dispiacerebbe far anticipare un po' il pranzo? Questa  l'ultima sera prima della mia partenza e ho pensato di prendere due poltrone al Cosmopolitan per trascorrerla allegramente insieme. Mi hanno detto che la commedia che vi si rappresenta  una delle pi allegre e umoristiche che si diano in questo momento a Londra; dovremmo esser l alle otto e mezzo.  possibile?
Si accrse che sua moglie esitava e aveva preso un'aria grave quasi desolata.
Lo dir a Baker. Certo non c' molto tempo, disse Gaia semplicemente.
Pranzeremo alla meglio: per una volta tanto, non me ne importa. Fate dire a Saunders che qualunque cosa andr bene. Vado un momento in camera: ho da scrivere due o tre appunti.
Ma appena entrato in camera, si sed alla scrivania e rimase l immobile.
"Horfield!" pensava. "Horfield! Che cosa posso fare a Horfield?"
Non vide pi Gaia fino al momento del pranzo. S'incontrarono al pianterreno e andarono subito nella sala da pranzo.
Durante il breve pasto, Keane si sforz di parlare e di prendere un'aria vivace ed energica con la quale sperava di nascondere la sua segreta preoccupazione. Siccome parlava molto e ci gli costava un grandissimo sforzo, non fu colpito in modo particolare dal contegno di Gaia n dalla sua silenziosit. Non pensando che a s, a ci che doveva fare, a ci che doveva cercar di nascondere, all'impressione che voleva produrre su lei, non l'ascoltava n l'osservava.
 ora di andare! disse a un tratto, guardando l'orologio e rallegrandosi intimamente per il fatto che il pranzo fosse gi terminato.
Tra pochi minuti lo spettacolo lo avrebbe tolto dall'imbarazzo.
Durante il tragitto per recarsi al teatro, si scambiarono poche parole. Il movimento, il chiasso delle strade gli sembravano una specie di protezione al riparo della quale poteva non parlare. Avevano appena occupato i loro posti quando si alz il sipario.
La commedia era davvero assai curiosa, piena di trovate ingegnose e recitata ammirevolmente, con brio, con vivacit. Keane, con sua sorpresa, la trov pi efficace di quanto sperasse per combattere il suo stato d'animo. Non pot dimenticare del tutto le sue preoccupazioni, ma riusc a divertirsi: e per un paio d'ore la vita gli sembr meno tragica. Al suo fianco, invece, Gaia sembrava non interessarsi alle spiritosaggini e alle trovate della commedia; sorrideva qualche volta e rideva anche, ma c'era in lei qualcosa di assente e di ambiguo. Di tanto in tanto, quando Keane pareva seguisse con grande attenzione lo spettacolo, gli dava un'occhiata inquisitrice, profonda, come se tutta l'anima sua fosse rapita nella contemplazione del marito. (Gli uomini temono di esser guardati cos da una donna, perfino dalla donna che amano.)
Subito dopo le undici, lo spettacolo ebbe termine e Keane fu ripreso subito e tutto da quella vita cui aveva tentato sfuggire. Sembr che gli piombasse addosso e lo sommergesse all'improvviso, con la forza di un'onda possente.
Durante il ritorno a casa, si costrinse a parlare con Gaia della commedia e degli attori. Tutt'e due amavano il teatro e, di solito, trovavano ampia materia di conversazione negli spettacoli ai quali avevano assistito. Per il passato, eran sorte tra loro molte deliziose discussioni sulle cose teatrali, sulla maniera di recitare; discussioni bonarie, intime, in cui ciascuno dei due manifestava liberamente, con gioia le proprie idee, che talvolta non concordavano, senza preoccupazioni, senza paura di offendersi, senza paura di malintesi. Questa volta Keane solo parlava e Gaia, forse, ascoltava. Ogni tanto mormorava anche lei qualcosa, senza quasi, a quanto pareva, partecipare alla conversazione con le proprie facolt mentali.
Keane prov un gran desiderio, quasi un bisogno fortissimo, d'esser solo. Spasimava per quei giorni e quelle notti che avrebbe trascorso nel nord dell'Inghilterra; l non sarebbe stato felice, ma almeno avrebbe provato quel senso di sicurezza o di semisicurezza che spesso d la solitudine. E ora avrebbe trascorso la notte chiuso nella sua stanza; l almeno avrebbe potuto mettersi a riflettere profondamente sul prossimo avvenire.
Giunto a casa, stava per augurare, con un'impazienza ben celata ma vivissima, la buona notte a sua moglie, quando questa con voce calma e sicura gli disse:
Marco, caro, volete venire un momento in camera mia? Vorrei chiedervi una cosa.
Mentre parlava gli prese, con sua grande sorpresa, una mano e la strinse a lungo, dolcemente. Per un istante Keane si sent commosso, ma quasi subito sopravvenne in lui un forte sentimento di reazione.
"Vuole qualcosa da me!" pensava mentre l'agitavano i sospetti e il desiderio di difendersi contro quel desiderio sconosciuto.
Venite, non  vero? domand ancora Gaia.
Naturalmente. Perch no? Ma non mi tratterrete a lungo, vero? Ho da sbrigare una o due faccende in modo da esser libero per questi pochi giorni in cui mi assento. Andate pure; vengo subito.
Liber con dolcezza la sua mano e Gaia sal la scala interna.
Quando disparve, Keane and nella sala da pranzo e si vers un bicchiere di cognac con acqua di selz. Quel colloquio con sua moglie gli faceva paura: dal contegno di Gaia, dalla pressione della sua mano, dall'espressione dei suoi occhi, aveva compreso che ella aveva deciso di parlargli di qualcosa d'importanza vitale per lei e forse anche per lui. La voce con la quale gli aveva detto: "Venite, non  vero?" era intensamente espressiva, ma rivelava anche dell'ostinazione. Intendeva che egli si recasse l in camera sua, assolutamente. Dato il proprio stato d'animo, Keane aveva paura di lei: aveva tanti gravi pensieri... Forse sua moglie gli avrebbe parlato della sua ossessione, del "caso Paradine". Lo sguardo commosso e insieme ostinato che le era brillato negli occhi preannunziava qualcosa di nuovo; certo, si era decisa a un'azione di grande importanza per lei e che forse le richiedeva un grande sforzo. Era certo che si trattasse di qualcosa di spiacevole per se stesso.
Forse Gaia voleva tentare di persuaderlo a rinunziare al suo viaggio nel Cumberland.
A questo pensiero s'irrigid in un sentimento di rivolta; sorse in lui una ferma, crudele decisione contro sua moglie.
"Metter subito le cose a posto!" si disse mentre poneva il piede sul primo gradino della scala.
Sal alla svelta non vedendo l'ora di farla finita con quel colloquio.
Trov Gaia che indossava ancora il vestito col quale era stata a teatro; lo aspettava in piedi davanti al caminetto.
Dunque, cara, che cosa c'? domand, entrando nella stanza, con un tono che voleva essere vivace e senza ostentazione.
Perch non chiudete la porta? osserv Gaia con molta gentilezza.
Oh... l'ho lasciata...!
Si volt. La porta della camera era spalancata: and a chiuderla a malincuore. Quando torn indietro, Gaia si era seduta vicino al fuoco. Si avvicin anche lui al caminetto, ma rimase in piedi.
Dunque? disse abbassando gli occhi su lei.
Adesso che ne era venuto il momento, Gaia trovava quasi impossibile dire ci che si era preparata a dire. Nel viso di suo marito c'era qualcosa di cos rigido, c'era tanta inflessibilit nel suo sguardo, che tutta la sua tenerezza ne fu sopraffatta. Mai come allora le era sembrata cos netta la barriera che li separava: ora aveva la sensazione penosa che essi fossero non solo estranei l'una all'altro, ma che fossero intimamente nemici. Ella sentiva, infatti, di essergli nemica perfino nel suo amore, perch il suo desiderio era sicuramente e decisamente opposto a quello di lui e contro di esso voleva lottare. E si rendeva conto cos bene di tutto ci, che il suo fermo proponimento di mettere alla prova i loro rapporti ne rimase paralizzato. Non sapeva pi come dirgli ci che si era giurata di dirgli.
Dunque, cara? Che cosa c'? Avevate qualcosa da chiedermi?
Ho pensato molto a questo vostro viaggio, lass nel nord dell'Inghilterra, d'inverno...
Ah! interruppe Keane con voce dura.
Mi pare proprio una cosa molto triste.
Triste? E perch? domand Keane sempre con durezza.
Ecco; vi mettete in viaggio cos, solo soletto...
Solo! Ma in questo non c' nulla... cominci Keane ridendo. Sapete pure che tante volte viaggio solo per i miei affari. Liverpool, Birmingham, Manchester, dov' che non sono stato? Dove non vado io? Il mio lavoro s'impadronisce di me e...
Io non voglio che il vostro lavoro sia... sia un mostro che ci separa!
Il mio lavoro, un mostro?... Che volete dire, cara? Non siamo sposati da dieci anni e non ho sempre lavorato? Tutti gli uomini dabbene lavorano. Vorreste che io fossi un pigraccio? Potreste tollerare un marito che non facesse nulla?
No, ma non potreste farmi partecipare al vostro lavoro un po' di pi di quello che fate adesso?
Pensavo che fossimo tutt'e due d'accordo sul fatto che, essendo la mia professione una di quelle che obbligano ad avere che fare con tutte le brutture della vita, fosse meglio che voi ne rimaneste completamente fuori. Voi non siete fatta per queste sozzure e mi pareva che ce ne rendessimo conto tutt'e due. Perch dovremmo...?
Ma Gaia l'interruppe.
Come potete sapere se io ero fatta o no per questo, Marco? Come posso saperlo io stessa? Forse fino a ora non ho fatto che scherzare con la vita: e forse voi non avete fatto che aiutarmi a questo. Lo so! Lo so! Tante volte mi avete detto che io vivo in un altro mondo; tante volte mi avete chiamata "evasiva", ed  in parte colpa mia! Cos doveva essere: spesso quello che ci capita ce lo procuriamo noi stessi. Voi mi avete considerato come un'eco; ma io non voglio essere un'eco. Voglio essere una voce; voglio che mi sentiate come una voce. Perch proprio io devo vivere tagliata fuori da tutto ci che  reale? Perch dovrei vivere fuori della vostra vita? Qual differenza c', tra me e le altre donne, che induce voi e la gente a pensare che io debba vivere una vita speciale lontana dal centro, dall'intimo delle cose? Perfino Giuditta Flaquer...
Ah, esclam Keane, sapevo bene che Giuditta Flaquer c'entrava per qualcosa! Ne ero sicuro! Che cosa vi ha detto? Che cosa vi ha messo in mente che vi ha cos sconvolta?
Ma, Marco...
Perch non ci lasciano stare? Perch quelli che pretendono di essere nostri amici s'impiccian dei fatti nostri, turban la nostra pace e...?
Ma Giuditta non ha...
E allora perch l'avete nominata?
Volevo soltanto dire che Giuditta, come voi, mi chiama "evasiva" e, come voi, pensa che io dovrei esser tenuta lontano da tutto ci che non  calmo, comodo, delizioso e facile... facile! Fuori della lotta per la vita, insomma! Ma nessuno di noi ci riesce; ognuno deve partecipare alla lotta per la vita. Forse non me ne sono accorta fino a ora, ma me ne accorgo adesso. E voglio che voi lo sappiate, Marco e... e che mi aiutiate.
Come?
Facendomi partecipare con voi a ogni vostra lotta.
Ma non capisco. Sto forse lottando, io? Che vuol dire tutto questo? Son proprio all'oscuro di tutto: quale cambiamento volete che io apporti alla nostra vita?
Se voi aveste sposato Giuditta...
Sposato Giuditta? Dio me ne guardi! esclam Keane.
Eppure sarebbe stata una moglie proprio adatta per voi: molto adatta. Non l'avreste consultata, non le avreste domandato consiglio quando vi foste trovato in un caso difficile?
Come pu un uomo desiderare di sposare un procuratore? disse Keane sforzandosi a ridere. Ma davvero, Gaia, siete fuori strada! Sposare Giuditta Flaquer e sposare un procuratore per me sarebbe stata la stessa cosa!
Gi, ma intanto lei avrebbe potuto esservi di aiuto mentre io non v'aiuto mai. Voi non me lo lasciate fare. Cosa sono io, dopo tutto, in questa casa? Una specie di balocco... s, un gingillo accarezzato e vezzeggiato... come Sausage!
Voi e Sausage! Che razza di paragone! Ma dov' andata a finire la vostra vena umoristica, stasera? Io vengo da voi non per consultarvi circa i miei affari, ma per trovare riposo nella vostra dolce compagnia. Vengo da voi per fuggir via dalle miserie della vita e voi vorreste che io ve le portassi con me, per infettarvene, per infangarvene? Non lo far mai.
Ne siete sicuro, Marco? domand Gaia guardandolo con tanta intensit che egli ne fu turbato e prov un acuto senso di disagio. Credete d'avere il potere di tener lontane da me le miserie della vita?... Credete di poterlo fare ancora?
Perch no? rispose Keane, ma con voce che mancava di risolutezza. Non ho forse fatto del mio meglio da quando ci siamo sposati?
Dieci anni di felicit sono lunghi. Pochi, probabilmente, ne hanno avuti tanti. Io devo esservene grata e lo sono. Ma si pu far l'abitudine alla felicit e io credo di averla fatta. E quando si ha l'abitudine a una cosa ci si attende che duri, forse perch si sente che non se ne pu fare pi a meno. E allora, quando qualcosa ci disturba in questo nostro stato d'animo, si ha paura, tanta paura.
Di che cosa dovete aver paura? domand Keane cercando di non parlare con rudezza e quasi smanioso di porre termine a una conversazione che egli non conduceva pi a modo suo, se pure l'aveva mai condotta.
Gaia aspett un momento, poi sembr irrigidirsi nella sua risoluzione e, con una strana voce metallica, disse:
Del "caso Paradine".
Sebbene Keane, mentre era solo, dopo che Gaia era salita al piano di sopra per attenderlo, per un momento avesse sospettato che sua moglie gli avrebbe parlato di quell'ossessionante "caso" che produceva una cos forte alterazione nella loro vita, pure rimase sorpreso e mostr la sua sorpresa. Fece perfino un movimento, cedendo al proprio impulso, come per uscire dalla stanza, ma poi riusc a frenarsi e, voltosi verso Gaia, le disse con calma:
Che cosa ha di speciale questo "caso", questo "caso Paradine" come lo chiamate voi e come lo chiamano tutti? Avete qualcosa contro di esso?
La domanda era strana, ma la fece di proposito, quasi per sfida, ricordando il proprio sospetto che il tentativo di sir Simone per fargli rinunziare al suo incarico fosse stato provocato da qualche consiglio femminile.
Mi sembra, riprese prima che Gaia potesse parlare, che questo "caso" abbia suscitato una grande curiosit, una curiosit cattiva e, sto per dire, male intenzionata. Io non credo assolutamente, Gaia, che voi proviate questo sentimento: vi conosco troppo bene. Ma non mi sentirei di rispondere per altre donne, alcune delle quali conosco anche assai bene. Ma spero che non vi lascerete attaccare la loro follia o peggio che follia. Ho ragione di credere, esit, poi continu risolutamente:, posso anzi dire d'esser certo che, non so per quale ragione, qualcuno ha sentito il desiderio che io rinunziassi al mio incarico di difensore. Un simile desiderio, da chiunque possa essere nutrito, non sar soddisfatto: io far il mio dovere sino in fondo e vincer. Ho fede nella mia abilit per strappare un verdetto favorevole alla mia cliente. Mi dite che questo "caso" vi fa paura. Che cosa volete dire con questo? Avete paura che io perda la causa, e cos la mia riputazione ne risulti diminuita? Oppure qualcuno, una donna naturalmente, perch non pu essere che una donna, vi ha messo in testa qualche sciocchezza? So tutte le chiacchiere che circolano per Londra su quest'affare: la signora Giorgia Blason e tante altre hanno fatto del loro meglio in proposito. Ma mi riuscirebbe difficile credere che vogliate rilevare questi pettegolezzi di fannulloni.
Vi prego di non credere una cosa simile! esclam Gaia non senza una punta d'orgoglio.
E allora, di che cosa avete paura?
A questa domanda segu un lungo silenzio. Per quanto gli fosse intollerabile, Keane non si sentiva di romperlo. Per qualche motivo a lui sconosciuto, quel silenzio cos fuor del comune era necessario a Gaia ed egli doveva acconsentirvi. Stette immobile nella sedia, con lo sguardo basso, senza cessare, per, di osservare sua moglie e credendo che ella non si accorgesse del suo stupore e forse nemmeno della lunghezza dell'interruzione che la loro conversazione subiva per volont sua. I pensieri e qualche lotta interiore, probabilmente, avevano ucciso in lei la coscienza di s e le impedivano di rendersi conto che suo marito era l che aspettava. Durante quel periodo di silenzio, egli sent che tutte le facolt mentali di Gaia eran concentrate sulla domanda che le aveva fatto e che ella avrebbe risposto quando avrebbe potuto. Alla fine, quando ormai quel silenzio l'opprimeva e lo faceva star male, Gaia rispose semplicemente a bassa voce e senza alzare gli occhi:
Ho paura di tutto.
Ma... ma questo  impossibile!
Non vi  mai accaduto, disse Gaia alzando gli occhi, di provare un senso di paura che sembra estendersi a tutto, che avviluppa voi e tutta la vostra vita?
No, rispose Keane.
Ma intanto gli venne fatto di pensare a Horfield e allora gli parve di comprendere ci che voleva dire sua moglie.
V'invidio.
Silenzio di nuovo. La loro conversazione si era fatta frammentaria. Keane sentiva che quel colloquio stava diventando insopportabile. Se la conversazione non riprendeva e continuava, doveva andarsene; non poteva rimaner l ad aspettare e a sopportare quei periodi di silenzio.
Ebbene, cara, disse alla fine poich Gaia non parlava, credo che sarebbe meglio...
Aspettate un momento, Marco.
Si alz rapidamente e si avvicin al marito.
Non vi ho detto quello che desideravo dirvi.
No? E che cosa volete dirmi?... domand Keane irrigidendosi di nuovo e tenendosi pronto a rifiutare.
Non potete condurmi con voi, domani sera? chiese Gaia.
Keane non s'era aspettato quella domanda: aveva pensato che forse sua moglie avrebbe tentato di dissuaderlo da quel viaggio, ma non che gli avrebbe chiesto di accompagnarlo.
Non vi disturber. Se avrete degli affari, io me ne star in disparte. Star con voi solo quando vorrete... Volete condurmi?
Gaia parlava con semplicit, senza aver l'aria di esercitare una pressione; per, lo sguardo negli occhi fissi su lui era tutt'altro che semplice. Era uno sguardo che chiedeva con la pi grande intensit.
Staremo insieme, tranquillamente, riprese, soltanto quando voi sarete libero.
Ma vado per tre o quattro giorni!
Lo so.
E l'albergo... dev'essere, ne sono certo, addirittura primitivo. Un albergo di campagna, lass nel Nord. Niente di pi. E d'inverno!... No, cara, no, non  possibile! Per me va tutto bene; nei miei viaggi per affari professionali mi  capitato di alloggiare in luoghi d'ogni genere. Che me ne importa? Ma, voi, Gaia, no; non  cosa che possa andare: starei sempre in pensiero sapendovi priva dei vostri comodi: non starei tranquillo e io invece devo esser libero da... da ogni preoccupazione domestica e dedicare tutti i miei pensieri a...
Stava per dire: al "caso Paradine", ma si trattenne ricordando le osservazioni che pochi minuti prima sua moglie aveva fatte cos appassionatamente.
Vado lass per lavorare, disse, soltanto per lavorare. Aver qualcuno con me m'imbarazzerebbe. Lo comprendete?
S, lo comprendo.
E poi far un freddo terribile su quella costa!
S, lo so che far freddo.
E qui c' caldo e si sta cos bene! Proprio il nido che ci vuole per voi! disse Keane dando un'occhiata alla stanza arredata con molto lusso.
Va bene: rimarr, disse Gaia.
Suo marito le augur la buona notte.
Le labbra che baci gli parvero strane, piene di vita, non com'eran di solito le labbra di Gaia. Il loro contatto lo fece tremare: nessun bacio gli era mai sembrato cos pieno di significato.
Ma quale significato?
Quando lasci la camera si sentiva colpevole e addolorato; ma anche fermamente deciso.
Nessuno, nemmeno Gaia, doveva intromettersi nella sua vita: la sua vita gli apparteneva, era tutta sua. Nessuno, nemmeno Gaia, doveva posar la mano su quella. Rivide con la mente coloro che, se l'avessero potuto, avrebbero tentato di attraversargli il cammino: sir Simone Flaquer, Giuditta Flaquer... Gaia. Nello sfondo, c'era un'altra persona dallo sguardo ironico che sorrideva ed aspettava... lord Horfield.
Oh, com'era feroce in quel momento l'odio che l'avvocato difensore provava per il giudice!
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CAPITOLO 23.
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L'espresso Euston-Carnforth rumoreggiava nella notte invernale. Keane disteso sul lettuccio del vagone-letto, con una lampadina elettrica dietro al cuscino fumava e leggeva un dramma di Strindberg: Il padre. Quando depose il libro e spense la luce, dopo aver buttato via il sigaro, era tardi. Rimase immobile nell'oscurit.
Si era accomiatato da Gaia con poche parole, gentili, ma senza emozione. Sua moglie era venuta fin sulla porta di casa per vederlo salire nel tass. Nevicava; il marciapiede era nero e lucido: non bianco, perch i fiocchi di neve si scioglievano nel toccare il suolo. Mentre l'automobile s'incamminava per il largo viale di Portland Place, Keane guardando dal finestrino, vide l'esile e piuttosto alta figura di Gaia ferma nel rettangolo luminoso della porta; Sausage le stava vicino. Non aveva alzato la mano in gesto di saluto; era rimasta l, immobile a guardarlo.
Com'era cambiata la loro vita! Certo non era colpa di Gaia, e nemmeno pens che fosse colpa sua. La colpa, se pur c'era colpa, era nelle cose. Essi erano (cos egli amava pensare) tra gli artigli dell'inevitabile. In cuor suo, Gaia poteva forse biasimarlo, ma... perch non sapeva. Ci son delle cose, in un uomo, che nessuna donna pu sapere. Egli era sicuro che ci che in quel momento occupava l'animo suo, non solo non poteva esser conosciuto, ma neppure indovinato.
Che egli lo volesse o no, quello doveva essere il suo segreto. Il treno continu rumoreggiando il suo cammino verso il Nord ed egli rimase l disteso nell'oscurit col suo segreto.
E sent che per un brevissimo periodo di tempo avrebbe goduto di una desolata libert: ne aveva bisogno, ma pure quella desolazione gli pesava... Aveva detto a Gaia che andava nel Cumberland per lavorare: ma era uno strano lavoro quello che andava a compiere. Se avesse tentato di spiegar di che cosa si trattava, chi l'avrebbe compreso?
Voleva visitare il luogo ove quella donna aveva vissuto con lui: forse avrebbe veduto anche l'uomo che, forse non apertamente, avrebbe attaccato, perch quell'uomo dicevano abitasse ancora lass, nel villaggio di Hindley. Aveva davanti alcuni giorni in cui avrebbe avuto pi da pensare che da agire, in cui avrebbe dovuto prepararsi alla prova ormai prossima, in cui, finalmente, avrebbe dovuto meditare su quella sinistra realt che era rappresentata da Horfield! E Gaia che voleva parteciparvi! Per, com'era stato patetico quel suo tentativo di commuoverlo! Il fatto che il suo cuore non si era piegato, che egli non si era commosso, scopr a Keane un nuovo lato del carattere umano. Pareva incredibile che un uomo cos innamorato come egli era ed era stato, fosse capace di tanta durezza, potesse albergare tanta possibilit di crudelt.
"Che cosa siamo dunque, noi?" pens con infinita tristezza. "Che cos' il migliore di noi?"
E allora gli sembr che il cuore fosse talvolta uno spietato carnefice: ma chi pu opporsi al suo dominio?
Gaia, nel vano illuminato della porta, che frugava nella notte nevosa per vedere un'ultima volta lui, l'uomo che le aveva opposto un rifiuto! Perch Gaia non lo odiava?
Un lungo grido, acuto, insistente come un grido di disperazione, solc la notte. Keane si tur gli orecchi. Sembrava il grido di... una condannata.
Ma ci sono varie specie di condanne.
Pens che non si sarebbe potuto addormentare; invece un minuto dopo dormiva.
Quando si svegli, Carnforth Junction non era lontana: guardando attraverso i vetri appannati dal nevischio, vide confusamente un muro, dell'erba bagnata, delle chiazze di neve qua e l, poi un altro muro, un vitello che fuggiva, qualche tratto di terreno nudo e gelato che rivelava la vicinanza dell'oceano. Verso oriente, uno sprazzo di luce gialla, pallidissima, stretto tra le nuvole accavallate. Il colore di quella luce gli richiam alla mente i capelli di una donna.
A Carnforth, dov scendere dal treno. C'eran quaranta minuti da aspettare; entr nel ristorante della stazione e ordin del caff, un panino e due uova sode. Dopo una notte di neve e di pioggia, il cielo si andava rischiarando. Il rude dialetto del Cumberland gli colp gli orecchi. L essa era vissuta dopo il suo matrimonio con Paradine.
Era un paese nuovo per lui, sebbene spesso fosse stato in Scozia per prender parte a partite di caccia. Chiss quante volte essa aveva cambiato treno a Carnforth insieme col marito cieco!
Mangi con appetito la colazione e usc fuori nella pungente aria mattutina in preda a uno strano sentimento di aspettazione. Un treno rosso scuro stava aspettando ed egli entr in uno scompartimento vuoto, di prima classe.
Quando il treno giunse a Grange over Sands, il sole ormai mostrava il suo viso e illuminava debolmente la spiaggia e le sabbie mobili che il decrescere della marea lasciava scoperte. Sopra, un'enorme quantit di uccelli di mare solcavano l'aria in ampi giri e inalzavano al cielo invernale il loro acuto stridio. Pi lontano, c'era la spuma agitata del mare. Guardando dal finestrino Keane ebbe la sensazione della sua distanza da Londra: cosa sarebbe avvenuto se egli fosse stato un uomo deciso a cambiar vita per sempre, a gettar via il passato come un vestito non adatto alla persona e troppo logoro?
Cominciar daccapo! Tutto  cos transitorio, tutto  cos soggetto a mutamenti nella vita d'un uomo! Eppure l'uomo vi si adagia con una stolta sensazione di stabilit, quasi avesse la sicurezza di poter permanere in una determinata condizione. Cos aveva fatto lui, l'uomo Keane, nella sua vita con Gaia: e non aveva avuto alcun presentimento. Quando sir Simone gli aveva parlato nell'Haymarket Theatre, nessun segreto istinto gli aveva detto:
"Sei sul punto di cambiar vita."
Apr una valigetta di cuoio che aveva posto sul sedile davanti al proprio, prese alcuni documenti e si mise a studiarli: ma spesso guardava fuori del finestrino. Vide molti muretti di pietra, molti prati, poi delle dune sabbiose che nascondevano il mare, l'estuario di un fiume invaso dalla marea, un'insenatura, e finalmente le case di un villaggio sparpagliate sull'orlo di questa. Subito dopo, il treno si ferm ed egli ud gridare con forte accento settentrionale:
Arkley! Arkley!
Abbass il vetro e mise la testa fuori del finestrino. Questa, egli lo sapeva, era la stazione dove scendeva la signora Paradine quando, venendo da Londra, voleva recarsi a Hindley Hall che distava di l solo poche miglia, verso l'interno del paese. Il vento di mare gli fischi agli orecchi. Un facchino dagli occhi azzurri lo guard.
Scendete, signore? domand con voce rude.
No, vado a Sedale.
La prossima stazione, signore. Questa  la stazione per il villaggio di Hindley.
Hindley Hall  da affittare, non  vero?
S, signore. Il povero colonnello  morto. La moglie l'hanno messa dentro, la vedova dovrei dire, accusata di assassinio. L'ho veduta tante volte, e pareva una signora tanto gentile!
Il treno si mosse; dopo circa dieci minuti, rallent e si ferm alla stazione di Sedale.
La stazione piccola e pulita era situata vicino alla spiaggia. Soltanto una stradicciuola oltre una cancellata e una breve striscia d'erba selvaggia la dividevano da un capannone; una larga distesa di sabbie gialle a destra e a sinistra del fabbricato si perdeva lontano fin dove giungeva la vista. Oltre una linea di spuma si scorgeva in distanza il mare agitato. La stazione era tutta piena della sua voce e del rumore del vento che batteva quella spiaggia solitaria. Soltanto Keane discese dal treno, che, appena scaricati i bagagli di quell'unico viaggiatore, riprese il suo viaggio con crescente velocit verso Saint Bee e Whitehaven. Appena scomparso il treno, Keane si trov difaccia l'Htel Sedale, una costruzione bianca a un piano con un'altra costruzione aggiunta a due piani, in mattoni rossi, a un'estremit, che non andava affatto d'accordo col resto.
Sul davanti dell'albergo, c'era una striscia erbosa che terminava alla cancellata della stazione: a destra, c'era una piccola aiuola verde, circondata da terreno ciottoloso. La stazione dava accesso sia all'entrata sulla facciata dell'albergo sia a quella sul lato destro. Una strada dall'albergo conduceva nella campagna retrostante.
Dove andate, signore? domand un facchino dal viso rosso e rugoso. All'albergo o volete una camera ammobiliata?
All'albergo, per favore.
Benissimo, signore.
E il facchino mise il baule di Keane, marcato con due grandi M. K. su una carriola e spinse questa fuori della tettoia.
Non c' molta gente, qui, non  vero? domand Keane mentre, in una raffica di vento, si dirigevano verso la porta dell'albergo.
Nessuno, signore. La gente ci vien piuttosto d'estate, rispose il facchino con la sua pronunzia settentrionale.
Keane non aveva fissato l'alloggio per s non ritenendolo necessario, e anche per non attirare sul suo nome l'attenzione della gente. Certo, a Hindley poteva darsi che s'imbattesse in qualcuno che lo aveva gi incontrato al Tribunale di Polizia di Bow Street. Pazienza! Ma non voleva far sapere in anticipo che egli andava lass nel Nord, e quando chiese due stanze alla padrona dell'albergo, una vedova di mezza et, vestita di nero, con una gran cuffia bianca sui capelli grigi, si limit a dare semplicemente il suo nome e scrisse sul libro dei viaggiatori soltanto: M. Keane, Londra.
La padrona gli fece vedere una camera, al primo piano, che guardava verso la stazione e un salottino al pianterreno in fondo a un corridoio proprio sotto alla camera. Vicino al salottino, c'era una porta con un semplice chiavistello d'ottone che metteva sulla striscia erbosa tra l'albergo e la stazione.
Quanto tempo vi tratterrete, signore? domand la padrona quando Keane le disse in tono bonario che era soddisfatto delle due stanze.
Pareva un po' spaventata, cos pens Keane, del suo aspetto, forse della sua alta statura e dei suoi occhi grandi ed espressivi.
Tre o quattro giorni, rispose. Voglio andare a dare un'occhiata a Hindley Hall. So che  da affittare.
S, signore, o da vendere, disse la donna con aria grave.
Poi scotendo la testa continu:
 proprio una brutta faccenda! Il povero colonnello, morto, e la vedova a Londra, arrestata per omicidio. Certo voi che venite da Londra ne avrete sentito parlare...
S. Ne ho letto qualcosa nei giornali.
Dicono che il colonnello avesse fatto un altro testamento proprio prima di morire, ma non  mai stato trovato.
Davvero?
Oh, ma qui si sentono tante chiacchiere, e non c' da maravigliarsene perch tutti li conoscevano!
Anche voi, allora, li conoscevate?
Non ero in relazione coi Paradine, ma li conoscevo di vista. Lei poi l'ho veduta tante volte.
S?
S, signore. Qualche volta veniva fin qui in automobile; scendeva e andava a passeggiare sola, sulla sabbia. Ah, era un tipo curioso, sapete? Aveva l'aria forestiera. Ma nessuno l'avrebbe mai creduta capace di ammazzare quel pover uomo.
Forse non  stata lei.
Ma! Questo resta da vedersi... Il pranzo  all'una, signore, e la cena alle sette. Spero che vi troverete bene qui.
 possibile avere un mezzo qualsiasi per andare a Hindley Hall oggi, nel pomeriggio?
-S, signore. A che ora?
Ecco... diciamo alle tre.
Sta bene per le tre, signore.
Alle tre una specie di carrettella a un cavallo, con un ragazzetto del paese appollaiato sul piccolo sedile anteriore, quasi sulla groppa del cavallo, si ferm davanti all'albergo. Keane mont sopra, si accomod alla meglio, e, col vento che l'investiva in pieno, inizi il viaggio verso Hindley Hall. Col ragazzetto aveva scambiato poche parole
Fatemi il favore di portarmi a Hindley Hall.
S, signore, aveva risposto quello, mentre con un fischio faceva incamminare il cavallo. Su, allora!...
Fuori del cancello voltarono a destra, percorsero una strada sabbiosa che attraversava la ferrovia per mezzo di un sottopassaggio e oltrepassarono una fila di casette disposte parallele alla spiaggia di fronte al prato. La marea stava salendo e andava ricoprendo la zona sabbiosa: la voce del mare, portata da un forte vento d'occidente, si era fatta pi forte. Qui aveva passeggiato, sola, la signora Paradine, nei giorni antecedenti alla catastrofe!... Keane guardava intorno; nella zona sabbiosa non c'era nessuno; scrse confusamente dei bambini che giocavano sul terreno cosparso di ciottoli. Serr gli occhi fin quasi a chiuder le palpebre: la zona sabbiosa divent una macchia confusa e la spuma agitata del mare qualcosa di bianco che abbagliava un poco la vista. Una figura di donna si moveva in quella visione, sola, terribilmente sola; desiderava, forse, aveva bisogno di esser sola, per meditare, per ponderare, per osare. Aveva un proponimento, forse?
Keane scosse le spalle; quella donna era innocente; lo avrebbe provato. Lo doveva non solo per la salvezza di quella donna, ma per la propria.
La carrettella volt a sinistra: salirono su una collinetta e oltrepassarono molte case con camere da affittare. Sul ciglio della collina difaccia a quelle case c'era una vecchia osteria; Salmone e Lontra stava scritto sulla porta; la facciata intonacata alla buona aveva un colore bianco sporco. Sulla porta, come insegna, c'era una polena di un qualche vecchio bastimento, distrutto certo da molto tempo; una figura di donna dai lineamenti mezzo logorati dalle intemperie, con delle grandi trecce di capelli scuri e dagli occhi spiritati che pareva guardassero tutti i mari del mondo. Nel guardarla, Keane sent riaccendersi tutte le sue tendenze romantiche, quelle tendenze romantiche che la vita pu ancora alimentare in coloro che sanno sentire con forza e che possono ancora essere agitati dalla marea delle passioni. E si sent terribilmente giovane, nonostante la sua et; si sent come un ragazzo fiero e selvaggio. L'uomo di mondo col suo carico di nozioni sulle brutture della vita non esisteva pi; egli era affatto libero in quella regione ove tutto pu accadere, ove sicuramente deve accadere qualcosa di tremendo, qualcosa che accelera il battito del polso e spinge pi violento il sangue nelle vene, che spesso vince la volont.
S'inoltrarono nella campagna perdendo di vista il mare, ma continuando a udirne il muggito di l dalle dune sabbiose; arrivarono ad Arkley e l'oltrepassarono; procedendo verso l'interno, il rumore del mare andava attenuandosi; erano ormai nella solitaria e quieta campagna settentrionale, cos poco in accordo con le condizioni di spirito di Keane, coi suoi muricciuoli di pietra, coi suoi argini erbosi, con le sue rozze case coloniche e il suo aspetto invernale. Lontano lontano sorgevano le cime tondeggianti, squallide e desolate dei monti del Cumberland.
Il villaggio di Hindley era ormai vicino. Keane guardava tutto con la massima attenzione; osserv ogni particolare del paesaggio con occhi ardenti. Giunsero sul ciglio di una collina dal pendio scosceso: la strada, fiancheggiata da argini pieni di cespugli e di felci, aveva uno strano color rossastro che si vedeva anche nelle chiazze d'acqua stagnante qua e l tutt'intorno.
Hindley  laggi in fondo, disse il ragazzetto appollaiato in serpa, volgendo verso Keane il viso lentigginoso, sormontato da un ciuffo di capelli rossicci. Dove volete fermarvi?
Vorrei andare direttamente alla Hall, alla casa dei Paradine.
S?  sulla collina dall'altra parte del villaggio.
Portatemi lass, per favore.
Sicuro che vi ci porter.
La discesa era assai ripida. Il cavallo s'avvi allegramente; il collare gli ballava sul collo e le stanghe lo spingevano verso la testa. Guardando in gi, tra i due argini che fiancheggiavano la strada, Keane vide subito del fumo levarsi tra gli alberi senza foglie, poi delle case in un profondo avvallamento, poi delle praterie, poi un fiume gialliccio, gonfio dalle piogge invernali, tutto vortici e increspature, che si dirigeva verso il mare. Pi lontano, un'altra collina scoscesa coronata di boschi.
Ecco il villaggio di Hindley, ed ecco il fiume Hindley, disse il ragazzetto accennando con la frusta. E lass, tra quegli alberi c' la Hall ove abitava il povero colonnello. Tutto il villaggio apparteneva a lui, con la pesca e tutto, per miglia e miglia. Ma lui  morto a Londra. L'ho visto tante volte che passeggiava, cieco com'era, con Guglielmo Marsh. Era un gran camminatore, il colonnello: e fino all'ultimo, fino a quando lo prese la malattia. Tra un minuto saremo all'albergo.  a sinistra. Si chiama, dal nome della famiglia, Lo stemma dei Paradine.
E accenn di nuovo con la frusta.
Eccolo l! Lo vedete? Vedete quei camini?
S.
Quello  l'albergo.
Dopo che avr visitato la Hall, andr l a bere qualcosa; voglio dare anche un'occhiata al villaggio. Voi, intanto, potrete far riposare un po' il cavallo.
S: troverete un buon bicchier di birra allo Stemma dei Paradine.
Ormai erano all'ingresso del villaggio e il ragazzetto schiocc la frusta e spinse il cavallo a un'andatura pi vivace per far bella figura davanti alle poche persone che si vedevano. Parecchi pescatori, chiusi nei loro impermeabili, in piedi lungo le sponde erbose e umide, erano intenti a pescare nel fiume gonfio. Tra gli alberi c'eran fiocchi di nebbia bassa, tutto era umido, si sentiva che l'acqua penetrava dappertutto. Ma le case di pietra erano ben costruite e avevano un'aria gaia e comoda. Molte erano evidentemente delle case "modello", costruite secondo un piano prestabilito, con cura, negli ultimi venti anni o press'a poco. L'albergo, pulito e alla buona, con le mura senza intonaco, il portico ornato di vasi di felci che pendevano dalla vlta e i camini ampi dai quali saliva al cielo un fumo grigio azzurro, aveva un aspetto invitante.
Attraversato in pochi minuti il villaggio, la carrettella si trov difaccia l'erta che metteva in cima alla collina.
Adesso c' la salita! disse il ragazzetto che ormai si sentiva pieno d'amicizia per il suo cliente. Su, allegro! grid poi al cavallo.
E cominciarono a salire.
Ci vuol molto per arrivare alla Hall?... domand Keane.
Molto?... Di qui, ci vorranno una diecina di minuti.  in cima alla salita.
Keane, piegandosi da una parte e dall'altra, osservava attentamente ogni particolare del paesaggio, si studiava di collocarvi la signora Paradine, cercava d'immaginarsi la vita di quella donna insieme con quel cieco.
A chi appartiene adesso questo possedimento?
Non saprei dirvelo: c' un erede, ma non  ancora venuto. E non pare che venga, dicono, perch la Hall si affitta. Pensate di prenderla voi, signore?
Ecco, per ora, vorrei dare un'occhiata.
Siamo al cancello. E una gran bella casa davvero, per quanto non possa stare a confronto col Mooncaster.
E dov' codesto Mooncaster?
Il castello di Mooncaster, sopra a Mooncaster, dove abitava di solito lord Mooncaster!
Ah, gi! disse Keane per far attenuare un po' lo stupore del ragazzetto.
Il cavallo s'era messo a trottare per un viale ben tenuto tra le piantagioni; Keane vide delle belle quercie, degli olmi e dei frassini in mezzo ai prati umidi.
Guardate i conigli, signore! disse il ragazzetto. Bisogna sorvegliarli. Marsh li teneva a dovere quando il povero colonnello era vivo!
E chi era Marsh? domand Keane per farlo parlare.
Il domestico personale del colonnello, signore. Ecco la casa.
Il viale si era allargato formando un ampio spazio circondato da un prato erboso con aiuole, cespugli di rose e altre belle piante da giardino che ora, in quel rigido inverno settentrionale, eran prive di fiori. Difaccia, c'era la casa, la Hall, un lungo edificio a due piani, costruito in cotto, ormai logoro dalle intemperie, a cui il tempo e l'opera degli elementi avevan fatto assumere una bella tinta armoniosa; la facciata, semplice, poggiava su un porticato a colonne. Sul tetto in pendio si vedevano molti camini, alcuni dei quali rivestiti di edera. A destra di chi guardava la facciata e ad angolo retto con questa, c'era un muro di mattoni e al centro del quale si apriva una porta di grandi dimensioni. Oltre quel muro, a poca distanza, c'era una fila di annessi, che Keane stim fossero le scuderie, un'autorimessa e forse gli alloggi del personale di servizio. Il muro doveva racchiudere un vasto cortile. Disceso dalla vettura, Keane not che tutte le finestre della facciata avevan le imposte chiuse. Nel giardino ben tenuto, in quel momento non c'era nessuno.
Forse qualcuno abita questa casa, disse Keane.
Probabilmente s, ci sar qualcuno, rispose il ragazzetto. L c' il campanello.
Keane entr sotto il vasto porticato ov'erano due grandi panche di quercia, una per parte, trov il campanello, premette il bottone e aspett. Poich nessuno veniva ad aprire, si volt a osservare quel silenzioso dominio che gli alberi proteggevano dal mondo esterno. C'era un silenzio profondo. Qual'era stata la vita della signora Paradine in quel luogo, col marito cieco?
Si volt a sonar di nuovo il campanello, tenendo il dito sul bottone pi a lungo della prima volta.
Quasi subito ud dei passi, il rumore di una catena che veniva tolta, lo stridere di una chiave nella serratura. La chiave, cos gli parve, fu girata due volte, poi la porta fu aperta lentamente e comparve sulla soglia un uomo in maniche di camicia, coi capelli neri arruffati e gli occhi azzurri dallo sguardo duro.
Era Guglielmo Marsh.
Toh! Marsh! grid il ragazzetto dall'alto del suo seggiolino. Chi mai avrebbe pensato di trovarvi qui! Ecco un signore che  venuto da Londra per vedere la Hall!
Keane, sebbene fosse rimasto sorpreso alla vista inaspettata di colui che da varie settimane era oggetto de' suoi pensieri e che aveva cos larga parte nel suo grande piano per salvare la signora Paradine, prese subito la risoluzione di non mostrare di averlo riconosciuto. E perci, senza il minimo segno di turbamento, tir fuori il permesso di visitare la casa rilasciatogli dall'agenzia di Londra, lo porse a Marsh e gli disse col tono di voce di chi sbriga un affare:
Desidero visitare la casa e i terreni. So che si affitta tutto.
Marsh, che dal canto suo non aveva fatto nessun movimento davanti a Keane, tese la mano grossa e muscolosa per prendere il permesso e disse con voce profonda, sonora, maschia e forte:
Potete entrare, signore.
Keane entr nella casa e Marsh ne chiuse la porta. Si trovarono cos insieme in una semioscurit che diede a Keane un'intensa sensazione di vuoto e di abbandono.
Se volete aspettare un minuto, signore, disse a Keane la voce sonora, vado ad aprire le finestre. La casa  tutta chiusa e non ci si vede.
E si allontan nell'oscurit con un passo deciso che, cos almeno parve a Keane, aveva qualcosa di militare.
"Questo  un tipo di maschio da far paura!" si disse Keane.
Infatti, al primo contatto con quell'uomo, si aveva subito l'impressione di una grande potenza fisica e forse anche mentale. Keane, rimasto solo nel vestibolo male illuminato, mentre udiva lontano il rumore delle imposte che Marsh andava aprendo una dopo l'altra e vedeva la pallida luce di quel pomeriggio invernale penetrare a fatica nella casa vuota, sent agire sulla sua persona una curiosa combinazione di qualit che emanavano con forza da Marsh: una combinazione di animalit e di austerit.
Certo il corpo di quell'uomo aveva un'animalit esuberante, ma forse questa era trattenuta o, a ogni modo, combattuta da qualcosa di austero della sua mente e del suo animo.
Poteva quella insolita combinazione di qualit indurre in tentazione una donna, un certo tipo di donna?
Il rumore delle imposte che Marsh apriva e spingeva contro il muro riempiva la casa. La luce invernale si fece pi viva, mentre il passo marziale di Marsh che camminava nelle stanze vuote si andava allontanando e finiva col risonare debolissimo.
Keane aspettava.
Si attendeva che Marsh tornasse da un momento all'altro, ma dopo un certo tempo trascorso nel pi profondo silenzio ud un passo assai pi leggiero e il frusco di una veste. Poi, da un corridoio, comparve una donna piuttosto anziana: sembrava una brava custode, indossava un vestito di stoffa stampata, aveva i capelli grigi annodati sulla nuca; la testa rotonda col viso largo in cui si notavano una certa espressione patetica e un paio d'occhi sbiaditi.
Quella non era la custode che doveva deporre al processo della signora Paradine. Dunque c'erano stati dei cambiamenti nel personale della Hall sebbene Guglielmo Marsh vi fosse rimasto.
Buon giorno, signore, disse quella con una voce dolce e con un accento che pareva piuttosto dell'Inghilterra centrale anzich del Cumberland. Marsh dice che voi avete il permesso di visitare la casa. Favorite da questa parte.
Grazie.
Attraversarono insieme le stanze del pianterreno ancora piene di mobili ricoperti con le loro fodere, di vetrine dalle quali erano stati tolti gli oggetti, di quadri e di lampadari rivestiti di tela. I tappeti erano stati tolti, e i passi sui pavimenti di legno davano un rumore secco e monotono.
Da principio la custode parl assai poco, ma poi, quando giunsero in una grande sala da ricevere ove Keane si arrest ad ammirare la veduta da una finestra doppia, ella si arrischi a dire:
Bella vista, non  vero, signore?
Maravigliosa!
Ma mette tristezza; non vi pare?
Vi sembra? Siete qui da molto tempo?
Ecco, io sono dei dintorni di Birmingham: venni qui soltanto pochi mesi prima che morisse il povero colonnello.
Eravate al suo servizio?
S, ma lavoravo nella latteria. Al povero colonnello piaceva molto il burro che facevo io; diceva che nessuno lo sapeva fare come me. Che brutta morte ha fatto, non vi pare?
Molto triste davvero! disse Keane con una voce senza espressione. E avete conosciuto la signora Paradine?
Quella che adesso accusano di questa brutta morte, s, signore. Non ci avevo molto a che fare, ma qualche volta veniva nella latteria. Una bella signora: ma io non riuscivo a capirla.
No?
Forse perch era straniera. Era sempre tanto gentile... ma c'era un non so che... non saprei proprio dire che cosa, signore. A volte era proprio strana; pareva quasi una sonnambula. Ma sembrava che volesse tanto bene al colonnello; e s che la vita con lui, poveretto, non doveva davvero esser facile per lei!
Come vi chiamate?
Emma Prite, signore: mio marito si chiama Alberto Prite.  di qui ed  il fornaio del villaggio. Ecco perch mi trovo in questo paese: l'ho sposato quando ero gi un po' anziana. E ora mi hanno chiesto di custodire la casa finch non sar affittata. Il signor Marsh  venuto qui soltanto per uno o due giorni per aiutarmi a far pulizia: ma non abita nella casa, e non ci dorme. Non ci starebbe a nessun patto!
E perch?
Voleva troppo bene al povero colonnello, e perci non pu pi soffrire questa casa; ma ci viene quando ce n' bisogno... con uno sforzo di volont.
Ah, sicch lui  un uomo che ha molta forza di volont?
Tanta, signore! Altrimenti non potrebbe esser qui. Adesso che il colonnello non c' pi, lui odia proprio questa casa.
Credevo che me la facesse visitare lui.
Gi, infatti poteva farlo: ma, invece,  venuto a cercare me e mi ha detto: "Andateci voi; tocca a voi". Io avevo da fare in quel momento, ma lui mi ha obbligato a venire a ogni costo. Certo, se posso rendere un servizio lo faccio con piacere. Volete che saliamo al piano di sopra?
S. Vorrei vedere le camere.
Salirono per una scala ampia e comoda e attraversarono varie stanze. In una di esse Keane s'indugi senza sapere perch, finch la signora Prite disse:
Questa era la stanza dove dormiva la signora Paradine, signore, e quella a fianco era il suo salotto.
Davvero! disse Keane comprendendo adesso perch vi si era indugiato.
Forse la stanza era ancora piena della vita di lei. Keane affacciandosi a una finestra guard di nuovo fuori.
La casa sorgeva quasi sull'orlo di un ripido pendio che pareva un precipizio: davanti c'era una larga terrazza con un basso parapetto di pietra ornato, a intervalli, con vasi pure di pietra che senza dubbio dovevano contenere delle piante quando la casa era abitata. Sotto alla terrazza, a una grande profondit, scorreva il fiume le cui rive erano piene di salici piangenti dai lunghi rami chini sull'acqua. Pi lontano, c'era una vasta distesa di prati irrigui, poi della terra arabile e del terreno in dolce pendio, coperto di alberi. Pi lontano ancora, nel paesaggio nebbioso, le rocce che nascondevano Wastwater, poi la fila di monti culminanti nel Seawfell, dietro ai quali degradano fino al Derwentwater le colline del Cumberland.
Una vista maravigliosa, ma che, come aveva detto la signora Prite, metteva tristezza. Era una bellezza malinconica che faceva pensare alle limitazioni della vita di un uomo al cui animo non sia consentito di spaziare; un paesaggio pieno di una grazia infinitamente triste, a cui i profili aspri e rocciosi dei monti lontani davano una tinta romantica.
Vivere in quella casa con un cieco, il cui carattere difficile forse era reso anche brutale dalla sua stessa infermit! Vivere a contatto, per quanto fosse un domestico, con Guglielmo Marsh, quel misto stupefacente di austerit e di animalit! Certo quello l era un tipo straordinario; un miscuglio di elementi in contrasto, racchiusi in una cornice che richiamava l'attenzione con tanta forza, che alcuni potevan giudicarlo magnifico e altri addirittura ripugnante.
Ma dov'era adesso?
Keane riusc a saperlo pochi minuti dopo; quando, rivoltosi con indifferenza alla signora Prite, dopo averle detto: "Voglio dare un'occhiata alle stanze dall'altra parte; non disturbatevi ad accompagnarmi", la lasci nel corridoio ed entr in una stanza a sinistra del porticato davanti al quale stava la carrozzella. L, apr senza far rumore la finestra e le imposte e guard fuori. Guglielmo Marsh era proprio l sotto alla finestra in conversazione col ragazzetto. Keane dall'alto osserv la sua testa coperta da una foresta di capelli scuri scomposti dal vento. Sebbene sembrasse che stesse parlando con molta animazione e con molto interesse e volgesse la schiena alla casa, pure appena Keane pos gli occhi su di lui, quello volt di scatto la testa e guard in su. E nel far ci sollev il mento e, tra le labbra dischiuse, mostr il bianco dei denti.
Per un istante, Keane non vide in lui che un animale, un bell'animale dallo sguardo fisso, un animale che aveva qualcosa della pantera.
I due uomini si guardarono negli occhi per un istante, poi Keane domand:
Vorreste esser tanto gentile da accompagnarmi a fare un giro nel giardino?
Marsh ebbe un momento d'esitazione, poi riprese:
S, signore.
Grazie.
Keane si ritir dalla finestra e stava chiudendola, quando comparve la custode.
Chiudo io, signore. Lasciate fare a me, vi prego.
Keane acconsent, lasciando che ella chiudesse la finestra; diede ancora un'occhiata in un paio di stanze, scese le scale con lei, le dette una buona mancia e si fece aprire la porta. La carrozzella era l che aspettava; il ragazzetto era a cassetta ma solo; Marsh se n'era andato.
Dov' Gu... dov' quell'uomo col quale ho parlato dalla finestra?
Il giovinetto abbass gli occhi; parve imbarazzato.
 andato via, signore. Lo hanno chiamato.
Ma doveva farmi vedere il giardino!
 dovuto andar via subito, signore.
Keane rimase immobile un istante, poi sal nella vettura.
Potete portarmi all'albergo, disse.
Dimentic di salutare la custode che era rimasta sulla soglia.
Mentre la carrozzella spariva in una curva del viale alberato, Guglielmo Marsh sbuc fuori dalla porticina aperta nel portone grande del cortile delle scuderie. La custode era ancora nel porticato.
Quel signore credeva che gli avreste fatto vedere il giardino, signor Marsh.
Lasciateglielo credere! esclam Marsh con la sua voce rude e potente. Non son qui per questo. Son qui per aiutare a far pulizia e a battere i tappeti. E lo faccio soltanto perch credo che forse lui lo avrebbe desiderato.
E a grandi passi entr nella casa.
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CAPITOLO 24.
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Alla porta dell'albergo Keane scese dalla vettura e disse al cocchiere, che continuava a mostrare un certo imbarazzo, di bere un bicchiere di birra se voleva, di far riposare il cavallo e di tenersi pronto a partire per Sedale dopo una mezz'ora. Il padrone dell'albergo, un omaccione che ai suoi tempi era stato un famoso lottatore, venne a dare il benvenuto all'ospite e lo fece entrare in una graziosa sala da pranzo.
Siete stato a dare un'occhiata alla Hall, non  vero, signore? Che brutto affare, eh? Quel povero colonnello!... Che cosa desiderate?
Una tazza di caff; nient'altro,
Ora vi mando la ragazza, signore.
Indugiava ad andarsene trattenuto certo dal desiderio di chiacchierare; ma, non ricevendo alcun incoraggiamento da Keane, fin con l'andarsene col suo passo pesante dopo aver ripetuto:
Vi mander la ragazza, signore.
Dopo qualche minuto, la cameriera port il caff con del pane e burro che Keane non aveva chiesto. Keane bevve senza mangiar nulla; poi, accesa la pipa, se ne and sulla porta dell'albergo. Il padrone che doveva averlo udito muoversi, venne subito fuori dal bar e gli si avvicin. Keane, che adesso si sentiva pi disposto a fare un po' di conversazione, gli fece qualche domanda sul villaggio e sui dintorni: ma quasi subito si accrse che il contegno di quell'uomo era cambiato. Era sempre cordiale, ma c'era nelle sue maniere una curiosit che non riusciva a nascondere; Keane sorprese nello sguardo di lui un interesse vivissimo, un non so che di astuto che sembrava poco in armonia con le sue dimensioni e assai pi consono a un personaggio meno bucolico. Certo quell'uomo, con l'ingrassare, non aveva perduto nulla della sua prontezza e Keane cap che aveva a che fare con una persona che forse poteva anche esser piena di birra, ma non mancava certo di accortezza e di vivacit di spirito. Che cosa aveva cagionato quell'improvvisa e intensa curiosit? Il giovane cocchiere di Keane stava senza dubbio bevendo il suo bicchiere di birra nell'interno del bar: il padrone ne era uscito in quel momento. Guglielmo Marsh aveva parlato con quel ragazzetto. Keane comprese che con tutta probabilit si sapeva ormai chi egli fosse.
Accettate un bicchier di birra? disse al padrone dell'albergo.
Grazie, signore, non dico di no, davvero!... Agnese! grid con un vocione rimbombante.
La ragazza che aveva servito Keane, si affrett a comparire.
Portatemi un bicchiere di birra scura.
S, signore.
Nel vestibolo c'era una panca; Keane si sed e tir fuori la pipa.
Bei posti, questi! cominci. E d'estate come sono?
L'omaccione attacc una descrizione laudativa che divenne addirittura entusiastica quando fu arrivata la birra e vi ebbe bagnato le labbra.
Presto la Hall sar affittata? disse Keane.
Lo spero davvero, signore, perch abbiamo fatto una gran perdita con la morte di quel povero colonnello, rispose il proprietario dell'albergo che, dopo un momento d'esitazione, os domandargli:, Credete che l'assolveranno... la signora Paradine?
Ancora Keane non era proprio sicuro che Marsh avesse detto chi era; perci, rispose con aria indifferente:
 difficile a dirsi. Che cosa ne pensa la gente di qui?
Il viso dell'omaccione prese un'espressione di prudente riserbo.
Ecco, per dir la verit, non si sa proprio che pensare. C' chi sta per lei e chi  contro di lei.
Ma qual' la vostra opinione?... domand Keane guardandolo fisso. Voi siete un uomo intelligente, un uomo posato, un uomo capace, direi, di giudicare bene pi di chiunque altro di questo paese.
Il padrone dell'albergo esit di nuovo; per, questa volta, aveva preso l'aria di persona d'importanza e posata come l'aveva descritto Keane.
Vedete, signore, disse alla fine, quello che dico io  questo: perch mai quella signora l'avrebbe ucciso? Se non era felice col povero colonnello, perch non lo lasciava? Certo, per, ci voleva del coraggio ad abbandonare un cieco! Ma meglio lasciarlo che liberarsene a quel modo!
Senza dubbio!
Eppure, signore, qualcuno dev'essere stato!... E, come ho detto tante volte proprio l dentro, e indic col pollice sinistro il bar, se non  stata la signora Paradine, allora chi  stato? Secondo me, il pericolo per lei sta proprio nel fatto che non c' nessun altro a cui si possa attribuire il delitto. Per, e qui prese un'aria saputa e piena d'astuzia, gli avvocati, forse, troveranno qualcuno! Loro son famosi per trovare quello che cercano!
E rivolse a Keane uno sguardo cos innocente che questi fu ormai convinto che Guglielmo Marsh aveva parlato di lui al cocchiere e questi, a sua volta, aveva raccontato al proprietario dell'albergo ci che aveva saputo. Quell'aria d'innocenza era troppo ostentata per esser naturale. Keane sent una gran voglia di far capire all'omaccione che non era tanto stupido com'egli supponeva: quell'osservazione sugli avvocati e sulla loro abilit per trovare le persone che cercano era, da parte del padrone dell'albergo, una mossa sbagliata di cui Keane avrebbe potuto approfittare per prender la palla al balzo. Ma si limit a rispondere con indifferenza:
 il loro mestiere. Son pagati per questo.
Sicuro! E pagati bene, a quanto mi si dice, perch io non ci ho mai avuto a che fare. Voi avete intenzione di prendere la Hall?
Ecco, io volevo darle un'occhiata.  un bel posto; la casa  costruita bene, ci sono dei terreni stupendi e belle vedute. Datemi il conto, per favore.
Il padrone dell'albergo parve alquanto sorpreso a quell'inaspettato richiamo, ma, vuotato in fretta il suo bicchiere, si diresse verso il bar, dicendo:
Vado subito a prenderlo, signore.
E fatemi il favore di dire al cocchiere di venire avanti con la carrozzella.
S, signore, glielo dir.
Quando l'omaccione si fu allontanato, Keane vuot la pipa e si alz dalla panca. Era arrabbiato: probabilmente in quel momento, nel bar, il proprietario dell'albergo stava ridendo di lui col cocchiere, soddisfatto dell'abilit che credeva di aver dimostrato.
E Guglielmo Marsh di proposito aveva evitato di trovarsi solo con lui. Che cosa sarebbe avvenuto, se quel colloquio avesse avuto luogo, Keane non lo sapeva assolutamente: forse nulla d'importante. Ma il fatto che Marsh lo aveva evitato, indicava che ne aveva paura: lo sguardo che gli aveva rivolto quando egli si era affacciato alla finestra, era ostile. Quello era certo un uomo che sapeva dominarsi. Doveva esser rimasto assai sorpreso quando, aprendo la porta della Hall, si era trovato a faccia a faccia con Keane: ma non aveva mostrato il suo stupore. Un impulso comune a tutt'e due li aveva spinti a fingere di non conoscersi. Ma se avessero fatto insieme un giro per le terre della Hall, sarebbe stato difficile continuare la commedia. Conoscendo la facilit con la quale le persone di mediocre educazione son pronte a sospettare, Keane non fu in realt troppo sorpreso dalla condotta di Marsh, sebbene ne fosse irritato e si trovasse nello stato d'animo di chi ha subto uno scacco. Ma era destino che, dopo, dovesse essere davvero sorpreso per la condotta di Marsh! Per il momento, a ogni modo, mentre in piedi sulla porta dell'albergo guardava, nel declinante chiarore del tardo pomeriggio, il fiume gonfio che correva verso la Hall tra le praterie irrigue, ebbe la netta impressione di aver ingarbugliato le cose. Per ci aveva guadagnato qualcosa: aveva veduto quella che era stata la casa della signora Paradine, aveva respirato la sua atmosfera e aveva avuto campo di precisare le proprie impressioni su Marsh.
Un tipo difficile, senza dubbio, quello l: un tipo difficile a trattare. Pieno di ostinazione e forse anche di astuzia: e anche, cos pareva, pieno di cuore, ma non per molti. Forse nemmeno per pochi. Ci sono degli individui strani che hanno bisogno di concentrare i loro affetti, che non possono suddividerli, e Marsh doveva essere uno di quelli. Lui doveva aver avuto un grande affetto per il suo colonnello e forse non poteva voler bene a nessun altro. Lo aveva amato veramente: ma poteva averlo amato tanto e in modo cos fanatico da ucciderlo per farlo uscire da questo mondo di dolori?
In piedi nel vestibolo, Keane si mise a pensare alle convinzioni religiose di Marsh. Ma chiss se era religioso quell'uomo...
Ecco la vettura, signore, disse il proprietario dell'albergo di ritorno dal bar, ed ecco la ragazza col conto.
Nello stesso momento si ud il rumore delle ruote sull'acciottolato davanti all'albergo e comparve la carrozzella.
Vi vedremo di nuovo, signore? disse il padrone dell'albergo con un'occhiata scaltra.
Non credo, rispose Keane in tono deciso pensando che le sue parole sarebbero state ripetute a Marsh quello stesso giorno.
Poi aggiunse:
Ho visto quello che volevo vedere.
Si abbotton il soprabito fino al mento perch col calar della sera l'aria si era fatta pi fredda, e disse:
Non voglio trattenermi molto in questo paese tanto freddo.
Mi dispiace, signore.
Pu darsi che parta domani.
Era giunta la cameriera col conto; Keane pag, diede la mancia, salut il padrone e sal nella vettura che subito si mise in cammino.
Il padrone lo segu con lo sguardo e, mentre la vettura andava scomparendo gi nella strada fra la nebbia che saliva dal fiume, esclam ad alta voce:
Che cosa sar venuto a fare?
Nonostante ci che aveva detto, Keane non aveva affatto l'intenzione di abbreviare il suo soggiorno a Sedale: per non desiderava che Marsh lo sapesse perch se lo avesse saputo poteva darsi che se ne andasse da Hindley o che, pur rimanendovi, si tenesse nascosto. Certo, doveva esser pieno di sospetti: se ci fosse indizio di colpevolezza o semplicemente dovuto al suo cervello incline a dubitare di tutto, Keane non poteva dirlo. Non era riuscito a farsi un concetto di Guglielmo Marsh il quale, appunto perci, aveva un vantaggio su lui.
Durante il ritorno a Sedale, Keane non scambi neppure una parola col ragazzetto che stava a cassetta. Ci che Marsh gli doveva aver rivelato aveva fatto nascere un certo disagio tra lui e il suo cliente.
Quando arrivarono all'albergo si faceva notte e soffiava un forte vento di mare.
Mentre Keane gli dava la mancia, il ragazzetto disse:
Grazie, signore. Volete che domani venga a prendervi per riportarvi a Hindley?
No;, disse Keane con lo stesso tono fermo col quale aveva risposto al proprietario dell'albergo, volevo dare un'occhiata soltanto alla Hall.
Ed entr nell'albergo.
Nell'ingresso incontr la padrona la quale gli disse che sperava avesse fatto una gita piacevole.
Come vi  sembrata la Hall, signore?
Una bella casa davvero.
Proprio cos: adesso, per, dicono che rimarr vuota per un pezzo.
Chi lo dice?
La gente di Hindley, a cagione dell'assassinio del povero colonnello. Ma, dico io, non  mica stato assassinato l, e allora che importa? Voglio dire, che importerebbe a chiunque avesse l'intenzione di prendere quella casa? Spero proprio che qualche ricco signore se la prenda presto, perch in questi tempi critici tutti abbiam bisogno di fare affari. Volete che vi mandi in camera del t con del pane abbrustolito?
S, grazie. Il fuoco  acceso bene?
C' proprio un bel fuoco in camera vostra me ne sono occupata io stessa.
Il tragitto abbastanza lungo e l'aria fredda avevan messo appetito a Keane che fu molto contento di entrare nel tepore del suo salottino, per quanto ordinario, e di sprofondarsi in una poltrona davanti al fuoco, che, come aveva affermato la padrona, ardeva allegramente.
La stanza aveva due finestre; una dava sulla stessa via nella quale metteva la porta dell'albergo; l'altra guardava la stazione e il mare.
Agitate dal vento, le tende a saracinesca, che dovevano essere state alzate un po' mentre accendevano il fuoco perch la padrona aveva aperto le finestre per far uscire il fumo, sbattevano ora nelle intelaiature con un rumore stridente e continuo. Di fuori giungeva nella stanza un altro rumore quello del chiavistello della porta che dava sulla striscia erbosa tra l'albergo e la cancellata della stazione; allorch il vento faceva tremare i battenti della porta, il chiavistello d'ottone sbatteva sul suo ritegno. Keane si alz e chiuse una delle finestre dopo averne abbassate le tende. Una cameriera port il vassoio col t e il pane abbrustolito. Quando essa apr la porta della stanza, Keane ud pi distintamente il rumore del chiavistello tremolante, un cigolio poco accentuato e aritmico. Ora il vento scoteva senza piet le persiane, ma dentro la stanza c'era un'atmosfera tranquilla di comodit casalinga. Quand'ebbe preso il t, Keane si mise a fumare vicino al fuoco leggendo alcuni documenti che tolse da una valigetta. Subito dopo, ripose i documenti nella valigetta e cadde in una profonda meditazione. Aveva spento il lume a gas: la stanza era quindi illuminata soltanto dalla luce del fuoco nel caminetto; rimase a lungo nella poltrona, immobile come un morto, ma il suo viso non aveva la calma e austera gravit dei morti. Portava invece impressa un'espressione di tormento.
Se avesse potuto sapere! Se avesse potuto sapere con sicurezza chi era, che cosa era quella donna per la quale lavorava! E se avesse potuto sapere che cosa era quel Marsh! Fino ad allora non aveva mai pensato di avere un carattere esitante, una volont indecisa; ma, da quando era cominciato a occuparsi del "caso Paradine", aveva vissuto in uno stato di continua incertezza. Aveva avuto i suoi momenti di convinzione, ma adesso eran passati.
Il vento di mare che lavorava nell'oscurit era come lui! Cos pensava con amarezza, mentre se ne stava immobile vicino al fuoco. La difesa che aveva architettato per la signora Paradine sarebbe stata dunque un'arma forgiata da una mente non ben sicura, da una mente che non sapeva.
Gli torn alla memoria il motto che aveva scorto sulla copertina del libro di Schur: L'me est la clef de l'univers. Probabilmente era vero: egli, anzi, credeva che fosse vero. Ma come doveva fare un uomo per impadronirsi di quella chiave? Come doveva fare per giungere alla conoscenza della propria anima, per non dir nulla di quella degli altri, di quelli a lui pi vicini, che per lui avevano la maggiore importanza? Si sent preso da un desiderio rabbioso di costringere la signora Paradine a rivelarglisi, a mettergli a nudo l'anima sua, il suo segreto. Non riusciva a farsi una chiara opinione di lei: da principio, aveva avuto dei dubbi su lei e aveva pensato che fosse veramente colpevole dell'omicidio di cui era accusata. Poi, s'era sentito sicuro della sua innocenza e aveva considerato come nemici quelli che forse l'avevano messa in dubbio. Il fascino della personalit di quella donna aveva agito su lui fin dall'inizio della loro conoscenza: ricordava la sua irritazione contro sir Simone Flaquer dopo la prima visita, fatta insieme alla signora Paradine nella prigione di Holloway. Provava quell'irritazione perch sospettava che sir Simone avesse una cattiva opinione di lei: infatti, la divergenza tra lui e il vecchio procuratore si era approfondita sempre pi col passar dei giorni fino alla sera in cui questi aveva tentato di fargli rinunziare al suo incarico. Keane sapeva perch: sir Simone sospettava la verit. Keane si domand se la sospettassero anche gli altri. Giuditta Flaquer era tanto perspicace e osservatrice; e poi era affezionata sinceramente a Gaia. Giuditta rappresentava un pericolo. Poi c'era la signora Giorgia Blason; nel pomeriggio di quella domenica in cui s'eran trovati dai Flaquer, quando questa gli aveva parlato, nel fondo della sua mente indagatrice doveva esserci il sospetto della verit o di parte della verit. Quanto a Gaia, Keane era sicuro che la conosceva.
Dunque, era egli un uomo incapace di non rivelare i propri sentimenti? Oppure i suoi sentimenti non erano potuti rimanere celati a cagione della loro stessa intensit?
Dio, come il vento agitava le persiane e come cigolava quel chiavistello della porta esterna!
Doveva farsi un'opinione, doveva farsi un'idea chiara delle relazioni che c'erano state tra la signora Paradine e Guglielmo Marsh prima che si trasferissero a Londra. Era questa la cagione della sua agitazione, del suo tormento: la sua incertezza su quel punto. C'era, doveva esserci, tra la signora Paradine e Marsh, un segreto che egli non aveva scoperto.
Si alz dalla poltrona e rimase in piedi vicino al fuoco: aveva l'impressione, in fondo abbastanza ridicola, di tentar di costringere la propria mente a dargli ci che voleva, a rivelargli quel segreto che gli era tenuto celato, cos come un uomo potrebbe tentare di costringere con la sua forza fisica, un altro uomo a cedergli il tesoro che tiene nascosto in mano. La sua mente era tesa nello sforzo. Aveva compiuto quel viaggio, lass nel Nord, senza uno scopo preciso, ma vagamente attirato dal fatto che in quella localit la signora Paradine aveva trascorso una parte della sua vita, che Marsh vi viveva tuttora e che ci che era accaduto era stato cagionato da avvenimenti svoltisi in quei posti. Non si era tracciato un piano preciso di ci che avrebbe fatto una volta giuntovi: sapeva che qualcosa sarebbe accaduto e gli avrebbe rischiarato le idee. Questa era stata la sua convinzione quando aveva deciso di partire: ed ancora, in fondo, aveva lo stesso convincimento, sebbene ci che era accaduto in quel pomeriggio non gli avesse apportato risultati tangibili.
"Qualcosa deve accadere qui. Devo venire a sapere qualcosa qui.  questa la ragione che mi ha fatto venire qui, altrimenti non mi sarei sentito costretto a venirci!"
Un colpo battuto alla porta lo fece trasalire; si volt di scatto verso di essa e in luogo di dire "avanti" grid con voce spaventata:
Chi ?
La porta si apr e comparve una cameriera dalle guance rosee che disse con voce bassa e timida:
Scusate, signore, ero venuta a dirvi che la cena  pronta.
Oh, sono le sette?
S, signore.
Vengo subito.
Va bene, signore.
Nell'uscire dalla stanza Keane ud pi distinto il rumore del chiavistello e vide che sbatteva contro il legno della porta.
A cena c'erano solo altre tre persone; due signore anziane, due sorelle, certo piuttosto strane che, con sua maraviglia, gli rivolsero la parola per domandargli se "non era di Cockermouth", e un signore grasso che pareva un commesso viaggiatore. Il t aveva sciupato l'appetito a Keane che mangi pochissimo e lasci il pi presto possibile la sala da pranzo: nel piccolo vestibolo vicino al bar, mentre stava per entrare nel corridoio che conduceva al suo salotto, incontr la padrona dell'albergo.
Buona sera, signore. Spero che la cena sia stata di vostro gusto.
Keane le disse qualche parola cortese e intanto not un cambiamento nel viso della donna: era tutto sorrisi, ma negli occhi aveva un'espressione di profonda attenzione; pareva che fosse incantata a guardarlo.
Questa  la mia stanzetta. Volete favorire? disse accennando alla porta aperta di una stanza a destra dell'ingresso principale.
Keane vide un bel fuoco nel caminetto, un gran paniere da lavoro sulla tavola coperta da un tappeto rosso, alcuni uccelli impagliati e un divano ricoperto di stoffa.
Se volete farmi l'onore, sir Marco...
Ah, ecco che cosa c'era! Il cocchiere aveva divulgato la notizia.
Keane si sent obbligato a entrare. La proprietaria lo segu e chiuse immediatamente la porta.
Io non sapevo, sir Marco, che foste l'avvocato incaricato della difesa della signora Paradine al processo che avr luogo a Londra. Non ci aspettavamo un tale onore. Ho letto molte notizie su voi nei giornali e ho visto la vostra fotografia; ma quando stamani siete venuto qui a chiedere alloggio non vi avevo riconosciuto. Credete, signore, che farete assolvere quella povera signora? Per conto mio non sono contro la signora Paradine, e nessuno, qui, le  contro, sebbene a Hindley ci sian di quelli che la pensano differentemente. Ma quando si pensa al veleno e a quel brav'uomo del povero colonnello, certo che...
Mi dispiace, ma io non posso esprimere pareri su questo argomento, interruppe Keane con voce ferma.  un caso, come si suol dire, sub judice, cio non ancora giudicato. E io che sono incaricato della difesa, non posso parlarne. Che begli uccelli!
S, signore, balbett la proprietaria tutta sconvolta. Il mio povero marito ne faceva collezione.
E adesso bisogna che me ne vada;, riprese Keane, voglio far due passi qui davanti prima di ritirarmi. Vi prego di non lasciar spengere il fuoco nel mio salotto e di farmici trovare del whisky scozzese, Black and White, se  possibile, e una bottiglia d'acqua di selz.
Certo, sir Marco.
Grazie. Buona notte.
Buona notte, signore.
Keane prese il soprabito e il berretto e usc. Stava proprio per perder la pazienza. Era colpa sua: che idea di venire proprio in quel posto dove tutti conoscevano o almeno avevan visto la signora Paradine, dove tutti ne parlavano e tutti s'interessavano del prossimo processo. Che gente curiosa!
"Io, per conto mio, non sono contro la signora Paradine!"
Ripensando a quelle parole, Keane, uscito all'aperto nella notte ventosa e senza stelle, si sentiva contento.
Attravers la stazione, i binari, e si trov sulla sabbia della spiaggia.
Vi rimase a passeggiare per un bel pezzo.
Quando si diresse verso l'albergo per rientrare, erano le nove e mezzo; ricordandosi della padrona, evit di passare dalla porta principale e si diresse invece alla porta laterale, quella del chiavistello che faceva rumore, attraversando la striscia erbosa e il viottolo selciato che stavan davanti al suo salotto. Nel buio, non not la sagoma di un uomo fermo sotto la tettoia della facciata posteriore della stazione, vicino al cancello dal quale egli era passato.
Proprio quando arriv alla porta, un treno espresso proveniente da Whitehaven pass rumoreggiando per la stazione diretto verso il Sud. Keane si ferm a guardare i fanali di coda finch non furono scomparsi; poi premette la maniglia del chiavistello, apr la porta ed entr.
Subito dopo le dieci, la cameriera venne a domandare se desiderava qualche altra cosa. Whisky e acqua di selz erano gi sulla tavola. Keane le rispose che non desiderava niente e le augur la buona notte. Un momento dopo, la ud mettere a posto i saliscendi della porta esterna, quello alto e quello basso. Doveva esser l'ora di andare a letto per il personale dell'albergo: ma non aveva l'intenzione di seguire il loro esempio. L'abitudine di lavorare la sera lo aveva fatto diventare un uccello notturno; prima di mezzanotte non riusciva a dormire. Accese un altro sigaro e si sed alla tavola rotonda situata in mezzo alla stanza: sulla tavola c'erano dei documenti e l'occorrente per scrivere. Prese una penna e si mise a scrivere su alcune carte manoscritte. Il vento soffiava sempre con violenza e, sebbene la marea non fosse alta, il rumore monotono del mare giungeva fino a lui. La notte era piena di voci e Keane riusciva a concentrarsi e a ignorarle, come se non le sentisse, perch non erano voci umane. Bench assorto nel suo lavoro di preparazione per il processo che doveva aver luogo alla Corte Criminale, a un tratto alz la testa, guard verso la finestra che si apriva verso il mare, pos la penna e rimase immobile nell'atteggiamento di chi ascolta con profonda attenzione. Udiva il rumore delle finestre scosse dal vento, quello della porta esterna i cui battenti si movevano nonostante i saliscendi, e, finalmente, quello del chiavistello. Poi ud battere un colpo.
Doveva averne gi udito un altro mentre stava lavorando.
Si alz e rimase in piedi presso alla tavola: dopo un momento il colpo fu ripetuto. Qualcuno batteva alla porta esterna. La luce della lampada a gas della sua stanza poteva essere scorta attraverso alle persiane.
Esit. Poi dalla sua stanza pass nel corridoio non illuminato, si ferm un momento a riflettere con la fronte aggrottata e finalmente si decise; tolse i saliscendi e il chiavistello.
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CAPITOLO 25.
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Per quanto possa sembrare strano, Keane non rimase affatto sorpreso quando, aperta la porta, si trov difaccia, nell'oscurit, Guglielmo Marsh. Doveva esserselo immaginato senza quasi accorgersene, altrimenti sarebbe rimasto sorpreso. Marsh indossava un vestito blu scuro; nonostante il vento freddo, non aveva soprabito. Annodato intorno al collo portava un fazzoletto turchino: era a testa scoperta. Appena vide Keane disse con la sua voce profonda e potente:
Posso parlarvi, signore?
E Keane, con tutta semplicit, rispose:
S, entrate.
Con un passo Marsh si trov vicino a Keane che si era addossato al muro del corridoio.
Devo entrare qui, signore?
S, andate avanti.
Marsh entr nel salotto: Keane chiuse la porta esterna e lo segu. Quando ebbe chiusa anche la porta del salotto, disse:
Non so perch siate venuto da me a quest'ora. Mettetevi a sedere. Come sapevate che questa era la mia stanza?
Ho visto la luce, signore, e poi conosco bene l'albergo. Non c' molta gente che alloggi qui; a ogni modo, nessuno tranne voi poteva aver preso anche il salotto. Per di pi, vi ho veduto quando avete attraversato la stazione e vi siete diretto a questa porta venendo dalla spiaggia.
Allora avete aspettato qualche tempo qui fuori?
Sono arrivato adesso da Hindley.
Per parlare con me?
S. Mi ero proposto di parlar con voi.
Fino ad allora eran rimasti in piedi. Keane ripet a Marsh l'invito di sedersi e si sed anche lui. Marsh esit un momento, poi ringrazi, si sed su una sedia dalla parte opposta della tavola coperta di documenti e allent il fazzoletto che aveva al collo.
Keane vide i suoi strani occhi turchini scuri in cui l'espressione animalesca era mista all'espressione "da cavaliere errante", fermarsi sui documenti e poi rivolgersi altrove, mentre le sue labbra si chiudevano e il suo viso prendeva un atteggiamento profondamente triste.
"Che egli sappia?" pens Keane.
Era impossibile che Marsh sapesse; pure Keane aveva l'impressione che egli, per mezzo di qualche facolt occulta, fosse penetrato nel pi profondo della sua mente e che fosse consapevole di quel piano di difesa cos pericoloso per lui.
Perch siete venuto stasera? Che cosa volete da me? domand Keane dopo un certo tempo durante il quale aveva guardato Marsh con profonda attenzione, come soleva fare qualche volta coi testimoni che era in procinto di esaminare.
Scusate, signore, ma io credevo che foste voi che desideraste di veder me; ecco perch son venuto.
Keane si sent clto alla sprovvista: il contegno di Marsh era rispettoso, ma molto deciso. Guardava Keane negli occhi con maschia impavidit, scevra, per, d'impudenza, sicch non poteva risentirsene. Nel suo sguardo c'era qualcosa di soldatesco e qualcosa di austero. Nello stesso tempo, c'era un non so che di animalesco che faceva pensare a una maschia sensualit. Era un uomo imbarazzante, troppo pieno di determinatezza, troppo complesso, perch l'aver a che fare con lui fosse agevole. Era un uomo che non si poteva ignorare o al quale era impossibile non pensare. Un uomo che prendeva e inchiodava; finch c'era lui bisognava badare a lui. Oltre alla sua potente forza fisica Keane sentiva che egli doveva avere una notevole forza psichica. Di questa, probabilmente, Marsh non si rendeva conto come dell'altra. Era di una bellezza che poteva anche non piacere perch non era quella solita, riconosciuta da tutti: una bellezza di carattere speciale che non attirava ma che, anzi, senza che coloro che l'osservavano se ne accorgessero, quasi respingeva. C'erano in essa crudelt e prepotenza; le labbra erano atteggiate a una mossa un po' sprezzante che fece sorgere in Keane il desiderio di lottare.
"Per, nel suo genere cos fuori del comune,  davvero un gran bell'uomo!" pensava Keane.
E in tono volutamente leggiero gli domand:
Che cosa ve lo ha fatto credere?
Ecco... siete venuto alla Hall.
Non son venuto alla Hall per veder voi. Non sapevo che ci foste. Son venuto a vedere la casa.
S, signore, lo so. Ma voi mi avete chiesto di accompagnarvi a visitare il giardino.
Questo  vero. Ve l'ho chiesto, e voi, dopo aver acconsentito, ve ne siete andato con un futile pretesto e avete lasciato che il cocchiere vi sbarazzasse di me.
Sebbene le parole di Keane fossero piuttosto dure, le sue maniere e il tono della sua voce erano scevri di collera e anche di semplice irritazione.
Ma vi pare, prosegu poi, perch io vi ho chiesto di accompagnarmi a visitare il giardino, sia questa una buona ragione per credere che io volessi parlar con voi e per venir qui di notte, di nascosto, a disturbarmi mentre sono immerso nel mio lavoro?
Gli occhi di Marsh si posarono di nuovo sui documenti che stavano sulla tavola.
Mi dispiace, signore; ma ho creduto meglio venire.
Abbass gli occhi. Aveva appoggiato sulla tavola le mani, grandi e scure, non volgari ma muscolose, con le palme larghe e le unghie leggermente adunche, e sembrava che le guardasse. Keane, intanto, not su quel viso, su cui cadeva in pieno la cruda luce del gas, due solchi che si partivano dalle narici leggermente arcuate del naso dritto, e not una linea profonda tra le sopracciglia folte e gli zigomi sporgenti. C'era qualcosa di veramente formidabile in quell'uomo, sia per l'impressione che produceva il suo fisico di per se stesso, sia perch faceva pensare a un carattere fuori del comune. Keane, per, dov anche riconoscere dentro di s che Marsh non era davvero il tipo del delinquente e che nel suo aspetto non c'era nulla che denotasse bassezza o volgare furberia. Poteva anche darsi che fosse un uomo astuto senza affatto dimostrarlo: ma a ogni modo, anche nella sua astuzia ci doveva essere un che di grande, d'insolito e di personale.
Tocca a voi dirmi perch l'avete creduto, disse Keane alla fine, visto che Marsh non aggiungeva altro.
Perch allora avete aperto la porta quando ho bussato?
Non sapevo che foste voi.
Gi; per,  strano che voi, appena avete sentito bussare... cos di notte... siate, senz'altro, venuto ad aprire!
Ho pensato che potesse essere un cliente dell'albergo che fosse rimasto chiuso fuori e che avesse visto la luce alla mia finestra.
Questo  vero. Pu esser cos.
S'interruppe, ma, dopo un istante, riprese con un'aria piuttosto rude:
Voi, per, signore, desideravate avere a che fare con me.  inutile che cerchiate di negarlo; lo so. L'ho sentito quando mi avete guardato dalla finestra, alla Hall: il vostro appello mi  penetrato diritto nella testa.
Alz una mano e si tocc leggermente la fronte.
 qui dentro e io sono sicuro che  cos, dichiar.
Di fronte a quella assoluta convinzione, Keane si rese conto di quanto eterodossa fosse sotto il rapporto legale la sua condizione: l'avvocato difensore in misterioso colloquio con un testimonio d'accusa, contro il quale aveva intenzione di portare un attacco mortale! Intorno a loro la notte profonda; il vento e la voce del mare rumoreggianti all'esterno; l'albergo immerso nel sonno! E la ragione di quel colloquio qual'era? Qual'era da parte sua? Quale, da parte di Marsh? Che cosa potevano dirsi? Che cosa poteva derivare da quel colloquio? Era una cosa non senza pericolo: era pericoloso per lui aver a che fare con quell'uomo adesso che il processo non era tanto lontano. Pericoloso... salvo che Marsh non sapesse conservare il segreto. In quel momento, gli venne in mente per la prima volta che forse Marsh gli aveva teso una trappola e che egli ci era caduto.
Perch non siete venuto dalla porta principale dell'albergo? domand bruscamente. Che cosa avete avuto in mente venendo dalla porta laterale?
Son tutti a letto, signore. Non volevo mettere la casa in subbuglio.
Ma potevate venir pi presto: mi avete detto che eravate alla stazione quando io son tornato dalla spiaggia.
Non volevo venire pi presto, signore.
Perch?
Questo lascio che lo comprendiate da voi, rispose Marsh con voce fredda, ma non affatto impertinente.
Keane gli diede un'occhiata profonda, poi disse:
Devo comprendere che non desiderate che si sappia di questa vostra visita, di questo nostro colloquio?
Non vedo perch la gente dovrebbe esserne informata. Non sono affari che la riguardino.
Ricordatevi di una cosa, Marsh! Siete voi che siete voluto venire da me; io non vi ho cercato.
Ma voi siete venuto alla Hall, signore.
Questo non aveva niente a che fare con voi. Io non avevo idea che voi foste l.
Ma desideravate che io vi accompagnassi a vedere i terreni.
Keane sent che in quell'uomo c'era una gran forza di ostinazione e che, fino a un certo punto, aveva anche il potere di leggergli in mente.
Voi eravate l e io desideravo vedere i terreni. Non li conoscevo affatto e, non essendoci un giardiniere, ho chiesto a voi di accompagnarmi. A proposito, domand bruscamente, perch avete evitato di farlo?
In quel momento, era una cosa che non mi piaceva, signore. Dopo ho pensato che forse avevo commesso uno sbaglio a non accompagnarvi.
Keane si alz, and vicino al fuoco, lo ravviv; poi si ficc le mani in tasca e si volt rimanendo in piedi. Marsh non si moveva: stava seduto in un'ostinata immobilit, con gli occhi fissi su Keane. Probabilmente sapeva quale impulso avesse indotto Keane ad alzarsi e stava cercando di opporvisi. Cos cred Keane: quell'impulso consisteva nel dire a Marsh di andarsene, nel metterlo cortesemente alla porta facendogli capire che non aveva nulla da dirgli, che non desiderava di sentir nulla e che non era opportuno che stessero l a parlare insieme, di nascosto. Se Marsh gli aveva teso un tranello quello era il miglior modo per uscirne. Sentiva che era una cosa da far subito e si era alzato con l'intenzione di farla ma poi si mise a ravvivare il fuoco. Ecco un sotterfugio: un mezzo per differire la cosa! Rimaneva ancora l, in piedi, in silenzio, senza decidersi ad agire. Disse a se stesso che la sua esitazione era da sciocco, che non avrebbe esitato a criticare e a condannare un altro che, nella sua condizione, avesse fatto ci che egli stava facendo. Ma intanto non si moveva: aveva la sensazione che non poteva lasciare andar via Marsh senza fare un tentativo per penetrare il segreto delle sue relazioni con la signora Paradine. Ardeva dalla curiosit di sapere quali fossero state quelle relazioni: in quel momento non era il pensiero di lei e del suo destino che lo eccitava, ma era quell'abominevole necessit personale di sapere che cosa ci fosse stato tra loro e che cosa c'era tuttora. E Marsh se ne rimaneva l seduto, come se avesse intenzione di trattenersi a lungo, come se desiderasse anche lui di sapere qualcosa o avesse qualcosa da dire. Tutt'e due intanto non riuscivano a rompere il silenzio.
"Meglio sbarazzarsi di lui! Bisogna che gli dica di andarsene!" pens Keane.
Guard Marsh e Marsh lo guard alla sua volta e non pot dirgli di andarsene. Non poteva dirglielo proprio ora; non poteva dirglielo finch non fosse accaduto qualcosa di pi importante. Il vento continuava a soffiare con violenza, le persiane gemevano e la porta esterna, adesso che i saliscendi erano stati ritirati, pareva lottasse come una cosa viva contro le raffiche impetuose, mentre il chiavistello urtando di continuo contro il battente, faceva senza interruzione udire il suo cigolio secco.
"E questo tipo  venuto qui diritto da Hindley, di notte e con questo ventaccio, per vedermi! Deve avere qualcosa da dirmi; ma che diamine sar mai?"
Gli venne l'idea che, forse, il miglior mezzo per sapere di che si trattava era quello di dire a Marsh che se ne andasse: forse allora sarebbe costretto a parlare. D'altra parte, c'era anche il caso che si alzasse e scomparisse nella notte senza dir parola. Keane si domand di nuovo se Marsh, dopo averlo veduto a Hindley e dopo aver considerato attentamente le cose, non avesse pensato di tendergli un tranello e fosse venuto appunto a tale scopo. O forse, essendo molto sensibile, aveva avuto come un misterioso presentimento che il pericolo per lui stava in colui che si era assunto l'incarico di difendere la signora Paradine, presentimento che l'aveva indotto ad affrontare la notte e l'aveva portato fin l a Sedale. Ci son degli uomini che indietreggiano davanti al pericolo e che andrebbero dovunque pur di evitarlo; ma ce ne son di quelli che sono attirati dal pericolo come da una calamita e devono corrergli dietro per affrontarlo, perch solo cos possono avere il sopravvento sull'ossessione che si  impadronita di essi.
Che cosa siete venuto a fare, Marsh? domand Keane risolvendosi ad affrontar la cosa a qualunque costo. C' un bel tratto di strada da Hindley. Siete venuto a piedi?
S, signore.
E stanotte rimarrete a Sedale?
No, signore. Torner indietro a piedi come son venuto.
Con questo buio pesto e con questo tempaccio?
Oh, ho fatto il soldato per troppo tempo per badare a piccolezze come queste! disse Marsh con una punta di maschio disprezzo. Questa  roba da nulla in confronto di quello che mi  toccato in Francia durante la guerra.
Dovete avere avuto una ragione molto importante per venire. Qual' dunque questa ragione?
Ditemi, voi, signore, la ragione per la quale siete venuto fin quass da Londra, e io vi dir perch ho bussato stanotte alla vostra porta! Facciamo questo patto?
Keane si sentiva nello stato d'animo di un testimonio messo alle strette durante un interrogatorio; ma tuttavia, cosa forse strana, quello straordinario modo di fare di Marsh non provoc il suo risentimento. Pi tardi, ripensandoci, si domand la ragione di quel fatto e la trov nel subcosciente che in certi momenti abolisce le differenze di classe e costringe gli uomini a una fraternit che sembra una deliberata opera del destino.
Un patto! E perch dovrei fare un patto con voi?...
Dipende da voi, signore, regolarvi in un modo o nell'altro. Io dico soltanto questo: parlate voi e parler anch'io. Mi pare una cosa abbastanza onesta.
A questo punto della conversazione, Keane voleva mettervi fine; ma la curiosit, quella curiosit che non  altro se non un morboso bisogno di sapere, lo vinse di nuovo. Sent che non poteva separarsi da quell'uomo lasciando le cose come stavano: doveva andar pi innanzi con lui. Pure, come avrebbe potuto tirar in ballo il nome di quella donna? Era lei la sola ragione del suo penoso interesse per Marsh, e questi doveva certo averlo indovinato. Se il nome di lei non fosse stato menzionato, se non fosse stato fatto nessun accenno alle sue condizioni, a che pro quel suo colloquio con Marsh? A che sarebbe servito prolungare quel loro colloquio? Un desiderio selvaggio quasi brutale e primitivo invase Keane: gettare in faccia a quell'uomo la verit che gli stava sull'anima e dirgli:
"Ecco qua. Questo  quanto ho in corpo. Adesso tocca a voi. Buttate fuori!"
Afferr la sedia, la fece girare e si sed vicino alla tavola appoggiando a essa il fianco.
Vedete tutte quelle carte? disse indicando i documenti. Stavo studiando il "caso" in cui entrate anche voi, il "caso Paradine". Il processo  ormai prossimo. Tra non molto, in un modo o nell'altro, si avr una decisione.  una faccenda che mi d una quantit di pensieri: a Londra  difficile per un uomo come me trovare quella tranquillit che ci vuole per riflettere su un caso come questo. Ho potuto lasciar Londra per tre o quattro giorni e ho deciso di venir quass. Mi son recato alla Hall a Hindley per vedere se da quella visita avessi potuto trarre qualche impressione utile per me. Forse vi domandate come poteva essere una cosa simile: ma ora non posso spiegarmi. Probabilmente ci torner domani: bisogna che visiti anche le terre dei Paradine; bisogna che in certo qual modo io assorba l'atmosfera locale. Forse, quando mi udirete al processo alla Corte Criminale, comprenderete in parte quale ragione mi abbia spinto a venir qua. La vostra presenza alla Hall non me l'aspettavo affatto; trovandovici, ho pensato di servirmi di voi. Voi avete creduto che ci fosse qualche altra cosa e mi avete seguto fin qui. La prossima volta che andr alla Hall, domani forse, non desiderer che voi mi accompagniate nella mia visita, ma preferir esser solo. Ho il permesso di visitare la casa e i terreni, e voi non potete opporvi. Tra un giorno o due avr fatto quello che ho intenzione di fare avr messo insieme tutto ci che potr essermi utile e me ne ritorner a Londra. Noi due c'incontreremo di nuovo al processo e l la faremo finita! Sicuro! L, la faremo proprio finita!
Keane pronunzi le ultime parole in tono quasi minaccioso. Mentre parlava, gli era venuto in mente che forse, mostrandosi ostile a Marsh, molto ostile, poteva provocare in lui uno scatto che gliene rivelasse il carattere.
Tutto fa credere, riprese dopo qualche istante di silenzio che Marsh non tent d'interrompere, che al processo voi sarete uno dei testimoni pi ostili alla signora Paradine. Voi non siete uno dei testimoni che ho fatto citare io: voi, anzi, siete contro di me. Io non son venuto quass per vedervi. Non sono un novellino, io, sono un vecchio avvocato, e non faccio cose che non siano perfettamente regolari. La ragione del mio viaggio fin quass  perfettamente legittima:  stato un mero caso che mi sia incontrato con voi.
Voi, per, desideravate incontrarmi, disse Marsh con calma.
Se ci vi fa piacere... fece Keane in tono di sprezzante indifferenza. E forse adesso mi direte perch siete venuto qui cos di nascosto; se poi non credete di dirmelo... allora vi chiedo di filar via subito!
Che cosa son venuto a fare?!... esclam Marsh, Che cosa son venuto a fare?... Guardava per terra e sembrava immerso in profonde riflessioni. Mi son sentito trascinato a venire. Dopo che voi siete venuto alla Hall non ho pi potuto resistere. Pensavo: "L'avvocato Keane mi vuole e io vado da lui!". E mi son messo in cammino.
Io voler voi? E perch?
Eppure  cos, signore, potete dire il contrario?
In quel momento, Keane ebbe la sensazione che fosse stata la signora Paradine, dentro di lui, ad attirare Marsh, facendolo venire da Hindley. Gli sembr che fossero in tre in quella stanza: Marsh, lui e la signora Paradine; l'accusata, il suo difensore e l'uomo che forse avrebbe deposto contro di lei. Dunque, anch'egli forse era stato spinto a far quel viaggio nel Nord da una ragione che non aveva neppur sospettata fino ad allora? Ve lo aveva spinto quella donna che era detenuta nella prigione di Holloway? Ma a lei non aveva detto nulla: la signora Paradine non sapeva che egli si trovasse lass. Eppure era possibile che essa lo avesse spinto a fare quel viaggio, senza rendersene conto, con la semplice forza del suo ardente desiderio istintivo che aveva agito su lui a sua insaputa. Forse egli era dovuto venire spinto da lei; forse ci era necessario per la sua salvezza.
Commosso da questa idea, che in quel momento s'impadron di lui, e guidato da un sentimento fatalistico che gli faceva considerare con indifferenza le conseguenze, Keane si curv sulla tavola con la testa protesa in avanti e lo sguardo fisso su Marsh.
Io sono l'avvocato della signora Paradine ed  quindi affar mio, mio compito, se cos vi piace meglio, salvar la vita della vostra antica padrona...
Scusate, interruppe Marsh, io non ho mai avuto una padrona. Il mio padrone era il colonnello Paradine. Quando ero in servizio, ero suo attendente. Era colonnello del mio reggimento. Dopo, diventai suo domestico personale. Non sarei mai stato al servizio di una donna perch  una cosa che non mi va. Scusate se vi ho interrotto, ma ho voluto metter le cose a posto.
E va bene! Come volete voi! esclam Keane cercando di nascondere la profonda irritazione cagionatagli da quella interruzione e ricordando la sua ipotesi circa il fanatismo di quell'uomo, fanatismo che adesso si trovava, senza alcun dubbio, a dover fronteggiare. Io devo salvare la vita della signora Paradine. Sono stato scelto come l'uomo che aveva le maggiori probabilit di riuscirvi. Vi rendete conto di ci che fate con la vostra resistenza?
Non capisco, signore.
Mi sembra che siate piuttosto proclive a trattarmi cos alla leggiera!... Voi mi avete ricevuto alla Hall dove senza dubbio siete ancora trattenuto in servizio con qualche incarico, poi mi avete fatto aspettare e avete mandato un'altra persona ad accompagnarmi. Intanto, vi siete messo a far pettegolezzi sul conto mio col cocchiere; dopo, vi ho chiesto di farmi vedere i poderi e voi avete acconsentito, ma poi siete invece scappato. Stasera, a quanto pare, ci avete pensato meglio e avete fatto a piedi parecchie miglia per venire da me. Avete aspettato che tutti fossero a letto e poi siete venuto a bussare alla porta laterale per attirare la mia attenzione. (Keane sottoline la parola "laterale".), Ora insistete nel dire che sono io che voglio vedervi per qualche mio scopo particolare. L'interesse che io ho per voi  un interesse puramente legale e nasce dal fatto che voi siete implicato come teste nel processo di cui mi occupo.  naturale ch'io m'interessi a voi adesso; ma una volta liquidata questa faccenda, voi non significherete pi nulla per me.
Ecco, disse Marsh con cocciutaggine, voi potete dire quello che vi pare, ma io credo che siate venuto quass per me. Appena ho messo gli occhi su voi, quando vi ho aperto la porta a Hindley Hall, me ne sono accorto.
Mentre Marsh, parlava, Keane pens di nuovo alla salvezza della signora Paradine ed ebbe ancora la sensazione oscura e misteriosa che egli era stato spinto a compiere quel viaggio da una forza segreta che operava per un fine a lui ignoto e si serviva di lui come mezzo per raggiungerlo. Non era avvezzo a sensazioni di questo genere, essendo uomo positivo, sicuro di s, pieno di fiducia in se stesso e nella propria forza e sempre perfettamente consapevole di ci che faceva. Nessun uomo pi di lui, forse, era convinto del libero arbitrio, pur senza averne fatto oggetto di speciali riflessioni. Perci, adesso era turbato e perfino perplesso, e guardava Marsh, seduto dall'altro lato della tavola, con occhi in cui si leggeva un confuso desiderio di sapere. Quale potenza si stava servendo di lui? E a quale scopo esattamente? Che cosa doveva fare? Come evitare un passo falso? Quell'uomo che gli stava difaccia teneva forse stretto in pugno il destino della signora Paradine: come strapparlo da quelle mani? Oppure, se ci non era possibile, come operare su lui, come costringerlo a non farle del male? Con una parte di se stesso, Keane sentiva che non avrebbe dovuto prolungar pi oltre quel colloquio e che, anzi, non avrebbe mai dovuto iniziarlo; ma con un'altra parte, gli sembrava di comprendere che doveva andare avanti e che quel colloquio era di grande importanza sia per s che per la causa alla quale si era dedicato.
Forse avete ragione, disse alla fine. Ma io non lo sapevo. Vi giuro che non lo sapevo. Volete aspettare un momento?
Si alz di nuovo e and vicino al fuoco. Cercava di districarsi dalle maglie di quel mistero nel quale sentiva di essere incappato. Doveva uscirne, doveva convincersi che egli stesso e non una potenza a lui estranea, si trovava in quella faccenda e che egli stesso l'avrebbe portata a una conclusione.
Cerc la sua pipa e la trov sulla mensola del caminetto; cominci a riempirla. Voltava le spalle a Marsh ma lo "sentiva" con grandissima intensit. Accese un fiammifero e lo avvicin al tabacco: una piccola fiamma rossa comparve sulla pipa, s'ingrand, poi si fece pi piccola. Che cosa maravigliosa, il fuoco! Che maraviglia, la potenza segreta che lo produceva! Gett il fiammifero nella fiamma del caminetto e si volse verso Marsh. Stava piegando davanti a quel mistero di cui, con una parte della sua mente, voleva sbarazzarsi e divenir padrone.
Vide che Marsh guardava la sua pipa.
Volete una sigaretta? gli disse,
No, grazie, signore.
Non fumate?
Non voglio fumare; grazie, signore.
Keane rimase in piedi con le spalle al fuoco.
Se son venuto qui per voi, disse, non ne so la ragione.
Non  stata la signora Paradine a mandarvi? domand Marsh.
La domanda sorprese Keane, non solo perch non si attendeva che Marsh fosse cos esplicito, ma anche perch quella domanda collimava col suo strano sospetto che fosse stata la signora Paradine a fargli fare ci che aveva fatto, a fargli intraprendere quel viaggio nel Cumberland. Marsh e lui avevano dunque le stesse idee?
La signora Paradine non sapeva neppure che io avrei fatto questo viaggio. Non sa che sono qui. Lei... lei non ha nulla a che fare con questa mia decisione.
Allora mi sar sbagliato! disse Marsh con accento incredulo.
E Keane si domand se davvero si sbagliava.
Ma perch mi avrebbe mandato?
Potrebbe esserci una ragione.
Non so quale potrebbe essere.
Perch forse voi non conoscete quella donna come la conosco io.
Una tormentosa, esasperante curiosit s'impadron di nuovo di Keane. Ormai sapeva che quella era la curiosit d'un amante: nessun uomo che non fosse un innamorato poteva provare una simile curiosit, una curiosit ardente, superiore a ogni altra, che soltanto l'amore pu suscitare.
La signora Paradine  mia cliente, disse con una freddezza che egli sapeva bugiarda, e io la conosco come un avvocato pu conoscere i suoi clienti. Ma ci per me  pi che sufficiente.
Voi potete non crederlo, signore, ma vi sbagliate; ve lo dico io.
Una nuova idea sorse intanto nella mente di Keane. A quella visita, cos fuor dell'ordinario, non poteva darsi che Marsh fosse stato spinto dalla paura? Era concepibile che fosse venuto con l'intenzione di metter lui, Keane, contro la signora Paradine? La sua fama di avvocato era diffusa in tutte le classi sociali, anche nelle pi umili, anche in quella cui apparteneva Marsh. Era l'avvocato pi popolare del giorno in materia penale; e il popolo s'interessa ai delitti e alle cause penali e ne legge i resoconti. Marsh doveva sapere della sua grande abilit come difensore, della sua arte senza rivali in tutta l'Inghilterra nel fare assolvere gente accusata dei pi neri delitti. Forse Marsh aveva paura di lui e aveva avuto l'incredibile impudenza d'immaginarsi che gli sarebbe stato possibile metterlo contro la propria cliente, fargli nascere dei dubbi sul conto di lei e cos renderlo meno temibile. Non molti minuti prima era sembrato a Keane che, se qualcuno avesse mai saputo o fosse mai venuto a sapere di quel colloquio con Marsh, egli stesso forse sarebbe stato sospettato di aver tentato di corrompere un testimonio. E, invece, i motivi di quel colloquio, probabilmente, dovevano ricercarsi nel fatto che Marsh, quell'uomo l presente, aveva forse in testa di corrompere un avvocato!
A quel sospetto, Keane s'irrigid e, se non fosse stato per quella terribile curiosit che lo tormentava, avrebbe subito messo Marsh fuori della porta. Pieno di odio verso se stesso per le parole che pronunziava, ma incapace di frenarsi e credendosi pronto a non credere qualunque cosa Marsh gli avesse detto circa la signora Paradine, domand:
Avete detto poco fa che io non conosco la signora Paradine come la conoscete voi e adesso mi dite che mi sbaglio, che sono in errore nel mio apprezzamento sulle vicende di questo "caso". Che cosa intendete dire esattamente? Siate pi chiaro se potete!
Quella  una signora che a conoscerla ci vuole molto, e voi non potete aver avuto n il tempo n l'occasione per conoscerla bene. Infatti, l'avete conosciuta soltanto da quando l'hanno messa in prigione.
Naturalmente!
E che valore ha questo? Credete che una donna in prigione, in attesa del proprio processo, sia come una donna libera di fare ci che vuole? Pu forse esser allegra, in prigione, oppure metter su imbrogli e complotti e portarli avanti come potrebbe fare se fosse libera in mezzo a gente a cui dare o da cui ricevere l'imbeccata? Che mai pu fare, domando a voi, signore, che mai pu fare una persona chiusa in prigione e sola?  il mondo che fa agire,  il mondo che d le idee! Come arriviamo a conoscere una donna? Vedendola, sentendola parlare quand' con gli altri, in libert, e agire secondo il suo naturale. E,anche gli uomini sono cos! Io sono stato nell'esercito per anni, e credo di poter dire di conoscere gli uomini. Ma come sono arrivato a conoscerli? Andando a trovarli quando erano in prigione per qualche mancanza che forse non avevan commesso? Neppur per sogno! Li ho imparati a conoscere stando con loro nei bagordi e nelle trincee, all'istruzione e nelle marce, durante e dopo le sbornie, in compagnia di donne e tra commilitoni, dal cantiniere e nelle camerate, insomma in tutti gli alti e bassi della vita militare. Cos ! Per leggere bene un libro bisogna voltare un visibilio di pagine. E cos si deve fare con le persone, e pi specialmente con le donne. Credete a me, signore, voi non avete neppur cominciato a conoscere la signora Paradine!
Ora che aveva principiato a lasciarsi andare e a parlare liberamente, Marsh era invaso, cos parve a Keane, da una specie di selvaggia animazione che spesso, se non sempre,  una delle caratteristiche del fanatico.
Le parole pronunziate con la sua voce profonda colpivan con violenza gli orecchi di Keane come fossero pietre. E Keane era costretto a riconoscere che in esse c'era del vero. Ma in Marsh ci che diceva doveva esser frutto di intuizione, questa misteriosa facolt che guida coloro che la posseggono assai meglio che il potere di osservazione.
Questo  il vostro parere! disse Keane con durezza.
Appunto perch le parole di Marsh rispondevano al vero, si sentiva agitato da un forte sentimento di rivolta. Per di pi, lo tormentava quel sentimento di timore che prova sempre un uomo quando sente criticare una donna, che vorrebbe conoscere a fondo, da qualcuno che, a quanto sospetta, la conosce meglio di lui.
Ma non  vero, forse, signore?
Di solito pu esser vero.
Io dico che  vero sempre e, credete a me, se mai c' donna che ha bisogno di esser conosciuta, questa  la signora Paradine! Non  nemmeno inglese!
Che cosa ci ha a che fare questo?
Non c' uomo che riesca mai a comprendere chi non  del suo paese come comprende un compatriotta. E queste donne del Nord sono le pi difficili di tutte a esser comprese. Quanto a quella l, signore, se mai c' stata una femmina di Babilonia,  proprio quella...
Marsh pronunzi le ultime parole con un'espressione d'odio cos improvvisa e forte che a Keane venne in mente la vampata che esce da una fornace quando se ne apre lo sportello. Quel calore lo colp, lo sorprese e lo spinse a una risoluzione nella quale doveva persistere nonostante la curiosit che lo tormentava. Quel colloquio doveva aver termine. Non avrebbe dovuto acconsentirvi, non avrebbe dovuto ricevere Marsh. Con lui non era il caso di pensare alla salvezza della signora Paradine; quell'uomo era implacabile. La sua implacabilit nasceva forse da un odio giustificato, oppure dalla paura per la propria pelle, dal suo affetto di soldato per il suo superiore, oppure, finalmente, da una qualche ragione intima e inesplicabile che Keane non avrebbe mai saputo. Quell'implacabilit se l'era trovata difaccia adesso e se la troverebbe di nuovo difaccia al processo: forse allora sarebbe riuscito a vincerla; adesso, no.
Adesso non poteva far altro che sbarazzarsi di quell'uomo.
Aspett un momento per esser padrone di se stesso, perch era in preda a una violenta eccitazione e non voleva che Marsh lo sospettasse. Depose la pipa sulla mensola del caminetto, tese l'orecchio al vento che soffiava e s'impose la calma.
Non posso entrar con voi in una discussione sulla mia cliente, disse con voce fredda. Voi siete venuto a cercarmi stasera; io non sono venuto a cercar voi a Hindley. Vi ho trovato l per caso, mentre la vostra visita non ha nulla a che vedere col caso. Non sono sicuro del motivo per il quale siete venuto, ma, se si tratta di metter male tra me e la mia cliente, di farmi prender partito contro di lei in modo da compromettere le sorti del suo processo e di cagionarle un male forse irreparabile, vi assicuro che non avete raggiunto lo scopo. Non faccio mia nessuna delle vostre opinioni. Io giudico col mio cervello. E adesso, scusate, devo chiedervi di andarvene.
Marsh ai alz di scatto.
Benissimo. Vi auguro la buona notte.
Alz le mani grandi e brune al fazzoletto che portava annodato al collo taurino e lo strinse.
C' un ventaccio indiavolato, stanotte, disse con una voce dalla quale era scomparsa ogni traccia di animazione.
Per, i suoi occhi turchini, fissi su Keane, conservavano la loro espressione di durezza.
Un giorno o l'altro verrete a sapere che avevo ragione. E non avrete da aspettar molto.
Poi usc chiudendo senza rumore la porta della stanza. Un istante dopo Keane ud il rumore metallico del chiavistello, il ruggito del vento, il colpo della porta tirata con violenza per chiuderla, vincendo la resistenza di una raffica, e finalmente il risonare di un passo pesante sullo stretto sentiero acciottolato che contornava la striscia erbosa passando sotto alla sua finestra.
Macchinalmente, prese la pipa, attese un momento e poi and a serrare i due saliscendi della porta esterna, quello alto e quello basso. L'albergo era immerso nell'oscurit, ma la cameriera gli aveva lasciato una candela perch se ne servisse per andare a letto. Ritorn nel salotto.
Per qual motivo era venuto Marsh? Per paura? Per tentare un colpo a proprio vantaggio? Sembrava un uomo che non avesse paura: a momenti c'era nel suo aspetto qualcosa che attestava una certa elevatezza di mente, ma, come abbiam detto, anche uno sfondo di animalit; la violenza era la caratteristica fondamentale della sua natura. Keane se ne era accorto e ne era sicuro, essendo egli stesso un violento. Un simile conosce il suo simile.
Nell'odio di Marsh per la signora Paradine c'era qualcosa di terribilmente personale, qualcosa di terribilmente intimo, cos intimo che Keane non pot attribuirlo al fatto che egli la ritenesse colpevole del delitto. Quell'odio faceva venire in mente un motivo tutto personale, un motivo in cui, certo, dovevano entrare, in qualche modo, tanto il corpo quanto la mente. Tutto quell'uomo doveva entrarci, anima e corpo, salvo che...
Poteva darsi che Marsh fosse un attore consumato e avesse recitato la sua parte per la propria salvezza? Se c'era qualcosa di vero nella difesa progettata da Keane lo si doveva presumere: eppure Keane non credeva che quella sera Marsh avesse fatto la commedia. Perci si sent meno atto alla lotta, come se la sua armatura presentasse un punto debole ed egli, di conseguenza, avesse cessato di essere invulnerabile.
Ormai aveva veduto la Hall, la casa dove si era svolto il dramma che aveva preceduto la fine del colonnello Paradine. L'aveva impressa in mente, con le sue stanze, col paesaggio nebbioso, col fiume che scorreva tortuoso nella valle incassata sotto alla terrazza, coi salici piangenti dai rami chini sull'acqua, con le montagne lontane che innalzavano contro il cielo plumbeo le loro creste rocciose.
In quell'odio c'entravano anima e corpo, salvo che non fosse un odio simulato. Anima e corpo. Ma ci che cosa implicava?
Keane mise dell'altro tabacco nella pipa, ma non l'accese: pensava cos intensamente che non sapeva quello che faceva.
Marsh l'aveva chiamata "una femmina di Babilonia". Espressione assurda che, per, sulle sue labbra era sembrata tutt'altro che assurda. Con essa, Marsh aveva voluto esprimere la propria opinione su di un carattere che gli era odioso; quello era stato il suo modo d'indicare una verit che lo rivoltava. Oppure, quello era stato il suo modo di dire un'abominevole menzogna. A Keane vennero in mente le bibliche parole:
"Oh, figlia di Babilonia!..."
Poi ripens a' suoi colloqui con la sua cliente nella prigione di Holloway.
"Marsh  un bugiardo!" mormor.
Quindi, curvatosi sulla tavola, raccolse i documenti e li ficc nella valigetta.
" un maledetto bugiardo, ma le sue bugie non avranno su me nessun potere!"
Accese la candela e spense il gas. In quella debole luce l'ululato del vento sembrava pi forte. Keane rimase con la candela in mano a fissare il posto dove Marsh era seduto pochi momenti prima.
Il servitore del colonnello Paradine! Ma anche lei era stata serva!
Teneva gli occhi fissi sulla sedia vuota.
Corpo e anima... due servi. E March l'aveva chiamata "una femmina di Babilonia". Nella mente di Keane s'insinu una nuova supposizione sulla ragione dell'odio di Marsh per la signora Paradine: una supposizione che portava con s una quantit enorme di nere ipotesi.
Keane, immobile, in piedi, si sent rabbrividire; tremava come tremavano le finestre sotto le raffiche impetuose, come tremava la fiamma della candela al soffio del vento invernale che penetrava dall'esterno.
...
.
...
FINE Parte 1.
